Si fa dell’ironia, sul Foglio di ieri, a proposito dell’ultimo libro di Carlo Flamigni («Flamigni, ultimo giapponese», 20 febbraio 2010, p. 3):
Il professor Carlo Flamigni, star nazionale della fecondazione in vitro, ha deciso di candidarsi al premio “ultimo giapponese nella giungla delle staminali embrionali”. In un libro di cui è annunciata la prossima uscita (“La questione dell’embrione”, Baldini Castoldi Dalai), Flamigni dedica molti sforzi a sostenere che quel filone di ricerca, ormai in evidenti difficoltà in tutto il mondo – soprattutto dopo le scoperte sulla riprogrammazione cellulare delle staminali somatiche – sia in realtà irrinunciabile. Il professore ne è talmente convinto che prova a ridimensionare […] il lavoro di Shinya Yamanaka. Il quale, nel 2007, nel suo laboratorio di Kyoto ha scoperto il principio su cui si basa la riprogrammazione delle staminali epiteliali in staminali pluripotenti indotte. Non è vero che Yamanaka non ha mai usato cellule embrionali, sostiene Flamigni. Ma non dice che sono state usate cellule di topo, e non umane, per ottenere quel risultato così importante.Purtroppo per Il Foglio, le cose stanno diversamente. Andiamoci a rileggere un articolo che avevamo già citato qui su Bioetica qualche anno fa (Martin Fackler, «Risk Taking Is in His Genes», The New York Times, 11 dicembre 2007; corsivo mio):
In fact, restrictions are so tight that he says he cannot use human embryos at his laboratories here. Instead, research using human embryos is done at U.C. San Francisco, where he maintains a small two-person laboratory. He said he had never handled actual embryonic cells himself, and the American lab uses them only to verify that the reprogrammed adult cells are behaving as true stem cells.Il testo è molto chiaro, e non risultano smentite (il New York Times le avrebbe aggiunte in calce: è un giornale serio, quello). Se ci deve essere per forza un ultimo giapponese, in questa vicenda, allora è Shinya Yamanaka, che ha anche la nazionalità giusta, non Carlo Flamigni...
“There is no way now to get around some use of embryos,” he said. “But my goal is to avoid using them.”
Ma a parte le inesattezze di fatto – chiamiamole così – è la logica generale del Foglio ad essere sbagliata. Se gli embrioni fossero esseri umani in tutto e per tutto, allora le sperimentazioni su di essi andrebbero proibite sempre, e non solo perché esse si sono rivelate «inutili» (ma abbiamo visto che in realtà sono state e sono indispensabili). E se si ammette che la sperimentazione è possibile se utile, allora ogni limitazione basata sui campi di studio che oggi ci sembrano più promettenti è assurda: la ricerca deve essere libera, perché nessuno può ipotecare il futuro e decidere che ciò che oggi non serve non servirà mai più.