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martedì 31 luglio 2007

Integralisti ed animali

Una delle caratteristiche più odiose dell’integralismo cattolico è il suo disprezzo per i diritti degli animali e per chi li difende. Spiega per esempio Andrea Galli su Avvenire («Animali. Diritti riconosciuti come per gli uomini?», 29 luglio 2007):

Il fenomeno riguarda, più specificamente, come i fautori della liberazione animale si siano avvicinati in diversi Paesi, passo dopo passo, grazie a progressivi scivolamenti giuridici e semantici, al loro traguardo principale: che va ben al di là della semplice “tutela” dei viventi, in alcuni casi condivisibile, ma riguarda il superamento della differenza ontologica tra uomo e animale, con relativo riconoscimento al secondo di veri e propri diritti.
L’errore logico è evidente: somiglianze specifiche portano all’attribuzione di alcuni diritti comparabili a quelli umani (per esempio, dal fatto che gli animali a sangue caldo soffrono in modo simile agli esseri umani segue, per un ovvio principio di giustizia, che essi godono almeno del diritto di non essere torturati sadicamente), ma questo non implica in nessun modo che salti ogni distinzione e/o che si attribuiscano agli animali tutti i diritti umani (allo stadio attuale delle nostre conoscenze nessun animale si qualificherebbe per esempio per il diritto di voto).
L’imperativo ideologico di scavare un baratro fra la natura animale e quella umana, in ossequio alla concezione reazionaria di un cosmo gerarchico ed ossificato (da cui deriva anche l’imbarazzante rifiuto della teoria dell’evoluzione), fa aggio però sulla logica, e purtroppo spesso anche sulla pietà:
Infine, anche la magistratura ha voluto dare il suo contributo alla causa. Con una sentenza del 5 giugno scorso la Corte di Cassazione ha stabilito, letteralmente, che «l’animale condotto al seguito o trasportato in autovettura richiede la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa verso un minore», respingendo il ricorso di un 27enne che aveva trascinato il suo cane con la macchina perché, ubriaco, non si era accorto che nel ripartire la bestiola era rimasta impigliata nella portiera. Una solerzia quasi superiore a quella della pubblica amministrazione, dove, dal 1994 a oggi, a partire dal Comune di Roma, poi in quello di Genova, Firenze, Milano e via di seguito, sono stati aperti una miriade di «uffici per i diritti degli animali».
Pare di capire che pur di non ammettere mai una deroga alla diseguaglianza di cui si è fatto apologeta, Andrea Galli sarebbe dispostissimo a chiudere un occhio sullo strazio di un animale innocente.
Ultima, piccola infamia:
Forse, insomma, se Hiasl [uno scimpanzè di cui un’animalista austriaca aveva chiesto invano l’affidamento] fosse stato dirottato in Italia a quest’ora avrebbe già una mamma. E un vitalizio da parte dello Stato.
È l’appello volgare a guardarsi il portafoglio, inventandosi la richiesta di un diritto positivo che nessuno ha seriamente mai avanzato: lasciate torturare gli animali, signori, ché altrimenti un giorno potreste pagare qualche spicciolo di tasse in più...

sabato 19 maggio 2007

Nessun pedofilo, solo qualche indigestione

Ognuno, evidentemente, si consola come vuole. O, meglio, come può. Così stupisce solo in parte che dinanzi alla vitalità cattolica documentata sabato scorso in Piazza San Giovanni, ci sia chi trovi benefico sfogo a rovistare nel bidone della spazzatura alla ricerca di qualche lisca di pesce o di qualche uovo in decomposizione. Confidando magari che qualche organo di informazione, più o meno clandestino, non faccia troppo lo schizzinoso, e rilanci generosamente il tutto, offrendo al proprio pubblico come sicuro il cibo ampiamente avariato.
Squisite metafore gastronomiche quelle usate da Andrea Galli (Infame calunnia via internet, Avvenire, 19 maggio 2007): lisca di pesce, uovo decomposto, cibo avariato. Squisite lobotomie della realtà: bambine e bambini abusati. Bambine e bambini abusati da preti (sconvolgente la simulazione in aula di O’Grady: “Sally… vieni bella bambina… fatti abbracciare… ”. Confesso che mi interrogo sulla opportunità di far interpretare al reo i suoi modi di adescamento piuttosto che di raccontarli semplicemente).
Secondo Andrea Galli si tratterebbe di questo: cibo avariato. E nel suo articolo servile e disgustoso non c’è nemmeno una parola, un dubbio, una domanda su tutte queste bambine e tutti questi bambini. Chissà, magari pensa davvero che siano tutte calunnie, nonostante vi siano prove ineludibili.
Ma che dico? Secondo lui invece è tutto falso. In base a quali argomentazioni?
Si tratta di un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze che furono apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò l’augusta Bbc a “vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell’attaccare senza motivo Benedetto XVI”.
Gran dimostrazione della inconsistenza delle accuse davvero! Come dubitarne?
Poi si intorta con la data dell’emanazione del Crimen Sollicitationis (16 marzo 1962) che scagionerebbe Ratzinger. Ah! Non poteva averlo scritto lui.
E infine ci spiega cosa fosse questo testo (a noi fetenti): bella retorica del Galli, cui non posso rispondere perché non ho ancora letto il documento per intero (anzi, se avesse la cortesia di farcelo avere tradotto in italiano, gli sarei eternamente grata e lui all’eternità dovrebbe crederci). Certo è che dagli stralci letti nel documentario (fazioso e ingiurioso) emerge una realtà diversa da quella proposta da Galli. Pazienza.
D’altra parte “I calunniatori dovrebbero chinare il capo e chiedere scusa”. Meglio se con un po’ di cenere.

(Per una critica più puntuale rimando ad Aioros e lo ringrazio per la sua infinita pazienza.)