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lunedì 21 maggio 2007

Derek Humphry

Per molti il ricordo di Derek Humphry è legato ad un manuale contenente le indicazioni per suicidarsi (Eutanasia: uscita di sicurezza, 1992). Sebbene questa sia una visiona caricaturale, è pur vero che la battaglia a favore della libertà del morire implica anche la trattazione del “come” morire. E in uno Stato che si oppone all’idea di legalizzare l’eutanasia i cittadini sono abbandonati a loro stessi anche nella ricerca dei mezzi pratici. Humphry ha così descritto vari modi per procurarsi la morte, oltre a sostenere le ragioni della libertà del morire. Una libertà che è da intendersi principalmente come assenza di coercizione legale: uno Stato dovrebbe impedire legalmente il ricorso all’eutanasia e per quali ragioni? Nel tentativo di fornire una risposta si intrecciano inevitabilmente aspetti intimi e personali e aspetti pubblici; e non si possono eludere temi fondamentali quali il fondamento della legittimità e l’estensione dell’azione dello Stato e i confini della libertà individuale, l'eventualità di includere il diritto a morire tra i diritti fondamentali e la difficile conciliazione di valori tanto distanti come l’indisponibilità della propria esistenza e la libertà di disporne – questione tanto più rilevante quanto più spazio viene concesso alle considerazioni morali nel dibattito politico.
Cofondatore della Hemlock Society (1980) oggi ribattezzata End of Life Choices (2003), per una prudenza terminologica ai limiti dell’ipocrisia, Humphry torna a parlare di eutanasia con Liberi di morire.

Continua (Bollettino Telematico di Filosofia Politica, 21 maggio 2007).

giovedì 10 maggio 2007

Liberi di morire

Il dibattito sull’eutanasia è difficile e troppo spesso caratterizzato da irrazionalità e confusione. Leggere può essere utile, a patto che ci si imbatta in letture chiarificatrici.
Come il nuovo libro di Derek Humphry, “Liberi di morire. Le ragioni dell’eutanasia” (Elèuthera, 2007), che si apre con una ricostruzione delle normative nel mondo e che poi affronta la maggior parte delle questioni legate all’eutanasia e alle decisioni di fine vita. Humphry è uno dei fondatori della Hemlock Society (1980) e da anni è impegnato in una battaglia che sarebbe ingeneroso definire per la morte. Piuttosto una battaglia per la libertà di scelta. Questo è forse il cuore del suo pensiero: in presenza di una grave malattia le persone dovrebbero poter scegliere se e quando morire, ovvero di interrompere una sofferenza divenuta intollerabile. L’importanza attribuita da Humphry alla libertà emerge con prepotenza nel racconto di come ha aiutato a morire la sua prima moglie, colpita da un tumore mortale a soli quarantadue anni. «Vorrei non aver dovuto aiutare Jean a morire»: poche parole per sintetizzare il doveroso rispetto per una richiesta terribile. Jean era lucida, condannata ad atroci sofferenze e aveva chiesto al marito di anticipare una morte imminente e ineluttabile.
Come ignorare la sua richiesta? Come risponderle di continuare a soffrire?
Domande che nessuno vorrebbe sentirsi fare, ma voltarsi dall’altra parte non rientra tra le soluzioni. Ignorare la morte non la elimina. Ma relega in una solitudine ancora più dolorosa chi è già tormentato dalla paura e dalla malattia.

(Oggi su E Polis con il titolo La vera libertà è decidere la propria fine)