lunedì 4 luglio 2016

La discriminazione immaginaria

Sul neonato blog del Popolo della Famiglia, il partito integralista fondato da Mario Adinolfi, è apparso oggi un post anonimo («La Raggi e le unioni incivili», 4 luglio 2016) che appare inusualmente impreciso anche per gli standard notoriamente assai bassi di Adinolfi e compagni (ho tolto i cognomi dei cittadini citati nel post per rispettare la loro privacy):
Virginia Raggi sarà il primo sindaco di grande città a celebrare una unione civile omosessuale. […] I “fortunati” saranno l’ultraquarantenne Raffaele V. e il non ancora trentenne Luca de S. […] L’opposizione all’unione a seguito delle pubblicazioni è già scaduta il 30 giugno, ma i due non hanno ancora fatto sapere quando la formalizzeranno. E se lo faranno. Va detto che la legge Cirinnà è in vigore già da oltre un mese, ma i comuni non sono stati presi d’assalto da coppie omosessuali vogliose di unirsi civilmente, anzi […] se romperanno gli indugi il giovanissimo Luca potrà anche puntare alla pensione di reversibilità del più maturo Raffaele: i gay ne hanno diritto.
Non avranno diritto alla pensione di reversibilità invece Luca S. e Raffaella C., anche loro utilizzeranno la stessa legge Cirinnà, le pubblicazioni sono on line e scadranno il 6 luglio poi potrà essere dichiarata la loro unione civile. Hanno un figlio piccolo, Luca è del 1977 quindi anche lui va per i quarant’anni, ma per Raffaella niente pensione di reversibilità. Perché? Perché sono etero e la pensione di reversibilità va solo ai gay. A un papà e a una mamma no. Se papà muore, mamma si arrangi. Ora, davvero non abbiamo ragione noi a chiamarla legge sulle unioni incivili? E questa clamorosa discriminazione basata sull’orientamento sessuale dei contraenti l’unione non fa fischiare le orecchie ai giudici della Corte costituzionale?
Di che cosa sta parlando l’anonimo blogger? Le unioni civili, secondo il testo della legge 76/2016 (la cd. legge Cirinnà), non prevedono affatto le pubblicazioni. La legge inoltre non è ancora pienamente in vigore: per iniziare a registrare le unioni civili i Comuni attendono i decreti attuativi – questo spiega perché finora «non sono stati presi d’assalto da coppie omosessuali». Non esiste poi l’unione civile tra persone eterosessuali: la legge ha istituito da un lato l’unione civile per le coppie dello stesso sesso e dall’altro le convivenze per coppie omosessuali ed eterosessuali.
Com’è possibile che chi ha scritto il post sia incappato in ben tre errori così grossolani? Chiaramente ci troviamo di fronte a qualcuno che non ha mai letto neanche per sommi capi la legge sulle unioni civili; ma deve esserci un altro fattore in gioco: non è possibile pensare che gli esempi addotti siano frutto di una sfrontata mistificazione.
Una breve ricerca sul sito del Comune di Roma svela il mistero. Gli esempi sono stati tratti dalla pagina dedicata al Registro delle Unioni Civili, istituito nel gennaio del 2015, che precede dunque la legge Cirinnà e se ne distingue per i requisiti richiesti (il Registro è aperto anche alle coppie di sesso diverso) e per le procedure di iscrizione (il Registro prevede le pubblicazioni). In altre parole, chi si è iscritto al Registro non ha contratto legalmente una unione civile, né la sua iscrizione sarà automaticamente convertita in unione civile quando la legge entrerà completamente in vigore. In fondo alla pagina il Comune avverte che «Per la presentazione delle domande di costituzione di una unione civile ai sensi della Legge 20 maggio 2016, n. 76 è necessario attendere l’emissione del decreto di attuazione della legge».

Che rimane allora dell’accusa paradossale di «discriminazione» mossa dal post alla legge sulle unioni civili? Si tratta di un’accusa ripetuta piuttosto spesso; sempre oggi, e sempre sul blog del Popolo della Famiglia, si poteva leggere per esempio quanto segue («Cos’è una famiglia, cosa non lo è»):
Perché l’architetto Luca che contra [sic] unione civile con il giornalista Marco, se muore gli passa la pensione di reversibilità, mentre se muore Giovanni che sta da trent’anni con Marta anche perché insieme hanno tre figli e per i motivi più diversi non si sono sposati la loro “unione civile” non da [sic] diritto alla reversibilità? A questo punto arriva l’ideologia contro la famiglia, a discriminare platealmente per via dell’orientamento sessuale? E su questa orrenda nuova legge sulle unioni gay la Corte costituzionale non ha nulla da dire, l’articolo 3 della Costituzione non recita che non possono essere compiute discriminazioni plateali di tal fatta, vista l’uguaglianza tra i cittadini?
La risposta a queste accuse è immediata e lapalissiana: due persone di sesso diverso possono accedere agli stessi diritti conferiti dalle unioni civili semplicemente sposandosi; se «per i motivi più diversi non si sono sposati» vuol dire che ai quei diritti hanno rinunciato o volontariamente o per cause impeditive che impedirebbero anche la costituzione di un’unione civile: dov’è la discriminazione? Sarebbe come se qualcuno, dopo aver rinunciato alla carriera di pilota dell’aeronautica militare, si lamentasse di essere discriminato rispetto a un pilota civile perché questi ha il brevetto di volo e lui no. L’autore del post sembra voler insinuare in qualche modo che la convivenza di fatto della coppia eterosessuale sia, al di là dei diritti concessi, sullo stesso piano dell’unione civile contratta dalla coppia dello stesso sesso; ma ovviamente non è così: la seconda coppia ha assunto degli obblighi legali – all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione, a contribuire ai bisogni comuni – che la prima ha liberamente rifiutato. La stessa legge Cirinnà distingue nettamente, come accennavo sopra, tra l’unione civile e le convivenze.

Da cosa derivi la miscela di ignoranza, supponenza e storditaggine che alimenta la produzione scritta e orale del Popolo della Famiglia è difficile dire; l’unica cosa certa è che i risultati si vedono.