martedì 22 maggio 2012
Eterologa
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lunedì 21 maggio 2012
Don't destroy research
Sense about science ha pubblicato un appello dei ricercatori del Rothamsted Research.
Matteo Rossini pubblica anche altri link sull’attacco di ieri mattina.
sabato 19 maggio 2012
Convegno sulla obiezione di coscienza
Il prossimo 22 maggio si svolgerà un convegno sulla obiezione di coscienza e l’applicazione della 194.
Qui il programma completo.
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Etichette: Abortion, Aborto, Legge 194/1978, Obiezione di coscienza
giovedì 17 maggio 2012
Il buon medico non obietta
Il blog della campagna, con tutte le notizie e le iniziative (anche su Facebook).
Le ragioni della campagna. Il prossimo 6 giugno si svolgeranno incontri in varie città (eventi).
Il comunicato della Consulta di Bioetica.
Postato da Chiara Lalli alle 16:31 0 commenti
Etichette: Abortion, Aborto, Legge 194/1978, Obiezione di coscienza
martedì 15 maggio 2012
Gene Weingarten: Texas scold ’em
My proposed law for Texas: Before a woman has sex with a man, she has to put on her makeup in the bathroom immediately after the guy has spent serious potty time there. Assuming she still wants to have sex with him, the next step is to make sure he knows what he is getting into: He must watch the lady walk around for a while with a sofa cushion under her shirt, kvetching about gas pains. Only then can they have sex. This will really cut down on abortions.Gene Weingarten, WP, february 9, 2012.
domenica 13 maggio 2012
Avere figli per egoismo
“Naturalmente non ti serve la patente per avere figli. Non devi dimostrare nulla. Ti serve una licenza per pescare, ti serve una licenza per fare il barbiere, ti serve una licenza per vendere hot dog. E poi leggi di questi poveri bambini, maltrattati e denutriti, e ti chiedi: perché a questi genitori è stato permesso di averli?”. Così Boris Yelnikoff/Larry David spegne l’entusiasmo della sua giovane e allegra fidanzata durante un giro in bicicletta in Basta che funzioni di Woody Allen.
la Lettura #26, 13 maggio 2012.
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Etichette: Children, Christine Overall, Corriere della Sera, Genitori, Genitorialità, la Lettura, Riproduzione, Why to have children?
sabato 12 maggio 2012
The Aquarium
One of the most despicable religious fallacies is that suffering is ennobling—that it is a step on the path to some kind of enlightenment or salvation. Isabel’s suffering and death did nothing for her, or us, or the world. We learned no lessons worth learning; we acquired no experience that could benefit anyone. And Isabel most certainly did not earn ascension to a better place, as there was no place better for her than at home with her family. Without Isabel, Teri and I were left with oceans of love we could no longer dispense; we found ourselves with an excess of time that we used to devote to her; we had to live in a void that could be filled only by Isabel. Her indelible absence is now an organ in our bodies, whose sole function is a continuous secretion of sorrow.Aleksandar Hemon, The New Yorker, june 13 2011.
Povera Silvia Costa
Anzi no, poveri noi che ci troviamo a leggere ancora una volta motivazioni discriminatorie e inconsistenti riguardo al matrimonio.
Matrimonio, senza bisogno di aggiungere altro. Le persone dovrebbero essere libere di sposarsi se lo vogliono. E invece così non è, perché alcuni possono scegliere e altri no. Questa differenza viene mantenuta, appunto, su piedistalli di ingiustizia e ripugnanti tentativi di giustificare la disparità.
Silvia Costa, ieri, è solo l'ultima di un lungo elenco.
Ho molti amici gay, ma... Certo i diritti, ma il matrimonio no. E se poi si arriva all'adozione?
Sono modi diversi per arrivare in uno stesso luogo: bigotto e insensato sostegno di una ingistizia.
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Etichette: Diritto di famiglia, Discriminazione, Ingiustizia, Matrimonio
venerdì 4 maggio 2012
lunedì 30 aprile 2012
Le difettose
“Ho sempre fatto. Lavorato. Prodotto. Realizzato. Ora devo solo vivere e aspettare. Con il rischio che non succeda nulla”. È l’attesa di Carla, la protagonista di Le difettose, primo romanzo di Eleonora Mazzoni (Einaudi, 2012). È l’attesa di tutte le persone che desiderano un figlio e che ricorrono alle tecniche di riproduzione.
Un’attesa che può diventare straziante e insopportabile, che galleggia nelle sale d’attesa che somigliano a manicomi, che deve essere domata quando si inizia un percorso di stimolazione ormonale, prelievo degli ovociti, tentativo di impianto, analisi del sangue, monitoraggio delle Beta. E che puoi moltiplicare indefinitivamente. Un desiderio che può diventare come una “vera ossessione amorosa”. La legge 40 e i dibattiti al riguardo sono spesso confusi e freddi, non si immagina il vissuto delle tante donne come Carla, la loro angoscia e le difficoltà che devono affrontare, alcune delle quali evitabili e imposte da una legge che per fortuna sta crollando sotto la scure di sentenze e tribunali. Angoscia e difficoltà reali: la legge 40 limita ancora l’accesso alle tecniche alle coppie sposate o conviventi e impone il requisito della sterilità, vieta il ricorso alla donazione dei gameti (la cosiddetta fecondazione eterologa), vieta la maternità surrogata e la sperimentazione embrionale. “Se la medicina ti offre una opportunità - mi dice Mazzoni - per quale motivo dovrebbe essere vietato farvi ricorso? Non posso pensare alle reazioni clericali che il nobel a Robert Edwards (pioniere delle tecniche, NdA) ha scatenato: la riproduzione artificiale banalizzerebbe la maternità e paternità? È il contrario, perché fai un percorso che altrimenti non avresti fatto”.
Le condanne hanno alcuni punti fermi, come la cantilena del figlio a tutti i costi, cioè un desiderio che diventerebbe cieca ostinazione, un desiderio sbagliato. Eppure solo in questo caso “a tutti i costi” ha un’accezione negativa: “ti sei laureata a tutti i costi” è positivo. C’entra la hýbris? “Credo di sì. Si ha paura che l’uomo voglia diventare Dio. Non ti fa essere come Dio - continua Mazzoni - ma molto umile nei confronti della vita, perché i risultati non sono garantiti, provi ma può andarti male. E poi la convinzione che la natura sia buona e la scienza cattiva è davvero ingenua. La natura può essere spietata, la natura è indifferente. D’altra parte se ti rompi una gamba te l’aggiusti, non subisci passivamente il tuo destino. E poi c’è uno scollamento tra le regole e la vita reale, anche tra gli adepti più intransigenti. Ho conosciuto molte persone che fanno parte di movimenti ultracattolici che hanno fatto ricorso all’eterologa - per loro abominevole - senza però dire nulla”.
In Le difettose molti dei luoghi comuni più feroci sono pronunciati dalle madri delle donne che stanno provando ad avere un figlio: è contro natura, i figli vanno fatti sotto le lenzuola e altri simili. “In parte è un fatto generazionale, chi non è preparato alla tecnica e alla scienza ha un sacco di false paure. Mi piaceva - prosegue Mazzoni - anche creare un conflitto tra Carla e una madre, assente e anaffettiva, che verso la fine si scopre avere avuto a sua volta una madre distante, chiusa in una depressione dopo la morte di un figlio. Volevo raccontare come la maternità fosse culturale, come si diventa madre e non lo si è perché si partorisce. È una categoria dell’anima che si trasmette di madre in figlia, sia in positivo che in negativo. Si cercano anche le madri, non solo i figli. Gli schemi della famiglia sono ancora così rigidi! La sacra famiglia può essere soffocante, violenta, brutale. Pensiamo alla violenza domestica. Sacralizzare è sempre rischioso”.
Su Il Mucchio di maggio.
Postato da Chiara Lalli alle 11:17 2 commenti
Etichette: Eleonora Mazzoni, Legge 40/2004, Riproduzione artificiale
giovedì 26 aprile 2012
Bando per un ginecologo non obiettore
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mercoledì 25 aprile 2012
Predeath
Diagnosis of ‘pre-diseases’ is a growing trendWe all have a fatal condition: it’s pre-death, The Irish Time, april 24, 2012.
FEELING A bit left out because you are disease-free? Perhaps coffee mornings or lunches are somewhat one-sided as you listen to the health adventures of friends or colleagues?
There is a growing trend to diagnose people with “pre-diseases”. If you are about to develop diabetes, then you are “pre-diabetic”. And if you’re on the verge of being told you have high blood pressure, then you have “pre-hypertension”.
When you Google pre-disease, one of the first references to pop up is a website called predisease.com. This is its opening blurb: “Pre-disease is early disease. Disease has already begun and the complications and co-morbidities have started in the body. This is the stage when the body’s optimum balance or homeostasis is being disturbed. For example, in pre-diabetes, damage to kidneys, eyes, heart and nervous system have already begun and will progressively worsen, if not treated. When your cholesterol levels are slightly elevated, inflammation and damage to the coronary arteries has started with accumulation of plaque and this progressively worsens, if not treated.”
Scroll on and you will find how to order pre-emptive meds, special “pre-disease” therapies “to arrest the progression before it becomes irreversible”.
domenica 15 aprile 2012
No One Called Me a Slut
TWO weeks ago, a bomb went off outside a Wisconsin abortion center. In recent years, several states have passed or tried to pass laws requiring women seeking legal, constitutionally protected procedures to first undergo medical examinations. A young woman has been called a slut after testifying in favor of insurance coverage for contraceptive care. These are but a few of the stories about attacks on a woman’s right to choose.Susan Heath.
It wasn’t always like this.
This is a story of how it used to be:
It’s 1978, five years after Roe v. Wade. I’m 38, I have four sons — the oldest is 17, the youngest is turning 12. I’m at school, getting a B.A., and I’m loving it.
I’m about two and a half months pregnant.
I don’t want this child.
I have a family, a large family. I love my children with a passion, but I don’t want any more. I know this with absolute certainty. I’ve got other things to do, and I don’t have it in me to be a good enough mother to a fifth child. I delight in newborn babies with their delicate weightlessness, the curl of their small fingers around my thumb, but the best thing about them now is that they belong to other people. I don’t want to bear them, feed them, bring them up, be responsible for them.
I don’t want this child.
Da leggere tutto. The New York Times di ieri.
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Etichette: Abortion, Aborto, Planned Parenthood, Roe vs Wade
Quando il bullismo è adulto e femmina
Su la Lettura #22, 15 aprile 2012.
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Etichette: Bullismo, Il Corriere della Sera, la Lettura
Verità e Vita
Il mese passato il Comitato Verità e Vita fa un comunicato stampa in occasione dei numeri relativi ai nati con tecniche riproduttive: Avvenire esulta: aumentano in Italia i figli della provetta.
Il Comitato condanna la legge 40 ed è coerente nel farlo, a differenza dei tanti difensori degli embrioni ma sostenitori della legge che ne fa scempio (chi difende gli embrioni non può giustificarne lo spreco nei tentativi di impianto e nei numerosi fallimenti, ovverto morti degli embrioni). Il Comitato condanna anche chi difende la legge 40 come male minore. E anche in questo caso è coerente.
La premessa del Comitato per difendere gli embrioni può essere attaccata (e non è la mia premessa), tuttavia ha un merito che manca a molti: posta la premessa, trae le conseguenze. E non si annoda la croda al collo come fanno gli altri, da Eugenia Roccella agli altri comitati cosiddetti prolife - che meglio sarebbe chiamare no choice - come Scienza&Vita.
Ecco alcune parti del comunicato del 16 marzo scorso.
Il quotidiano della Conferenza Episcopale “celebra” l’aumento dei cosiddetti “figli in braccio” da fecondazione artificiale. Ma produrre esseri umani in provetta è un bene o un male? Ancora una volta, il mito della legge 40 genera mostri.
[...]
Il teorema è, a questo punto, chiarissimo: si appoggia una legge definita “imperfetta”, elogiandola perché non fa diminuire, ma anzi incrementa, il successo della provetta. Dunque, si plaude a una legge che incoraggia il ricorso a tecniche intrinsecamente malvagie. Dimenticando completamente un paragrafo della recente Istruzione della Congregazione DIGNITAS PERSONAE, che tratta proprio questi aspetti. Vi si legge al par. 14:
“Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. (…….) In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione”.
Il nodo è esattamente questo: che si osserva la FIVET esclusivamente dal punto di vista dei “successi attesi” dagli adulti, occultando il cimitero di fallimenti che ad essi si accompagnano, in cui sono seppellite decine di migliaia di vite innocenti.
Verità & Vita ritiene che per un giudizio corretto sugli effetti pratici della legge 40 del 2004 è indispensabile non trascurare né tacere che, per ogni donna con figlio in braccio, vi sono numerosi figli e figlie che sono stati “sacrificati” (abortiti) in forza di questa legge.
Una legge che va contrastata sul piano culturale, invitando le coppie a non usarla, e a non produrre figli in provetta. Una legge gravemente ingiusta contro il diritto alla vita, che è necessario contrastare e superare non già con l’abrogazione libertaria, ma con una legge che vieti il dominio dell’uomo sull’uomo della fecondazione artificiale.
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lunedì 9 aprile 2012
Greenpeace, imprecisioni e dubbi marchi di qualità
Ora, se nemmeno sanno di che si tratta, di che parliamo? Là dove non ci sono competenza e analisi vince la retorica, ecco perché ti mostrano un attivista con la tuta antiradiazione che distrugge un campo di piante ogm. Di cosa si può discutere? Ci sono i buoni e puri in tuta che ci proteggono dai cattivi. Detta in breve, le campagne di Greenpeace tendono a estorcere un’emozione. Emozionatevi pure, ma non pensate.
[...]
Insomma, senza un metodo d’analisi scientifico e condiviso, non abbiamo la possibilità di distinguere la dose che ci salva la vita da quella che inquina il mondo. La preoccupazione dunque è che Greenpeace esageri nelle sue battaglie: solo se spaventi bene i cittadini puoi sperare di mantenere la leadership del settore. I problemi ci sono, ma i rimedi proposti? Sono realistici?L’ecologismo che si incarta, Antonio Pascale, la Lettura di ieri.
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sabato 7 aprile 2012
Esistono ancora le mezze stagioni?
Qualche giorno fa Michela Marzano commentava su la Repubblica il ricorso ai test genetici (Quel virus del dubbio che ha contagiato gli uomini).
Di fiducia ce n’è veramente poca in questo momento. Non solo nei confronti della politica e dell’economia, ma anche all’interno delle coppie. Come se il virus del dubbio avesse contagiato veramente tutti, soprattutto gli uomini. Che ormai non sopportano più l’idea di essere stati traditi. E allora cercano in tutti i modi di rassicurarsi. Spiano, controllano, verificano. Fino a quest’assurda moda dei test del Dna per determinare con certezza la propria paternità. Come se essere padri si limitasse a trasmettere un pezzetto di codice genetico. Come se la fiducia, per esistere, avesse bisogno di un’accumulazione di prove irrefutabili… Peccato che siano proprio le persone in cui abbiamo veramente fiducia che hanno poi la possibilità di tradirci. E che fedeltà e tradimento vadano spesso di pari passo. Come spiega il sociologo Georg Simmel, la fiducia è come l’amore: è sempre e solo una "scommessa"; non può che essere un "salto nel buio". È per questo che, in amore, si è vulnerabili. Ci si aspettano tante cose, talvolta "tutto". E che il pensiero del tradimento è quasi intollerabile. Nessun essere umano, però, è affidabile al cento per cento. Chi lo pretende mente, a se stesso o agli altri. Perché il desiderio evolve e si trasforma. E forse l’unico modo per tenerlo acceso è quello di non cedere al fascino discreto del dubbio. Shakespeare lo aveva già detto parlando di Otello: le certezze non esistono e, quando le si cerca in modo ossessivo, finiscono solo col produrre una tragedia.Un “signora mia” l’avrei aggiunto dopo la prima frase, e forse l’avrei ribadito anche in seguito.
Com’era la fiducia prima, com’era in quel dorato mondo che fu? Chi lo sa, ma la tentazione di immaginare la caduta dei tempi attuali è irresistibile. Ecco il virus della sfiducia invadere le nostre vite, ecco che gli uomini non sopporterebbero più di essere traditi: perché prima lo sopportavano? E poi l’intolleranza al tradimento è una questione di gender? A chi fa piacere essere traditi? Ah, non ci sono più i cornuti d’una volta!
Assurda oppure no la moda dei test del Dna non è valutabile in base al fatto che la paternità non è riducibile al legame genetico. Su questo non c’è dubbio. E poi, soprattutto, è proprio vero: in amore vince chi fugge...
mercoledì 4 aprile 2012
Napoli, 16 aprile 2012
UDISALUTE Napoli presenta
Obiezione di coscienza nella legge 194 (legge sulla maternità libera e responsabile e interruzione volontaria di gravidanza), presso la sala Santa Maria la Nova della Provincia di Napoli, ore 17 del 16 aprile 2012.
Modera ed introduce Simona Ricciardelli (udisalute-comitato 194).
Ne parlano: Chiara Lalli e Filomena Gallo (segretaria associazione Luca Coscioni).
Intervengono: Prof. Giovanni Persico (Direttore generale AOU Federico II di Napoli) e Dott. Riccardo Bonafiglia (ospedale Civile di Caserta).
Il dibattito sarà sostenuto dalle testimonianze dal territorio sulla severa riduzione dei servizi deputati all’applicazione della legge con i contributi dell’Assessore alle pari opportunità del Comune di Napoli, le consigliere Provinciali, le Consigliere Comunali, le donne dei Consultori e le associazioni in lotta per l’applicazione della legge.
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venerdì 30 marzo 2012
giovedì 29 marzo 2012
Don’t ask, don’t tell
La morte di Lucio Dalla ha smosso un fondale fangoso e ben sedimentato. Non tanto la morte in sé - che ha comunque dato il via a una corsa a manifestare una specie di egocentrica mania di raccontarsi e ha diviso gli italiani tra detrattori e eterni sostenitori: cosa ha significato Dalla per me, qual è la mia canzone preferita, dov’ero quando ho saputo che è morto e cosa facevo. Sul fronte opposto: non faceva nulla di buono da vent’anni o più, non lo ascoltavo mai, vuoi mettere i Rolling Stones?, che brutto quel parrucchino e così via. Come se non bastasse s’è poi scatenata l’onda dei buoni (e cattivi) sentimenti sulla morte di chi non ha mai dichiarato la propria omosessualità, con un misto di commiserazione, adulta “comprensione” e posticipata denuncia. Su questo aspetto della sua vita si sono avventati tardivamente sciacalli e spioni: outing forzati e ipocrite manifestazioni verso Marco Alemanno - compagno, collaboratore, amico intimo o molto intimo, ci mancava solo colf. Non solo: commozione e apprezzamento per l’indubitabile segnale di apertura da parte della Chiesa, visto che il funerale proprio in una Chiesa s’è celebrato - secondo la regola “don’t ask, don’t tell” consigliata ai militari statunitensi. Basta non dire, basta non chiedere. Un suggerimento ipocrita e ignorato dai due innamorati all’aeroporto delle Hawaii alla fine del febbraio scorso: un sergente dei Marines e il suo compagno, che quando si sono rivisti si sono abbracciati e baciati in pubblico. Sullo sfondo la bandiera a stelle e strisce. Ma qui in Italia vale ancora, e se vuoi un funerale in Chiesa è meglio non fare dichiarazioni avventate. È il dominio dei diritti mai affermati o erosi, dove ci si arrangia e si chiede per favore, invece di poter reclamare un diritto (alla uguaglianza e alla non discriminazione). Rimane sicuramente controverso se le persone famose abbiano il dovere di combattere ingiustizie e discriminazioni esistenti tramite la propria testimonianza. E rimane anche il dubbio su quanta fatica sia necessaria per occultare, negare e rimuovere un pezzo tanto rilevante della tua vita. Dalla in ogni modo è un caso singolo, ma è anche una occasione per parlare di un buco di diritti che non accenna a restringersi. Il buco di un Paese in cui l’affetto e il legame tra due uomini e due donne non è protetto dalla legge sebbene non vi siano ostacoli costituzionali ad impedirlo: l’articolo 29 parla di coniugi e non di vagine e peni. Un Paese però confuso, perché se ti sottoponi a un intervento per cambiare sesso, puoi poi sposare qualcuno del tuo stesso sesso (quello genetico, quello originario che poi hai modificato chirurgicamente). E questo è giusto, ma solleva almeno un paio di domande: a fare la differenza è una parte anatomica presente o assente? E se due persone possono sposarsi e adottare in queste condizioni, perché siamo ossessionati dal guardare nelle mutande? Ma è proprio questo uno dei nodi: l’ossessione pornografica presente pure nella oscena circolare firmata da Giuliano Amato che impedisce di trascrivere matrimoni contratti all’estero, cioè in Paesi più giusti del nostro. Quella circolare ha invocato, per giustificarsi, ragioni di ordine pubblico e ha invitato i responsabili dell’applicazione di suddetta trascrizione a controllare bene il sesso dei richiedenti. Non solo il matrimonio in Italia ha confini tanto angusti, ma ogni tentativo di offrire almeno una caricatura di uguaglianza - DiCo, DiDoRe e altre mostruosità - è fallito miseramente. Sembra paradossale e inutile combattere l’omofobia se viviamo in uno Stato che la giustifica e la sostiene, perché è il primo a confermare che le persone non sono tutte uguali. Alla fine di dicembre scorso è stato pubblicato un report sull’American Journal of Public Health che mostrava i vantaggi del matrimonio: gli Stati in cui tutti possono sposarsi spendono meno in assistenza sanitaria. Se non fossimo pronti a giocarci la carta della giustizia, potremmo insomma attaccarci a quella della convenienza. Il moralismo però prevale su tutto. Se questo è un Paese giusto.
Lamette, Il Mucchio n. 693 di aprile.
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mercoledì 28 marzo 2012
Università e altre catastrofi
Ricercatori a perdere e senza alcuna prospettiva di carriera accademica nell'università italiana, dove ormai il precariato "in ingresso" è diventato strutturale e la stabilizzazione per la maggior parte delle nuove leve della ricerca non arriverà mai. È questo il dato principale che emerge da un'attenta analisi dell'Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) sulla situazione negli atenei a un anno dalla Riforma Gelmini: un presente precario e un futuro altrettanto incerto per dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato. Figure oggi escluse da ogni tipo di tutela.Continua qui.
Ventimila precari sotto la cattedra. Facendo un'ampia ricognizione sulla consistenza effettiva dei precari della ricerca e della didattica - un numero che spesso sfugge alle statistiche ufficiali - l'Adi riporta un dato allarmante: nell'ultimo anno i ricercatori precari sono passati da 33.000 a 13.400, mentre quelli strutturati si sono ridotti solo di 400 unità (passando da 23.800 a 23.400). Che fine hanno fatto questi quasi ventimila precari che lavoravano con un contrattino annuale? Sono stati semplicemente "espulsi" dal sistema accademico: niente rinnovo, niente tutele, università addio. Un risultato dovuto principalmente alla costante riduzione dei finanziamenti ministeriali e al blocco del turn-over. L'Adi stima che l'85 percento degli assegnisti di ricerca odierni non potrà intraprendere la carriera universitaria.
Dottorandi, meno borse per tutti. Un altro dato preoccupante riguarda la diminuzione delle borse di dottorato e la percentuale di posti di dottorato "senza borsa" dopo l'abbattimento del tetto del 50 percento che ha portato a una sostanziale deregulation negli atenei. Analizzando i dati relativi a un campione di ventisei università statali, negli ultimi quattro anni il numero di borse bandite - come sottolinea l'Adi - è sceso da 5.701 nel 2009 a 4.229 nel 2012 (con una riduzione del 25,8 percento). Nell'ultimo anno la situazione varia moltissimo da un'università all'altra: se Trieste ha incrementato le borse del 17,4 percento (portandole da 109 a 128), Catania le ha invece drasticamente ridotte da 251 a 48 (con un taglio netto dell'80,9 percento). Complessivamente, però, il trend è negativo.
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domenica 25 marzo 2012
venerdì 23 marzo 2012
Genova, 26 marzo
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«Vi racconto i buoni genitori gay»
In che modo oggi In Italia una coppia gay può diventare genitore?Elisabetta Ambrosi, Sex and (the) stress, 22 marzo 2012.
Andando all’estero! In Italia non è permesso adottare, non è permesso accedere alle tecniche riproduttive – la legge 40 permette l’accesso solo a coppie eterosessuali e non ai single – e la donazione dei gameti è vietata (la cosiddetta fecondazione eterologa). Per le donne si sta diffondendo una fecondazione “fai da te”, magari con un amico. Per gli uomini è ancora più difficile. Insomma il percorso è ostacolato dalle leggi italiane e segnato dalla discriminazione economica, perché non tutti possono permettersi di andare in Spagna o più lontano ancora per cercare di avere un figlio.
Cosa succede concretamente nel momento in cui il genitore biologico partorisce in ospedale? Che tipo di “assetto” giuridico si viene a creare?
Per la legge italiana il genitore “vero” è quello biologico. Se sono io a partorire sarò madre a tutti gli effetti, ma la mia compagna? Una estranea. Si dovrebbe permettere di adottare il figlio del proprio compagno, in modo da proteggere il figlio prima di tutto. Quel figlio pensato e desiderato in due, e invece considerato figlio di una madre single.
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giovedì 22 marzo 2012
Un calcio alla scala
Ara Norenzayan, «The God Issue: Religion Is the Key to Civilisation», New Scientist, n. 2856, 22 marzo 2012:
Religion, with its belief in watchful gods and extravagant rituals and practices, has been a social glue for most of human history. But recently some societies have succeeded in sustaining cooperation with secular institutions such as courts, police and mechanisms for enforcing contracts. In some parts of the world, especially Scandinavia, these institutions have precipitated religion’s decline by usurping its community-building functions. These societies with atheist majorities – some of the most cooperative, peaceful and prosperous in the world – have climbed religion’s ladder and then kicked it away.
mercoledì 21 marzo 2012
Farmacisti, obiezione di coscienza e contraccezione d’emergenza
(Estratto da C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto come cambia l’obiezione di coscienza, Il Saggiatore, capitolo 7, Ddl sui farmacisti e pillola del giorno dopo).
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martedì 20 marzo 2012
Di obiezione di coscienza
ABORTO. MOZIONE BIPARTISAN, PIENA ATTUAZIONE OBIEZIONE COSCIENZA
(DIRE) Roma, 20 mar. - Mozione bipartisan alla Camera "per dare piena attuazione al diritto all'obiezione di coscienza in campo medico e paramedico e garantire la sua completa fruizione senza alcuna discriminazione o penalizzazione, in linea con l'invito del Consiglio d'Europa". L'iniziativa dei deputati Volonte' (Udc), Fioroni (Pd), Roccella (Pdl), Polledri (Lega), Buttiglione (Udc), Binetti (Udc), Capitanio Santolini (Udc), Calgaro (Udc), Di Virgilio (Pdl) e Mantovano (Pdl) mira a tutelare l'obiezione di coscienza non solo di coloro che sono impegnati a vario titolo nelle strutture ospedaliere, ma anche quella dei farmacisti.
"Il diritto all'obiezione di coscienza - si legge nella mozione - non puo' essere in nessun modo 'bilanciato' con altri inesistenti diritti e rappresenta il simbolo, oltre che il diritto umano, della liberta' nei confronti degli Stati e delle decisioni ingiuste".
Per quanto riguarda il Consiglio d'Europa. Sulla obiezione di coscienza abbiamo già scritto molte volte. Sui farmacisti. Poco da aggiungere.
Postato da Chiara Lalli alle 19:41 2 commenti
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venerdì 16 marzo 2012
A proposito di cimiteri per embrioni e feti
La proposta ha sollevato molte perlessità, critiche feroci, polemiche trite e ben note.
La vicenda mi colpisce per varie ragioni. La prima la sua ridondanza giuridica: è sempre stato possibile richiedere la sepoltura del materiale abortivo (in base al D.P.R. 10/09/1990 n. 285, in particolare articolo 7): Comma 2. Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all’ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall’unità sanitaria locale.
Comma 3. A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane.
Comma 4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall’espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto.
Poi per la scelta linguistica: bambini mai nati invece di embrioni e feti - e questa è una ben nota strategia antichoice (negli Stati Uniti è unborn children). Si vogliono trascinare tutte le caratteristiche dei bambini verso embrioni e feti: sono tutti bambini, questi ultimi non ancora nati, ma caratterizzati dallo stesso statuto. La mossa fa leva sulla pancia e sugli umori, e basterebbe poco per spazzarla via. Basti pensare che a nessuno viene in mente di fare il passo successivo (coerente e obbligato se seguiamo la suddetta logica): siamo tutti individui non ancora morti, tanto vale trattarci come tali?
Infine per il cattivo gusto - ma questo è un parere come un altro, non è che una espressione personale, un gusto estetico e che non ha alcuna pretesa di ostacolare la suddetta possibilità - già esistente, lo ribadisco.
E qui passiamo alle due considerazioni finali: che necessità poteva esserci di ribadire qualcosa che è già permesso? Che scopo si persegue nel mascherare qualcosa che si può già fare come una lotta di civiltà e umanità? Verso chi si inscena questo inchino metaforico?
Ultima: le proteste che si sono scatenate in nome delle donne e del sapore punitivo della proposta non rischiano di essere fuori fuoco?
Ciò che voglio dire è che la possibilità di fare un funerale a un embrione dovrebbe essere garantita - diversa è la situazione in Lombardia, dove la delibera regionale obbliga. Dovrebbero però essere garantite anche scelte diverse: non solo quella di non farlo, ma soprattutto quella di interrompere una gravidanza senza tutte le difficoltà che oggi quasi sempre una donna deve superare, in una gimkana assurda fatta di scuse e di abuso di obiezione di coscienza. Un abuso che ha ormai le fattezze della normalità. Basta entrare in un reparto di IVG per rendersene conto.
Domenica scorsa su la Repubblica di Firenze, una inchiesta di Michele Bocci raccontava un ennesimo scenario da invasione di obiettori. Una invasione che inizia nei consultori, luoghi in cui non si eseguono le interruzioni di gravidanza e per cui la possibilità di fare obiezione mi sembra illegittima.
Nei consultori è ormai difficile trovare un medico anche solo per fare un certificato. Cioè per attestare lo stato di gravidanza.
A questo proposito la vicenda della Puglia di due anni fa è illuminante. Dopo una delibera regionale per assumere alcuni non obiettori nei consultori, l’ordine dei medici pugliesi fa ricorso al TAR, che accusa la delibera di “scelta discriminatoria”.
I passaggi della sentenza più interessanti sottolineano ciò che dovrebbe essere scontato, ma che spesso è trascurato o ignorato. Il collegio ritiene “che la presenza o meno di medici obiettori ex art. 9 legge n. 194/1978 nei Consultori istituiti ai sensi della legge n. 405/1975 sia assolutamente irrilevante, posto che all’interno dei suddetti Consultori non si pratica materialmente l’interruzione volontaria della gravidanza per la quale unicamente opera l’obiezione ai sensi dell’art. 9”, comma 3 (l’I.V.G. può, infatti, avvenire esclusivamente nelle strutture a ciò autorizzate di cui all’art. 8 legge n. 194/1978 laddove la donna, convinta di procedere con l’I.V.G., decide di presentarsi), bensì soltanto attività di assistenza psicologica e di informazione/consulenza della gestante (cfr. artt. 2 e 5 legge n. 194/1978) ovvero vengono svolte funzioni di ginecologo (i.e. accertamenti e visite mediche di cui all’art. 5 legge n. 194/1978) che esulano dall’iter abortivo, per le quali non opera l’esonero ex art. 9, e quindi attività e funzioni che qualsiasi medico (obiettore e non) è in grado di svolgere ed è altresì tenuto ad espletare senza che possa invocare l’esonero di cui alla disposizione citata”.Il Tar sottolinea una ovvietà: non è nei consultori che si effettuano le interruzioni di gravidanza, perciò quella tra la Regione e gli oppositori sembrerebbe una conversazione tra sordi. E poi qualsiasi medico è tenuto a spiegare alle donne tutte le alternative, tra le quali l’interruzione di gravidanza, e a offrire informazioni corrette.
La corretta applicazione della 194 andrebbe senza dubbio nella direzione della corretta e completa informazione: “anche il medico obiettore legittimamente inserito nella struttura del Consultorio è comunque tenuto all’espletamento di quelle attività istruttorie e consultive (come ad esempio il rilascio del documento attestante lo stato di gravidanza di cui all’art. 5 legge n. 194/1978); per cui la presenza teorica di soli obiettori all’interno del Consultorio - ancora una volta - appare irrilevante ai fini di una corretta doverosa applicazione della legge n. 194/1978” (i corsivi sono miei).
Postato da Chiara Lalli alle 08:54 8 commenti
Etichette: Aborto, C'è chi dice no, Conscientious objection, Consultori familiari, Embrione, Feto, Interruzione volontaria di gravidanza, Legge 194/1978, Obiezione di coscienza, TAR
mercoledì 14 marzo 2012
I veri pro-life
Vera Schiavazzi, «Quei duemila bambini in provetta nati grazie alla Corte costituzionale», La Repubblica, 13 marzo 2012, p. 21:
Almeno duemila bambini in più nascono ogni anno nell’Italia del calo demografico, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, quella che nel 2009 ha scardinato i paletti della legge 40. Sono questi i dati che il ministro della Salute Renato Balduzzi ha sul suo tavolo da fine febbraio, quando l’Istituto Superiore di Sanità glieli ha consegnati. Il governo voleva sapere che cosa era accaduto nel 2010 e nel 2011, gli anni nei quali i centri di procreazione assistita hanno potuto lavorare di più e meglio, aumentando del 20% i propri successi. E le risposte dei centri specializzati non si sono fatte attendere. «Otteniamo una gravidanza in più ogni 5-6 trattamenti – spiega Filippo Maria Ubaldi, direttore del Centro di medicina della riproduzione Genera, a Roma – È una percentuale enorme, che aumenta se si considerano le pazienti al di sotto dei 39 anni: non si può generalizzare, per questo è impossibile calcolare se le nascite in più siano duemila, o se il numero sia assai più grande. Nel caso delle giovani la percentuale di gravidanze a termine rispetto al numero di ovociti che otteniamo con le normali stimolazioni sale fino al 17 per cento in più rispetto agli anni nei quali la legge 40 era applicata nella sua versione originale».
Postato da Giuseppe Regalzi alle 14:11 2 commenti
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