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giovedì 14 aprile 2011

Alla pancia non si comanda

Giorgio Israel cita con approvazione un passo de L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera: glielo ha fatto venire in mente, dice, l’odierna «dilagante ossessione di rifugiarsi nel riduzionismo biologico».

L’autore narra che la prima volta che Tereza entrò nell’appartamento di Tomás, il suo futuro amante, la sua pancia si mise a gorgogliare, rivelando così «l’inconciliabile dualità di corpo e anima, esperienza umana fondamentale». […] Ormai, osserva Kundera, la scienza ci spiega «che l’anima non è che un’attività della materia grigia del cervello. La dualità di corpo e anima si è avviluppata in una terminologia scientifica e ne possiamo ridere allegramente come di un pregiudizio fuori moda. Ma basta innamorarsi follemente e sentire il brontolio del proprio intestino, perché l’unità di corpo e anima, questa lirica illusione dell’età della scienza, svanisca di colpo».
A me – che pure non sono un riduzionista radicale – sembra che un’esperienza come quella di Tereza riveli non la dualità di corpo e anima, ma al massimo la dualità di intestino e cervello. Ma forse sono troppo prosaico...

(Nella foto: “Big Brain Small Stomach”, di Olaf Breuning.)