Sulle ragioni degli autori di Vieni via con me l’essenziale è stato già detto molte volte e chiaramente: da Malvino, da Luca Sofri, da Chiara Lalli su questo blog. Ma siccome repetita iuvant, ecco ancora una volta spiegato, dalla bocca di uno degli autori del programma, perché è stato giusto negare la replica ai cosiddetti movimenti «pro-vita» (Francesco Piccolo, «Ma il racconto laico non è “contro”», L’Unità, 29 novembre 2010, p. 3):
Tutti hanno detto agli autori di Vieni via con me (di cui faccio parte), con molta facilità: cosa vi costa dare voce a un punto di vista in più – esibendo con questa affermazione una presunta e più ampia laicità. La questione però è mal posta, ed è mal posta in modo tendenzioso. La questione non è quella di ospitare un punto di vista in più; ma che, facendolo, accetteremmo la tesi che abbiamo parlato contro qualcuno. La domanda quindi dovrebbe essere non: perché non date la parola a un punto di vista in più? Ma: avete parlato contro qualcuno?
Quello che i movimenti pro-vita, e molti cattolici poco generosi non capiscono, è che non abbiamo parlato contro nessuno per un motivo semplice: noi siamo totalmente d’accordo con le loro tesi. Abbiamo già accettato le loro ragioni, a priori.
Sono loro a non ammettere le ragioni degli altri. Un laico vero ritiene che bisogna accettare tutt’e due le possibilità di scelta davanti a una tragedia umana così incomprensibile per chi la vive, figuriamoci per chi non la vive. Un cattolico invece ritiene che ci sia solo una possibilità, e l’altra è sacrilega. In uno stato laico, però, dovrebbe prevalere il pensiero laico – che, ripeto, comprende quello cattolico. Se prevale il pensiero cattolico che non comprende quello laico – c’è qualcosa che non va. E questo va raccontato. E a questo racconto non si può affiancare un altro che si definisce opposto, perché nel racconto laico sono già compresi tutti e due i punti di vista; quindi un racconto opposto non c’è.













