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venerdì 26 settembre 2014

Cugini sotto attacco

Alfredo Mantovano richiama l’attenzione su una tragica conseguenza della nuova legge sul doppio cognome, finora sfuggita all’attenzione dei commentatori («Doppio cognome, un colpo in più all’unità familiare», La Nuova Bussola Quotidiana, 26 settembre 2014):

La diversità di cognomi sarà […] probabile per cugini di ramo paterno, dal momento che il figlio cui è stato attribuito il doppio cognome può trasmetterne al proprio figlio solo uno, a scelta, ovviamente prescindendo dalle opzioni del proprio fratello.
Anche se per la precisione la legge andrà a colpire solo i cugini paterni figli di fratelli maschi (i cugini paterni figli di sorelle hanno già oggi cognomi differenti, come i cugini materni), non si può sottostimare l’entità della catastrofe che sta per colpire in questo modo la famiglia (allargata) italiana: il caos che ne risulterà – tremo solo a pensarci: cugini paterni con cognomi diversi! – porterà sicuramente a un picco di matrimoni tra consanguinei, all’incesto generalizzato (anche i fratelli potranno avere cognomi differenti!), all’approvazione del matrimonio gay e in seguito del matrimonio con i propri animali domestici, e infine al crollo della civiltà giudaico-cristiana e al trionfo dell’ISIS in Italia.

Si confermano insomma i sospetti di un altro autorevolissimo commentatore:

L’unica speranza ormai è che Mario Adinolfi voglia aggiungere quanto prima un seguito all’opera sua più fortunata, come nuovo argine alla barbarie laicista. Il titolo è già pronto: Voglio i cuginetti.

venerdì 27 giugno 2008

Quinto Trofeo Luca Volontè

Dispiace essere tanto incostanti. Ma valeva la pena di aspettare.
La magnifica attribuzione va ad Alfredo Mantovano sulla (eventuale) norma sulle impronte:

non è finalizzata a discriminare, ma a identificare se si perde un bambino chi sono i suoi genitori, ad avere alcuni dati di riferimento chiari.
Pur non sentendoci in dovere di motivare il Trofeo è difficile non rilevare il luogo comune in agguato: i rom non si curano dei loro figli, non si accorgono di smarrirli e per rimediare a tale distrazione serve prendere le impronte dei fanciulli.
Come non pensare a: Signora lei è una donna piuttosto distratta...

sabato 17 novembre 2007

Divorzio express alla Mantovano

Alfredo Mantovano (AN) è un uomo tutto d’un pezzo. E non sopporta che la Famiglia non sia rispettata. Ordine e disciplina sono il sintomo di una buona economia domestica. Per non parlare degli attacchi al Valore della vita (perpetrati dal tentativo di fare una legge sul testamento biologico; che farne degli omosessuali non è chiaro – ma procediamo per ordine e riportando le sue parole).
Commentando il divorcio exprés Mantovano attacca così (Mantovano (An): è merito del centro-destra se non c’è testamento biologico, Vivere & Morire, 16 novembre):

I dati spagnoli sul ‘divorzio express’ sono l’emblema dello zapaterismo.
Quando, con riferimento ai temi che interessano la famiglia e i diritti dei figli, si parla di ‘zapaterismo’, per identificare una deriva di dissoluzione e di spappolamento, c’è chi fa il sorrisetto, quasi a sottolineare una esagerazione. Poi vengono fuori dati come quelli del ‘divorzio express’ (dal 2005 al 2006 in Spagna + 330% rotture dei matrimoni, grazie a una legge introdotta da Zapatero) e si constata che le critiche sono squilibrate per difetto, non per eccesso.
Se ciò non si è ancora verificato in Italia, nonostante gli sforzi della Sinistra di introdurre i dico, il testamento biologico e le norme sull’omofobia non è stato frutto del caso: è perché larga parte del Centrodestra si è opposta dentro e fuori le sedi parlamentari. Se a qualcuno venissero dubbi sull’opportunità di questa resistenza, il film di ciò che accade a Madrid è lì, pronto a dissolverli.
330%? Accidenti, Zapatero è proprio un rovinafamiglie. Se è già molto discutibile la connessione causale (e di colpa) tra introdurre una legge liberale (o meglio, una legge che facilita la procedura per il divorzio senza obbligare i coniugi ad attendere un periodo di separazione) e scassare le famiglie (che non erano aggiustate prima, erano soltanto unite ancora da una legge paternalistica e ipocrita), quando ci si sofferma sulle percentuali del presunto incremento si scoprono molti aspetti interessanti di Mantovano.

Vai a cercare qualche conferma e ti imbatti in una prima apparente conferma: Explosivo incremento del divorcio en España por ley anti-familia, Aciprensa, 16 novembre 2007.
Esplosivo!, ha ragione Mantovano allora! Ma basta leggere per inciampare in una percentuale molto diversa:
Según el Instituto Nacional de Estadísticas (INE), en el 2006 los divorcios constituyeron el 87 por ciento de las rupturas matrimoniales en el país. En 2004, un año antes de la reforma legislativa, los divorcios constituían sólo el 38.

El informe revela que el número de divorcios en 2006 fue de 126 mil 952, es decir 74,3 por ciento más que el año anterior.
Magari sono stati approssimativi. Cerchiamo ancora. El Paìs sbatte la percentuale del 74% anche nel titolo: Los divorcios aumentan un 74% con la nueva ley, 16 novembre.
Niente da fare. Ma non ci rassegniamo. Da el Mundo (15/11/2007) uno spiraglio di speranza: Los divorcios representan ya el 87% de las rupturas matrimoniales en España.
Ma andando a leggere il testo (consigliabile anzichenò) si fanno interessanti scoperte:
El número de divorcios en 2006 fue de 126.952, lo que supone en importante incremento del 74,3% respecto a la cifra registrada el año anterior, cuando los divorcios fueron 64.028 y sólo representaron el 46,7% de todas las rupturas matrimoniales de 2005.
Ma poi si scopre la lanterna che Mantovano ha preso per una lucciola:
La duración media de los 145.919 matrimonios disueltos en 2006 fue de 15,1 años, aunque la mayor parte de las separaciones se produjeron tras 20 años de vida matrimonial. El INE destaca el excepcional aumento de los matrimonios disueltos antes de un año (del 330,6% respecto a 2005), resultado de la modificación legislativa antes citada.
Eccola lì la percentuale del 330%! Matrimoni durati meno di un anno. Certo che sono aumentati. Misterioso eh?
Chissà quali gravi e importanti impegni aveva Mantovano per non avere letto nemmeno un articoletto (facile e discorsivo, chiaro e preciso): ha guardato il titolo, gli è piaciuta la percentuale del 330% (è allarmista ed ha un vago sapore trinitario) e si è preparato per la sua dichiarazione.
Ringraziamo di cuore Mantovano e la destra (il centrodestra, e aggiungerei pure la sinistra) per averci salvato da una simile diavoleria (qui si chiamerebbe divorzio breve per non creare conflitti di interesse con la TAV). Nonché da una legge sul testamento biologico (quale scandalo) e dalle norme sulla omofobia (non chiedetemi di cosa si tratti: forse Mantovano vorrebbe ripristinare il reato di omosessualità; che in effetti sarebbe doveroso rimettere in sesto la moralità di questo Paese!).

Quanto alle metafore cinematografiche, forse Mantovano farebbe bene ad andare a vedere qualche film divulgativo sulla matematica e sulla buona fede (invece che riguardare migliaia di volte i cinegiornali di allora). Magari, se avesse un pomeriggio libero (tanto i giornali non li legge) potrebbe guardarsi XXY. Imparerebbe qualcosa (forse, questa mattina sono ottimista).

Il comunicato stampa originale è qui.

lunedì 2 luglio 2007

Il senatore snumerato

Le dichiarazioni del senatore Alfredo Mantovano (AN) a proposito della Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40/2004, presentata oggi dal Ministro della Salute Livia Turco, meritano qualche commento.

I rappresentanti del Governo in carica hanno uno strano modo di illustrare i dati: invece di leggere i numeri danno i numeri. Il ministro della Salute informa che nel 2005 risultano 6235 gravidanze a seguito di fecondazione artificiale contro le 4807 del 2003: in termini assoluti, la legge 40, così combattuta e dileggiata, non solo non ha comportato alcun decremento, ma anzi ha fatto aumentare i “bimbi in braccio”.
Se il sen. Mantovano avesse avuto la pazienza di leggere direttamente la Relazione, liberamente disponibile sul sito del Ministero, si sarebbe risparmiato quello che benevolmente si potrebbe definire uno sfondone imbarazzante. Si legge infatti a p. 6 del documento:
il numero totale delle gravidanze non è un dato confrontabile, in quanto nel 2003 operavano solo 120 centri e invece nel 2005 169 centri e in quanto anche le pazienti erano 17.125 nel 2003, mentre nel 2005 erano 27.254.
Se nel 2005 si sono avute più gravidanze del 2003, insomma, è perché è cresciuto il numero delle pazienti che risultano aver fatto ricorso alla procreazione assistita, non perché è stata approvata la legge 40. (Aggiornamento: sulla questione ho scritto un secondo post, più dettagliato.)
E invece la sen. Turco segnala un calo in percentuale, perché spiega che nel 2005 sono stati censiti 169 centri che praticano la PMA, contro i 120 del 2003, sicché si avrebbe una “perdita ipotetica”. Da un ministro sulle cifre ci si attende certezze, non ipotesi. Faccia un raffronto fra i dati dei 120 centri censiti nel 2003 e gli esiti degli stessi 120 centri nel 2005: solo così i termini di confronto saranno omogenei. Diversamente sarà l’ennesima strumentale occasione per non darsi ragione della sconfitta referendaria di due anni fa.
Di nuovo, Mantovano avrebbe dovuto leggere la relazione, prima di aprire bocca. A p. 8, infatti, viene presentato proprio il confronto limitato ai 96 centri (non 120: alcuni nel frattempo sono stati chiusi, o non hanno comunicato questa volta i propri dati) che sono stati censiti sia nel 2003 che nel 2005; una comoda tabella riassume i risultati a p. 101:

Anno 2003 2005

Cicli iniziati 18.867 18.036
Prelievi 16.764 15.947
Trasferimenti 14.946 13.895
Gravidanze 4.257 3.626

Si vede quasi subito che il numero di gravidanze per ciclo iniziato è minore nel 2005 rispetto al 2003, e non di poco: del 10,9%. Questo sembra indicare un calo nell’efficienza delle tecniche impiegate; ma se è così, la colpa è della legge 40?
Per scoprirlo proviamo a fare qualche conto. Calcoliamo in particolare la differenza percentuale, tra i due anni, del numero di prelievi per ciclo, del numero di trasferimenti per prelievo, e di quello di gravidanze per trasferimento. I risultati sono questi:

Prelievi per ciclo: -0,5%
Trasferimenti per prelievo: -2,3%
Gravidanze per trasferimento: -8,4%

La legge 40 ha poco o nulla da dire su ciò che succede tra l’avvio del ciclo di trattamento e il prelievo degli ovociti; e dal 2003 al 2005 il numero di prelievi per ciclo è rimasto praticamente invariato. La legge 40 consente di fecondare un massimo di tre ovociti alla volta, diminuendo quindi la probabilità di ottenere anche un solo embrione adatto al trasferimento; e dal 2003 al 2005 il numero di trasferimenti per prelievo è diminuito in modo contenuto ma significativo. La legge 40, soprattutto, impedisce qualsiasi selezione degli embrioni: se prima si potevano trasferire solo i più vitali, aumentando le possibilità di gravidanza, adesso ci si affida solo alla sorte; e dal 2003 al 2005 il numero di gravidanze per trasferimento è vistosamente diminuito.
Basta questo a dimostrare l’identità del colpevole? Un’obiezione intelligente – e infatti non è del sen. Mantovano – è che le gravidanze diminuirebbero anche se fosse aumentata per qualche motivo l’età media delle donne che si sottopongono alle procedure. La Relazione, per un’assurda clausola della normativa sulla privacy, dà in generale solo dati aggregati; ma a p. 68 una tabella mette in rilievo la forte dipendenza del numero di prelievi per ciclo dall’età delle pazienti – numero che, come abbiamo appena visto, è l’unico ad essere rimasto invariato, suggerendo che sia rimasta invariata anche l’età media. Questo non risolve la questione, ma è un indizio importante, in attesa degli studi ulteriori che la Relazione promette a breve scadenza.

L’unica cosa certa, al momento, è che da domani gli argomenti del sen. Mantovano, o altri di uguale valore, ingombreranno le colonne del Giornale, di Avvenire e del Foglio. Se quello che dice questa gente non toccasse in modo tanto drammatico le vite di così tante coppie, ci sarebbe da divertirsi.