venerdì 27 settembre 2013

Legge contro l’omofobia: una galleria degli orrori /2

Quei privilegiati dei perseguitati
Abbiamo visto nella prima parte un esempio di come la lettera stessa della proposta di legge contro l’omofobia possa venire stravolta. Ma naturalmente sono gli errori di interpretazione delle disposizioni della legge a essere più frequenti. Uno in particolare sembra estremamente frequente, anche se è difficile capire come una incomprensione così grossolana abbia potuto diffondersi in questo modo. Ne troviamo un primo esempio nel blog di Assuntina Morresi («Papa Francesco, legge omofobia», Stranocristiano, 20 settembre 2013):

L’aggravante accettata [dai deputati], all’interno della legge Mancino, […] è un’aggravante legata a qualsiasi reato penale contro un omosessuale, non solo quelli di violenza (il pugno o l’insulto). Per esempio: io truffo un omosessuale? Si applica un’aggravante. Io scippo un omosessuale? Si applica un’aggravante. E così via.
L’aggravante di cui si parla è quella in forza della quale – se fosse approvata la proposta di legge di cui ci stiamo occupando – verrebbe aumentata fino alla metà la pena per i reati «fondati sull’omofobia o transfobia». Pare di capire che per la Morresi l’aggravante scatterebbe ogni qual volta la vittima è un omosessuale («qualsiasi reato penale contro un omosessuale»). Un’interpretazione identica a questa sembra anche quella espressa da Piero Ostellino («Gli errori della legge anti omofobia», Corriere della Sera, 3 agosto, p. 49):
non riesco a capire perché picchiare un omosessuale sarebbe un’aggravante, mentre picchiare me – che sono «solo» un essere umano senza particolari, selettive e distintive, qualificazioni sessuali – sarebbe meno grave.
Ancora, questo sembra essere il pensiero di una vecchia conoscenza dei lettori di Bioetica (Berlicche, commento a id., «Facciamolo!», Berlicche, 20 settembre, 10:19):
l’aggravante che la sinistra ha introdotto […] vuol dire che i giudici potranno perseguire autonomamente, senza denuncia, qualsiasi comportamento ritenuto omofobo, cosa di cui manca perlatro la definizione. Inoltre vuol dire anche che l’omofobia è una aggravante generica che può essere usata su ogni reato. Rubi ad un omosessuale? Hai l’aggravante. Litighi con un omosessuale? Hai l’aggravante. Di fatto gli omosessuali diventano cittadini di serie A, gli altri di serie B.
(In questo caso l’interpretazione della legge è particolarmente farraginosa: l’aggravante non si applicherebbe affatto a «qualsiasi comportamento ritenuto omofobo» ma solo ai reati già oggi previsti dal codice.)
Infine, già in passato, durante la scorsa legislatura, in occasione della discussione di una proposta di legge simile a quella odierna, avevano dato questa interpretazione dell’aggravante sia Carlo Lottieri sia Marcello Veneziani (cfr. su questo blog il mio «Carlo Lottieri e l’omofobia», 21 maggio 2011).

Inutile dire che la legge in discussione propone tutt’altro: a ricevere una pena aumentata non sarebbero affatto tutti i reati commessi a danno di omosessuali e transessuali, ma solo quelli motivati dall’odio contro gli omosessuali e i transessuali (per cui l’aggravante potrebbe benissimo venire inflitta a un omofobo che avesse commesso un reato contro un eterosessuale in quanto lo riteneva erroneamente omosessuale). È assolutamente ovvio che non c’è dunque nessun «privilegio» a favore degli omosessuali: chi truffa un omosessuale o lo scippa solo per ottenerne un illecito guadagno, chi lo picchia per una questione di precedenza stradale è trattato allo stesso modo di chi commette gli identici crimini contro un eterosessuale. E va notato che gli omosessuali, in media, sono vittime di reati non motivati dall’odio omofobico nella stessa misura degli eterosessuali; i reati omofobici si aggiungono a questi. Altro che «cittadini di serie A»!

Per concludere, è bene chiarire – anche se non ce ne dovrebbe essere bisogno – che i motivi di chi commette un reato hanno rilevanza penale solo in quanto e nella misura in cui si traducono in comportamenti osservabili e in seguito dimostrabili in base a concreti elementi di prova di fronte a un giudice. Non c’è dunque nessuno spazio per l’obiezione contenuta in un «manifesto» di Alleanza Cattolica («Unioni di fatto e omofobia: cinque punti fermi», Roma, 17 giugno 2013):
La previsione di nuovi reati o aggravanti di questo tipo è rischiosa per la libertà dei cittadini, poiché impone uno scandaglio dei moventi intimi, talora inconsci, che stanno alla base delle azioni umane.
Ben difficilmente si potrebbe parlare di «moventi intimi» o «inconsci» per chi, ad esempio, prendesse a sprangate una coppia di ragazze omosessuali gridando «Morte alle lesbiche!»; tali saranno i casi che cadranno nel raggio d’azione della legge, se sarà approvata. Ciò che risulta particolarmente incomprensibile è che poche righe più sopra, in questo pensoso manifesto, si sostenga che una legge è comunque inutile, dato che «il nostro ordinamento punisce già, senza distinzioni, ogni aggressione all’integrità della persona e alla sua sfera morale, e in più contiene le aggravanti dei “motivi abietti” e del profittare delle condizioni di debolezza della vittima». A quanto pare ai motivi abietti non si applica l’obiezione dell’intimità, a differenza dei motivi fondati sull’omofobia; viene quasi da chiedersi se è proprio vero che per gli estensori del manifesto i secondi siano interamente compresi nei primi, come proclamano. A volte i «motivi inconsci» fanno strani scherzi...

(2 - continua)

6 commenti:

shostakovich ha detto...

Curioso che questi signori non si siano fatti venire il patema anche prima delle modifiche proposte dalla Scalfarotto-Leone.
Se ho ben capito l'argomento farlocco di costoro, a me - che non sono cattolico - aumenterebbero la pena nel caso investissi una vecchietta che risultasse una numeraria dell'Opus Dei. Reato in odium fidei! Si potrebbe dedurne che investire involontariamente un prete o una suora ha delle conseguenze peggiori che investire una sismologa o un benzinaio.
Non è la prima né l'ultima cazzata che propinano, però il senso di sorpresa rimane sempre vivo.

paolo de gregorio ha detto...

Anche io non mi riesco a capacitare del tipico livello di mistificazione descritto. Il punto è che questa particolare classe di distorsione proviene da ambienti e persone non prive di istruzione e questo ha fatto sempre sì che chiedessi a me stesso come sia possibile e quale meccanismo ne dia il là. Non sono mai riuscito a darmi una risposta certa.

Non so se, per esempio, il tutto parta dalla pigrizia e comodità di non andarsi nemmeno a leggere la lettera di ciò che viene contestato, preferendo magari la convenienza di credere al primo compare che ne fa resoconto, in modo da poter subito dare sfogo ai propri preconcetti avendo trovato una versione soddisfacente. Questo ed altri meccanismi li chiamerei meccanismi inconsapevoli.

Oppure è un meccanismo consapevole: una irrefrenabile malafede. Ci si rende conto che si sta travolgendo la lettera, ma in fondo la parte avversa (c'è sempre una parte avversa, mai una parte che più banalmente lotta solo per sé) senza dubbio starà tramando e architettando ogni tipo di trucco. Così ogni scritto, ogni parola diventano per loro un cavallo di troia del nemico e si tramuta in legittimo raccontare balle a chi crede all'autorità di chi scrive, o non ha mezzi per verificare.

Ma c'è una terza ipotesi. Forse perché obnubilati dall'onda di emozioni che le questioni morali gli infliggono, o forse semplicemente per conformazione, non sono letteralmente in grado di comprendere. Questa terza via, devo dire, si sta sempre più facendo strada. Di fronte ad un dato che confuti quanto credono, rifiutano il dato sì, ma nondimeno non comprendono le interpretazioni e la logica. Inutile rivolgersi a loro. Utilissimo, come sempre, rivolgersi al pubblico. Anche perché, talvolta meno istruito o talvolta meno inserito, non pare illusorio esso sia mediamente più intelligente e dovrà solamente avere davanti a sé la corretta ricostruzione dei fatti.

P.S.: @ Shostakovich, in effetti ci sono stati già casi che ufficialmente, almeno la Chiesa, abbia elevato a reati in odium fidei pur non avendo con la fede alcun legame. Non mi sento di escludere che, pur non per la legislazione italiana (speriamo), per la suddetta Chiesa investire un prete possa essere un reato di tale tipologia.

berlicche ha detto...

Suppongo che, per vostra fortuna, abbiate poca dimestichezza con le aule giudiziarie. Se no conoscereste molto bene la futilità di certe cause, il fatto che nessun avvocato si lascerebbe scappare la possibilità di invocare una aggravante anche di fantasia, per fare pressione sulla controparte. Osereste litigare con un omosessuale, sapendo che questi potrebbe dire "mi odi per ché sono gay" e in questa maniera cancellare il punto originale della discussione? Ma andiamo.
Get real.

Giuseppe Regalzi ha detto...

@Berlicche:

Antonio, mi dispiace di apprendere che tu abbia invece dimestichezza con le aule dei tribunali; spero che i tuoi guai giudiziari non siano stati troppo numerosi e che si siano risolti positivamente o comunque con pene non troppo pesanti.
Avrai certamente notato in occasione di quei processi che la sentenza non è stata pronunciata dall'avvocato della controparte ma dal giudice; esiste inoltre il principio dell'onere della prova, per cui è colui che accusa l'altro di un fatto a doverlo provare - non basta dire "Tizio mi ha fatto X perché odia i gay come me": bisogna anche dimostrarlo, ed esiste un reato piuttosto grave che si chiama "calunnia", di cui avrai certamente sentito parlare.
D'altra parte, per essere coerenti, bisognerebbe allora abolire tutte le aggravanti che implichino moventi soggettivi, compresa quella dei motivi futili o abietti, che a quanto capisco tu non vorresti abrogare.

Ho la sensazione, in conclusione, che la tua osservazione sia originata più da un'esperienza personale negativa che da una riflessione giuridica. Forse ti sei trovato con un avvocato difensore non all'altezza? Se ti capitano altri guai di quel genere contattami, che te ne consiglio qualcuno bravo. Ciao!

Anonimo ha detto...

quello che mi stupisce sempre, è l'onnipresenza dell'amore cristiano, verso tutti, sempre, senza condizioni o limiti. Certo poi bisogna dire che si manifesta in modi non sempre chiari.

Anonimo ha detto...

"esiste inoltre il principio dell'onere della prova, per cui è colui che accusa l'altro di un fatto a doverlo provare - non basta dire "Tizio mi ha fatto X perché odia i gay come me": bisogna anche dimostrarlo, ed esiste un reato piuttosto grave che si chiama "calunnia", di cui avrai certamente sentito parlare."

Basterebbe far notare che, fra tutte le persone su cui poteva fare X, ha scelto lui perché gay. Altrimenti avrebbe scelto qualcun altro. Specialmente se la persona in questione è visibilmente gay.