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lunedì 7 maggio 2007

Giro di vite

Tre giorni fa Malvino ci metteva in guardia contro una tentazione censoria che comincia a profilarsi, e a minacciare la Rete. L’occasione gliela offriva Gianni Baget Bozzo, che in una lettera al Foglio dello stesso giorno così scriveva, suscitando il consenso del direttore:

Il meccanismo terrorista nasce dalla potenza della parola, è la parola che arma la mano ed è la parola che costruisce un accorporamento di uomini. E oggi la parola può rivolgersi a tutti mediante quello strumento universale di comunicazione che è Internet. Il terrorismo degli anni Settanta è stato preparato dagli anni del Sessantotto. Lei tende a sottovalutare la potenza della parola e la responsabilità di quelli che la usano.
Oggi Baget Bozzo torna alla carica, questa volta dalle pagine della StampaSulla chiesa corre veleno via internet», 7 maggio):
Forse vi è qualche ragione per cui l’Osservatore Romano ha usato un termine così inaudito come «terroristi» per descrivere gli attacchi contro il cristianesimo e contro la Chiesa compiuti in Internet e manifestati, con inattesa violenza, dal conduttore del 1º Maggio sindacale. Forse è più il messaggio che corre in Internet a preoccupare la Santa Sede che la definizione di ladroni data per obliquo alla Chiesa in Piazza San Giovanni. Internet è divenuto una sorta di coscienza diffusa, in cui ciascun utente è portatore e recettore di messaggi potenzialmente mondiali. E tutta la struttura della protesta in Italia usa Internet da molto tempo, non solo come mezzo di messaggi, ma come organizzazione di fatti e di rapporti collettivi.
La sede, stavolta, è autorevole (o meno becera, comunque), l’accusa comincia a prendere forma, ad articolarsi in teorema. Occhio, concludeva Malvino. Occhio, concludo io.