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mercoledì 31 ottobre 2007

Figli del 41 bis

Comunicato Stampa

Il diritto di avere un figlio è riconosciuto agli ergastolani, ma non a persone affette da patologie

Raffaele Cutolo, ex superboss della nuova camorra organizzata, è in carcere dal 1982, deve scontare 9 ergastoli, è sottoposto da 14 anni al regime del 41 bis. È diventato papà grazie alla procreazione medicalmente assistita. Nonostante non rientri nelle categorie alle quali la legge 40 permette di accedere alle tecniche di riproduzione artificiale.

Potremmo gioire di un simile atto di “grande civiltà”; ma l’amarezza per gli esclusi ha la meglio. Infatti la legge 40 non ammette eccezioni nel caso delle coppie non sterili e portatrici di patologie virali o di patologie genetiche, che possono solo scegliere tra la rinuncia di avere un figlio e il rischio di trasmettere il virus o la patologia genetica al nascituro (nel caso di malattie virali anche al partner).

Quanto accaduto a Cutolo non è nemmeno una novità: già l’anno passato a un ergastolano era stato riconosciuto il diritto a diventare padre.
Il Gup di Palermo, Fabio Licata, autorizzò infatti l’accesso alla PMA ad una “coppia fertile” (composta da Salvino Madonia – ex boss palermitano, 2 ergastoli per reati vari, tra cui l’assassinio di Libero Grassi, il commerciante colpevole di non aver pagato il pizzo, in carcere dal 1991 e sottoposto al 41 bis – e signora), nonostante l’art. 4 c. 1 della legge 40/04 prescriva:

“Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico”.

L’unica strada per aggirare la legge 40 è forse quella di compiere gravi reati? Possibile che la modifica della legge 40 sia stata dimenticata?

mercoledì 12 luglio 2006

A proposito di PMA e di ergastolani...

Comunicato Stampa

BENE ACCESSO PMA A MADONIA, MA ORA SI CONSENTA ANCHE AI PORTATORI DI MALATTIE GENETICHE E VIRALI
È con profondo disappunto che constatiamo il silenzio che ha circondato l’autorizzazione di accedere alle tecniche di procreazione assistita (PMA) concessa a Salvino Madonia, nonostante non soffra di sterilità.

Il Gup di Palermo, Fabio Licata, ha infatti autorizzato l’accesso alla PMA ad una “coppia fertile”, nonostante l’art. 4 c. 1 della legge 40/04 prescriva:

“Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico”.

La motivazione del permesso accordato è che l’aspirante padre Salvino Madonia, autore di numerosi reati gravi tra i quali l’omicidio di Libero Grassi, è condannato all’ergastolo e quindi non può avere rapporti con la moglie. Per tali motivi la sua posizione è equiparata a quella di chi non può avere figli a causa “di sterilità o di infertilità inspiegate”. In questo caso inoltre il trattamento sarà a carico del SSN, e senza liste di attesa.

Noi tutti siamo felici di questo atto di grande civiltà, come è stato definito dal difensore del killer, ma chiediamo al Governo la modifica dell’art. 4 della legge 40/04, al fine di consentire a tutti coloro che ne hanno effettivo bisogno, anche se non sterili come i portatori di patologie virali e di patologie genetiche, di accedere alle tecniche di procreazione assistita, senza distinzione riguardo al loro stato di libertà o detenzione. Al fine di consentire alle coppie, sebbene non sterili, di procreare senza trasmettere il virus o al partner o al nascituro e senza rischiare di trasmettere al nascituro la patologia genetica, come già evidenziato in passato anche dalle Associazioni dei Pazienti e dall’On. Katia Zanotti tramite interrogazione parlamentare.

Per l’Associazione Amica Cicogna: Filomena Gallo, Presidente
www.amicacicogna.it
Per l’Associazione Luca Coscioni: Marco Cappato, Segretario e Parlamentare Europeo e Chiara Lalli, Consigliere Generale
www.lucacoscioni.it

lunedì 10 luglio 2006

Padre in cattività: ergastolano accede alle tecniche di procreazione assistita

Il suo nome evoca scenari violenti e fatti sanguinosi: Salvino Madonia. Condannato a due ergastoli per reati vari, tra cui l’assassinio di Libero Grassi, il commerciante colpevole di non aver pagato il pizzo. L’ex boss palermitano è in carcere dal 1991.
Nel 2000 ha avuto un figlio dalla moglie: la vicenda è tuttora circondata dal “mistero”. Com’è stato concepito quel figlio, dal momento che a Madonia è vietato incontrare la moglie? Da qualche tempo desiderava averne un secondo. La direzione distrettuale di Palermo ha autorizzato il ricorso alle tecniche di procreazione assistita. Il coronamento del suo sogno (Un bimbo in provetta per il killer ergastolano, Il Giornale, 10 luglio 2006). Il liquido seminale di Madonia sarà prelevato nella casa circondariale de L’Aquila a spese del sistema sanitario nazionale. E senza liste d’attesa. Il primo tentativo sarà una fecondazione semplice (1.500 euro); in caso di insuccesso si tenterà una fecondazione in vitro (3.500 euro).
L’avvocato Anania spiega: «La legge [40/04] è fatta per agevolare le coppie che non possono procreare. Se l’uomo è un ergastolano l’impossibilità c’è, perché il mio cliente non può avere rapporti sessuali con la moglie. La sua posizione può dunque essere equiparata a quella di chi non può avere figli».
Che la legge 40 sia fatta per agevolare la procreazione è molto discutibile, considerati gli innumerevoli divieti: tra cui il divieto d’accesso per chi non è sterile. Non basta “non poter avere figli” per accedere alle tecniche di procreazione assistita. L’articolo 4 impone come condizione necessaria la sterilità o l’infertilità inspiegate e documentate da atto medico. Madonia non è sterile.
Madonia, inoltre, è sottoposto al 41 bis, e come ergastolano si può dire che abbia perso qualche libertà fondamentale di cui godono i cittadini. La libertà di procreare potrebbe essere inclusa in queste perdute libertà?
E ancora: spesso a sostegno delle restrizioni di accesso alla procreazione assistita viene tirato in ballo il futuro del nascituro. Per le coppie omosessuali, per i single o per la fecondazione eterologa. Si dice: è giusto vietare x per il bene del nascituro. Nel caso di Madonia sembra che a nessuno interessi il bene del nascituro. Volendo solo limitarsi all’inevitabile assenza del padre Madonia, non sarebbe una situazione simile a quella del genitore single?
Ma il risvolto davvero increscioso della vicenda è che il divieto di accedere alla procreazione assistita permane per tutti coloro che sono affetti da una patologia geneticamente trasmissibile o virale. A loro non è concessa l’autorizzazione di coronare il sogno di avere un figlio, se non all’inaccettabile prezzo di “giocare” con il rischio di trasmettere la patologia al nascituro (nel caso di patologia virale come l’HIV anche al compagno).

* Lettera di Libero Grassi pubblicata il giorno seguente la sua esecuzione.