Bruno Gravagnuolo sull’ultimo saggio di Marcello Pera, Perché dobbiamo dirci cristiani («La libertà illiberale di Pera», L’Unità, 26 novembre 2008, p. 39):
Ma assurda e malfondata è anche la tesi generale di Pera, con la quale il Papa entusiasticamente consente. Vale a dire, l’obbligo di essere cristiani, se si vuol essere liberali. E in base al falso assunto per il quale il liberalismo scaturisce ipso facto dal cristianesimo, e logicamente ne dipende. Sciocchezza bella e buona! Visto che a lungo il Cristianesimo contrastò la libertà etico-politica del singolo, affermandone la dignità universale solo sul piano ultramondano (S. Paolo dissuade gli schiavi dal ribellarsi!). Perché il cattolicesimo anatemizzò fino a Pio IX il liberalismo. Perché solo una parte del cristianesimo riformato incoraggiò il liberalismo. E perché il liberalismo è figlio secolare del giusnaturalismo, che laicizza la legge naturale e ne fa legge positiva senza dogma. Inoltre, anche l’infinito valore della persona (cristiana) non nasce da sé. Ha, dietro, tre secoli di filosofia pagana: cinica, stoica ed epicurea, per tacere di Platone e Aristotele. E davanti a sé, dopo Cristo, secoli di lotte civili, spesso contro la Chiesa. Il liberalismo non nasce bello e fatto dai Vangeli: è un prodotto umano!Da leggere tutto.











