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venerdì 3 ottobre 2008

Il Papa: altolà sulla contraccezione

Sottotitolo: Affondo di Benedetto XVI: «Nega il fine del matrimonio, ma molti cattolici non seguono i nostri insegnamenti».
Domanda (retorica?) di B16:

Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell’amore coniugale nella sua manifestazione naturale?
A parte la banalità della risposta al chissà come mai, e a parte il dubbio sulla osservanza da parte dei fedeli e del mondo di ieri, è geniale come anche qui la natura intervenga a favore del Papa.
Puoi avere rapporti sessuali solo se sei sposato, solo a fini procreativi (perché tutto questo è naturale). Però devi contenere i tuoi desideri, questi sì verrebbe da dire naturali, perché bisogna avere
il senso della sessualità umana e la necessità di una padronanza responsabile, perchè il suo esercizio possa diventare espressione di amore personale.
Ovviamente.

sabato 17 marzo 2007

Contro natura

Dalle Ultimissime dello Uaar L’insostenibile certezza di cosa sia contro natura una lettera di Mario Barenghi:

La Chiesa cattolica condanna le unioni civili sostenendo che l’omosessualità è contro natura. Naturalmente su questa affermazione potremmo discutere a lungo (ad esempio, chiedendoci cosa intendiamo qui con la parola ‘natura’, e se ciò che è conforme a natura sia sempre preferibile a ciò che non lo è). Ma atteniamoci, per ipotesi, a quella affermazione: l’omosessualità è contro natura.
In verità sono molti i casi in cui la Chiesa stessa ammette o prescrive comportamenti non naturali: si pensi all’astensione dall’attività sessuale ai propri ministri, al digiuno, alla penitenza, al martirio. Ma allora viene fatto valere un altro principio, cioè la superiorità dello spirituale sul corporeo.
Tra le unioni omosessuali lo spirituale invece non può esserci secondo la Chiesa: così il richiamo alla ‘natura’ serve ad eludere, insomma, la domanda (molto più cristiana) se fra persone dello stesso sesso ci possa avere amore vero.

giovedì 15 marzo 2007

La decima Musa

Nell’Esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis Benedetto XVI ha elencato diversi “consigli”: il rispetto del riposo domenicale e il recupero del senso del peccato, la non somministrazione di sacramenti ai divorziati risposati (“una vera piaga”), la reintroduzione nella messa del latino.
Se si fosse limitato a questi richiami, da cattolico a cattolico, non ci sarebbe nulla da obiettare.
Però così non è stato. Benedetto XVI ha infatti esortato i politici e i legislatori cattolici a non votare leggi “contro natura” e a sostenere “valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana e della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio” (tra un uomo e una donna, beninteso).
Oltre alla possibile noncuranza verso la laicità dello Stato, altre questioni complicano la richiesta di Joseph Ratzinger. Il richiamo alla natura è estremamente difficile da seguire, pur volendolo: che cos’è naturale, e che cosa non lo è? La risposta non può che dipendere dalla nostra definizione di natura umana, e quindi sarà una risposta non coincidente con la Verità, ma con una convenzione storicamente determinata, e mutevole: proprio come il concetto di famiglia. A meno che non si assuma la visione di Ratzinger come la Verità. Ma perché, per rimanere in tema, non quella di una religione diversa dal cattolicesimo?
E poi: quante sono le inclinazioni naturali che siamo chiamati a contrastare? Lo stesso catechismo impone il celibato e la castità ai preti: è forse naturale? È naturale sottoporsi a regole rigide?
La natura è una guida incerta ed erronea della morale; figuriamoci delle leggi di Stato.

(Oggi su E Polis con il titolo Ma la natura non è la Musa di chi legifera.)

martedì 13 marzo 2007

Ah, la natura umana!

«Cattolici, non votate leggi contro natura», Il Corriere della Sera, 13 marzo 2007:

«Politici e legislatori cattolici consapevoli della loro grave responsabilità sociale» non devono votare leggi che vanno contro «la natura umana». Il Papa nell’Esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis richiama i cattolici alla coerenza anche in Parlamento, chiedendo di sostenere «valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana», della «famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna». «Valori non negoziabili».

«Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perchè ogni danno arrecato ad esse è una ferita alla convivenza umana come tale» scrive il Papa. E sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto dice: «Troppo grande è il bene che la Chiesa e l’intera società s’attendono dal matrimonio e dalla famiglia per non impegnarsi a fondo in questo ambito pastorale».
Più corretto sarebbe dire “per opporsi a una regolamentazione giuridica” piuttosto che “per non impegnarsi a fondo in questo ambito pastorale”. Che si impegnino pure nell’ambito pastorale (?), nessuno vuole osare impedire loro di impegnarsi nell’ambito pastorale (che poi è il loro).
E poi c’è sempre quella vecchia storia che il bene imposto ha qualcosa che non convince (“lo faccio per il tuo bene!” “sì, ma che ne sai tu qual è il mio bene” oppure “sì, ma chi te l’ha chiesto?”).
Anche capire cosa sia una legge contro natura non è così agevole (e in sottofondo c’è anche la questione di come una legge sulle unioni di fatto possa essere irrispettosa dei valori fondamentali, ma forse questo è un mistero della fede e come tale insondabile e blasfemo mettere in dubbio): che diavolo sarebbe ’sta natura umana? E non è più innaturale la castità di una convivenza senza il sacro vincolo del matrimonio?

Ho deciso di non commentare, per prudenza e buon cuore, l’affermazione della
necessità, da parte dei cattolici che ricoprono ruoli pubblici, di dare «pubblica testimonianza della propria fede»
ma credo che abbia qualcosa a che vedere con la laicità dello Stato e con il fatto che le proprie credenze religiose dovrebbero essere una questione personale.

martedì 25 luglio 2006

Vattimo sulla natura

Gianni Vattimo non è il mio filosofo preferito – il pensiero debole non mi ha mai attirato particolarmente – anche se mi sta personalmente simpatico; e comunque dice sovente cose del tutto condivisibili. Come oggi sul Mattino, per esempio (Corrado Ocone, «“Non sparate sulla clonazione”. Vattimo e la bioetica», 25 luglio 2006, p. 19):

«non esiste nessun limite oggettivamente dato alla trasformazione dell’uomo. Dobbiamo uscire dalla falsa antitesi natura-cultura e cominciare a pensare che tutto è solo storia. Dobbiamo avere più fiducia nella nostra libertà di scegliere. Un tempo veniva giudicato naturale non sezionare i cadaveri, oggi per un non nulla si fanno autopsie».

Che cos’è allora la natura?

«Chiamiamo natura ciò che è solo un’abitudine di vecchia data. Noi ci opponiamo ai cambiamenti in nome di una natura che non esiste, ma in verità lo facciamo con lo stesso spirito con cui viviamo la differenza fra le generazioni».