
Ma perché le nostre strade diventino comunicanti occorre, a mio avviso, evitare una trappola. Occorre evitare di chiedere il permesso, di chiedere l’autorizzazione e la benedizione alla chiesa del «bussate e vi sarà chiuso».
Finché gay e lesbiche, divorziati/e, separati/e, conviventi, oppure preti che incontrano un amore continueranno a chiedere il permesso di vivere le proprie esperienze, forse non nascerà molto di nuovo.
Continuare a bussare alla porta della chiesa-gerarchia per chiedere di entrare e per ottenere almeno un posticino all’ombra ad occhi bassi e tenendo il fiato per non disturbare nessuno, significa bussare alla porta sbagliata e compiere un’operazione da schiavi/e.
[...]
Se vogliamo usare questa metafora della porta, dobbiamo ricordarci che l’unica porta alla quale i credenti devono bussare, è la porta di Dio.
(In Omosessualità e Vangelo, a cura di Pasquale Quaranta, 2008, Gabrielli editore).
ps
leggete cosa scrive sulla oscena dichiarazione di ieri: Vaticano: dalla parte degli assassini.













