Roberta De Monticelli polemizza dalle pagine di Repubblica con Vito Mancuso («I valori condivisi dell’umanesimo ateo», 22 agosto 2009, pp. 40-41), che qualche giorno fa ha in parte dato ragione al papa nell’affermare che l’etica senza fondamento trascendente non è capace di sostenersi autonomamente ma può soltanto dar luogo al nichilismo.
Ed ecco l’argomento a difesa della tesi che l’umanesimo ateo non implica necessariamente il nichilismo morale. Risale a Platone, a quel suo dialogo che libera l’etica dalla religione. Sostenere che ateismo implica nichilismo è sostenere che se Dio non c’è tutto è permesso. Ma questa tesi è vera solo se, nel dilemma di Eutifrone, è vero uno dei due corni dell’alternativa: il bene è bene perché Dio lo vuole. Solo in questo caso, evidentemente, se Dio non c’è, “tutto è permesso”. Non c’è una differenza fra il bene e il male. Allora, “bene” è ciò che di volta in volta gli uomini decidono che sia – e chi ha il potere lo decide per gli altri, e a chi vi si oppone non resta che appellarsi a se stesso. Questo è il volontarismo, la tesi cioè che non c’è verità e falsità nelle questioni di valore, ma solo le volontà (e il loro conflitto). Ma naturalmente può invece essere vera la tesi alternativa del dilemma: che, semmai, Dio vuole il bene perché è bene. In questo caso, anche se Dio non c’è, il bene resta bene, il male male.La distinzione tra ethos ed etica è fondamentale. Quando i laici sostengono che esistono infinite concezioni del bene, tutte potenzialmente valide, e infinite scale di valori, fra loro non commensurabili, si riferiscono quasi sempre a ciò che è bene per l’individuo, ai valori che questo persegue nella sua sfera personale; all’ethos, non all’etica. Nelle questioni di giustizia, in ciò che si deve fare nei rapporti interpersonali, non c’è posto per il relativismo (pur nel riconoscimento della problematicità e della varietà delle teorie morali, com’è inevitabile per chi si pone al di fuori dell’aderenza cieca al dogma).
È nelle cose umane stesse che ci sono qualità positive e negative. Ripagare con cariche pubbliche favori privati è male. Ogni forma di mafiosità dei comportamenti è un male. Ogni volta che ce ne sdegniamo, facciamo esperienza del bene e del male. Certo, un’interpretazione dell’umanesimo ateo che implica il nichilismo c’è, ed è precisamente quella volontaristica. Fu quella, ad esempio, di Sartre – ed è oggi la tragedia di quella cultura anche progressista e liberale che non riesce a liberarsi dal relativismo valoriale. Addio alla verità è il titolo dell’ultimo libro di un influente filosofo postmoderno e mi pare si commenti da se. Ma dovremmo forse decretare che non può esistere un ateismo compatibile con l’etica?
Questo sarebbe confondere l’ethos – che è lo stile di vita e la scala di valori, la vocazione e la fede, l’identità personale o morale di ciascuno – con l’etica, che è il dovuto da ciascuno a tutti. E il primo dovere etico qual è, se non quello di accordare all’ethos del mio simile ateo, purché si dimostri compatibile con l’etica, lo stesso rispetto che esigo per il mio? Non è questa una versione della regola aurea?











