martedì 8 ottobre 2013

Nobel


Non riuscirò mai a capire l’importanza spropositata che si concede alle preferenze di un pugno di distinti ma semi-sconosciuti e con ogni probabilità non tutti supremamente brillanti soci di accademie scandinave, che una volta all’anno sembrano quasi diventare nell’opinione generale il canale attraverso cui passa un giudizio divino. Anche quando li si rimprovera di aver sbagliato (e succede spesso), è come se si separasse l’importanza del premio dalle persone di coloro che lo assegnano: che errore, si lamentano i critici, aver dato un premio tanto importante a Tizio, che non lo meritava! Ma come fa un premio a essere più importante della sua giuria? Cosa può mai rappresentare questo premio, al di là dell’approvazione solennemente certificata dell’esimio Professor Sven Svensson e colleghi? In ballo ci sono anche un bel po’ di soldi, d’accordo, ma non credo che la spiegazione sia così cinica. Non riesco proprio a capire.

11 commenti:

Ivo Silvestro ha detto...

Il Nobel è il Nobel, esattamente come Sanremo è Sanremo e, in misura minore, gli Oscar sono gli Oscar: non è un semplice riconoscimento scientifico (o letterario o sociale), ma è IL riconoscimento.
Puoi mettere in piedi premi più remunerativi o stabiliti in maniera meno problematica, ma rimane il premio.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ma la domanda, Ivo, è proprio questa: perché è IL premio? Non dovremmo considerarlo con un po’ più di distacco — proprio come consideriamo Sanremo?

Ivo Silvestro ha detto...

A parte il fatto che è da vedere quanto distacco effettivamente c'è verso Sanremo, credo sia un insieme di fattori. Il Nobel è antico (non è il più vecchio ma ha comunque oltre un secolo di vita), ha una storia interessante dietro (i sensi di colpa dell'inventore della dinamite) il premio è sostanzioso, coinvolge campi diversi (dalla letteratura alla chimica alla pace) il che significa maggiore visibilità mediatica. È praticamente l'unica occasione in cui la scienza può finire nei titoli del tg.
Il processo è poi ad autorinforzo: più se ne parla più è conosciuto, e più è conosciuto più se ne parla.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ivo, questa è una spiegazione sociologica, che condivido. Però mi pare che dal punto di vista logico nulla possa giustificare questa attenzione spasmodica.

Ivo Silvestro ha detto...

È un fenomeno sociale: le spiegazioni sociali mi sembrano le uniche adeguate.
Per quanto riguarda l'attenzione mediatica, c'è poi secondo me anche del (sano) opportunismo da parte dei (pochi?) giornalisti appassionati di scienza, che finalmente trovano agevolmente spazio per scrivere quello che piace loro.

shostakovich ha detto...

Però Sanremo è il festival della canzone italiana, anche uno sciovinista italiota può prendere atto della sua marginalità. Il paragone con il premio Oscar è già più congruo.
Rimane inevaso il quesito: la sua storia aneddotica, i nomi celebri che l'hanno ricevuto e i nomi divenuti celebri proprio perché l'hanno ricevuto (ma non è sempre vero, chi - del cosiddetto grande pubblico - si ricorda il nome del vincitore del Nobel per la fisiologia del 1971? E quello per la chimica del 1947? E il Nobel per la pace del 2003?), la cerimonia sfarzosa ecc. non spiegano tanta ansia mediatica. Perché tanta importanza per un verdetto senz'altro parziale, con più meritevoli che premiati, per forza di cose? Non è nemmeno una competizione diretta, non sono i 100 metri piani. Effettivamente, il Nobel sembra funzionare proprio come un giudizio divino, secondo la felice espressione di Giuseppe, ne ha le suggestioni, si porta addosso un fumo segreto e misterioso - anche se gli statuti della Fondazione Nobel sono pubblici. La santificazione laica in vita, l'assunzione in cielo nell'epoca della sua riproducibilità terrestre (ma non è cosa nuova, pare che nell'antica Grecia anche agli atleti delle Olimpiadi si riservassero onori quasi degni della deità).

Che dicono gli antropologi in proposito?

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ivo: ma perché tutti soggiacciono a questo meccanismo? Possibile che nessuno ne veda l'irrazionalità (che - mi pare - tu non neghi)?

Ivo Silvestro ha detto...

Non so se è vero che tutti soggiacciono. Se guardo gli archivi del mio giornale – quotidiano locale svizzero - credo che spesso la notizia dei Nobel sia stata data con poche righe tra le notizie varie di Estero.
Io ci soggiaccio – dando spazio sul giornale ai premi – per poter finalmente mettere in pagina qualcosa di interessante sulla scienza.
Personalmente: preferisco questo meccanismo, per quanto irrazionale, all'idealizzazione di atleti e politici vari…

Ivo Silvestro ha detto...

Sean Carroll la pensa come te:
http://www.preposterousuniverse.com/blog/2013/10/07/the-nobel-prize-is-really-annoying/?fb_source=pubv1

paolo de gregorio ha detto...

Esco dal coro. Premesso che ritengo inevitabile (quasi per definizione) che qualunque premio assegnato da una qualunque giuria per espressione di un giudizio su qualunque attività umana incorra ed incorrerà inevitabilmente di tanto in tanto in cadute, errori, contraddizioni, omissioni, scivolate; beh, il Nobel, almeno nelle discipline scientifiche, a mio parere il prestigio se l'è guadagnato sul campo. Cioè, al netto dei suddetti errori, andando a fare un bilancio storico e mediando su tutto, ha "grossomodo" fotografato con una certa affidabilità l'eccellenza mondiale, pur essendosi dato dei criteri che penalizzano alcuni tipi particolari di studi e risultati (a svantaggio della ricerca più di base rispetto a quella più fenomenologica). Può darsi che una lieve flessione ci sia stata negli ultimi decenni, ma se si torna indietro con la storia pochi al confronto sono gli esclusi tra i grandi, ed in alcuni casi lo sono stati per via di una certa lentezza nell'accettarne definitivamente i risultati (anche da parte delle comunità di riferimento).

Vincere un Nobel in ogni caso vuol dire venire accostati a personaggi storici nella scienza (ripeto, mi limito a questo campo per non esternare giudizi superficiali).

Esclusi eccellenti? Più d'uno. Inclusi sopravvalutati? Altrettanti. Ma parliamo di un premio, confinato ad un luogo; in Italia faremmo di molto peggio.

Post scriptum: ritengo, per via di qualche spiegazione ricevuta in via diretta da chi vota, che il peso degli studiosi internazionalmente affermati sia di gran lunga superiore a quello dell'Accademia stessa, la quale in ogni caso soppesa elementi che ad essa vengono "passati" dagli esperti. L'idea sulla qualità e l'impatto viene formata su quei giudizi, e poi l'elemento di preferenza finale risponderà a valutazioni di principio e scelte strategiche. Ma la qualità e il merito, quelli certamente non li stabiliscono i membri svedesi.

filippo ha detto...

Nel mio piccolo, ritengo ampiamente condivisibile quanto espresso da Paolo.