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domenica 19 giugno 2011

DNA profiling

It could mark the end of the traditional television sleuth drama. A new device that can identify suspects from DNA left at the scene of a crime in under an hour is set to transform the way police track down criminals.

The portable technology, which is about the same size as piece of airline carry on luggage, uses a rapid form of DNA profiling to produce a genetic fingerprint from blood, saliva and skin cells left at crime scenes.

Without leaving the scene of the crime, the device, which has been developed by forensics experts, can then check the profile against the centrally held National DNA Database to reveal the identity of the criminal responsible in under an hour.

lunedì 13 dicembre 2010

Hugef, Human Genetics Foundation

Domani a Torino si inaugura la nuova sede dello Hugef, Human Genetics Foundation. Il programma della giornata qui.

domenica 28 settembre 2008

Ma sicurezza non vuol dire privacy

Astigmatismo
Il dibattito sui dati genetici è vivace quando si parla di un’eventuale discriminazione da parte dei datori di lavoro e delle assicurazioni sanitarie. Sull’uso a scopo investigativo e sulla creazione di una banca dati nazionale del DNA, invece, c’è silenzio. E già questo potrebbe essere preoccupante. Come è preoccupante che il Big Brother Award Italia 2008, sezione “Tecnologia più invasiva”, sia stato assegnato proprio alla banca (abusiva) del DNA del R.I.S. di Parma. La creazione di una banca dei profili del DNA pone non solo la questione dell’informazione genetica e del suo possibile abuso; ma quella delle modalità e delle ragioni per cui si preleva un campione di DNA. Invocare l’annientamento del crimine è pretestuoso – comunque non sufficiente a sgretolare la tutela della riservatezza di ogni cittadino.
Sebbene l’informazione dei profili del DNA di per sé potrebbe non costituire un danno, la prima domanda è se ci si può rifiutare di farsi prelevare un campione di DNA. Tanto più che le informazioni genetiche trascendono il singolo, coinvolgendo tutto il suo gruppo familiare: tutte le persone legate ad un “sospetto” sarebbero esposte ad una intollerabile intrusione.
Per quali ragioni si potrebbe giustificare la violazione di un domicilio tanto privato quale il nostro profilo del DNA?
Come potrebbero essere usate queste informazioni? Le garanzie contro i possibili abusi, offerte dal disegno di legge sulla Banca dati nazionale del DNA, sembrano poco rassicuranti. Come si può giustificare la violazione di un diritto tanto fondamentale quale la tutela dei propri dati personali?
Quale “sicurezza” può spingere a violare l’intimità e la privacy? La sicurezza non può essere ridotta ad un ideale astratto cui sacrificare la vita privata di alcuni cittadini in carne ed ossa. È paradossale invocare un principio per giustificarne la violazione. È una pessima e diffusa abitudine invocare la sicurezza per annientare la libertà e la giustizia.
Le domande sono troppe, e le risposte elusive o assenti.
Colpisce, poi, come l’antiscientismo diffuso in questo caso prenda le sembianze del suo alter ego: la fiducia cieca e smisurata per la dimostrazione assoluta di colpevolezza (la “certezza” della prova) tramite il DNA, ottenuta quasi magicamente – neanche si trattasse di un episodio di CSI, celebre telefilm americano che ha reso famosa la polizia scientifica (e in cui i colpevoli sono sempre incastrati dal DNA!).

l’Unità, 27 settembre 2008