domenica 29 novembre 2009

Non colpevolizziamo Alessandro Meluzzi

Alessandro Meluzzi, psichiatra, portavoce della Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini, ci elargisce dalle colonne del Giornale le sue opinioni sull’attualità bioetica, in particolare sulla pillola abortiva RU-486 («Domanda: ma un embrione ha meno neuroni di un astice?», 28 novembre 2009, p. 18). Vediamo con quali risultati.

È giusto occuparsi del dolore di Caino, ma anche di quello di Abele. La vicenda del risveglio, dopo 23 anni di stato vegetativo ci può fare immaginare quale angoscia ci sarebbe stata nel trapasso, provocato, di chi pur senza poter parlare, come in un incubo, era perfettamente consapevole di quanto accadeva intorno a lui.
Il riferimento, nonostante la forma un po’ contorta, è chiaramente alla vicenda di Rom Houben, l’uomo belga che i medici hanno riconosciuto possedere una coscienza quasi completa di ciò che lo circonda, dopo che per 23 anni era rimasto in totale mutismo e immobilità a causa di un grave incidente. C’è qualche dubbio sullo stato di Houben nel corso di questi anni, ma su una cosa tutti – o almeno tutti meno Meluzzi – sembrano essere d’accordo: l’uomo non si è risvegliato dallo stato vegetativo, perché in realtà in stato vegetativo persistente – a differenza per esempio di Eluana Englaro – non c’è mai stato.
Il Movimento Per la Vita ha dimostrato che una delle più efficaci forme per far riflettere una donna circa la scelta di interrompere la gravidanza, è mostrare la dettagliata ecografia tridimensionale di un feto di 12 settimane perfettamente eliminabile, anche senza ragioni terapeutiche, per sola scelta della donna. È un piccolo bambino quasi perfettamente formato, con occhi, naso, bocca, gambine, piedini, un cuoricino che batte, 5 dita nelle mani e nei piedi e i primi movimenti spontanei per succhiarsi il pollice.
[…] Bene, sapete quanto ci mette a morire questa creatura dopo la somministrazione di una RU486? Circa 48 ore, cioè 2 giorni. E per asfissia da espulsione dall’endometrio, cioè per soffocamento.
La retorica dei piedini va ancora forte in campo antiabortista, ma un veterano del Movimento per la Vita non la applicherebbe mai – beh, mai per iscritto – a un aborto compiuto con la RU-486, visto che la pillola abortiva si usa in genere fino alla 7ª settimana di gestazione (cioè fino alla 5ª settimana dal concepimento), quando il feto – o meglio, l’embrione – ha l’aspetto di questo ragazzo qui. Niente piedini, temo.
Non so da dove Meluzzi tragga il dato delle 48 ore di agonia: 48 ore sono il periodo che nell’aborto farmacologico intercorre fra la somministrazione del primo farmaco (la RU-486) e quella del secondo (il misoprostolo); la morte dell’embrione può avvenire in qualsiasi momento di questo intervallo di tempo, o anche dopo. La cosa comunque è abbastanza irrilevante, visto che il «soffocamento» (altri, sempre naturalmente col nobile scopo di far «riflettere» le donne, preferiscono parlare di «morte per fame») in seguito al distacco dall’endometrio, che fornisce ossigeno (non aria!) e nutrimento al prodotto del concepimento, ha ben poche delle connotazioni che siamo soliti attribuire alla parola: prima di tutto perché l’embrione non percepisce nulla, e quindi nemmeno la mancanza di ossigeno nel sangue. Ma naturalmente Meluzzi su questo la pensa diversamente:
Si obietterà che non c’è dolore perché non c’è coscienza. Innanzitutto, chi lo sa? Visto che comprovatamente poco più avanti nella gravidanza i feti persino sognano.
«Poco più avanti nella gravidanza» sta qui per «a un’età quasi tre volte maggiore», visto che un sonno paragonabile al sonno REM inizia solo alla 30ª settimana (secondo Carlo Bellieni, noto antiabortista ma anche neonatologo). Spingendo un po’ più in là la stessa logica, Meluzzi avrebbe potuto dire che «poco più avanti» i feti scrivono persino articoli per il Giornale...
Lungi dal voler colpevolizzare donne che non potranno mai essere obbligate a trattenere dentro il proprio corpo una creatura che considerano poco meno di un alien.
Per carità! Chi potrebbe mai pensare che il buon Meluzzi voglia colpevolizzare le donne – queste Ellen Ripley della porta accanto – che «considerano poco meno di un alien» la loro creatura? Lungi, lungi!
Ma l’uso diffuso di un veleno, distribuito in Spagna alle minorenni in farmacia e senza l’autorizzazione dei genitori, ci pare davvero troppo.
Ahia, Meluzzi! Mi cade proprio sul finale... Oramai l’hanno imparato persino quelli dei TG Rai a non confondere la pillola del giorno dopo (il Norlevo, quello che in Spagna distribuiscono in farmacia anche alle minorenni, ’sti disgraziati) con la pillola abortiva (che in Italia sarà disponibile solo in ospedale)... Vabbeh, cose che capitano; non colpevolizziamo il povero Meluzzi (certo che però dalla redazione del Giornale, un giornale così autorevole, uno si aspetterebbe più attenzione...). Vedrete che la prossima volta andrà meglio. Sicuramente.

12 commenti:

Luca Massaro ha detto...

Il punto è che il dott. Meluzzi è in possesso, oltre che d'uno spazio presso l'«autorevole» Giornale, anche di un microfono nelle trasmissioni ppoppolari di rai e mediaset; mi domando quindi, caro Giuseppe, come l'elegante ma spietata argomentazione qui esposta possa resistere agli assalti di una retorica-squarciagola degli studi televisivi.

Giuseppe Regalzi ha detto...

La resistenza è probabilmente vana, Luca. Ma se non possiamo resistere, possiamo almeno ridere...

Giano ha detto...

Ma c'è una cosa , dico una, su cui Meluzzi, non sapendo, stia zitto? Perché è sempre a parlare dappertutto su ogni argomento con quella spocchia di finta saccenza che accompagna ogni sedicente tuttologo

http://liberalvox.blogspot.com ha detto...

Caso Cucchi: la cartina tornasole di una dirigenza incapace!

Sono stati reintegrati, nel reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini, i tre medici indagati per omicidio colposo nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni, arrestato il 15 ottobre scorso dai carabinieri per detenzione di droga e deceduto una settimana dopo nell'ospedale romano. La decisione "ibrida" di trasferire i tre medici in un altro ospedale era stata adottata il 18 novembre scorso dalla direzione sanitaria del nosococomio, che con quel procedimento aveva deciso di prendere le debite distanze dall'accaduto, trasferendo d'ufficio i tre medici senza far valere la benchè minima "presunzione d'innocenza": un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è innocente fino a prova contraria! Non sarebbe stato più giusto aspettare gli esiti dell'indagine giudiziaria per stabilire eventuali colpe e se colpe c'erano perchè il trasferimento e non il licenziamento? Comunque, se la decisione del "trasferimento" è stata affrettata e profondamente sbagliata, pure quella di oggi - che lo "revoca" - arriva in maniera altrettanto "discutibile"! Tant'è. Il reintegro è stato deciso dal direttore generale dell'Asl Rmb, Flori Degrassi. Riguarda Aldo Fierro, responsabile del reparto penitenziario, ed i medici Stefania Cordi e Rosita Caponnetti. Nel provvedimento appositamente emesso, si leggono le risultanze dell'indagine interna effettuata dalla Uoc Risk Management aziendale che nella relazione depositata il 30 novembre 2009 ha concluso: "Il gruppo audit ha individuato nel carattere improvviso e inatteso del decesso, in rapporto alle condizioni generali del paziente, l'elemento dell'avversità in oggetto delle indagini. L'analisi non ha messo in luce, sul piano organizzativo e procedurale, alcun particolare elemento relativo ad azioni e/o omissioni da parte del personale sanitario con nesso diretto causa-effetto con l'evento avverso in questione. Contestualizza e configura pertanto l'oggetto dell'indagine sotto il profilo dell'evento non prevenibile". È davvero sconcertante l'operato della Asl che prima condanna, poi assolve i suoi dipendenti in maniera del tutto arbitraria, chiude la propria inchiesta interna, ancor prima di quella penale e, oltretutto, sostiene che la morte di Cucchi sarebbe stata "improvvisa e inattesa". Ma, allora, cosa dovrebbe fare un ospedale se non prevenire un decesso e individuarne le cause? Nessuno vuole provvedimenti punitivi nei confronti dei medici prima che si concludano le indagini e quindi il processo. È evidente, tuttavia, che anche in questo caso, come in altri mille che passano inosservati in altrettante corsie d'ospedale, ma pure tra le scrivanie e le scartoffie della P.A. in senso lato, si è tristestemente misurato il peso di una classe dirigente a dir poco "leggera"! Ancora una volta, dobbiamo denunciare una dirigenza assai "confusa" e poco "preparata"! http://liberalvox.blogspot.com

Anonimo ha detto...

Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina:

"finché non c'è un sistema nervoso sviluppato l'embrione non può essere considerato un uomo, questo avviene intorno al terzo mese di gravidanza"

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/pillola-abortiva/pillola-abortiva/pillola-abortiva.html

paolo de gregorio ha detto...

Ultimo anonimo:

sono sempre stato il primo a contestare certe trasposizioni un po' superficiali se non banali da ("vive" + "è umano") a (= "essere umano") (inteso "persona", o "persona civica"). Però non è che nemmeno un argomento per autorità ("premio X afferma") risolva la cosa.

tycooko ha detto...

L'argomento dei piedini è divertentissimo! :D

Anonimo ha detto...

@ Paolo De Gregorio

Sono il primo a rifiutare il "Principio di autorità".

Io mi sono limitato a riportare, senza commentate, quanto affermato da Luc Montagnier (che è anche premio Nobel per la Medicina).

La critica avrebbe avuto senso se io avessi affermato "lo dice lui, quindi è vero".

paolo de gregorio ha detto...

@ Anonimo

Direi che quando uno riporta un passaggio paro paro si tende a pensare che sia sottinteso che o quel pensiero si condivide o quel pensiero si osteggia. Dal riferimento al Nobel si intuiva in quale dei due casi si rientrava.

Su questo blog ho visto spesso le persone argomentare (fino allo scannamento, metaforicamente parlando), che poi ritengo che sia ciò per cui gli autori l'hanno ideato (il confronto tramite l'articolazione dei rispettivi punti di vista).

Entrando nel merito: il fatto, certamente rilevante, delle considerazioni sul sistema nervoso non è che sia necessariamente lo spartiacque di tutto il confronto dialettico che si svolge sul tema. Esiste un piano intuitivo, mi azzarderei a ipotizzare che sottenda il pensiero persino di una grossa fetta di persone generalmente schierate per la protezione dei diritti preponderanti della donna, rispetto al quale l'embrione e il feto non vengono visti come comunissimo materiale biologico (pur restando materiale biologico e non persone persone vere e proprie). Mi scuso per esempi totalmente astratti in versione un po' cruda che farò adesso, ma immaginiamo per un momento un futuro in cui esistessero potenzialmente delle macchine incubatrici totalmente meccaniche, o macchine in grado di generare a go go quantità industriali di embrioni: dubito che più di qualcuno non si sentirebbe contrario a (o in disagio rispetto a) - che so - la giustificazione di produrre lotti numerosi di embrioni fino ai tre mesi di età perché la loro carne è gustosa ("tanto non hanno sistema nervoso"), o di blastocisti perché ricche di ottime proteine alimentari (eppure pochi si farebbero problemi a far fecondare per gli stessi scopi uova di gallina). Sembra esserci, per molti (e ci metto anche il mio), un piano istintivo che appare percepire la fase evolutiva della vita umana non esattamente coincidente - filosoficamente parlando - con la medesima fase evolutiva di una qualsivoglia altra vita biologica (non quindi sul piano del diritto, ma dell'essenza): a quel punto, per molti, il piano si sposta sul fine e sul mezzo, sul raffronto di diritto della persona con i suoi fini e di piano di esistenza puramente biologica o puramente parentale/potenziale: uno svolgimento razionale che media tra la percezione evidente e quella intuitiva.

Quello sensoriale, o cognitivo, in riferimento agli stadi di sviluppo della vita umana non credo che sia l'unico piano che esaurisca tutti gli argomenti possibili, e secondo me ciò vale per un gran numero di persone, ed entra comunque spesso in gioco la questione del confronto dei diritti di vite biologiche diverse (ad esempio madre vs embrione o feto, od anche malato vs embrione o feto, o vita personale attuale vs vita puramente biologica impersonale). Insomma, sotto un certo aspetto dire (senza poi argomentare ulteriormente) "non ha il sistema nervoso e quindi non è un uomo" è un po' come dire "la macchina non ha un motore e quindi non è un'automobile": una sorta di tautologia che oltre a definire cosa uno assegni come significato alla parola "uomo" (un essere vivente di origine umana con sistema nervoso già esistente nel caso di Montagnier) non mi sembra che dica molto altro.

Tra l'altro poi cosa succede quando il sistema nervoso si forma? Si ha un uomo nel grembo e una donna a tenerlo? E allora hanno ragione coloro che dicono che dopo i tre mesi dovrebbe essere totalmente vietato intervenire? E l'autocoscienza non entra mai minimamente in gioco?

Riassumendo: siccome la questione è articolatissima, avevo commentato così perché sganciare quella frase di un esimio studioso dal contesto senza di più argomentare, su un tema ben più complesso, mi era sembrato quel tipo di argomento autoritario di cui avevo detto.

Anonimo ha detto...

@ Paolo De Gregorio

"immaginiamo per un momento un futuro in cui esistessero potenzialmente delle macchine incubatrici totalmente meccaniche, o macchine in grado di generare a go go quantità industriali di embrioni: dubito che più di qualcuno non si sentirebbe contrario a (o in disagio rispetto a) - che so - la giustificazione di produrre lotti numerosi di embrioni fino ai tre mesi di età perché la loro carne è gustosa ("tanto non hanno sistema nervoso"), o di blastocisti perché ricche di ottime proteine alimentari (eppure pochi si farebbero problemi a far fecondare per gli stessi scopi uova di gallina)."

In realtà una cosa concettualmente equivalente già accade. L'espianto degli organi viene fatto a cuore battente su persone il cui corpo è vivo ma sono in stato di morte cerebrale. Essere in stato di morte cerebrale significa non avere una mente, esattamente come non hanno una mente un embrione oppure un feto prima che questi sviluppi la capacità di avere attività nervosa. Quelle persone diventano a tutti gli effetti meri contenitori di organi da utilizzare. Con ciò avviamente non sto auspicando che accada ciò che è stato presentato nell'esempio futuristico, dico solo che la percezione di cosa è giusto e cosa non lo è una banale conseguenza della cultura e del tempo in cui uno vive.

"Sembra esserci, per molti (e ci metto anche il mio), un piano istintivo che appare percepire la fase evolutiva della vita umana non esattamente coincidente - filosoficamente parlando - con la medesima fase evolutiva di una qualsivoglia altra vita biologica (non quindi sul piano del diritto, ma dell'essenza)"

Questa posizione ha un nome preciso: Specismo.

"E allora hanno ragione coloro che dicono che dopo i tre mesi dovrebbe essere totalmente vietato intervenire?"

Non necessariamente.
L'importante è sapere come stanno oggettivamente le cose.
Dopo ognuno, del proprio corpo, è libero di fare ciò che vuole.

"avevo commentato così perché sganciare quella frase di un esimio studioso dal contesto senza di più argomentare, su un tema ben più complesso, mi era sembrato quel tipo di argomento autoritario di cui avevo detto."

Capisco, d'altra parte quando si fa una citazione senza commentarla normalmente non si inserisce anche un disclaimer di mezza pagina per avvertire che è solo una citazione e quindi non vuole essere una velata argomentazione basata sul principio di autorità :-)

paolo de gregorio ha detto...

"dico solo che la percezione di cosa è giusto e cosa non lo è una banale conseguenza della cultura e del tempo in cui uno vive."

Non necessariamente. Per esempio, faccio per ipotesi, l'istinto di cui parlavo potrebbe essere un byproduct proiettivo dell'istinto evolutivamente perfettamente spiegabile di protezione della propria discendenza genetica nella fase di non indipendenza.

"Questa posizione ha un nome preciso: Specismo."

Ma per carità. Tanto per curiosità, il leone che rincorre la gazzella per sbranarla invece di rincorrere un altro leone, magari un po' più giovane e deboluccio, viene anch'esso chiamato specismo? E la mantide religiosa cos'è, promotrice universale della corrente filosofica dell'antispecismo?

Si noti almeno che non ho mai parlato di superiorità, ma posso benissimo cavarmela con un principio di similarità, semmai, e oltretutto perfettamente istintuale (e meno male che l'ho detto a chiare lettere): è probabile che se io avessi davanti due persone e dovessi salvare la vita a una, e una è mio fratello, l'istinto mi devierà da una parte ben precisa e non certo perché considero mio fratello un essere superiore a tutti gli altri.
Quindi se dico che molti istintivamente distinguono tra embrione umano ed embrione non umano non è detto che lo facciano perché si ritengono superiori, come anche può darsi che l'eventuale sentirsi superiori sia un mezzo prodotto dall'istinto di "sentirsi parte di".

Oltre.
Alla mia domanda: "E allora hanno ragione coloro che dicono che dopo i tre mesi dovrebbe essere totalmente vietato intervenire?" ritengo che hai risposto in modo non soddisfacente. Cioè, la tua risposta dice una cosa che è molto sensata e che condivido anche, ma continua (secondo me) a contraddire quello che Montagnier sostiene con quella frase (avulsa dal contesto): la formulazione della frase, per come la leggo io, sembra sostenere esattamente il sistema nervoso come condizione necessaria e sufficiente (magari mi sbaglio). In tal caso, ripeto, dopo il terzo mese abvremmo un uomo come me e te.

"Capisco, d'altra parte quando si fa una citazione senza commentarla normalmente non si inserisce anche un disclaimer di mezza pagina [...]"

Beh, il mio scopo l'ho comunque raggiunto alla fine. E poi lo spazio per "premio Nobel" lo si era trovato, eravamo già a buon punto. :)

paolo de gregorio ha detto...

P.S.: spero che sia chiaro che quando cerco di spiegare certi modi di pensare come parzialmente prodotti da alcuni istinti, non intendo certo dire che siamo invariabilmente obbligati a seguire gli istinti, anzi. Al tempo stesso andare contro un istinto si può (talvolta deve) certamente fare: magari per giustificato motivo, ecco. Parlando di diritto della donna e diritti dei malati intendo appunto dire (più che) giustificato motivo.