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domenica 27 maggio 2007

Condivisioni testamentarie

Giuliano Amato è un uomo coraggioso, ai limiti della temerarietà (Amato spinge su testamento biologico, conforme a catechismo”, Reuters, 26 maggio 2007) e intervenendo alla Conferenza Nazionale della Famiglia

ha citato un passo del catechismo della chiesa cattolica, per ribadire che si tratta di un tema condiviso da chi ha finora ha considerato troppo estremiste le posizioni sui diritti del governo di centrosinistra.
Non ho ben capito. Il sillogismo sarebbe:

X è nel catechismo della chiesa cattolica
Il catechismo della chiesa cattolica è condiviso
X è condiviso

Interessante premessa davvero per un uomo politico. Citare il catechismo. Ma sì, continuiamo così.
“L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”, ha detto il ministro citando alla lettera un passo del catechismo.
Grazie per la magnanimità. Possiamo dunque stare tranquilli: se il catechismo ce lo permette possiamo morire in pace.

venerdì 16 marzo 2007

Tre obiezioni per Giuliano Amato

Maurizio Coletti, Amato, reprimere è meglio che intervenire, Altrenotizie, 16 marzo 2007.
A proposito della campagna “antidroga” annunciata da Giuliano Amato, Maurizio Coletti individua tre aspetti difficilmente non condivisibili:

Il primo è che Amato, parlando di una “gigantesca campagna contro i consumatori”, parte poi, lancia in resta, contro gli studenti ed i giovani in particolare. Gli altri soggetti consumatori (parlamentari, vallette, veline, medici, manager, indossatrici, calciatori, sportivi in genere) li vuole lasciare in pace.

Il secondo è che Amato rinuncia, quasi apertamente, a considerare come prioritaria la lotta al narcotraffico. Affermata dal Ministro competente per l’ordine pubblico e la repressione del crimine, e abbastanza indigeribile. In tutto ciò, non una sola parola sulla battaglia contro i mercanti di morte, contro le narcomafie, contro le organizzazioni criminali. Solo la proposta di uno psicodramma collettivo (il “rendersi conto”...) e misure contro un anello debole.

Il terzo, più sconvolgente di tutti, è la risposta punitiva (una punizione... light...?). Se si parte dal concetto (traumaticamente errato) che i consumi (e gli abusi, ovviamente) sono da correggere, perché non ipotizzare che al posto di agenti di polizia e di carteggi tra prefetture e scuole, non vi siano operatori sociali e sanitari? Perché non proporre un intervento di supporto e di accoglienza? Magari, nei casi in cui sia necessario, un adeguato trattamento?

Lontani dall’ipotesi che le politiche sulle droghe debbano essere razionali, basate sulle evidenze, sulla comprensione dei fenomeni, sulla riduzione dei danni, questi politici (opposizione e maggioranza, non importa) insistono sull’unico tasto della repressione. Perché lo fanno? C’è in giro un gran parlare solo di valori, di famiglia; chi ascolta, anche di sfuggita, qualche trasmissione televisiva del tardo pomeriggio, può rendersene conto: la belloccia di turno, giovane e piacente, dichiara: “voglio essere me stessa (??!?), il mio desiderio è costruirmi una famiglia”. Ratzinger, Ruini, ora Bagnasco insistono, ripetono, minacciano sullo stesso tema caro alle veline di turno.

L’offensiva sui valori religiosi comprende infatti anche il tema della droga. Sullo sfondo, lontana e sfocata, la questione delle risorse da dedicare ad interventi efficaci sul campo. Attendiamo pazienti che la senatrice Binetti pensi anche a questo aspetto, tra un cambio di cilicio ormai sanguinante ed un attacco al pensiero laico.

martedì 13 marzo 2007

Se ti droghi non vale

Scuola, provocazione shock di Amato. “Antidoping dopo le interrogazioni”, la Repubblica, 12 marzo 2007:

Noi oggi facciamo l’antidoping solo agli atleti. Perché non prevedere un uso più ampio di questo controllo e renderlo più sistematico, ad esempio all’uscita delle discoteche e a scuola?
[…]
Bisogna pensare anche a cose del genere, anche se può apparire una cosa un po’ idiota (1).
[…]
Cose del genere, però, meritano di essere prese in considerazione. E poi, magari sostituite da altre (2).
[…]
Per gli studenti, immagina il ministro, potrebbero diventare obbligatori test anti-doping tra i banchi. I ragazzi potrebbero dover sottoporsi alle analisi “ad, esempio, dopo le interrogazioni” (3). Forse in caso di prestazioni “sospette” (4). E se lo studente dovesse risultare positivo, spiega Amato, dovrebbe scontarne le conseguenze. “Perderebbe punti. E chiaramente l’interrogazione non sarebbe valida” (5).
(1) Lo ha detto lui (nessuno si permetterebbe).
(2) Provare subito le altre senza passare dal via?
(3) A una condizione: che la misura valga anche per le interrogazioni parlamentari.
(4) Sospette? I secchioni saranno sospettati di essere dei fattoni?
(5) Ci si sarebbe aspettati una ramanzina, non soltanto l’invalidazione della prestazione intellettuale...