Visualizzazione post con etichetta CNR. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CNR. Mostra tutti i post

mercoledì 14 dicembre 2011

Neuroetica e tribunali: profili di responsabilità morale, giuridica e sociale nella prospettiva delle neuroscienze

Il Convegno discute le implicazioni tecnico-scientifiche, etiche, giuridiche, filosofiche e sociali dell’applicazione delle neuroscienze alla prassi ed alla teoria del diritto, a partire dai recenti casi giudiziari in Italia, in cui test di genetica comportamentale e di neuroimaging funzionale hanno condotto a diagnosi di infermità mentale degli imputati. Particolare attenzione verrà dedicata alla comparazione tra contesto statunitense ed europeo ed alle eventuali influenze che le neuroscienze potrebbero esercitare sul concetto di responsabilità in senso morale, giuridico e sociale.
Negli ultimi vent’anni, i tribunali di tutto il mondo hanno evidenziato un incremento dell’impiego di teorie e tecnologie neuroscientifiche nei procedimenti giudiziari civili e penali. Muovendo dalla prospettiva delineata dalla neuroetica, disciplina di intersezione tra bioetica e neuroscienze, il Convegno discute le implicazioni di carattere etico-filosofico, tecnico-scientifico, giuridico e sociale del tema. I nuovi modelli neuroscientifici del comportamento criminale e l’uso delle neurotecnologie come prove processuali nelle perizie tecniche (dalla behavioural genetics al neuroimaging) rendono controversa la nozione di responsabilità penale negli ordinamenti dei vari Stati e pongono nuovi interrogativi sulle misure per il possibile recupero del soggetto criminale ed, in generale, per la comprensione dei fenomeni sociali. Queste tecniche hanno dato luogo allo studio di basi organiche della nostra nozione ordinaria di responsabilità morale, nozione fondata sui concetti filosofici di coscienza, autodeterminazione e libero arbitrio, che orienta la categoria della responsabilità giuridica all’interno dei sistemi normativi occidentali. Il Convegno si propone di discutere il rapporto tra neuroscienze e scienze forensi, con particolare riferimento al problema dell’utilizzo delle nuove tecniche di neurogenetica e di neuroimmagini funzionali (soprattutto PET e fMRI) a scopo investigativo e probatorio all’interno del processo civile e penale, nonché di  comprendere l’impatto che tali tecniche avranno sulla teoria del diritto. Il Convegno, in ultimo, si interroga sulle possibili conseguenze delle acquisizioni neuroscientifiche sul complesso della società. Oggetto della discussione sarà anche l’analisi comparata tra casistica statunitense ed italiana, al fine di valutare il modo in cui l’utilizzo degli strumenti e delle conoscenze in oggetto è in grado di produrre declinazioni giuridiche differenti nei diversi ordinamenti.
15 dicembre, dalle 9.15 alle 17.30, CNR, Piazzale Aldo Moro 7, Aula Marconi.
Il programma completo è qui.
La registrazione (Radio Radicale).

sabato 2 aprile 2011

Perché de Mattei dovrebbe dimettersi?


Le dichiarazioni sulla catastrofe giapponese (qui in trascrizione), rilasciate a Radio Maria dal vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Roberto de Mattei, hanno sollevato un’indignazione diffusa; i promotori di una petizione online le hanno giudicate incompatibili con la carica ricoperta da de Mattei, di cui pertanto hanno chiesto e invitato a chiedere le dimissioni. Ma se è intuitivo riconoscere la contraddizione tra certe credenze e la vicepresidenza del massimo ente scientifico italiano, meno immediato risulta specificare in che cosa consista esattamente questa incompatibilità.
Diciamo subito che Roberto de Mattei ha dimostrato da tempo di non poter ricoprire quella carica. Creazionista, organizzatore nel 2009 di una conferenza di creazionisti (i cui atti sono stati malauguratamente pubblicati con un contributo finanziario dello stesso CNR), de Mattei dichiarava ancora pochi giorni fa, in margine alla vicenda odierna:

Oggi […] nel mondo cattolico è penetrata una visione evoluzionista e poligenista, per cui il genere umano non proverrebbe da una coppia primordiale. Ma Pio XII nell’enciclica Humani Generis ha riaffermato che l’esistenza personale di Adamo ed Eva fa parte del magistero della Chiesa. Questa è una delle tante ragioni per cui un cattolico non può accettare le teorie di Darwin.
La scienza ha dimostrato da molto tempo che il genere umano non proviene da una coppia primordiale; ed è – dovrebbe – essere pacifico che l’ultima cosa che l’autore di queste rozze affermazioni antiscientifiche può fare è di detenere la carica di vicepresidente del CNR.
Ma oggi non stiamo parlando di questo. Tralasciamo l’evoluzione; cosa c’è di contrario alla scienza in ciò che de Mattei ha detto sul terremoto?
La risposta sarebbe immediata se avesse per esempio sostenuto che la teoria della deriva dei continenti è contraria alla vera religione, e che i sismi sono in realtà provocati direttamente da Dio che scuote la Terra; ma de Mattei non ha detto questo.
Si potrebbe replicare che se l’offesa alla ragione non riguarda i dati empirici, essa è però palese nell’argomentazione logica. In effetti, i ragionamenti esposti a Radio Maria sono pateticamente inadeguati: ammettiamo pure con de Mattei che ci sia «la sicurezza che le catastrofi possono essere, e talora sono, esigenza della giustizia di Dio»: questo vuol dire che nelle zone sismiche abitano in media più peccatori che nelle zone non sismiche? Come mai costoro si vanno a concentrare proprio lì? Consideriamo ancora questo altro punto:
Dio non potrebbe fare in modo che un terremoto colpisca il colpevole e rispetti l’innocente se non attraverso la moltiplicazione di miracoli, attraverso una profonda modifica del piano della creazione divina. Ora è chiaro che Dio può salvare e talvolta salva l’innocente operando un miracolo ma Dio non è obbligato a moltiplicare i miracoli o a rinunziare al piano della sua creazione per salvare la vita di un innocente.
Sono certo che de Mattei creda nell’attributo divino dell’onnipotenza; ma un dio onnipotente, per definizione, dovrebbe sempre essere capace di predisporre un «piano della creazione» in cui gli innocenti si salvino naturalmente e periscano solamente i rei. È chiaro che l’argomento di de Mattei si applica solo a un demiurgo severamente limitato, non alla divinità onnipossente della tradizione monoteistica.
Come si vede, i ragionamenti di de Mattei fanno decisamente acqua; e tuttavia sono un po’ restio a individuare qui il punto decisivo. Un apologeta un po’ più abile – o persino lo stesso de Mattei, se ci si impegnasse allo spasimo – potrebbe a forza di argomenti ad hoc rendere la questione tanto nebulosa da eludere una confutazione troppo banale. Se è vero che la scienza non si fa con le argomentazioni ad hoc, è anche vero che una teodicea un po’ discutibile non basta, da sola, a determinare una drastica incompatibilità con il mondo della scienza, visto che devono essere molto pochi, credo, gli scienziati perennemente e inflessibilmente razionali.
Qualcuno potrebbe notare che non è il singolo ragionamento bacato a costituire il problema, ma l’adesione di de Mattei a una fede superstiziosa e in quanto tale antiscientifica (a occhio direi che questa sia la posizione più diffusa tra quanti ne chiedono le dimissioni). Qui però il vicepresidente del CNR segna un punto quando obietta che
avanzare questa motivazione per chiedere che io mi dimetta equivale a esigere la cacciata dall’università di un fisico che crede al dogma della transustanziazione, certamente antiscientifico, per cui al momento della consacrazione eucaristica pane e vino diventano corpo e sangue di Cristo.
Siamo pronti a sostenere che un cattolico convinto non possa diventare un manager della ricerca scientifica? Si ripropone la risposta di prima: ci sono stati eminenti scienziati che hanno creduto in cose assolutamente folli (il più famoso di tutti era stato anche uno stimato funzionario pubblico, mentre scriveva trattati sull’alchimia e sull’Apocalisse). Certo, a chi è un poco meno eminente si perdona di meno; ma io non so nulla dei meriti di de Mattei come storico e come vicepresidente del CNR, e quindi mi asterrò dal seguire questa linea di pensiero.

Ma allora esiste davvero un motivo per cui le dichiarazioni di de Mattei dovrebbero provocarne le dimissioni? Nonostante tutto, mi sembra proprio di sì.
La scienza non è soltanto un’avventura conoscitiva; è anche un’attività tesa a migliorare in ogni modo la condizione dell’uomo, a evitare o sanare i mali che lo affliggono, a realizzare in altre parole «tutto quello che è possibile». L’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria e l’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR, per esempio, non si occupano soltanto di studiare teoricamente le dinamiche della Terra, ma anche di mitigare il rischio sismico. Ora, chi come de Mattei dice che
se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi la Terra eserciterebbe sopra di noi un fascino irresistibile, non ci accorgeremmo che è un luogo di esilio e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo
sta implicitamente sostenendo che i pericoli ci devono essere, e che sarebbe un male se ne corressimo di meno (suppongo che per de Mattei Dio ce ne invii già la giusta misura). Chi come de Mattei dice che
sta scritto che Dio manda la morte prematura agli innocenti per liberarli da un triste avvenire
sta implicitamente sostenendo che combattere la morte prematura significa fare un danno agli innocenti, e contrastare l’opera di Dio. Come può un uomo che sostiene queste cose guidare credibilmente un ente di ricerca che ha tra i suoi scopi istituzionali quello di contrastare terremoti e altre catastrofi naturali?
È vero che per de Mattei Dio potrebbe avere anche
un fine di ordine morale, come per esempio acuire il genio dell’uomo, eccitarlo a studiare la natura per difendersi dalla sua potenza distruggitrice e così determinare il progresso della scienza
(in questo brano, per inciso, riappare il demiurgo semi-impotente che non ha altri mezzi per favorire il progresso della scienza); ma il fatto che qui palesemente de Mattei contraddica se stesso non basta ad assolverlo.
Un ultimo punto, che riguarda i terremoti nostrani, recenti e meno recenti. Da un uomo delle istituzioni quale è de Mattei, le vittime di una catastrofe – che assieme agli altri cittadini ne pagano lo stipendio – si aspetterebbero una solidarietà incondizionata, non la lezioncina di un amico di Giobbe che insinua il sospetto che i loro cari morti e loro stessi abbiano forse ricevuto ciò che meritavano:
le nostre colpe possono essere personali o collettive, possono essere le colpe di un singolo o quelle di un popolo ma mentre Dio premia e castiga i singoli nell’eternità è sulla Terra che premia o castiga le Nazioni, perché le Nazioni non hanno vita eterna, hanno un orizzonte terreno.
Roberto de Mattei può coltivare per sé come libero cittadino la sua personale superstizione. Non può farlo come vicepresidente del CNR.

lunedì 21 marzo 2011

Mumble

Le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio.

Le catastrofi [...] sono talora esigenza della giustizia di Dio, della quale sono giusti castighi.

Il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi e grazie a questa morte tragica la loro anima è volata al cielo prima del tempo perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire.
Alcune tra le (meno assurde) dichiarazioni di Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR, su Radio Maria. No comment.

venerdì 7 marzo 2008

Chi ha scritto l’ultimo post di Gabriella Carlucci?

La vicenda Carlucci non sembra voler più finire. Con l’intervento di ieri l’onorevole soubrette tocca un nuovo vertice del grottesco: un post orrendamente sgrammaticato, scritto in una lingua che sarebbe difficile definire ancora come «italiano», si conclude con un volgare insulto a freddo (che non riporto per senso della decenza) contro Luciano Maiani.

C’è, in aggiunta a questo, qualcosa di strano nel post. Lo stile – se così si può definire – non è il solito che si ritrova nel blog della Carlucci; persino il corpo dei caratteri è diverso dai post precedenti, come se qualcuno avesse incollato un testo formattato preesistente. Salta poi agli occhi una frase apparentemente assurda:

Se questo e’ un buon amministratore ditemelo voi, gli affideresti l’amministrazione del tuo giornale?
Di quale giornale si sta parlando? A chi si rivolge l’autore del testo? Di certo non a un generico lettore...
Un altro elemento anomalo, benché più sottile, è costituito dall’uso degli accenti. In tutto il post si trova costantemente la grafia «e’» al posto di «è»; in due casi l’accento viene omesso del tutto: «pubblico» (per «pubblicò»), «ne» (per «né»). Ma chi ha scritto il testo non disponeva di una tastiera priva di accenti, come si potrebbe pensare, visto che spesso usa anche lettere accentate.

Non è la prima volta che nella vicenda compare un testo con questa strana ortografia. Il 5 febbraio, sul quotidiano Libero viene pubblicato un articolo a firma di Tommaso Montesano («Gaffe sui quark e sul Papa. Ecco il nuovo capo del Cnr», p. 14), che attacca Maiani basandosi sul contenuto di una pagina web firmata col nome di David Cline, un fisico americano di chiara fama, in cui si formulano alcune delle accuse che poi la Carlucci contribuirà a divulgare. Ma Cline smentisce immediatamente di essere l’autore del sito, e obbliga il quotidiano di Vittorio Feltri a un’umiliante marcia indietro.
Il sito viene subito oscurato, ma il suo contenuto sopravvive online, in forma di file pdf. Se lo si legge con un minimo d’attenzione, si scopre che anche qui l’autore ha problemi con gli accenti: «boccio», «divento», «gesti» sono tutti verbi al passato remoto, ma privi dell’accento finale; eppure l’autore usa altrove lettere accentate (purtroppo il testo è breve e non c’è nessun esempio di «e’/è»). Anche qui l’italiano è avventuroso, ma opera chiaramente di un madrelingua.
Una coincidenza? È possibile. Volendo comunque spiegare il curioso fenomeno, si potrebbe pensare, fra le varie possibilità, a un italiano che ha usato per lungo tempo tastiere prive di accenti, come sono quelle dei paesi anglosassoni, e che si ritrova ora a disagio con una tastiera italiana. Anche alcune espressioni del post della «Carlucci» che sembrano anglismi si potrebbero spiegare in questo modo: come l’assurdo «Maiani […] che fa la scienza», che è forse un goffo calco dall’inglese «who does science» (in italiano «che si occupa di scienza», «che fa lo scienziato»).
Lo pseudo-Cline deve aver segnalato a qualcuno l’esistenza del suo sito: non avrebbe certo aspettato che venisse scoperto per caso. Non è assurdo pensare che si sia rivolto direttamente a un contatto giornalistico, a cui sarebbe stato naturale indirizzare le parole «gli affideresti l’amministrazione del tuo giornale?» (si noti che una frase di poco precedente questa, «questo e’ quanto dichiarato pubblicamente sulla rivista Nature di cui allego l’articolo», sembra provenire da un’email). Libero è citato dalla «Carlucci» nello stesso post come l’unico giornale che ha preso le sue difese.

Tutto ciò è ovviamente frutto di congettura. L’unica cosa certa è che Gabriella Carlucci porta l’intera responsabilità di quanto va pubblicando sul suo blog; responsabilità morale e, in questo caso, eventualmente anche penale.

martedì 4 marzo 2008

Sheldon Lee Glashow risponde ancora una volta a Gabriella Carlucci

La gag Carlucci-Maiani-Glashow-De Rujula prosegue.
Pare che Glashow (dio gli renda merito) abbia scritto una ennesima lettera per smentire le insensate dichiarazioni di Gabriella Carlucci. Carola Garin la riposta nei commenti (al numero 185).
Ne riporto un passaggio degno di essere imparato a memoria:

Scientists publish speculative results not because they are true, but because they may be true, If they refrained from publishing their speculations for fear that they may not always be true, there would be little progress in science. Even our greatest heroes, Galileo, Newton and Einstein, have published speculations that turned out to be quite false. I can supply citations, should you wish to question their scientific competence.
(Forse la nostra non sarebbe nemmeno in grado di cogliere la vena ironica).

lunedì 3 marzo 2008

Gabriella Carlucci usa Alvaro De Rujula per prendersela con Luciano Maiani (facendo una ennesima figura di merda)

Anche Alvaro De Rujula smentisce la Carlucci (che lo aveva citato a sproposito).
De Rujula, fisico teorico del CERN di Ginevra, ha lasciato un commento nel blog della nostra fantasiosa parlamentare demolendo i suoi stupidi tentativi in 5 punti (Progetto Galileo ha verificato che fosse autentico scrivendo a De Rujula).
Un passaggio molto godibile:

In sintesi, non vedo da nessuna parte dove la lettera può essere interpretata come una critica a Maiani. Come può uno pensare che Maiani non avesse le mie stesse intenzioni?
Aveva, poveretto, la difficoltà di gestire un budget che era stato approvato con un finanziamento poco meno del necessario. E dico “un poco”. Si guardi da qualunque altra parte quanta è la differenza tra budget progettati e finalmente spesi.
Pochi laboratori, istituzioni e progetti sono capaci come il CERN di fare delle stime relativamente accurate dei costi ed a evitare di andare irremediabilmente in rosso.
Per leggere tutto.

domenica 2 marzo 2008

Ancora?!

Gabriella Carlucci, «Ma io confermo le mie accuse al fisico Maiani», Repubblica, 1 marzo 2008, p. 58 (ai soliti capi di imputazione si aggiunge stavolta un audace parallelo tra Maiani e i firmatari del Manifesto della razza. Notevole anche la puntigliosa difesa del curriculum dell’onorevole-soubrette: tra le benemerenze esibite – che le danno il diritto di dire la sua sulle credenziali scientifiche dei fisici delle particelle – figura anche il fatto di essere «moglie e madre»...).

Aggiornamento: mi era sfuggito l’ultimo post dell’onorevole, «Ecco l’errore di Maiani», Il blog di Gabriella Carlucci, 28 febbraio. Notevole la totale unanimità dei commenti (più di cento): qualcuno ha notato come sia forse la prima volta nella storia di Internet...

giovedì 28 febbraio 2008

Gabriella Carlucci non si rassegna

Nonostante le risposte (fin troppo educate) di Sheldon Lee Glashow e le smentite alle sue calunnie nei confronti di Luciano Maiani, ella continua.
In data 25 febbraio, e aprendo il suo post con un apprezzabile luogo comune (Uno stato di diritto ha le sue regole), ella risponde a tutti quelli che le hanno scritto a proposito della (squallida) questione della presidenza del CNR.

Concludendo mi sono convinta che Maiani non è il migliore scienziato possibile e immaginabile come vuol far credere una lobby scientifica molto potente che ha la Fisica delle Particelle come disciplina principale e la “Sapienza” come luogo di incontro preferito.
Spero che al più presto si faccia un’attenta analisi su come vengono suddivisi i fondi pubblici per la ricerca. Che servano ad affrontare i gravi problemi del Paese e non solo a produrre tante pubblicazioni (anche sbagliate secondo Glashow) con tante citazioni per soddisfare la vanità di qualcuno.
Concludendo cosa? Su quai basi si sarebbe convinta?
Se fin dal principio questa polemica era grottesca, adesso sta assumendo le sembianze di uno scherzo di pessimo gusto. Forse Carlucci non sa nemmeno leggere se continua a ripetere che le pubblicazioni (verosimilmente di Luciano Maiani) sono sbagliate (secondo Glashow, che le ha risposto in modo comprensibile e senza alcuna possibilità di fraintendimento).
Ora: o Carlucci non capisce la lingua italiana (e sarebbe grave); oppure è in mala fede (e non sarebbe uno scenario più incoraggiante).
Il risultato è che continuiamo a fare figure pietose.
Carlucci farebbe bene a rinunciare allo stipendio da parlamentare per contribuire ad affrontare i gravi problemi del Paese, primo tra tutti la sconfinata ignoranza.

mercoledì 27 febbraio 2008

Gabriella Carlucci usa Sheldon Lee Glashow per prendersela con Luciano Maiani (facendo una figura di merda - si può dire merda?)

Alla fine di gennaio la nomina di Luciano Maiani alla presidenza del CNR suscita opposizioni violente in Commissione Cultura della Camera. Tra gli avversari più ostinati spicca Gabriella Carlucci, scettica sulla idoneità scientifica del fisico. La protesta non ha esito ma Carlucci non demorde e il 7 febbraio scrive una lettera a Prodi, Mussi, Modica e ai componenti della Commissione Cultura di Camera e Senato. Ex abrupto attacca: “Luciano Maiani è stato definito fisico di alto profilo dotato di grandi capacità manageriali. Niente di più falso”.
A conferma della mediocrità di Maiani invoca il giudizio di un prestigioso fisico e premio Nobel nel 1979, Sheldon Lee Glashow, con cui Maiani avrebbe pubblicato “l’unico suo lavoro degno di interesse [...] che firmò ma che chiaramente non capì visto che nel 1974 lo rinnegò pubblicando un altro lavoro [con altri] dove confusero particelle elementari di proprietà fisiche diverse”.
Il guaio è che Glashow legge la lettera e risponde, prima a Prodi e poi direttamente a Carlucci. Glashow ritiene oltraggioso, volgare e pettegolo il tentativo della deputata azzurra di screditare Maiani tramite un giudizio erroneamente attribuitogli. Glashow nega risolutamente di aver mai dubitato dello spessore scientifico di Maiani, definendolo uno scienziato stellare e degno erede di Fermi. Glashow aggiunge che le dichiarazioni di Carlucci hanno macchiato la sua reputazione con accuse tanto false ed ingiuriose. Alla “dimostrazione” definitiva, dal sapore televisivo, della incompetenza di Maiani (non aver vinto il Nobel!), Glashow risponde: “Nemmeno Stephen Hawking e altri grandi luminari l’hanno vinto”.

(E ora la scienza viene trasformata in pettegolezzo, DNews, 27 febbraio 2008).

sabato 2 febbraio 2008

Sulla nomina di Luciano Maiani a presidente del CNR

Sono davvero imperdibili alcune dichiarazioni dei nostri rappresentanti nella seduta del 31 gennaio scorso (VII Commissione, Resoconto).

Emerenzio BARBIERI (UDC) rileva innanzitutto che proprio la circostanza che non vi siano dubbi in merito alle capacità scientifiche del professor Maiani dovrebbe suggerire di soprassedere sulla proposta di nomina, in quanto se il consenso è presente in questo momento lo sarebbe anche in un momento successivo alla risoluzione della crisi di Governo. Evidenzia, inoltre, come il fatto che al Senato la «Casa delle libertà» non abbia espressamente votato la nomina del professor Maiani dovrebbe essere giudicato un elemento positivo nell’ambito del dibattito odierno che tende a valorizzare sempre di più un sistema basato sul «bicameralismo imperfetto». [...]
Sottolinea, inoltre, che la candidatura del professor Maiani non può essere ritenuta una candidatura condivisibile, in quanto egli ha dimostrato di non credere nella libertà di pensiero, principio cardine della ricerca scientifica, sottoscrivendo la lettera firmata da 67 docenti che ha portato all’annullamento della visita del Papa presso l’università «La Sapienza» di Roma.

Gabriella CARLUCCI (FI) rileva che uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Rileva a tale proposito che dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del CNR, non appare certo una nota di merito. [...] In conclusione, ritiene che la Commissione debba pronunciarsi negativamente sulla proposta di nomina in questione, anche perché il professor Maiani è uno dei protagonisti della vicenda che ha portato alla mancata visita del Papa presso l’università «La Sapienza» di Roma.

Paola GOISIS (LNP) manifesta il proprio orientamento nettamente contrario sulla nomina del professor Maiani a presidente del CNR, rilevando che l’atteggiamento da quest’ultimo tenuto nella vicenda della mancata visita del Papa è assolutamente inqualificabile e rivelatore di un atteggiamento connotato da intolleranza nei confronti della libertà di opinione. Sottolinea, invece, che l’Università pontificia di Quito ha conferito una laurea honoris causa al Presidente della Camera, con ciò dimostrando una tolleranza maggiore di quella dimostrata dai professori dell’università «La Sapienza». Aggiunge inoltre che non corrisponde al vero la circostanza che i gruppi di opposizione presso l’omologa Commissione del Senato si siano pronunciati favorevolmente sulla proposta di nomina in esame, visto che proprio in segno di protesta contro la decisione di proseguire nell’esame hanno deciso addirittura di non partecipare alle votazioni.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), intervenendo in sostituzione del collega Palmieri, ritiene che la nomina in questione sia incostituzionale, in quanto non c’è alcuna motivazione che la sostenga. Aggiunge d’altra parte che non vi è alcun motivo di procedere nella seduta odierna alla nomina del presidente del CERN, visto che a luglio decade il consiglio di amministrazione. Considera, inoltre, assolutamente inopportuna una nomina effettuata in una situazione di crisi di Governo.
Qui la pagina di Luciano Maiani (non aggiornata). Al quale va tutta la nostra stima.