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venerdì 11 settembre 2009

Ascoltare le vite ad una ad una

Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere, Milano, Adelphi, 2009, n. 91:

Il culto, la religione, l’idolatria della vita-per-la-vita in astratto può significare oblio e disprezzo completi, addirittura feroci, per le vite in concreto, la tua, la mia, le nostre una per una. In questo falso amor vitae il dolore fisico e psichico, la realtà della mente e del piano mentale non hanno luogo, sono là ma privi di passaporto, diventano «razza maledetta» esclusa da ogni riconoscimento, «intoccabili». La vita ad ogni costo non ascolta gli urli di là dal muro, non indaga quel che c’è dentro o intorno o sopra un letto, è una specie di complicità oscura con la faccia più improvvida della morte, ed è sempre così quando un principio astratto perverte o fa scempio dell’esperienza. Pietà in astratto assoluta si fa, qui nei rigagnoli del fermento, gridante empietà. Ascoltare le vite ad una ad una è vera pietà.

domenica 28 dicembre 2008

La ballata dell’angelo ferito

Di Guido Ceronetti (da Repubblica).

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m’impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l’oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d’innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c’è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

venerdì 2 marzo 2007

Difendere la famiglia?

Un bell’articolo – come sempre – di Guido Ceronetti sul destino della famiglia («Famiglia: è il caso di difenderla?», La Stampa, 1 marzo 2007, p. 1):

Girava, ne ho un bel ricordo, nel Sessantuno, un film inglese con Rita Tushingam, Sapore di miele, paradossale e veridico: una giovane incinta, dopo qualche rapporto facile con un marinaio nero piantata subito, conviveva fino al termine della gravidanza con un ragazzo omosessuale: relazione puramente affettiva ma forte, il ragazzo le prodiga un’assistenza senza limiti, anche nel parto, nasce un meticcino senza padre, spero la strana coppia abbia seguitato a convivere... Come la definisci? C’è o non c’è famiglia? Senza nonni e cognati e registrazioni, però di famiglia si tratta, con componenti essenziali e una carica umana in più, famiglia di indifesi che si tutelano da soli nella disumanità di una metropoli... Una favola emblematica. Quell’oggi del 1961 prefigura un futuro XXI in cui della Famiglia Antropos tradizionale non resteranno che brandelli sparsi, e non saranno esemplari, a giudicare da quel che vediamo. […]
L’esemplarità è delle famiglie mafiose meridionali: focolare integro, nozze tutte benedette, le mogli non tradiscono, i divorzi non esistono. Perché mai il modello non viene mai, nelle prediche, proposto? Ma non in quelle soltanto l’omertà è la costituzione di fondamento del modo d’essere famiglia tradizionale. Tradotta in linguaggio popolare l’omertà risuona nel detto «i panni sporchi si lavano in famiglia», legge applicatissima che consente il trasparire dalle finestre illuminate di una tranquillità inesistente, che non turba la pace sociale. Ma il prezzo di quel bucato casalingo sono silenzi obbrobriosi, macellazioni lente, talvolta sadiche, di anime umiliate.
Da leggere tutto.

sabato 21 ottobre 2006

Ceronetti e le radici giudaico-cristiane

Dall’ultimo libro di Guido Ceronetti, Centoventuno pensieri del Filosofo Ignoto, Trento, La Finestra, 2006, p. 47:

Se la verità dev’essere detta fino in fondo (ma spesso è un bene che lo sia soltanto a metà o per niente) le famose «radici giudaico-cristiane» che la Chiesa lamenta monotonamente non siano state inserite nella costituzione europea sono pari pari anche le radici dei paesi arabi e di tutti i paesi islamizzati. La filologia non mente: le piante uscite da quelle radici sono di qua come di là, con la differenza che là sono taciute e non bisogna parlarne se no è blasfemìa, e di qua si pretende che gli altoparlanti ufficiali, il cui valore è per il pensiero un perfetto zero, le proclamino. I divieti avviliscono, inutili le proclamazioni.

giovedì 8 giugno 2006

Ceronetti e il testamento biologico

Sulla Stampa di oggi Guido Ceronetti – scrittore amatissimo – dedica la sua «Lanterna Rossa» al testamento biologico, che il nuovo governo promette di introdurre («Né morti né viventi»). Non potendo riprodurre tutto l’articolo mi limito alla conclusione:

Saluto il progetto governativo del Testamento biologico riconosciuto ricordando che non è rinviabile ma urgente. (Un veto cattolico resta probabile.)
Quanta gente si porta in tasca delle carte di bioetica che, una volta gettati nel gorgo delle terapie, diventano carta straccia. Legge, deontologia, il potere tecnico di protrarre il coma nella sua ambiguità implacabile, lavorano contro la povera volontà di un indebolito. Peggio per lui se qualcuno, delegato a decidere, lo ama. Mai vorrà abbreviargli quel golgotha...
In Hiroshima mon amour di Marguerite Duras c’è questa battuta: «Tu mi uccidi. Tu mi fai del bene». È uno dei gridi che salgono dalla terra abitata da uomini e animali, una preghiera cosmica...