sabato 16 maggio 2009

Magdi Allam e le maiuscole

È una domanda perentoria quella che Magdi Cristiano Allam pone ai lettori nel suo più recente articolo («Succubi dell’islamicamente corretto», Panorama, 21 maggio 2009, p. 75):

Vi siete mai domandati perché la stampa italiana, con rare eccezioni, scrive “Islam” con la “I” maiuscola, mentre scrive “cristianesimo” e “ebraismo” con la “c” e con la “e” minuscola?
E naturalmente la risposta è
perché siamo succubi dell’islamicamente corretto, ovvero di un approccio ideologico che ci impone di non dire e di non fare nulla che possa urtare la suscettibilità degli islamici, a prescindere da qualsiasi altra considerazione razionale e sensata che corrisponde al bene comune e all’interesse generale.
Non è la prima volta che Allam nota questa grave disparità nell’uso delle maiuscole; scriveva tempo fa Camillo Langone nella sua rubrica «Preghiera» (Il Foglio, 7 giugno 2008):
“L’occidente è talmente succube dell’islamicamente corretto che islam è l’unico nome di religione a essere scritto con la maiuscola. Tutti ossequiosamente scrivono Islam, anche se al tempo stesso scrivono cristianesimo o ebraismo. Tutti, tranne me. Io mi sono sempre rifiutato di scrivere Islam, anche da musulmano. Nei miei articoli per la Repubblica, ma la stessa cosa accade anche al Corriere della sera, io scrivevo islam poi sul giornale stampato leggevo Islam”.
Che Magdi Cristiano Allam, dal cui libro “Grazie Gesù” traggo queste righe, venga chiamato a insegnare l’ortografia nelle scuole di scrittura, di editoria e di giornalismo, laddove attualmente, non insegnandosi l’uso di maiuscole e minuscole, non si capisce che cosa insegnino.
Ad essersi accorto del fenomeno non è del resto il solo Allam; ecco cosa diceva per esempio nel 2006 il blog Saura Plesio, a proposito di una polemica di Rosy Bindi con lo stesso Magdi Allam («Rosy Bindi e Magdi Allam: scontro sul centro islamico di Colle Val d’Elsa», 7 marzo 2006):
Cominciamo subito a rimarcare la sua [di Rosy Bindi] dhimmitudine psichica dal fatto che scrive Islam in lettera maiuscola, mentre cristianesimo ed ebraismo, lo scrive in minuscolo (notate voi stessi sul Corriere, prego!).
S’impone a questo punto una confessione personale: in passato, curando dei libri, ho scritto anch’io più volte – e per giunta nella stessa pagina e sullo stesso rigo – Islam con la maiuscola e cristianesimo ed ebraismo con la minuscola. Non solo: ero pienamente consapevole del diverso trattamento che riservavo a questi nomi. Sembrerebbe dunque che io sia succube dell’islamicamente corretto, e/o che a scuola non mi sia stata insegnata l’ortografia, o che infine soffra di dhimmitudine psichica; si sa del resto che tutti i laicisti non vedono l’ora dell’avvento dell’Eurabia...
Come difendermi? Già mi immagino davanti al tribunale composto da Magdi Allam, Camillo Langone e Nessie (Nessie, l’avrete capito, è la tenutaria di Saura Plesio)... Potrei far notare che non solo cristianesimo ed ebraismo si scrivono ormai il più delle volte con la minuscola: lo stesso tocca a buddhismo, confucianesimo, giainismo e a tante altre religioni non giudeo-cristiane. Sembrerebbe dunque che il fenomeno non sia ascrivibile all’odio per le proprie radici tipico degli aspiranti dhimmi... Ma i tre giudici scuoterebbero all’unisono le teste: il fatto è, risponderebbero, che né buddhisti né confuciani, né tantomeno giainisti sono pronti a sgozzarti se tanto tanto manchi loro di rispetto; se usi anche con loro la minuscola, è perché sei un laicista che disprezza tutte le religioni ma non ha le palle per fare lo stesso con l’islamismo. Ma qui i tre mi hanno consegnato senza volerlo un argomento vincente. «Perché, allora», gli domando, «quasi tutti scrivono (come io ho appena fatto) “islamismo” con l’iniziale minuscola?». I tre si accorgono subito – mica sono fessi – dove voglio andare a parare; «NON È VERO!», strilla istericamente Allam; Langone bestemmia – poi si accorge di quello che ha fatto e sbianca in volto; Nessie mi guarda torva e: «dimostralo», mi sibila. Niente di più facile; squaderno subito davanti a loro il volume di Giulio Cipollone, Cristianità-Islam: cattività e liberazione in nome di Dio (Pontificia Università Gregoriana, 1992), aperto a p. 113:
La guerra è santa perché dell’Islam e dell’islamismo. Per l’Islam e per l’islamismo. Esiste di fatto una strettissima saldatura e coincidenza tra Islam e islamismo. Il primo termine starebbe ad indicare lo stato di sottomissione, ovvero la religione di Allah e l’insieme delle comunità e popoli che osservano detta religione; il secondo esprimerebbe dogmi, precetti e norme al minuto, insomma la religione in concreto, l’applicazione della medesima religione.
Ecco insomma due termini quasi sinonimi, entrambi impiegati per designare aspetti simili di un medesimo fenomeno religioso, ma scritti uno con la maiuscola e uno senza. Dov’è la differenza? Molto banalmente, in quell’«-ismo» attaccato a islamismo – così come a ebraismo e buddhismo (e nell’equivalente «-esimo» attaccato a cristianesimo e confucianesimo). Nella percezione dei parlanti, già sempre meno propensa all’uso della maiuscola, la presenza del suffisso segna una differenza rispetto ai nomi propri che la mantengono; a questi ultimi invece è ancora accomunato Islam, grazie all’assenza del suffisso e anche, direi, all’origine esotica.
A questo punto i tre stanno strillando tutti assieme. «È un complotto! C’è una cellula di Al-Qaida alla Gregoriana!», grida Allam a tutta forza; Langone sta recitando una giaculatoria in latino («et libera nos a malo», ulula un po’ prevedibilmente – da un esteta come lui ti aspetteresti qualcosa di più originale); Nessie ripete meccanicamente «Dimmi! Dimmi! Dimmi! Dimmi», sicché le chiedo un po’ scioccamente «Cosa?», prima di rendermi conto che mi sta lanciando il suo epiteto preferito (ok, lo ammetto, non si può pretendere che tutti sappiano pronunciare correttamente il dh arabo...).
È il momento del colpo di grazia. Esiste una religione che in italiano si può indicare sia per mezzo di un termine che ha il consueto -ismo alla fine, sia con il termine originario della lingua d’origine. Si tratta dello shintoismo (o scintoismo, se preferite), noto anche come Shinto... Ecco qualche esempio dell’uso delle maiuscole (che altrove naturalmente può variare, ma il punto rimane fermo): «la concezione religiosa dello Shinto, o shintoismo» (Renzo Sertoli Salis, Imperi e colonizzazioni‎, p. 274); «… la restaurazione del “puro Shinto”. E quando poi lo shintoismo cessò ufficialmente di essere una religione …» (Studi e materiali di storia delle religioni, 1958, p. 282); «A differenza dello shintoismo, il buddhismo giapponese … Il buddhismo si adattò all’ambiente ed, anzi, pose nei suoi templi le divinità dello Shinto» (Luciano Paterna, Il maestro di aikido, p. 156); «la riforma dello shintoismo religioso in Shinto di Stato» (Antonio Gramsci, La formazione dell’uomo, p. 371); «Si può affermare che lo shintoismo dell’antico Giappone era una religione di vibrazioni … non si dovrebbe parlare di “Shinto” (“via degli dèi”), ma di “Shindo” (“vibrazioni”)» (Masaru Emoto, L’insegnamento dell’acqua, p. 171); «Venerabili Capi Supremi della religione Shinto, … tutti voi, qualificati rappresentanti dello shintoismo» (Paolo VI, cit. nella Civiltà Cattolica, 1975, p. 416).

A questo punto Langone e Nessie si sono dileguati già da un pezzo; è rimasto solo Magdi Allam, che mi fissa un po’ rintronato. Una lacrima gli scorre sulla guancia destra. «Su, su», gli faccio, «non si angusti. Lei ha commesso un errore comprensibile in una persona che forse non ha la completa padronanza dell’italiano» (Allam ha un sussulto). «Lei ha pensato che le maiuscole indichino sempre rispetto; ma in italiano la loro funzione può essere anche un’altra. Le faccio un esempio: prendiamo quello che lei fa». Allam solleva lo sguardo speranzoso. «Ecco, per me», continuo, «quasi tutto ciò che lei scrive e dice ha un valore pari esattamente a zero – è un’opinione personale, abbia pazienza. Ma mica per questo vado scrivendo il suo nome come “magdi cristiano allam”...».

Aggiornamento: un commentatore (Fabristol) mi fa notare altre coppie di sinonimi molto pertinenti: Rasta e rastafarianesimo, Wicca e neopaganesimo.

10 commenti:

Luca Massaro ha detto...

Complimenti Giuseppe: post formidabile.

fabristol ha detto...

Molto interessante Giuseppe.
Aggiungerei Rasta e rastafarianesimo. Sanatana Dharma e induismo. Wicca e neopaganesimo.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Grazie, Luca.
Fabristol: sono esempi assolutamente pertinenti, grazie.

Stefano Vaj ha detto...

Complimenti anche da parte mia, anche se all'inizio leggendo velocemente un brivido mi era corso lungo la schiena perché mi era venuto il terrore che nel post venisse dato credito all'argomento di Allam... :-)

fabristol ha detto...

PRego Giuseppe.
Per quanto riguarda Sanatana Dharma c'è da dire che è un termine usato solo dagli stessi appartenenti all'induismo, quindi è un borderline.
Rasta e Wicca invece sono ampiamente utilizzati in tutto il mondo.

Magar ha detto...

Neppure i seguaci della Falun Gong, o quelli dello Zen, mi paiono propensi a far saltare in aria gli impudenti, eppure...

Giuseppe Regalzi ha detto...

:-)

restodelmondo ha detto...

Ma perche' andar lontano? Bastano Chiesa e cristianesimo - o sbaglio?

Giuseppe Regalzi ha detto...

Penso che "Chiesa" si scriva in maiuscolo più che altro per non confonderla con "chiesa" intesa come edificio.

Magar ha detto...

Credo che più in generale "Chiesa" venga usato solo quando è percepito come abbreviazione del nome proprio di una particolare "chiesa" (e.g. Chiesa Cattolica Apostolica Romana).

Per restare vicini, tuttavia, è interessante il caso del Cammino Neocatecumenale (ma qualcuno lo chiama anche "neocatecumenato"...).