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venerdì 25 gennaio 2008

Il cardinale e la vita delle donne

Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, sta per iniziare «un tour mondiale antiaborto». A poche settimane dalla partenza lo intervista Orazio La Rocca («“Inviato del Papa contro l’aborto chiederò al mondo una moratoria”», Repubblica, 24 gennaio 2008, p. 15), che a un certo punto gli chiede:

E quando una gravidanza mette in pericolo la vita della mamma?
«Non è mai lecito uccidere un innocente. Sempre. Quando la mamma è in pericolo occorre che la società faccia tutto il possibile per salvare lei e il suo bambino. E su questo la moderna medicina ed i progressi della ricerca scientifica hanno fatto passi da gigante. Perché non tenerne conto?».
La domanda successiva dell’intervistatore avrebbe dovuto essere, suppongo, «Mi perdoni, Eminenza, ma quando “tutto il possibile” non basta? La medicina non è onnipotente, purtroppo». Ma perché mettere in imbarazzo il sant’uomo? In fondo la sua risposta era già chiara: «mai». Non c’è altro da chiedere.

Aggiornamento: il giorno dopo, fatto inusuale, l’intervista è stata riprodotta integralmente e senza commenti sul FoglioIl cardinale Lopez Trujillo a Repubblica», 25 gennaio, p. II). La moratoria di Ferrara comincia a mostrare il suo vero volto. Ed è un volto sempre più spaventoso.

venerdì 1 settembre 2006

Hombre vertical

Dalla Stampa del 31 agosto, un editoriale di Massimo Gramellini che vale la pena riportare per intero:

Da ieri ho un nuovo poster nel cuore: quello del dottor Carlos Lemus. Dirige l’ospedale «Simon Bolivar» di Bogotà, Colombia, dove è appena stato praticato l’aborto a una bimba di undici anni violentata dal patrigno. Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio consiglio per la famiglia, ha proclamato la scomunica. Del patrigno? No. Dei medici che hanno effettuato l’intervento, nonché dei familiari della piccola che avrebbero ordito «l’orrendo crimine». La violenza carnale? No. La decisione di far interrompere la gravidanza meno voluta e cercata del mondo.
A questo punto entra in scena il dottor Lemus, cattolico praticante.
Ascoltate le sue parole: «Come fedele, rispetto la posizione del cardinale, anche se non la condivido. Come direttore d’ospedale, mi assumo tutte le responsabilità di quanto è successo: che la scomunica colpisca me e soltanto me, non i medici che lavorano alle mie dipendenze. Come cittadino, ho disposto l’aborto in ossequio a una sentenza della Corte Costituzionale che fa esplicito riferimento ai casi di violenza in questione. Come uomo, infine, ho visto il visino angosciato della bimba quando è arrivata all’ospedale e quello del tutto trasformato quando ne è uscita: è quanto basta alla mia coscienza».
La Chiesa fa bene a fare il suo mestiere. Ma forse lo farebbe meglio se i suoi campioni assomigliassero un po’ meno al cardinal Trujillo e un po’ di più al dottor Lemus.

venerdì 14 luglio 2006

Alfonso López Trujillo approda sul New Scientist

La sua minaccia di scomunica ha meritato il posto nelle News del New Scientist.
Riporto soltanto il commento (Prominent cardinal attacks science behind stem cells, New Scientist, 14 luglio 2006):

It remains unclear whether Pope Benedict XVI supports Trujillo. Nor was it clear whether the threat applies only to researchers who destroy embryos to extract embryonic stem cells, or whether it extends to researchers who later work on the derived cells.
Whatever the answer, many scientists are horrified. Chris Shaw of King’s College London, who has a licence to create cloned embryos to study motor neuron disease, says that if stem cell researchers are to be punished for “abortion”, so too should Catholic couples who use the pill or intrauterine devices.

sabato 8 luglio 2006

Ma insomma, López Trujillo ha torto oppure no?

In un post precedente avevamo dato conto della polemica nata intorno alle recenti dichiarazioni del cardinale López Trujillo, che com’è noto sostiene che la scomunica che viene automaticamente comminata a chi procura l’aborto si estenderebbe anche a chi causa la morte di un embrione generato in vitro e non impiantato. In particolare, avevamo visto come ci fossero dubbi sulla validità dell’opinione del cardinale dal punto di vista della stessa legge ecclesiastica.
Sulla questione è intervenuto anche Edward N. Peters, esperto di diritto canonico («Excommunication for deliberate embryo destruction?», In the Light of the Law, 29 giugno 2006; segnalato da Settimo cielo, segnalato a sua volta da Azioneparallela). Peters cita un intervento della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico (che oggi si chiama Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi), che era stata richiesta di chiarire un dubbio proprio sul canone 1398 del Codice di diritto canonico, dove si commina la scomunica per chi procura l’aborto (cfr. Acta Apostolicae Sedis 80, 1988, 1818-19):

D. Utrum abortus, de quo in can. 1398, intelligatur tantum de eiectione fetus immaturi, an etiam de eiusdem fetus occisione quocumque modo et quocumque tempore a momento conceptionis procuretur.
R. Negative ad primam partem; affirmative ad secundam.
Traduco:
D. Se per aborto, nel can. 1398, si intenda soltanto l’espulsione del feto immaturo, o invece anche l’uccisione del medesimo feto in qualsiasi modo e in qualunque momento dall’istante del concepimento venga eseguita.
R. Negativa alla prima alternativa; affermativa alla seconda.
Osserva Peters che, siccome nella risposta della Commissione non si specifica mai che l’uccisione deve avvenire nell’utero per costituire aborto, ne segue che anche l’uccisione di un embrione fuori del ventre materno ricade nell’ambito del can. 1398, e che pertanto López Trujillo ha ragione.
E tuttavia ho ancora qualche dubbio – spero non troppo lambiccato. La parola «feto» può in certi contesti indicare un essere umano vivente al di fuori dell’utero; tant’è vero che al canone 871 dello stesso Codice di diritto canonico si legge: «I feti abortivi, se vivono, nei limiti del possibile, siano battezzati». Ora, se uno di questi feti viene ucciso dopo essere uscito dal ventre materno, mi pare evidente che l’atto non costituisca un aborto, ma bensì un omicidio. Prendere alla lettera l’interpretazione della Commissione avrebbe quindi delle conseguenze non volute; se ci rivolgiamo – secondo il canone 17 del Codice – «al fine e alle circostanze della legge e all’intendimento del legislatore» (l’interpretazione autentica della Commissione ha infatti valore di legge), e consultiamo le parole pronunciate nel 1988 dal domenicano Joseph Fox, all’epoca membro della Commissione (Greg Erlandson, «Church Authorities Clarify Legal Definition of Abortion», Voice, 2 dicembre 1988; curiosamente, l’articolo viene citato da Peters a sostegno della sua interpretazione), scopriamo che l’intendimento dei commissari era di regolare forme di aborto come quello medico (con la RU486), o come la soppressione selettiva dei feti in sovrannumero nelle gravidanze plurigemmellari, o come l’interruzione di gravidanza che si vorrebbe causata dall’uso dello IUD (cioè della spirale) o della pillola del giorno dopo. Dei problemi connessi alle tecniche di fecondazione in vitro Padre Fox non fa mai cenno, benché all’epoca queste esistessero già da dieci anni.
Mi pare in conclusione che il dubbio di diritto sia abbastanza fondato da richiedere un nuovo pronunciamento del Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi o del Magistero ecclesiastico, e da bollare come imprudenti le dichiarazioni del focoso cardinal Trujillo.

Aggiornamento: un breve commento di Malvino, come sempre da leggere.

venerdì 30 giugno 2006

Il cardinale imbarazzante

Sul Foglio di oggi troviamo per una volta un articolo informativo, a proposito di che valore dare alle scomuniche minacciate dal cardinal Trujillo nella famigerata intervista a Famiglia cristiana («La chiesa (per ora) lo difende anche senza scomuniche», 30 giugno 2006, p. III, dove «lo» si riferisce all’embrione, non al cardinale):

Per quanto riguarda il merito della questione nei palazzi vaticani si fa notare che López Trujillo non è un canonista, un esperto del diritto interno della chiesa, con l’aggiunta: “E si vede”. Nel Codice di diritto canonico in vigore, infatti, la scomunica latae sententiae per l’aborto procurato è espressamente prevista mentre non lo è per l’omicidio, ove si eccettui l’assassinio del Papa. Quindi sembra arbitrario estendere per analogia questa pena gravissima anche ad altre fattispecie di reato, come l’eliminazione dell’embrione, che non sono previste.
Ci spiega un canonista della Curia romana che le leggi penali della chiesa, proprio perché qualificate come “odiose”, non conoscono l’estensione per analogia e debbono essere invece sempre applicate in senso restrittivo. Quindi eventualmente ci potrà essere scomunica per chi distrugge l’embrione solo quando questo verrà espressamente previsto dal Codice di diritto canonico, il che presumibilmente potrà avvenire solo quando la chiesa avrà solennemente e chiaramente definito l’embrione come persona umana.
Ed è questo il punto. Finora questo pronunciamento definitivo non sembra esserci, ma l’argomento è in discussione in modo riservato sia nel pontificio consiglio per la Famiglia sia, soprattutto, nella congregazione della Dottrina della fede, e le posizioni non sono unanimi. Quella di López Trujillo, che pure è il membro in servizio più anziano dell’ex Sant’Uffizio, è chiara. Ma non trova molti seguaci. …
Comunque, su questi argomenti nella chiesa cattolica non si legifera a colpi di maggioranza, e alla fine è il Papa che decide (o decide di non decidere). Fino a quel momento le dichiarazioni del cardinale López Trujillo, fa notare il nostro interlocutore, hanno l’autorevolezza di un “ministro” di un dicastero di seconda fascia della Curia romana. “Non proprio lo stesso valore che potrebbero avere le dichiarazioni di un ministro senza portafoglio del governo Prodi come Rosy Bindi, ma il paragone rende l’idea”.
D’accordo; ma allora non sarebbe il caso di mettere a capo del prestigioso Pontificio Consiglio per la Famiglia qualcuno che le spari un po’ meno grosse? López Trujillo lo vedrei meglio, che so, a presiedere l’Ufficio Filatelico e Numismatico della Città del Vaticano. A meno che Sua Eminenza non serva proprio a questo: a fare la faccia feroce...

Aggiornamento: Malvino, nel primo post del 2 luglio, sostiene che López Trujillo ha ragione, e Il Foglio torto: «aborto» significa «uccidere prima della nascita», quindi ogni pratica che produca la morte di un embrione è, alla lettera, aborto, e come tale cade sotto la mannaia del Codice di Diritto Canonico, che la colpisce di scomunica.
Il ragionamento castaldiano è, more solito, assai raffinato; ma ho la sensazione che incorra nella fallacia etimologica. Nel linguaggio corrente – che, devo pensare, è in questo caso anche quello del Codice – «aborto» significa solamente «interruzione della gestazione»; tant’è vero che del tecnico di laboratorio che scarta l’embrione difettoso o scongela e getta quello non più impiantabile, non diremmo mai che «ha eseguito un aborto».

Aggiornamento 2: la stessa Istruzione Donum vitae della Congregazione per la dottrina della fede afferma (I,5):
Nella pratica abituale della fecondazione in vitro non tutti gli embrioni vengono trasferiti nel corpo della donna; alcuni vengono distrutti. Così come condanna l’aborto procurato, la Chiesa proibisce anche di attentare alla vita di questi esseri umani.
lasciando intendere che le due pratiche sono distinte (anche se ovviamente molto simili fra loro).

Aggiornamento 3: l’Aggiornamento 3 era troppo lungo, e quindi occupa un post a parte.

mercoledì 28 giugno 2006

Alfonso Lopez Trujillo 2

Vale davvero la pena di fare riferimento all’intera intervista al cardinale pubblicata su Famiglia Cristiana (Sono delitti non diritti).

(Domanda) Nel vostro recente documento avete scritto che mai come in questo tempo la famiglia è sottoposta ad attacchi violenti. Perché?

(Risposta) «Le legislazioni e un’ampia parte della cultura laica stanno smontando pezzo per pezzo la famiglia. Sta sparendo l’idea del matrimonio come bene universale, che fonda una società. Fino a non molti anni fa, la legge partiva dal principio che la famiglia fosse il pilastro naturale di una società. Oggi si tende a dire che la famiglia comprime gli spazi di libertà dei singoli. La cultura non aiuta certo il matrimonio, anzi, in buona parte, gli è ostile».

(Domanda) Faccia un esempio...

(Risposta) «Alle unioni di fatto vengono riconosciuti gli stessi diritti del matrimonio. Fino a dieci anni fa era una follia giuridica. Il matrimonio non è più un bene pubblico, la legge tende a privatizzarlo e prevede tanti tipi di unione. Significa aver sbaragliato tutta la giurisprudenza naturale su questo tema».
Chiedo scusa in anticipo per la mia ingenuità: ma il matrimonio non è una questione privata? In che senso sarebbe un bene pubblico?
(Domanda) La Chiesa è accusata di fare una battaglia di retroguardia e di perdere fedeli, perché anche molti cattolici sono d’accordo. Lei che cosa risponde a queste critiche che vi vengono rivolte?

(Risposta) «La Chiesa vuole dialogare e persuadere con argomentazioni razionali, valide per tutti. Le coppie di fatto sono una finzione giuridica: due persone che non si promettono niente, né promettono qualcosa ai figli e nemmeno allo Stato, ma vogliono gli stessi diritti del matrimonio. Per le coppie omosessuali la cosa è ancora più grave. La coppia c’è tra uomo e donna, perché esiste complementarità. Il resto è il vuoto assoluto. Ci accusano di usare un linguaggio severo e drammatico. Non è vero. Noi commentiamo la realtà che abbiamo davanti. Non facciamo proposte nuove, ma spieghiamo cosa dicono la Parola di Dio e il magistero della Chiesa. A volte gli stessi cattolici fanno difficoltà a capire che questa è antropologia biblica».
Argomentazioni razionali?? Argomentazioni? Razionali? Lo possiede un dizionario della lingua italiana il cardinale?
Due persone non si prometterebbero niente perché non si piegano ad un ordinamento prestabilito? Le promesse sono fatte di una pasta che nessuna legge può far lievitare, e nessuna legge può garantire. Una promessa intima non deve essere necessariamente esposta ai meccanismi delle pubblicazioni, la prenotazione della sala per la festa di nozze, la squallida lista dei regali per lo sposo e la sposa (che promessa sarebbe la lista di nozze?), e così via. In uno Stato non teocratico ognuno deve avere la possibilità di scegliere come vivere (e pure come morire, ma non andiamo troppo fuori tema). E poi non parliamo delle coppie omosessuali: la cosa, infatti, è ancora più grave. Cosa pretendono? Di essere trattati come persone? Vuoto assoluto. L’ha detto anche dio. E non possiamo mettere in dubbio la sua parola (ma l’udito del magistero della chiesa sì, forse).
(Domanda) Si dice, tuttavia, che bisogna lasciare la libertà ai non cattolici di comportarsi come vogliono…

(Risposta) «Conosco l’argomentazione: io non lo farò mai, ma gli altri… Pensare così significa non accettare il disegno di Dio. Eppure, mi sembra che spesso le ragioni siano anche altre e indotte dalla polemica politica ed elettorale. Io dico che non si può cambiare Governi e mutare anche le visioni etiche, che danneggiano la società».
E, ovviamente, non accettare il disegno di dio è quanto di più irrazionale si possa immaginare, secondo il cardinale (o non sarebbe piuttosto il contrario?). E meno male che avevamo cominciato con l’invocare le argomentazioni razionali. Le visioni etiche sono una questione privata, alla pari delle credenze religiose o della scelta della squadra del cuore o della maglietta da indossare. Il Governo non c’entra nulla. E nemmeno il magistero.

Scomunica per chi abortisce, o è complice, e per tutti coloro che sono implicati nella ricerca sulle cellule staminali embrionali

STAMINALI: CARDINALE TRUJILLO, SCOMUNICA PER RICERCA SU EMBRIONALI (ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 28 giugno 2006.
Il cardinale Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, viene intervistato da Famiglia cristiana in vista dell’incontro mondiale delle famiglie, che comincerà a Valencia il primo luglio e al quale l’8 e il 9 parteciperà anche il Papa. Trujillo parte dall’argomentazione che oggi alcuni “delitti” stanno “diventando diritti” e che ciò “sta accadendo con l’aborto”. Alla domanda se ci sia ancora la scomunica per l’aborto il porporato conferma di “sì, colpisce – ricorda – la madre, il medico, gli infermieri, il padre se è d’accordo”. “La stessa cosa vale”, dice in un passaggio successivo, per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. “È la stessa cosa. Distruggere l’embrione – rileva – equivale all’aborto. E la scomunica vale per la donna, i medici, i ricercatori che eliminano l’embrione”.
Nell’intervista il porporato afferma anche che sarebbe “lieto” di incontrare il ministro italiano della Famiglia, Rosy Bindi. Tra i “timori” del Vaticano, Trujillo indica quello che “parlare in difesa della vita e dei diritti della famiglia stia diventando in alcune società una sorta di delitto contro lo Stato, una forma di disobbedienza al governo, una discriminazione contro le donne. La Chiesa – afferma allarmato – rischia di essere portata davanti a qualche Corte internazionale, se il dibattito si facesse più teso, se si ascoltassero le istanze più radicali”.
Mi piacerebbe ricevere la scomunica, farei carte false! Ci si può autodenunciare a Trujillo, o bisogna aspettare di essere colti sul fatto?

ps
In effetti non sono gli unici a sostenere simili incontestabili verità. Chi può aver dimenticato
Every sperm is sacred,
Every sperm is great,
If a sperm is wasted,
God gets quite irate...
(Every sperm is sacred, The Meaning of Life, Monthy Python).
Figuriamoci che succede se ad essere sprecati sono gli embrioni...

lunedì 29 maggio 2006

Senza condom l’Uganda muore

Lo abbiamo sentito o letto più volte in una forma o nell’altra. Per esempio sul Foglio del 27 aprile («Ecco perché chi assicura “sesso sicuro” con il preservativo mente», p. 2), che riprendeva i concetti espressi in un libro del 2004 dal cardinale Alfonso López Trujillo:

C’è ora, a dare ragione alla chiesa, il caso dell’Uganda, l’unico paese africano che è riuscito a dimezzare il contagio [da HIV] grazie a una politica di prevenzione che dal 1991 è incentrata sull’astinenza dai rapporti sessuali promiscui e sull’invito ai giovani perché inizino più tardi l’attività sessuale.
Adesso da questo paradiso della virtù ricompensata arriva una notizia di segno un poco differente: in un discorso tenuto il 18 maggio scorso a Kampala, il Direttore Generale della Uganda Aids Commission (UAC), Kihumuro Apuuli, ha rivelato che da 70.000 nel 2003 il numero di nuove infezioni da HIV è quasi raddoppiato nel 2005, toccando i 130.000 casi.
La storia delle distorsioni, degli inganni e in ultimo della follia criminale che hanno condotto a questo triste risultato ci viene raccontata, in due articoli dettagliati e documentatissimi apparsi entrambi il 25 maggio, da Esther Kaplan («A disaster for abstinence ideology», Talk to Action; grazie ad Angela per la segnalazione!) e da Daniel DiRito («Abstinence: Uganda HIV Rates Suggest Failure», Donklephant), che si rifanno in parte all’eccellente pagina «HIV & Aids in Uganda» di Steve Berry e Rob Noble, Avert.org.
Una campagna iniziata nel 1986, che prevedeva sì l’invito ad astenersi dal sesso prematrimoniale e a rimanere fedeli al proprio partner, ma anche – particolare spesso taciuto – la massiccia diffusione di preservativi, aveva contribuito a ridurre la percentuale di sieropositivi sul totale della popolazione adulta dal 15% del 1991 al 4,1% del 2003 (nonostante qualche dubbio sull’attendibilità delle statistiche). Ma nel frattempo l’influenza dell’Amministrazione Bush (appoggiata dalle locali chiese evangeliche) cominciava a farsi sentire: ingenti aiuti finanziari venivano subordinati all’adozione di una politica che si imperniasse tutta sull’astinenza sessuale, riducendo sempre di più il ruolo dei profilattici. Nel 2004, con la scusa di controlli di qualità, le scorte di condom fino ad allora distribuite gratuitamente nelle cliniche venivano ritirate, e non più rimesse in circolazione, neanche quando se ne dimostrava la sicurezza. Nuove tasse scoraggiavano anche l’acquisto dei profilattici, fino a che alla metà del 2005 si verificava una vera e propria crisi di scarsità. Il resto, purtroppo, è cronaca.

domenica 14 maggio 2006

«Dai loro frutti li riconoscerete»

Spesso la condanna dell’uso dei profilattici da parte del Vaticano ci sembra soltanto un buffo tabù, che segna l’irrimediabile distacco tra la gerarchia e la realtà: tutti ricordano i preservativi usati trovati sul grande prato di Tor Vergata all’indomani dell’incontro di migliaia di papa-boys con Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale della Gioventù. Ma è veramente sempre così?
Sul blog Live Test Congo trovo oggi per caso un lungo post dal titolo «Kongo Stories». Si tratta del diario di un anonimo operatore sanitario occidentale, inviato a fare opera di prevenzione contro l’infezione da HIV nei dintorni della città di Bukavu. Qualche citazione:

I do several sensibilisation presentations every week. This week took me to a youth group, STD [Sexually Transmitted Disease] clinic patients and another for medical staff. In all three the question about condom’s pores being larger than the virus popped up. The source? Cardinal Alfonso Lopez Trujillo, of the Dominican Republic acting as president of the Vatican pontifical council for the family had said, “The spermatozoon can easily pass through the ‘net’ that is formed by the condom.” Despite widespread scientific consensus that condoms block the HIV virus. … This has given everyone a much-sought sacred excuse not to use protection. The results are impressive.
I get the comment from everywhere I talk. It’s starting to affect the double prices charge by the commercial sex workers as they are now charging a single, no condom price. Last month’s seroprevalence at our test clinic was 40%; last week was around 80%. … I asked one client about the use of protection and he said; I have two wives, 5 children and numerous casual contacts and I never use protection. It doesn’t feel right, besides, the church says they don’t work. The pores of the condom are bigger than the virus…
La Chiesa cattolica è comunque in buona compagnia:
Sunday it was church in the Pentecostal church of Bagira. Singing, our testimonies as people living with HIV and then the sermon. “When one tests for HIV, hate fills their heart. They hate God, they hate everyone and since they figure they will soon die, they don’t want to go alone.” We’re Satan personified and the devil must be defeated…

giovedì 4 maggio 2006

Per la Chiesa niente condom

Dalla Catholic News Agency:

Vatican City, May. 04, 2006 (CNA) – In an exclusive interview with Colombia’s Radio Cadena Nacional (RCN), Cardinal Alfonso Lopez Trujillo, president of the Pontifical Council for the Family, said the Catholic Church would not back down from its long-standing teaching on condoms and the prevention of AIDS.
The cardinal told RCN that the Vatican “maintains unmodified the teaching on condoms” and said the recent statements by Italian Cardinal Maria Martini “are nothing more than his own personal opinions which do not reflect [Church] teaching.”
Cardinal Lopez Trujillo said Pope Benedict XVI has not ordered any studies about modifying the prohibition on condom use. “As a dicastery we do not have any instruction or any indication to the contrary, to carry out a study about something new with regards to condoms,” he stated.
The Colombian prelate said Cardinal Martini “should explain how the condom prevents AIDS if it is true he said it is a lesser evil.”
The Church believes the only way to truly combat AIDS, Cardinal Lopez Trujillo said, is through fidelity and chastity, which are the only morally acceptable means. Contraception, the Church teaches, damages the integrity of the full gift of self, which is intrinsic to the sexual act.
Piuttosto singolare la richiesta di Trujillo a Martini di spiegare in che modo il profilattico prevenga il contagio da HIV: possibile che il cardinale colombiano non sappia come funziona un preservativo?

lunedì 1 maggio 2006

Quanto è sicuro il sesso sicuro?

Hanno avuto nei giorni passati una certa eco le affermazioni del cardinale Alfonso López Trujillo sull’efficacia del preservativo nella prevenzione dell’Aids, riprese dal FoglioEcco perché chi assicura “sesso sicuro” con il preservativo mente», 27 aprile 2006, p. 2):

Trujillo cita il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che si chiede: “Sin dove il profilattico ‘preserva’ dal rischio del contagio? In ambiente scientifico, si riconosce apertamente che i preservativi non sono affatto sicuri al cento per cento: si parla, mediamente, del 10-15 per cento di inefficacia … ”. Cita svariati studi in proposito, ma soprattutto quanto afferma la stessa Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale un uso coerente e corretto del condom riduce del 90 per cento il rischio dell’infezione da Hiv, ma non elimina quel rischio. La stessa Ippf (International planned parenthood federation) fornisce percentuali di insuccesso ancora più alte: “L’uso del condom riduce di circa il 70 per cento il rischio totale tra il sesso non protetto e la completa astinenza sessuale. Questa stima è coerente con i risultati desunti dalla maggior parte degli studi epidemiologici”.
Diciamo subito che i dati riportati dal cardinale sono corretti; il problema però è un altro: cosa vogliono dire? Se un profilattico ha il «10-15 per cento di inefficacia», questo significa forse che in un rapporto protetto il rischio di contrarre la malattia è del 10-15%? Oppure che altro vuol dire? Purtroppo l’articolo non consente di farsi un’idea chiara, anche se la frase «riduce del 90 per cento il rischio dell’infezione» dovrebbe mettere il lettore attento sulla buona strada.
Rivolgiamoci adesso a uno studio scientifico. William E. Cayley, Jr., in «Effectiveness of Condoms in Reducing Heterosexual Transmission of HIV» (American Family Physician 70, 2004, pp. 1268-69), riassume una rassegna degli studi sull’argomento, che conferma che la percentuale di riduzione del rischio è di circa l’80%, e spiega poi cosa questo vuol dire: se 100 coppie costituite da un sieropositivo e da un sieronegativo hanno regolarmente rapporti eterosessuali non protetti, allora tra cinque e sette dei cento sieronegativi si infetteranno in media ogni anno; se le stesse coppie avessero invece sempre rapporti protetti, i casi di infezione scenderebbero a uno soltanto l’anno. Nell’originale:
The review reports HIV transmission rates per 100 person-years; these results suggest that of 100 heterosexually active, HIV-serodiscordant couples who do not use condoms, there would be five to seven new cases of HIV each year, and that if those same couples always used condoms, there would be only one new case each year.
Da notare che lo studio non fa differenza tra uso corretto e non corretto del preservativo, ma dà solo un risultato medio. Inoltre, ovviamente, chi ha rapporti sessuali protetti avrà un rischio mediamente assai inferiore all’1% di contrarre l’infezione da HIV, visto che solo una minoranza dei possibili partner è sieropositiva.