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venerdì 8 agosto 2014

«E allora perché non la bulimia?»


O del leggere ciò che si commenta.

mercoledì 6 agosto 2014

Facebook rimuove una foto di Lauren Greenfield: «non rispetta gli standard della comunità!»

Ieri linko sul mio profilo facebook il pezzo sulla proposta di legge sui disturbi alimentari. Tra i commenti posto una foto di Lauren Greenfield con il link a Thin, documentario sui disturbi alimentari e foto.


Posto anche una delle foto #proana.


Dopo qualche ora non riesco più ad accedere e mi accorgo che il mio profilo non esiste più.



Dopo qualche altra ora riesco a reimpostare la password. Accedo. «Abbiamo rimosso questo contenuto in quanto non rispetta gli standard della comunità di Facebook in relazione alle immagini di nudo» (vedi alla voce «nudità» e «rivedi gli standard della comunità»).


Chissà chi è la persona «particolarmente sensibile» che ha segnalato la foto. Chissà da cosa è stata tanto turbata da segnalarla e chiedere di rimuoverla. Certo è un bel guaio non poter segnalare e rimuovere anche la foto dal sito di Lauren Greenfield e, sopratutto, non essere in grado di valutare il contesto.
Facebook si scusa in anticipo per l’eventuale limitazione e per l’inconveniente, ma deve aver ritenuto che la richiesta fosse sensata e che la rimozione fosse giustificabile e giustificata. Troppo scandalosa quella foto di nudo! Bisogna tutelare «le esigenze della nostra eterogenea comunità globale».
Non è la prima volta che una foto (la femen, l’asceta nudo, il calendario benefico, l’allattamento e altre) viene rimossa per ragioni abbastanza ridicole o del tutto sballate. Ah se il mondo potesse essere regolato dagli stessi standard di facebook! Non servirebbe nemmeno la legge sul reato di istigazione ai disturbi alimentari!
Ora è rimasto solo il link. Ancora un po’ troppro scabroso forse. Fossi una persona sensibile segnalerei anche questo.




martedì 5 agosto 2014

Il nuovo reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a...

http://www.laurengreenfield.com/?p=Y6QZZ990

Potrebbe sembrare una gag dei Monthy Python in un giorno non particolarmente felice. Invece è una proposta di legge. Si chiama “Introduzione dell’articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare”.

Pur ammettendo che i disturbi dei comportamenti alimentari siano “risultanti dalla complessa interazione di fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici”, i firmatari decidono di concentrarsi sui “fenomeni di diffusione e promozione dei disturbi alimentari, individuando un nuovo reato d’istigazione a pratiche che incitino all’anoressia o alla bulimia – come accade ad esempio su internet, grazie soprattutto ai siti web «pro-ana» e «pro-mia»” (il corsivo è il loro). D’altra parte “non è certo compito del Parlamento interrogarsi sulle dinamiche che portano un numero sempre maggiore di persone a soffrire di disturbi del comportamento alimentare”. Sembra che sia invece suo compito delineare nuovi reati in un contesto tanto vago.

Si parte da quanto si dovrebbe dimostrare: che incitare all’anoressia (o a qualsiasi altro disturbo alimentare) causi l’anoressia (o qualsiasi altro disturbo alimentare) e che questo dovrebbe essere considerato un reato.

Pur concedendo – molto generosamente – una connessione causale tra l’istigazione (qualunque cosa significhi) e il disturbo alimentare, pensare che la soluzione sia rendere quello stimolo un reato è abbastanza ingenuo. Significa ignorare come funziona l’internet, i principi liberali, il ruolo del parlamento, la corretta valutazione del rischio, il diritto penale e il principio del danno. Significa anche aver dimenticato l’inutilità del proibizionismo e della coercizione legale in un simile dominio. Pur concedendo – altra ingiustificabile generosità – che il danno sia dimostrato non avremmo ancora dimostrato che sarebbe giusto vietare la causa del danno.
Perché considerare diversamente altre “istigazioni” al danno? Vietiamo le istigazioni alle automobili, ai coltelli, al fuoco, alle aspirine (aggiungere a piacere) perché si muore – questo è sicuro – in incidenti stradali, accoltellati, bruciati e di aspirina. Vietiamo l’acqua ché si muore anche per intossicazione da acqua.

C’è anche un altro problema: molti di questi siti, chat, blog e forum sono verosimilmente un ulteriore “sintomo”. Dopo aver letto “Ecco il diario alimentare di oggi. Pranzo: piccolo panino con cotto e fontina (circa 250 kcal). Cena: zuppa (circa 35 kcal). Avrei preferito mangiare qualcosa di meno calorico del panino, ma ahimè sono finita in un panifico con degli amici e ho perso il controllo” oppure i consigli Pro-Ana “Questi non sono consigli per dimagrire facendo le solite diete, ma seguendo le diete Pro-Ana a basso apporto calorico (Max. 500 Kcal)” domandatevi: chi l’avrà scritto? Poi domandatevi: è giusto trattare l’autore come un criminale? E sarebbe di una qualche utilità? Forse nel caso della sanzione pecuniaria (ma ovviamente non per il reo), ma nel caso della reclusione?

Lo strambo reato di istigazione all’anoressia, Pagina 99, 5 agosto 2014.


domenica 3 agosto 2014

Il nuovo «reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare»




Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge si propone di attirare l'attenzione sul problema dei disordini del comportamento alimentare. Questi disordini alimentari, di cui l'anoressia e la bulimia sono le manifestazioni più note e più frequenti, sono diventati, nell'ultimo ventennio, una vera e propria emergenza nei Paesi occidentali, una piaga che attraversa tutti gli strati sociali.
Gli studi condotti in Italia sui disordini del comportamento alimentare sono ancora relativamente pochi, e per la maggior parte limitati a realtà regionali. Secondo dati aggiornati a novembre 2006 e forniti dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità, tuttavia, la prevalenza dell'anoressia e della bulimia in Italia sarebbe rispettivamente dello 0,2- 0,8 per cento e dell'1-5 per cento in linea con quanto riscontrato in molti altri Paesi.
Se poi ci si concentra sugli studi condotti nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti d'America, i dati epidemiologici sono ancora più allarmanti. Secondo l’American psychiatric association, i disordini alimentari sarebbero la prima causa di morte nei Paesi occidentali. Colpirebbero con più frequenza le giovani donne (dai dati riportati in letteratura si evince che oltre il 5 per cento delle ragazze tra i 15 e i 18 anni presenterebbe qualche disturbo collegato all'alimentazione), ma l'età di esordio si sarebbe notevolmente abbassata, al punto che non sarebbe più raro trovare forme di disturbi alimentari anche nell'infanzia e nella preadolescenza. Sempre secondo i dati raccolti dall’American psychiatric association, la presenza dell'anoressia nelle donne e negli uomini si attesterebbe in un rapporto che oscilla tra 1 a 6 e 1 a 10. Questo rapporto cambierebbe però nella popolazione adolescente, dove i ragazzi sarebbero tra il 19 e il 30 per cento delle persone con problemi di anoressia. La difficoltà di conoscere esattamente la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare rispetto ad altre malattie, oltre che nella complessità di uniformare gli studi, risiede tuttavia nella particolarità di questi disturbi, ossia nella tendenza delle persone affette ad occultare il proprio disturbo e ad evitare, almeno per un lungo periodo iniziale, l'aiuto di professionisti.
Il percorso che ogni adolescente deve compiere per passare dall'infanzia all'età adulta è sempre complesso. Ecco perché alcuni giovani risponderebbero a questo momento di difficoltà modificando il proprio comportamento alimentare ed esprimendo il proprio disagio attraverso vari disturbi del comportamento alimentare. La presente proposta di legge non ha però la presunzione di spiegare le origini e le dinamiche che sono alla base dei disordini alimentari, tanto più che, ancora oggi, le loro cause non sono del tutto note. Per molti esperti si tratta di sintomi risultanti dalla complessa interazione di fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici. Alcuni insistono sull'influenza negativa che possono avere un eccesso di pressione e di aspettative da parte dei familiari o, al contrario, sull'assenza di riconoscimento e di attenzione da parte di genitori, insegnanti e, in generale, delle persone adulte che hanno rapporti con i giovani. Altri sottolineano l'importanza di traumi vissuti durante l'infanzia, come le violenze e gli abusi sessuali, fisici o psicologici. Altri ancora condannano l'impatto che potrebbero avere alcuni messaggi veicolati dalla società: uno dei motivi per cui alcune ragazze inizierebbero a sottoporsi a diete eccessive sarebbe la necessità di corrispondere a determinati canoni estetici che premiano la magrezza, anche nei suoi eccessi.
Come già detto, però, non è certo compito del Parlamento interrogarsi sulle dinamiche che portano un numero sempre maggiore di persone a soffrire di disturbi del comportamento alimentare. Né è sua vocazione comprendere e contrastare le cause profonde che, anche nel nostro Paese, hanno portato al moltiplicarsi di questi fenomeni. Il compito del Parlamento è prendere atto della gravità del fenomeno; constatare il fatto che gli esperti sono unanimi nel sottolineare che le manifestazioni sintomatiche di questi disturbi sono legate all'eccessiva importanza attribuita al controllo dell'alimentazione, del peso e della forma del corpo; capire che esiste, a livello legislativo, la possibilità di contrastare in modo concreto la diffusione e la promozione dei disturbi del comportamento alimentare e di favorire misure di prevenzione e di diagnosi precoci.
La presente proposta di legge si concentra dunque proprio sui fenomeni di diffusione e promozione dei disturbi alimentari, individuando un nuovo reato d'istigazione a pratiche che incitino all'anoressia o alla bulimia – come accade ad esempio su internet, grazie soprattutto ai siti web «pro-ana» e «pro-mia».
Con l'individuazione del nuovo reato d'istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia, si dovrebbe permettere alle Forze di polizia di agire in modo tempestivo e di mettere in atto una serie di misure di contrasto all'incitamento a comportamenti alimentari che possono minacciare gravemente la salute fino a compromettere in modo irreversibile l'integrità psico-fisica delle persone colpite e, nei casi più estremi, a provocarne la morte. Si tratta soprattutto di contrastare in maniera efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro-ana» e «pro-mia» che, attraverso blog e chat, incitano e diffondono comportamenti anoressici e bulimici esaltando l'anoressia e la bulimia come modalità di vita.
In Italia, secondo gli ultimi dati, questi siti sarebbero oltre 300.000. Alcuni promuovono la «magrezza ad ogni costo» e celebrano il raggiungimento dei 35 chili di peso come ideale e conquista; altri hanno lo scopo di «aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi, ossia la perfezione» indicando come eliminare il senso di fame utilizzando farmaci, come sopportare la mancanza di cibo, come procurarsi il vomito dopo aver mangiato, come continuare a perdere peso; altri ancora diffondono immagini o messaggi motivazionali (thinispiration), che possono assumere la forma di fotografie di modelle o personaggi famosi particolarmente magri, specificando che «il magro non passa mai di moda».

PROPOSTA DI LEGGE Art. 1. (Introduzione dell'articolo 580-bis del codice penale).
1. Dopo l'articolo 580 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 580-bis. – (Istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare). – Chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, istiga esplicitamente a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a provocare l'anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare, o ne agevola l'esecuzione, è punito con la reclusione fino ad un anno e con una sanzione pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Se il reato di cui al primo comma è commesso nei confronti di una persona minore di anni quattordici o di una persona priva della capacità di intendere e di volere, si applica la pena della reclusione fino a due anni e di una sanzione pecuniaria da euro 20.000 a euro 100.000».
Non ho nemmeno la forza di commentare.

martedì 30 ottobre 2012

Anoressia: troppo facile incolpare le modelle


“L’anoressia? È tutta colpa di Twiggy e dell’icona di donna pelle e ossa che ha generato”. E se Twiggy è invocata da chi era giovane negli anni Sessanta, e le nuove generazioni l’hanno sostituita con qualche altra modella o attrice, la connessione causale rimane intatta: si diventa anoressici perché il modello culturale ci rimanda una donna magrissima, vogliamo adeguarci a quel modello e l’anoressia non è altro che il nostro desiderio imitativo che ci sfugge di mano. La moda è spesso considerata la pecora nera nel fragile mondo della rappresentazione e dell’istigazione all’ossessione per la magrezza. Vale anche al contrario: alla fine di settembre alcuni autoscatti di Lady Gaga con qualche chilo in eccesso sono stati presentati - e interpretati da molti - come un esempio di ribellione autocompiaciuta alla magrezza imposta. In questa nebbia il recente libro di Carrie Arnold (Decoding Anorexia: How Breakthroughs in Science Offer Hope for Eating Disorders, Routledge) indica una strada diversa, nascosta dal brusio colpevolizzante verso i modelli culturali spigolosi.

Il Corriere della Sera, La Lettura #49, domenica 21 ottobre 2012.

lunedì 1 ottobre 2012

Is Anorexia a Cultural Disease?

Un post molto interessante sui disturbi alimentari di Carrie Arnold su Slate.

From the outside, my eating disorder looked a lot like vanity run amok. It looked like a diet or an obsession with the size of my thighs. I spewed self- and body-hatred to friends and family for well over a decade. Anorexia may have looked like a disorder brought about by the fashion industry, by a desire to be thin and model-perfect that got out of hand.

Except that it wasn't. I wasn't being vain when I craned my neck trying to check out my butt in the mirror—I truly had no idea what size I was anymore. I was so afraid of calories that I refused to use lip balm and, at one point, was unable to drink water. I was terrified of gaining weight, but I couldn't explain why.

As I lay in yet another hospital bed hooked up to yet another set of IVs and heart monitors, the idea of eating disorders as a cultural disorder struck me as utterly ludicrous. I didn't read fashion magazines, and altering my appearance wasn't what drove me to start restricting my food intake. I just wanted to feel better; I thought cutting out snacks might be a good way to make that happen. The more I read, the more I came to understand that culture is only a small part of an eating disorder. Much of my eating disorder, I learned, was driven by my own history of anxiety and depression, by my tendency to focus on the details at the expense of the big picture, and by hunger circuits gone awry. The overwhelming amount of misinformation about eating disorders—what they are and what causes them—drove me to write my latest book, Decoding Anorexia: How Breakthroughs in Science Offer Hope for Eating Disorders.

sabato 16 giugno 2012

Nutrizione forzata

The woman’s parents told the court they had given up hope that their daughter could recover. They said: “It upsets us greatly to advocate for our daughter’s right to die. We love her dearly but feel that our role should now be to fight for her best interests, which, at this time, we strongly feel should be the right to choose her own path, free from restraint and fear of enforced re-feed.
Woman who wants to die must be force-fed, The Telegraph, 15 june 2012.

sabato 28 giugno 2008

Grido di allarme: donne, basta dimagrire!

Un accorato invito (sic) dalle pagine di Elle e ripreso da Il Corriere della Sera.
E tu pensi che è un invito alle donne a non ostinarsi a denutrirsi; una di quelle campagne di sensibilizzazione su e contro i disordini alimentari; a non sacrificare la propria salute per un apparire (scheletrico) imposto dalla moda; un grido di allarme, insomma, contro i pericoli della anoressia e il rifiuto di una cultura del compiacimento (altrui).
Ma vai a leggere e non è nulla di tutto questo:

La campagna anti-dimagrimento di Elle prende le mosse da un sondaggio commissionato all’istituto Ifop, dal quale risulta che un uomo su due - si parla del 50% degli intervistati - afferma di preferire le donne che propongono «rotondità», senza scendere in ulteriori dettagli.
Ecco: meglio non scendere in ulteriori dettagli. Ci è bastato questo.

venerdì 19 ottobre 2007

Bocciata Nolita

La campagna Nolita aveva già suscitato polemiche e falsi scandali. Ora le foto di Oliviero Toscani sono addirittura bocciate.
Il Giurì della Pubblicità ha infatti bocciato le immagini in quanto sarebbero una strumentalizzazione per fini commerciali che determina l’indignazione anche delle persone malate.
Qualche considerazione emerge prepotentemente: è meglio fare finta di niente? Finché (magari con solo un paio di chili in più) ragazze magrissime sfilano vestite di pailletes e pelle di serpente, va tutto bene. Magrezza e fini commerciali inclusi.
Per non parlare del livello delle pubblicità dalle quali siamo circondati: se valesse il criterio di strumentalizzazione la censura si abbatterebbe sul mondo pubblicitario.
Sarebbe una sfida interessante elencare quali e quante campagne pubblicitarie rientrino nel mirino, dal momento che le Finalità dello IAP sostengono:

Il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria ha lo scopo di assicurare che la pubblicità, nello svolgimento del suo ruolo particolarmente utile nel processo economico, anche come mezzo di competizione tra concorrenti, venga realizzata come servizio per il pubblico, con speciale riguardo alla sua influenza sul consumatore.
Il Codice assicura quindi che la pubblicità sia onesta, veritiera e corretta.

sabato 10 febbraio 2007

Sporco ciccione a chi?

Dare del “ciccione” a uno che in effetti è ciccione non è una offesa. Se a parlare è un medico, si intende. Addirittura sarebbe terapeutico.
A suggerirlo è la decisione della Corte di Cassazione in merito alla condanna del dottor X per ingiuria. La Corte d’Appello di Trieste aveva giudicato offensivi i modi e le parole del suddetto medico nei confronti di Alessandra V.: “Con tutti quei chili di troppo pretende di non avere il mal di schiena. Con lei perdo solo tempo, chi vuole che la guardi, chi vuole che la tocchi, lei deve dimagrire non le è ancora venuto un infarto, ma chi l’ha assunta, ma come può prestare questo servizio … lei è un peso per la società … visitarla è una perdita di soldi per l’Inail” (Ciccione? Se lo dice medico non è offesa, Sky Life, 9 febbraio 2007).

La corte di Cassazione ha stabilito che il medico si è macchiato al più di maleducazione, ma non di un reato penale.
“Un medico – scrive la Quinta sezione penale nella sentenza 4990 – non può porsi il problema dell’offensività della mera constatazione della condizione patologica del paziente”. E ancora : “Per la condanna penale non è sufficiente l’astratta idoneità delle parole a offendere, ma è necessario che esse siano a ciò destinate”.

Condanne penali a parte, le domande che a mio avviso rimangono insoddisfatte sono sostanzialmente due.
La prima è se davvero possa affermarsi che il maltrattamento (in questo caso linguistico) sia terapeutico. Magari per qualcuno sì, ma se a me uno mi dicesse “sporca cicciona” probabilmente mi incarterei ulteriormente e uscita dallo studio medico mi infilerei nel primo bar a ingozzarmi di porcherie.
La seconda è come considerare l’obesità: capriccio o malattia? Dalla vicenda in questione sembra quasi che la patologia sia esclusivamente quanto l’obesità causa (mal di schiena, rischi di problemi circolatori e così via) e non l’obesità stessa. Siamo sicuri che dire ad una anoressica “schifosa scrocchiazeppi” sia un buon modo di aiutarla?