giovedì 26 aprile 2012

Bando per un ginecologo non obiettore


Il Sole 24 Ore Sanità (qui la denuncia dell’Udi di Napoli).

16 commenti:

alex ha detto...

Voglio vedere quanto tempo ci metterà l'assunto a cambiare idea e diventare obiettore in seguito. Perché non credo sia possibile mettere in contratto delle clausole del genere "Tu non cambierai mai idea" o "Nel caso diventassi obiettore dovresti dimetterti o ti licenziamo noi" - ben sapendo che nessuna delle due opzioni si realizzerà mai. E una volta assunto, una volta fatta qualche IVG, cosa gli/le impedirà di dichiararsi pentito dei suoi peccati e quindi da quel momento in poi obiettore, ma con un bel posto di lavoro sicuro?

CosmicMummy ha detto...

dovrebbero essere tutti così i bandi per posti negli ospedali pubblici. e un ginecologo che "cambia idea" in seguito dovrebbe essere licenziato per inadempienza.

controlaik ha detto...

“Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione” (Legge 22 maggio 1978 n. 194, art. 9, comma 1).
Ma dove siamo arrivati? Sporgere denuncia penale contro chi si avvale di un diritto (l’obiezione di coscienza) sancito da una legge dello Stato confermata da un referendum? E il rimedio adottato, il concorso bandito per un posto di un ginecologo non obiettore, costituisce un gravissimo atto di discriminazione per motivi di coscienza, oltre che un’ulteriore violazione della legge 194! Siamo alla dittatura! A che cosa è servito celebrare il 25 aprile e la sconfitta del fascismo?

Chiara Lalli ha detto...

Alla dittatura?! Divertente.
Comunque citiamolo per intero l'articolo 9, no? Tra la coscienza e la garanzia del servizio, la legge sancisce che sia la garanzia ad avere maggiore forza.

(Articolo 9, segue da sopra).
L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento.
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale.
L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

controlaik ha detto...

Eh, lo so che per Lei è divertente, chi sta con i dittatori si diverte a gustarsi le proteste degli oppressi e di chi sta dalla loro parte. Comunque La ringrazio per aver riportato l’intero testo dell’art. 9, così tutti possono constatare come l’unica deroga all’obiezione di coscienza prevista dalla legge sia il caso in cui l’intervento dell’operatore “è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”. Cioè solo quando è in gioco la vita della madre e il pericolo è “imminente”. E non in generale, solo per assicurare il “servizio” o per bandire concorsi per soli non obiettori. Comunque, io ne sono sicuro, si arriverà, e presto, ad abrogare l’articolo 9 e ad obbligare a fare gli aborti chi in coscienza non si sente di farli. Il cammino della dittatura è sempre in discesa, come ci insegna la storia. E discriminare per motivi di coscienza o, peggio, imporre con la forza di agire contro coscienza, piaccia o no, è dittatura. Buon divertimento!

Giuseppe Regalzi ha detto...

Controlaik: mi rendo conto che cercare di farle capire qualcosa è tempo perso, ma ci provo lo stesso: l'art. 9 della legge 194, ripetiamolo, dice testualmente: «Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale». Esiste dunque un chiaro obbligo delle strutture a far sì che siano praticati gli aborti - non degli operatori, che nessuno vuole costringere a nulla. Ma per praticare aborti servono ginecologi non obiettori, e il sistema migliore per reclutarli è - pensa che strano - quello di apprestare dei concorsi aperti ai soli non obiettori. Definire questa una discriminazione ai danni degli obiettori equivale a dire che se l'ospedale cerca qualcuno in grado di applicare degli stent coronarici sta discriminando chi quella tecnica non l'ha voluta imparare.

controlaik ha detto...

Caro Dott. Regalzi, il Suo atteggiamento (di considerare ottusi quelli che non la pensano come voi) non è dei più incoraggianti, comunque provo anch’io a chiarire meglio la mia posizione, visto che evidentemente non sono riuscito a spiegarmi adeguatamente. Dunque, se lo scopo del concorso è quello di garantire il servizio di esecuzione degli aborti, le mansioni del ginecologo che sarà assunto dovranno consistere solo nell’eseguire aborti, altrimenti si tratta di un normale posto per ginecologo, ed in tal caso il concorso dovrebbe essere aperto a tutti, altrimenti la discriminazione per motivi di coscienza c’è. Inoltre: se il ginecologo così assunto dovesse poi cambiare idea sull’aborto e sollevare obiezione di coscienza, che ne sarà di lui? Sarà licenziato? O gli sarà imposto di pensarla sempre allo stesso modo, magari sottoscrivendo una solenne dichiarazione in tal senso all’atto dell’assunzione? Visto che la legge non prevede situazioni del genere, la questione, ritengo, pone seri problemi, quanto meno di ordine giuridico. Non mi sembra, infine, che il paragone con la ricerca di personale che sappia applicare gli stent coronarici possa reggere. Qui, infatti, si tratta di selezioni basate sulle competenze professionali di ciascuno. Se io sono un ingegnere, chiaramente non posso sentirmi discriminato se non mi fanno partecipare a un concorso per ginecologo, come un ginecologo non può sentirsi discriminato se il Comune non lo invita ad un bando per la progettazione di un edificio scolastico. Nel concorso in questione, invece, i requisiti di accesso riguardano la coscienza personale. E questo non mi sembra ammissibile in uno Stato laico e di diritto. Ma questa è solo una mia opinione. Che spero di avere il diritto di manifestare liberamente, e senza essere considerato un incapace di intendere.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Caro Dottor Controlaik, lei fa l'offeso, ma dare dell'amico dei dittatori è più o meno grave che dare dell'ottuso? Se non vuole essere insultato cerchi lei per primo di non insultare.

"se lo scopo del concorso è quello di garantire il servizio di esecuzione degli aborti, le mansioni del ginecologo che sarà assunto dovranno consistere solo nell'eseguire aborti, altrimenti si tratta di un normale posto per ginecologo, ed in tal caso il concorso dovrebbe essere aperto a tutti, altrimenti la discriminazione per motivi di coscienza c'è".

Non vedo perché. Supponiamo che la struttura sanitaria si trovi a dover sostenere una domanda che richiede l'impiego di un solo ginecologo: sarà allora ragionevole, per evitare sprechi, assumerne uno non obiettore, per poter effettuare anche gli aborti. Oppure, se ci sono aborti per un solo medico ma l'altro lavoro da ginecologo sorpassa quello che può fare una sola persona, sarà logico avere due ginecologi, di cui uno sicuramente non obiettore che rivesta anche mansioni diverse. Dov'è la discriminazione? Qui la decisione si basa soltanto su considerazioni economiche e sulla necessità di rispettare l'art. 9 della 194. La discriminazione si ha quando la scelta è irrazionale: scelgo un medico non perché sa fare bene quello che mi serve e/o costa poco, ma perché è bianco/nero/ciellino/comunista/obiettore/non-obiettore.

"se il ginecologo così assunto dovesse poi cambiare idea sull'aborto e sollevare obiezione di coscienza, che ne sarà di lui? Sarà licenziato? O gli sarà imposto di pensarla sempre allo stesso modo, magari sottoscrivendo una solenne dichiarazione in tal senso all'atto dell'assunzione? Visto che la legge non prevede situazioni del genere, la questione, ritengo, pone seri problemi, quanto meno di ordine giuridico."

Qui effettivamente ci sono dei problemi. L'ideale sarebbe il licenziamento del medico che diventi obiettore (e che potrebbe comunque cercare un posto non riservato altrove). Bisogna vedere cosa si può fare e cosa no.

"Non mi sembra, infine, che il paragone con la ricerca di personale che sappia applicare gli stent coronarici possa reggere. Qui, infatti, si tratta di selezioni basate sulle competenze professionali di ciascuno. Se io sono un ingegnere, chiaramente non posso sentirmi discriminato se non mi fanno partecipare a un concorso per ginecologo, come un ginecologo non può sentirsi discriminato se il Comune non lo invita ad un bando per la progettazione di un edificio scolastico. Nel concorso in questione, invece, i requisiti di accesso riguardano la coscienza personale."

Ma anche qui si tratta di competenze professionali: in particolare, della competenza necessaria a eseguire un aborto. Se mi serve un medico abortista non ho molte scelte: devo dare il posto a un medico che sappia (e che voglia, ovviamente) praticare aborti. Direi che è tautologico. Quale sia poi l'origine della mancanza di competenza professionale - l'incapacità personale, la mancanza di interesse, la coscienza - direi che è irrilevante. E, per dirla tutta, non vedo perché la coscienza - cioè la libera scelta - debba essere considerata più importante di una mancanza di capacità personale: perché la comunità deve farsi carico del mio desiderio di fare il ginecologo anche se mi rifiuto di praticare una mansione importante di quella professione, e non invece - poniamo - del desiderio di un dislessico di fare il bibliotecario, anche se è incapace di compilare come si deve una scheda bibliografica, e sarebbe quindi costretto a occuparsi soltanto di rimettere a posto i libri negli scaffali?

alex ha detto...

Purtroppo il punto è proprio che c'è un conflitto di diritti: quello dell'individuo a non commettere azioni che ritiene sbagliate, e quello dei cittadini a ricevere un servizio (in uno Stato laico e di diritto, appunto). Non credo c'entri la competenza tecnica. La selezione va fatta proprio in base alla scelta compiuta dal medico. Sarebbe discriminatoria se quel medico non potesse avere altri modi di guadagnarsi da vivere, o di realizzarsi professionalmente, o di perseguire il proprio ideale di vita. Ma questi modi ce li ha eccome! Gli sarebbe sufficiente non cercare lavoro presso strutture vincolate alla legge di uno Stato di diritto e laico, dove i suoi convincimenti sono d'ostacolo al perseguimento degli altrui ideali di vita. Se lui è un'ostacolo, gli altri (lo Stato) ha tutto il "diritto" di levarlo di mezzo, e non è discriminazione ma difesa del diritto stesso.
Un'analogia abbastanza prossima mi sembra quella con le forze armate: se io sono un pacifista e voglio arruolarmi per forza in qualche truppa speciale, dove è noto che dovrò compiere omicidi selezionati o di massa, allora sono io che ho un problema, non l'esercito che mi dice "no, noi non possiamo prendere gente che si rifiuta di uccidere altri". Allo stesso modo, un obiettore che pretende di intrufolarsi in una posizione nella quale sa di dover fornire un servizio che è un diritto degli altri cittadini, è lui che ha un problema, non l'istituzione che decide certi criteri puramente pratici di funzionamento: un ospedale deve fornire TUTTI i servizi che la legge concede ai cittadini, e l'aborto è uno di questi. Impedire la somministrazione di uno di questi servizi (con l'esempio di Regalzi, uno stent coronarico, piuttosto che una vasectomia, o la rimozione di un neo, o la chemioterapia, o la chirurgia di base) è un delitto in piena regola, che non può essere giustificato con il reclamo di un diritto personale contrario. Il medico obiettore ha alternative: si tolga dalle strutture pubbliche e lavori in strutture private. O non faccia il medico: quelli che non reggono la vista del sangue o un'autopsia o hanno le mani molto tremolanti possono voler fare il medico, ma non sarà certo discriminante indire bandi che escludono apertamente individui che svengono al primo sangue o che vanno bene per agitare il martini...

Marcoz ha detto...

Se fosse possibile, grazie a qualche sofisticato sistema di realtà virtuale, farei vivere al sig. Controlaik l'esperienza di trovarsi in un pronto soccorso con lancinanti dolori di pancia, a causa di razioni eccessive di cotechino e lenticchie, senza che nessuno lo voglia visitare, perché in quel momento sono in servizio solo medici musulmani ed ebrei ortodossi obiettori (cioè che si rifiutano di toccare pazienti che mangiano maiale), che non lo ritengono in imminente pericolo di vita, costringendolo così a passare ore in compagnia della tazza del w.c. e della speranza che col cambio turno arrivi un medico cattolico o protestante o, transeat, ateo.

Dopodiché, ritrovato l'equilibrio idroelettrolitico, lo impegnerei in un gioco di ruolo in cui lui, sempre nello stesso ospedale, è il direttore sanitario che ha il compito di scegliere il personale per garantire i servizi della struttura, mentre io occuperei un posto a sedere sulla riva del fiume a osservare quali criteri di selezione ritiene opportuno adottare.

Anonimo ha detto...

mi permetto sommessamente di introdurre un secondo problema. A seguito del crescere degli obiettori all'interno dei gruppi ginecologici, i non obiettori sono "relegati" a fare sempre più turni di IVG, con la conseguenza di dover lasciare agli altri colleghi le restanti pratiche chirurgiche (e relative soddisfazioni professionali).
Non mi sorprenderebbe sapere che alcuni medici si professano obiettori al fine di poter salvaguardare le proprie aspirazioni professionali (alimentando così la spirale)...
Ma questa, di fatto, non è prevaricazione (anche senza cattiveria, per l'amor del cielo)?
Ma un testimone di Geova può fare il concorso in ematologia e poi dichiararsi obiettore e non lavorare più - tranne che rendersi disponibile per congressi e lavori di ricerca?
(E' un'esagerazione, lo so, scusate, ma credo che renda l'idea)

controlaik ha detto...

@Giuseppe Regalzi: se guardiamo la cosa sotto l’aspetto economico, a maggior ragione il nuovo assunto dovrebbe occuparsi solo del “servizio” di esecuzione degli aborti, magari anche attraverso la mobilità (è sempre l’art. 9 della 194 che lo dice), perché è proprio questo l’utilizzo economicamente più conveniente. Personalmente, poi, considero a ritenere l’obiezione di coscienza una cosa diversa dalla scarsa competenza professionale, competenza che, chi ne ha voglia e capacità, può benissimo acquisire se non vuole essere escluso da determinate mansioni, mentre alla coscienza non si comanda.
@alex: il diritto all’obiezione di coscienza è tutelato dalla legge (in questo caso la 194), ed ha lo stesso livello di tutela del diritto delle donne a farsi eseguire l’aborto. Non c’è dunque alcuna prevalenza del secondo rispetto al primo. Quindi lo Stato, se difende il diritto di aborto, deve difendere con altrettanto vigore il diritto all’obiezione di coscienza, trovando altri metodi che non siano quelli di “levare di mezzo” o comunque discriminare i lavoratori che intendono avvalersi di quest’ultimo diritto precludendo loro l’accesso ad un posto che prevede tante altre mansioni oltre a quella di eseguire aborti.
@ Marcoz: con criteri analoghi a quelli della 194, l’operatore sanitario musulmano o ebreo ortodosso non potrebbe invocare l’obiezione di coscienza nell’assistermi per le conseguenze dell’aver mangiato una bistecca di maiale, come nessuno può rifiutarsi di assistere la donna prima o dopo l’esecuzione dell’aborto. Di più. Sempre secondo i criteri della 194, se dalla mancata ingestione della citata bistecca dovesse derivare un imminente pericolo per la mia vita e se il fornirmi detta bistecca rientrasse nei doveri professionali dell’operatore sanitario, il musulmano o l’ebreo ortodosso sarebbe tenuto a somministrarmi la bistecca stessa. Per quanto riguarda il direttore sanitario della struttura ospedaliera, questi sa bene che può trovarsi nel pasticcio di dover assicurare il “servizio” di aborto anche in presenza di un rilevante numero di obiettori; se non vuol trovarsi in questi guai, basta che rinunci a fare il direttore sanitario.
@Anonimo: perché mai i non obiettori devono venir considerati “relegati” a fare il “servizio” di aborto? Per loro non dovrebbe essere una mansione come le altre? Anzi, la cosa per loro dovrebbe essere gratificante, visto che in virtù della loro opera viene assicurato un servizio sancito da una legge che viene definita, da chi la pensa come loro, “una grande conquista civile”. Non si può poi fare il paragone con il testimone di Geova che fa il concorso per il reparto di ematologia. Qui, infatti, per quanto ne so, e senza entrare nel merito se la cosa sia giusta o meno (come non sono entrato nel merito della questione se la 194/1978 sia una legge giusta o meno), non esiste alcuna norma che consente loro di sollevare obiezione di coscienza.
Detto questo, per quanto mi riguarda penso che la discussione sia durata abbastanza. Spero [per quel che può servire, ammesso che possa servire a qualcosa] di aver chiarito come la penso, e mi dispiace se ho offeso qualcuno per quello che ho detto. Posso assicurare che ciò non era nelle mie intenzioni. Ritengo (anzi, temo) che presto discussioni su questo argomento non se ne potranno fare più, perché mi pare di capire che siamo ormai vicini all’abrogazione dell’art. 9 della 194. Secondo me un simile evento sarebbe un regresso sulla strada della libertà. Spero che almeno non mi sia negato il diritto di pensarla così. Ma mi aspetto di tutto. Cordiali saluti.
P.S.: Mi chiamo Domenico Ferro. E, nonostante lo pseudonimo, cerco di affrontare le questioni con atteggiamento laico. Anche se a volte (come in questo caso) posso trovarmi su posizioni simili a quelle assunte da qualche confessione religiosa.

Marcoz ha detto...

Sig. Controlaik,
legga bene: il medico musulmano o ebreo ritiene che lei non è in pericolo di vita ed è proprio assisterla l'oggetto dell'obiezione, perché lei non è "puro".
E lei si deve tenere il mal di pancia.

"se non vuol trovarsi in questi guai, basta che rinunci a fare il direttore sanitario."
Che fa, mi prende per il culo?

Giuseppe Regalzi ha detto...

@Controlaik: per quanto riguarda la convenienza, non vedo per esempio come impiegare due persone per fare il lavoro di una possa essere più economico di impiegarne una (è il primo esempio che avevo fatto).

Sulle competenze professionali: io avevo fatto l'esempio del bibliotecario dislessico, che è tale non per sua scelta o per scarsa volontà; anche alla dislessia non si comanda. Perché non dovrebbe pretendere anche lui di essere assunto, come il medico obiettore?

Anonimo ha detto...

@Controliaik, spero che voglia continuare questo seppur piccolo confronto.
Al di là dell'esempio scemo e fuori luogo (mi scuso) fatto l'ultima volta, vorrei mettere meglio a fuoco la parte della discussione che trovo più interessante, ovverosia la difficoltà di coabitazione tra il mantenimento di un diritto (l’obiezione di coscienza) ed il (faticoso) funzionamento della macchina che deve garantire il servizio in questione (IVG).
Mi perdoni se userò la prima persona per riportare esperienze avvenute a terzi, ma il risultato è più diretto.
Quindi: nel reparto in cui pratico (16 persone), il gruppo chirurgico( ginecologico) è composto da circa la metà del personale. Due terzi di essi sono obiettori: restiamo in 3 a garantire il servizio. Di questi, uno è il chirurgo anziano: il suo tempo viene dedicato agli interventi difficili, alle reperibilità ed all’insegnamento.
Siamo due: garantiamo un turno a testa alla settimana (8 ore); poi mi spettano: un turno notturno alla settimana (12 ore); un ambulatorio (diciamo 6 ore di scrivania): restano 12 ore da dedicare all’attività chirurgica “pura”, il 30% in meno rispetto ai colleghi obiettori – senza contare che durante il periodo di ferie/feste i turni IVG incrementano a scapito della mia altra attività.
Già, ma quale? Orbene, a me piace la laparoscopia: affascinante, molto meno invasiva (quindi rispettosa) della tecnica tradizionale: purtroppo molto difficile da imparare, che necessita di continuo aggiornamento e pratica.
Da settembre diverrò anch’io obiettore: l’altro collega si avvicina alla pensione, corro il rischio di “farmi murare” nell’ambulatorio IVG altrimenti. Altrimenti le rispettabilissime convinzioni etiche dei colleghi mi estrometteranno dalle mie ambizioni professionali (perché c’è il blocco del turnover, bisogna ottimizzare le capacità/possiblità: non tutti possiamo diventare laparoscopisti ed io ho meno tempo degli altri da dedicare alla pratica – mi devo mettere in pari)
Poi possiamo parlare dei massimi sistemi, di come dovrebbe essere e –mannaggia!-non è.
Personalmente credo che l’obiezione di coscienza, oggi, non abbia senso. Vuoi occuparti di ginecologia? Bene, sai cosa dovrai affrontare in un ospedale pubblico. L’obiezione era legittima per quegli operatori che già lavoravano quando la 194 è entrata in vigore (o si specializzavano, o anche solo studiavano – loro, allora, non lo potevano sapere che ci sarebbe stata questa legge). Ma ora, no, non ha più senso. Come per il militare ai tempi della leva obbligatoria, uguale.
Un’ultima considerazione: mi creda, l’IVG è un turno pesante ed emotivamente molto faticoso; non una festa esclusiva per pochi invitati – soprattutto se hai figli. L’obiezione è sacrosanta, sacrosanta, ma così com’è il sistema non funziona. Per la cronaca: mi piacerebbe una revisione della 194 più restrittiva (visto che gli adolescenti non sono più disinformati, vista l’ampia gamma di pillole a disposizione ecc.) ma questo è un altro argomento.

sagredo ha detto...

L'unica salvezza al problema e' l'abolizione dell'articolo 18. Il direttore sanitario puo' decidere di licenziare un obiettore (a cui rimane il diritto di obiettare) per gravi questioni che riguardano il funzionamento della struttura che, comunque, deve garantire un servizio. Dati, tabelle e costi alla mano.