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venerdì 25 febbraio 2011

Impeccabile Galli della Loggia

Ernesto Galli della Loggia, «I confini della volontà» (Corriere della Sera, 25 febbraio 2011, p. 1):

La Costituzione italiana garantisce, all’articolo 32, che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”. Chiunque insomma, nell’ambito della gestione della sua salute, è padrone di disporre come vuole del proprio corpo: di andare o no da un medico, di curarsi o non curarsi, di sottoporsi o no ad un’operazione, al limite anche di cessare di alimentarsi. Ciò vale se egli è in stato di coscienza, se è in grado d’intendere e di volere. Ma che accade se non lo è più? Se il grado avanzato di una malattia che lo ha colpito, o un incidente improvviso, lo rendono per l’appunto incapace d’intendere e di volere? La legge sotto esame in questi giorni alla Camera stabilisce che allora egli perda in sostanza il diritto surricordato e che alla sua volontà, prima così solennemente garantita, si sostituisca invece quella del medico.
Il progetto di legge di cui stiamo parlando decreta questa perdita di diritto nel momento in cui stabilisce che sì, io posso affidare le mie volontà in materia di “attivazione o non attivazione di trattamenti sanitari” a una cosiddetta “dichiarazione anticipata di trattamento” contenente perfino “la rinuncia ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamento sanitario in quanto di carattere sproporzionato o sperimentale” (dunque solo in questo caso?), e posso, sì, egualmente, nominare un “fiduciario” che mi rappresenti quando non dovessi essere più cosciente. Stabilisce anche, però, che nel primo caso la mia dichiarazione non ha alcun valore vincolante ma solo un valore di “orientamento”; e stabilisce altresì, in un emendamento al testo iniziale, che anche nel secondo caso se sorge un contrasto tra il parere del mio “fiduciario” e quello del medico è il parere di quest’ultimo che ha la meglio. La mia volontà, insomma, è solo un “orientamento” , ma di fatto io sono nelle mani di ciò che decide il medico. Si aggiunga infine, per colmare la misura, che la validità già molto aleatoria della mia “dichiarazione” è sospesa se mi trovo in condizioni di urgenza o d’imminente pericolo di vita. Cioè proprio nella circostanza – come ha fatto giustamente osservare il professor Possenti nel suo ottimo articolo di mercoledì sul Corriere – in cui la suddetta “dichiarazione” dovrebbe valere di più.
In verità a ogni persona di buon senso sfugge per quale ragione la legge, da che tutela in modo assoluto la mia volontà finché sono cosciente, non debba poi riconoscerle più alcun valore quando manifesto tale volontà ora per domani, cioè per quando non sarò più in grado di farlo a causa di un sopravvenuto stato d’incoscienza. Perché nel frattempo posso aver cambiato idea, è la risposta. Già, ma ci si rende conto che se questo modo di ragionare fosse fondato, allora non dovrebbe essere riconosciuta valida, per esempio, nessuna disposizione testamentaria che non fosse redatta e sottoscritta un istante prima di morire? Capisco che l’importanza dei beni materiali è ben diversa da quella della vita umana, ma la manifestazione di volontà è sempre la stessa. Se è valida in una materia non può che essere valida sempre. Non solo: ma proprio per una simile eventualità – perché può sempre sopraggiungere un imprevisto qualunque che quando ero cosciente non ero in grado di prevedere nelle mie disposizioni – proprio per questo, dicevo, io posso nominare un “tutore” , una persona di mia fiducia che in caso di mia impossibilità decida per me. E invece, come ho già ricordato, anche questo la legge non permette.
Ma anche qui: perché mai ciò che pensa e decide del mio destino un medico sconosciuto deve avere la meglio su ciò che invece pensa e decide una persona alla quale presumibilmente mi legavano rapporti intensi di conoscenza e di affetto (un congiunto, un coniuge, un amico, un compagno), e della quale mi sono comunque fidato al punto di consegnare la mia vita nelle sue mani? Stupisce davvero che proprio una visione del mondo che si vuole cristiana – qual è senz’altro quella di chi ha ispirato e redatto questa legge – abbia deciso di sottrarre la morte alla sua tragica e misteriosa umanità, alla sua natura di drammatica prova e compendio di una vita e dei suoi affetti, per consegnarla invece alla gelida presunta imparzialità dell’apparato sanitario, alla tecnicalità del sapere medico-scientifico. […]

giovedì 31 maggio 2007

Degli istinti materni

Il calendario di Ernesto Galli Della Loggia di oggi (Madri e figli, Il Corriere della Sera):

Quanti di noi devono la propria vita solo alla testarda, irragionevole volontà di una donna di non abortire? E quante donne, come pare che sia capitato appena una settimana fa a una giovane umbra, devono la perdita della loro, alla stessa testarda volontà? Non lo sapremo mai, e forse un giorno ci insegneranno che in realtà anche l’istinto materno non ha nulla di naturale, che anch’esso ha una storia, un principio, e dunque una possibile fine. Ma oggi ci piace pensare che ciò non accadrà. Ci piace pensare che esista un rapporto misterioso ma alla fine inscalfibile tra una donna e l’essere che si forma nel suo ventre, un rapporto che anche se nei tumulti dell’esistenza e dell’animo può portare a sopprimere chi sta per nascere, tuttavia parla pur sempre di vita sebbene con il linguaggio della morte, perché così vuole l’ambiguo destino degli umani. Che forse non merita di annullarsi nel liquido opaco di una provetta o dietro la muta meccanicità di qualche congegno.
Quanti di noi, invece, sono stati meno testardamente voluti non lo raccontano (come si direbbe in una espressione gergale). Le persone mai esistite non possono lamentare la loro inesistenza, non possono nemmeno rendersene conto.
Sulla naturalità dell’istinto materno bisognerebbe intendersi: se naturale significa spiegabile dal punto di vista evolutivo, beh, è abbastanza naturale. Poche letture elementari offrirebbero qualche sostegno utile. Facendo riferimento a quella lotta per la sopravvivenza che fino a un certo punto ci hanno detto della specie e poi del gene. E che qualcuno nega in nome di un disegno intelligente o di una creazione divina e tante altre belle parole. Anche se fosse naturale, poi, quell’istinto, potrebbe finire. A meno che Galli Della Loggia non identifichi naturale con imperituro e immortale (ma ci sarebbero troppe conseguenze difficili da gestire). Il penultimo periodo mi è ostico: tumuli dell’esistenza? Parla pur sempre di vita sebbene con il linguaggio della morte (che immagino sia l’aborto, ma non ci giurerei)? Quanto all’ambiguità, la dirotterei sulla volontà piuttosto che sul destino. E poi la bordata finale nei confronti delle tecniche di procreazione artificiale (uso volentieri e di proposito questo aggettivo): eccoci qua, al trito argomento del mistero spazzato via dalla scienza. Ma insomma, chi vuole il mistero se lo tiene; però non tutti ne subiscono il fascino, almeno in materia di salute e riproduzione. Se fosse per un appuntamento, si potrebbe anche rischiare.

venerdì 20 aprile 2007

Lalli-Galli

Il Corriere della Sera ha ospitato in questi giorni un botta e risposta tra Ernesto Galli della Loggia e Chiara Lalli. Si parte dal Calendario di Galli della Loggia del 15 aprile, intitolato «Eutanasie»:

«Ai medici non fu mai ordinato di uccidere i pazienti psichiatrici e i bambini handicappati. Furono semplicemente autorizzati a farlo, e svolsero il compito senza protestare, spesso di propria iniziativa. Il memorandum iniziale di Hitler dell’ottobre 1939 non rappresentava un ordine (Befehl) ma un mandato (Vollmacht), che dava ai medici il permesso di agire. Durante il processo di Limberg nel 1964 sull’eutanasia abortiva Hefelmann testimoniò che “nessun dottore ricevette mai l’ordine di partecipare al programma di eutanasia. Lo fecero di loro spontanea, completa volontà”. Himmler in persona osservò che le operazioni intraprese negli ospedali psichiatrici erano gestite esclusivamente da personale medico» (R.N. Proctor, Racial Hygiene. Medicine under the Nazis, Harvard U.P., 1988): un frammento di storia per tutti coloro i quali pensano che in certe materie l’opinione (e la decisione) di chi vanta una formazione scientifica sia perciò stesso saggia e affidabile.
Oggi il commento di Chiara Lalli, con la replica di Galli («Non tutte le eutanasie sono uguali», 20 aprile, p. 51):
Qual è la differenza tra un dono e un furto? Chi decide. Se è il proprietario dell’oggetto in questione, allora è un dono. Altrimenti è un furto. Qual è la differenza tra la “morte pietosa” del nazionalsocialismo e l’eutanasia di oggi? Chi decide. Se è il proprietario dell’esistenza in questione, allora è una libera scelta (dovrebbe essere superfluo ricordare che è possibile rifiutare trattamenti sanitari anche se questo rifiuto comporta la morte), altrimenti è una terribile violazione. È questa la ragione per cui sarebbe meglio evitare di chiamare allo stesso modo («Eutanasie», come si legge nel calendario di Ernesto Galli della Loggia del 15 aprile scorso) quanto succedeva nel Blocco 10 di Auschwitz e quello di cui si discute oggi.
La «morte pietosa» era una decisione presa a scapito dei singoli individui, in nome di esperimenti deliranti o in nome di un miglioramento della razza che richiedeva il sacrificio di quanti fossero «imperfetti», difettosi. Quella «morte pietosa» spazzava via la libertà individuale insieme all’esistenza stessa degli individui. Era un orrore inammissibile e ingiustificabile.
La possibilità legale, oggi, di fare ricorso all’eutanasia è affidata alle singole volontà.
A nessuno verrebbe imposta una scelta. Ma a ciascuno verrebbe affidata la decisione riguardo alla propria vita, morte compresa (perché, purtroppo, la morte fa parte della nostra vita ed è nostro diritto deciderne). La differenza non potrebbe essere più profonda.
Galli della Loggia:
Sono d’accordo con la professoressa Lalli che non tutte le eutanasie sono eguali. Ma il mio «Calendario» non voleva sostenere questo. Voleva semplicemente richiamare l’attenzione sul come in queste materie il comportamento degli uomini di scienza, per esempio dei medici, possa essere anche lontanissimo da qualsiasi accettabile criterio etico. La scienza in quanto tale, insomma, non è in alcun modo garanzia di saggezza e di umanità.
Da parte mia, reprimendo la sensazione che Galli della Loggia si sia sostanzialmente rimangiato quello che aveva scritto nel primo testo (dal quale in effetti mi pareva di capire che la classe medica pretenderebbe oggi di avocare a sé stessa le decisioni sull’eutanasia, o che qualcuno vorrebbe affidargliele), mi limito a dare il benvenuto al professore tra coloro che pensano che le decisioni di fine vita spettano ai pazienti, e a nessun altro. Spero che sia cosciente che tra quelli con i quali ultimamente fa spesso fronte comune vige l’opinione esattamente contraria.

mercoledì 7 marzo 2007

Fratel coniglietto

Dal Calendario di Ernesto Galli Della Loggia di oggi, Il Corriere della Sera:

Che paura di morire devono avere i Verdi! Lo dico perché solo così si spiega come mai, pur dopo giorni e giorni da che si è saputo che l’Inghilterra si appresta ad autorizzare l’inserimento di Dna umano entro ovuli animali (naturalmente per la nostra salute, come no! ci mancherebbe altro) nessuno di loro, ma proprio nessuno mi pare, ha trovato modo di levare la minima protesta, la minima rampogna. Ma come? Per l’uso in agricoltura degli organismi geneticamente modificati parole di fuoco, appassionate invocazioni al principio di precauzione, pressioni (coronate da successo) perché l’Europa li mettesse al bando; e invece per le modifiche riguardanti materiale genetico umano, niente? Per un seme di pisello manipolato una canizza d’inferno e apocalissi alle porte, e invece per la prospettiva di un bell’embrione umano con dentro un pizzico di coniglietto silenzio di tomba? Come si spiega? Qualcuno ce lo vuol dire?
Forse Galli Della Loggia ha sbattuto la fronte sulla assurdità della protesta senza rendersene conto.
Certo, per lui che è convinto che tra 9 mesi nasceranno uomini-conigli e donne-lupo non c’è nulla di strano nemmeno nell’alzare una canizza sugli ogm. Scandalo: per il cibo di Frankestein il bando, per gli ibridi il passaporto!
Anche sforzandosi di restare nel suo panorama di significato (ogm e embrioni-conigli altrettanto pericolosi; sui primi si scatena il putiferio, sui secondi il silenzio) non v’è alcuna contraddittorietà: essendo spesso le proteste verso le biotecnologie irrazionali, irrazionalità vuole che si protesti senza troppa attenzione (che significa anche che dopo avere gridato “al lupo! al lupo!” si apre la porta a quello vero).
Dimenticavo: la paura di morire divorati dal coniglietto ogm?

sabato 3 marzo 2007

Il limite di Ernesto Galli Della Loggia

Ernesto Galli Della Loggia nel suo Calendario (Corriere della Sera, 1 marzo 2007) lancia una invettiva contro la scienza anarchica e arrogante.
Per lui valgono le stesse considerazioni fatte sul Lupo Mannaro. A pensarci bene ci sarebbe anche qualche aggravante. Ma si sa, le cosiddette scienze umane spesso non vanno a braccetto con le scienze scientifiche. In presenza di buon gusto, ci si potrebbe limitare a parlare delle prime. Non è detto che i risultati sarebbero migliori.

A questioni estreme è giocoforza opporre reazioni estreme. E dunque alla possibilità consentita da una decisione del governo inglese, annunciata l’altro ieri dalla stampa, di procedere alla creazione di embrioni chimera (ottenuti cioè dall’innesto di Dna umano su ovuli animali: nel caso particolare di conigli) non resta che dare una sola risposta: no. Mille volte e per sempre no. No anche se fossimo sicuri – e tra l’altro non lo siamo affatto – che in tal modo avremo la guarigione assicurata da tutte le malattie di questo mondo. È giunto il momento di convincercene: non possiamo sottostare al ricatto della salute, di cui la scienza spregiudicatamente si fa forte ormai ad ogni istante, per consentire che nei laboratori si sperimenti qualsiasi cosa, fino all’inosabile. C’è, ci deve essere un limite: se non è questo, se non è la inviolabilità genetica della specie umana, qual è? quale sarà mai?