Mi era sfuggita questa approfondita inchiesta del Corriere Salute (Come capisco se mio figlio beve o si droga?, 25 settembre 2006) su come scoprire se il proprio figlio adolescente abusa di sostanze alcoliche o stupefacenti e rispettive soluzioni. A loro però è sfuggita una inchiesta molto più approfondita, soprattutto più immediata perché fa uso di immagini. Altro che Nas nelle scuole!
Qui i dettagli della caccia.
mercoledì 15 agosto 2007
Mamme, come capire se vostro figlio si droga?
mercoledì 1 agosto 2007
mercoledì 11 luglio 2007
Emergenza tossicodipendenza
Dalla Ultim’ora del corriere.it Droga: un italiano su tre ha fumato uno spinello. Un popolo di drogati...
lunedì 28 maggio 2007
I carabinieri della salute
Livia Turco a sostegno della proposta di ispezioni antispinello nelle scuole dichiara («Carabinieri anti-spinelli nelle scuole», Il Corriere della Sera, 28 maggio 2007):
Ho chiesto al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, di collaborare per inviare i Nas nei licei e negli istituti tecnici […]. È utile dare il via a verifiche in tutt’Italia, anche per senso di responsabilità verso le famiglie: le aule devono poter essere considerate luoghi sicuri.Educazione alla salute? Inviando i carabinieri nelle aule scolastiche? Educazione. Bah.
[…]
È un’operazione di educazione alla salute, nel segno della prevenzione.
venerdì 11 maggio 2007
Un test per tutti

È uno di quei fenomeni che anche a volerlo riprodurre non ci si riuscirebbe. Ma nemmeno a volerlo intensamente e con caparbietà, come diceva l’Alfieri. Devi rassegnarti e aspettare che una spontanea epifania allieti le tue giornate.
Ecco qua, per oggi avevo in arretrato la dichiarazione di ieri del nostro beniamino Luca Volontè (Incidenti stradali: Volontè, per p.a. e politici test antidroga obbligatori, Noi Press, 10 maggio 2007):
Dinanzi alla tragedia di Vercelli non possiamo fermarci al solito pietismo piacevole. È ovvia la nostra triste partecipazione al lutto, come la vicinanza alle famiglie delle vittime, ma è giunta l’ora di fare un salto di qualità chiaro e drastico: è indispensabile rendere obbligatorio per tutti i lavoratori della pubblica amministrazione e per tutti i politici di ogni ordine e grado un test antidroga, con cadenza almeno trimestrale, i cui esiti positivi siano condizione per il licenziamento o per la decadenza della carica.Caro il nostro Volontè, premuroso e rigoroso. Soltanto un suggerimento, come integrazione al controllo degli effetti delle eventuali droghe assunte sull’attenzione (perché di questo si tratta giusto? non di un controllo meramente punitivo, ma di un controllo finalizzato a misurare la capacità di affrontare i compiti e gli incarichi affidati) sarebbe necessario aggiungere un controllo sul livello di intelligenza (da una brutale e discutibile valutazione del QI a test più complessi). Già, perché anche una carenza di intelligenza è rovinosa per l’attenzione, i riflessi, insomma la possibilità di prevenire sgradite conseguenze.
Non è oltremodo tollerabile […] che su questi temi proseguano i farfugliamenti confusi da parte dei politici della maggioranza, ragion per cui è ancora più opportuno accelerare con la massima urgenza i tempi di approvazione della proposta di legge Casini.
Inoltre […] invitiamo il ministro Amato a presentare, dopo mesi di annunci, il suo provvedimento nelle aule parlamentari augurandoci che nel confronto tra governo e sindacati sulla p.a. venga introdotta la clausola della obbligatorietà del test antidroga come uno degli elementi che misurino sia il merito che l’efficienza.
E, a dirla tutta, potrebbe esserci qualcosa di peggio di un autista strafatto alla guida di un mezzo…
venerdì 23 marzo 2007
Antidoping school
La proposta di effettuare controlli antidoping nelle scuole continua a far parlare di sé. Claudio Risé (che fa pure rima) in Scuola e test antidroga appoggia calorosamente le misure antidoping, rivendicando anche una sorta di paternità nei confronti del paternalismo scolastico.
Bene. Il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha proposto che vengano eseguiti, a scuola, dei controlli antidoping. In questa rubrica l’avevamo chiesto più volte, stupendoci che i media non avessero notato l’evidente stato di alterazione sotto il quale si sono svolti innumerevoli episodi di disordini, e violenze scolastiche. Spiegabili soltanto con quel caratteristico fenomeno di “abbassamento del livello di coscienza”, indotto, appunto, dal consumo di droga. In particolare da quella più usata dagli studenti (e da tutti), vale a dire l’onnipresente cannabis, coi suoi derivati, hashish, marijuana, etc. Una droga che d’altra parte la maggior parte degli studenti, in tutti i rilevamenti statistici effettuati, dichiara di poter reperire tranquillamente proprio mentre va a scuola, davanti o nelle immediate vicinanze dell’edificio scolastico.Vediamo se ho capito bene.
1. Lo stato di alterazione (neutrale) implica necessariamente disordine e violenza scolastica (solo scolastica?). Causa neutrale, effetto un po’ meno. Non c’è nemmeno una possibilità che l’alterazione provochi, che so io, sonno, allegria, amore incondizionato verso il prossimo? No, l’abbassamento di coscienza provocato dalle droghe scatena ciò che è sopito in noi, ovvero brutalità (proprio da liceale memoria: “fatti non foste per viver come bruti”, ma i tempi saranno cambiati).
2. La droga usata dagli studenti è l’onnipresente cannabis. “Tutti” gli studenti fumano. Ah. Non lo sapevo, ai miei tempi non era così, ma ripeto, i tempi saranno cambiati.
3. La droga si trova ovunque: mi viene in mente l’avvertimento (chi non se l’è mai sentito dire?) di stare attenti alle caramelle drogate o a quelli che ti regalano la droga (ovviamente con l’intento di avviare la dipendenza). Ci fosse stato qualcuno mai che m’abbia offerto droga o caramelle dopate! Tutte le mattine mentre andavo a scuola cercavo con attenzione: mai! Manco una volta, può darsi che frequentassi le scuole sbagliate.
La facilità del reperimento, l’abbiamo ricordato, è dovuta anche alla nuova normativa del ministro Turco, che ha raddoppiato la dose che si può detenere senza alcuna sanzione, “per uso personale”. Un medio piccolo spacciatore con quella dose può rifornire un’intera classe, e rimpiazzarla subito con la merce lasciata al bar dell’angolo, o nelle vicinanze.4. La normativa Turco facilita la diffusione e il reperimento delle droghe suddette. Ahi ahi. E addirittura una intera classe (quanti saranno gli studenti in una classe? 20? 25?) può drogarsi impunemente con la dose prevista dalla nuova normativa. Bah. E tutta la classe, abbassato il livello di coscienza, si abbandona a violenze inaudite. Roba da Signore delle mosche.
Non solo la Turco, però, sembra non preoccuparsi della diffusione della droga. Mentre infatti il ministro degli interni proponeva test nelle scuole, Paolo Ferrero, ministro per la solidarietà sociale, ha chiesto alla Commissione per i narcotici delle Nazioni Unite, riunita a Vienna, di depenalizzare il consumo personale di stupefacenti. Quanto alla proposta di Amato, Ferrero si è detto naturalmente contrario, dicendo che «questi controlli vanno svolti dove si rischia di fare del male ad altre persone, ad esempio fuori dalle discoteche, o dai ristoranti».5. Le aule scolastiche rischiano di diventare le cosiddette stanze del buco. Ma la cannabis si inietta? Mi era sfuggito.
Evidentemente il ministro (che aveva già proposto locali forniti dallo Stato per chi voglia iniettarsi droga), non conosce le violenze e abusi che si susseguono nelle cannabizzate scuole italiane fin dalla ripresa dell’anno scolastico. Ferrero è andato proprio alla Commissione narcotici dell’ONU a chiedere la depenalizzazione per gli stupefacenti. Probabilmente non sa che quella stessa Commissione narcotici dell’ONU ha appena congedato un gigantesco rapporto sulle droghe nel mondo in cui si dice tra l’altro, a proposito della cannabis, la droga più usata nelle scuole: «In alcuni paesi l’uso e il traffico di cannabis sono presi molto sul serio, mentre in altri sono virtualmente ignorati. Questa incongruenza mina la credibilità del sistema internazionale».
Un fatto che lo studio ritiene tanto più grave, quanto più sono ormai ampiamente noti gli studi, che il rapporto Onu cita, sulla diminuzione indotta dall’uso di cannabis sulle facoltà cognitive e psicomotorie, e il rapporto tra uso di cannabis nell’adolescenza, e insorgenza di psicosi e schizofrenia. Ma per Ferrero i test a scuola «non sono compatibili con la democrazia». Come se la democrazia non dovesse tutelare la salute mentale dei propri figli.6. L’uso di cannabis è in rapporto con l’insorgenza delle psicosi e della schizofrenia: che tipo di rapporto? Il rapporto Onu del 2006 a pagina 180 afferma che la cannabis “can trigger latent psychosis and promote personality decompensation in diagnosed schizophrenics”, ove le parole chiave sono “latent” e “promote”.
Non si vuole certo dire che la cannabis non abbia effetti. Ma soltanto che le cose sono più complesse rispetto a quanto sostiene Risé.
Solo per citare qualche altro passaggio (pagina 181): “cannabis can cause some dysphoric effects when used in high doses, including panic and delusions and ‘cannabis psychosis’”.
“A recent review found that very high doses of cannabis can induce a brief psychosis, but this condition is extremely rare”.
“With regard to long-term effects, several impacts have been hypothesised. One of the early attempts to describe the negative impact of cannabis on the mental state of users is the so-called ‘amotivational syndrome’, a personality deterioration with loss of energy and drive to work. Again, the World Health Organization was unable to confirm the existence of such a sindrome”.
“More worrying is the conflicting evidence around the claim that cannabis can either cause psychosis in vulnerable individuals or precipitate latent psychosis”.
“Since some schizophrenics ‘self-medicate’ with cannabis, it can be difficult to determine the lines of causation”.
Nello stesso rapporto si dice anche (pagina 183) che “few people develop cannabis habits that force them into street crime or prostitution”. Chissà se vale anche per lo “school crime”.
Tuttavia la presenza di conseguenza dannose della cannabis non basterebbe a giustificare una politica proibizionista: sappiamo fin troppo bene che le sostanze dannose sono innumerevoli (una per tutte: l’alcol) e che il paternalismo non è necessariamente la strada migliore. Non solo in considerazione delle sue intime intenzioni (“ti vieto X perché ti fa male”) ma anche delle sue possibili conseguenze.
venerdì 16 marzo 2007
Tre obiezioni per Giuliano Amato
Maurizio Coletti, Amato, reprimere è meglio che intervenire, Altrenotizie, 16 marzo 2007.
A proposito della campagna “antidroga” annunciata da Giuliano Amato, Maurizio Coletti individua tre aspetti difficilmente non condivisibili:
Il primo è che Amato, parlando di una “gigantesca campagna contro i consumatori”, parte poi, lancia in resta, contro gli studenti ed i giovani in particolare. Gli altri soggetti consumatori (parlamentari, vallette, veline, medici, manager, indossatrici, calciatori, sportivi in genere) li vuole lasciare in pace.
Il secondo è che Amato rinuncia, quasi apertamente, a considerare come prioritaria la lotta al narcotraffico. Affermata dal Ministro competente per l’ordine pubblico e la repressione del crimine, e abbastanza indigeribile. In tutto ciò, non una sola parola sulla battaglia contro i mercanti di morte, contro le narcomafie, contro le organizzazioni criminali. Solo la proposta di uno psicodramma collettivo (il “rendersi conto”...) e misure contro un anello debole.
Il terzo, più sconvolgente di tutti, è la risposta punitiva (una punizione... light...?). Se si parte dal concetto (traumaticamente errato) che i consumi (e gli abusi, ovviamente) sono da correggere, perché non ipotizzare che al posto di agenti di polizia e di carteggi tra prefetture e scuole, non vi siano operatori sociali e sanitari? Perché non proporre un intervento di supporto e di accoglienza? Magari, nei casi in cui sia necessario, un adeguato trattamento?
Lontani dall’ipotesi che le politiche sulle droghe debbano essere razionali, basate sulle evidenze, sulla comprensione dei fenomeni, sulla riduzione dei danni, questi politici (opposizione e maggioranza, non importa) insistono sull’unico tasto della repressione. Perché lo fanno? C’è in giro un gran parlare solo di valori, di famiglia; chi ascolta, anche di sfuggita, qualche trasmissione televisiva del tardo pomeriggio, può rendersene conto: la belloccia di turno, giovane e piacente, dichiara: “voglio essere me stessa (??!?), il mio desiderio è costruirmi una famiglia”. Ratzinger, Ruini, ora Bagnasco insistono, ripetono, minacciano sullo stesso tema caro alle veline di turno.
L’offensiva sui valori religiosi comprende infatti anche il tema della droga. Sullo sfondo, lontana e sfocata, la questione delle risorse da dedicare ad interventi efficaci sul campo. Attendiamo pazienti che la senatrice Binetti pensi anche a questo aspetto, tra un cambio di cilicio ormai sanguinante ed un attacco al pensiero laico.
martedì 13 marzo 2007
Se ti droghi non vale
Scuola, provocazione shock di Amato. “Antidoping dopo le interrogazioni”, la Repubblica, 12 marzo 2007:
Noi oggi facciamo l’antidoping solo agli atleti. Perché non prevedere un uso più ampio di questo controllo e renderlo più sistematico, ad esempio all’uscita delle discoteche e a scuola?(1) Lo ha detto lui (nessuno si permetterebbe).
[…]
Bisogna pensare anche a cose del genere, anche se può apparire una cosa un po’ idiota (1).
[…]
Cose del genere, però, meritano di essere prese in considerazione. E poi, magari sostituite da altre (2).
[…]
Per gli studenti, immagina il ministro, potrebbero diventare obbligatori test anti-doping tra i banchi. I ragazzi potrebbero dover sottoporsi alle analisi “ad, esempio, dopo le interrogazioni” (3). Forse in caso di prestazioni “sospette” (4). E se lo studente dovesse risultare positivo, spiega Amato, dovrebbe scontarne le conseguenze. “Perderebbe punti. E chiaramente l’interrogazione non sarebbe valida” (5).
(2) Provare subito le altre senza passare dal via?
(3) A una condizione: che la misura valga anche per le interrogazioni parlamentari.
(4) Sospette? I secchioni saranno sospettati di essere dei fattoni?
(5) Ci si sarebbe aspettati una ramanzina, non soltanto l’invalidazione della prestazione intellettuale...

















