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giovedì 16 dicembre 2010

Epidurale por favor

Il blog lo abbiamo segnalato più volte. Paola Banovaz ha scritto un libro, Epidurale por favor.

L’84% delle strutture sanitarie pubbliche e convenzionate non garantisce un trattamento efficace e sicuro per lenire il dolore nel parto. L’epidurale diventa un pretesto per approfondire i miti, i tabù, i pregiudizi che ancora sopravvivono intorno a gravidanza, parto e maternità.

“La cosa che ancora oggi mi fa riflettere non è tanto la questione di riconoscere il diritto all’epidurale alle partorienti che la desiderano, che è addirittura tautologico, ma sono le giustificazioni balbuzienti di chi comunque si mette per traverso”.
Dalla prefazione di Ivan Cavicchi.

venerdì 19 febbraio 2010

L’epidurale altro diritto non garantito

Sister's coming

Il controllo del dolore è una conquista abbastanza recente. Basti pensare a un intervento chirurgico o a una banale estrazione dentale senza anestesia per capirne la portata. Per quanto la percezione del dolore sia soggettiva, esistono varie scale di misurazione che, con una certa approssimazione, tracciano una gerarchia dei dolori. Il fenomeno fisiologico più doloroso è il parto. L’analgesia epidurale permette di ridurre di molto la sofferenza e al contempo di lasciare che il parto sia vissuto dalla donna. Ma l’epidurale non è un diritto garantito in Italia. Non esistono dati ufficiale nazionali, ma si può inferire la situazione da alcuni dettagli. Come la presenza dell’anestesista dalle 8 alle 20, o peggio fino alle 14, escluso il sabato e la domenica. L’assenza di personale esperto negli ospedali, e magari l’idea che le donne “hanno sempre partorito con dolore”, fanno sì che una altissima percentuale di donne non possa usufruire dell’epidurale. Chi vuole e può va in clinica. Per queste ragioni un gruppo di donne ha fondato l’Associazione Italiana Parto in Analgesia, www.aipa-italia.it, e promuove una petizione affinché l’epidurale possa essere davvero un diritto. È superfluo ribadire che quando si parla di diritto non si vuole imporre a nessuno una determinata scelta: chi vorrà partorire con dolore potrà sceglierlo. Ma sarebbe doveroso da parte di un Paese civile garantire alle donne che lo desiderano un parto in analgesia.

DNews, 19 febbraio 2010.

giovedì 14 gennaio 2010

Partorire senza dolore (il convegno)

Per ulteriori informazioni sugli argomentati del convegno: Diritto all'epidurale negato.

venerdì 8 gennaio 2010

Partorire senza dolore


Ovvero partorire in analgesia (se lo si desidera: chi volesse partorire con dolore per chissà quale ragione è, ovviamente, libera di farlo).
L’AIPA, Associazione Italiana Parto in Analgesia, è una associazione nata dallo sforzo e dalla volontà di un gruppo di cittadine mosse dall’urgenza di garantire alle donne un diritto inviolabile, quello di poter liberamente scegliere un parto che eviti o riduca loro le sofferenze, usufruendo di pratiche antalgiche efficaci e sicure e dell'analgesia epidurale in particolare.
La presidente Paola Banovaz lo spiega qui.

L’Associazione si prefigge lo scopo di tutelare il diritto di libera scelta, l’assicurazione ad un parto rispettoso e la garanzia di un’informazione seria su temi riguardanti gravidanza, parto e puerperio.
L’epidurale in Italia non è un diritto, negata nell’84% degli ospedali pubblici e nelle cliniche convenzionate. Nel restante 16% si nascondono centri che formalmente la garantiscono ma di fatto la negano senza nessuna ragione medica valida. Vuoi perchè la dilatazione non è mai a 5 cm o perché è stata superata quella limite dei 6 cm, o perché prima si deve tentare la vasca, la doccia, il massaggio.
L’epidurale non rientra tra i servizi che candidano una struttura sanitaria al bollino rosa. Gli ospedali amici delle donne spesso non garantiscono alle donne che ne fanno richiesta una cura valida al dolore in travaglio di parto.
In nome di una naturalità del parto da difendere l’Italia sacrifica il diritto delle donne, le mortifica imponendo un trattamento sanitario discriminatorio. Perché per nessun paziente è tollerabile uno stato di sofferenza prolungata senza che venga somministrata una cura efficace che lenisca il dolore.
Le gravide - e quindi come tali donne - sono le uniche pazienti che possono essere lasciate ore, in alcuni casi si potrebbe parlare di giorni, senza che venga loro somministrato alcunché.
L’AIPA promuove una petizione popolare per garantire l’epidurale gratuita e garantita a tutte quelle donne che ne faranno richiesta, prima e/o durante il parto.
Qui il blog Diritto all’epidurale negato.