venerdì 30 giugno 2006

Il cardinale imbarazzante

Sul Foglio di oggi troviamo per una volta un articolo informativo, a proposito di che valore dare alle scomuniche minacciate dal cardinal Trujillo nella famigerata intervista a Famiglia cristiana («La chiesa (per ora) lo difende anche senza scomuniche», 30 giugno 2006, p. III, dove «lo» si riferisce all’embrione, non al cardinale):

Per quanto riguarda il merito della questione nei palazzi vaticani si fa notare che López Trujillo non è un canonista, un esperto del diritto interno della chiesa, con l’aggiunta: “E si vede”. Nel Codice di diritto canonico in vigore, infatti, la scomunica latae sententiae per l’aborto procurato è espressamente prevista mentre non lo è per l’omicidio, ove si eccettui l’assassinio del Papa. Quindi sembra arbitrario estendere per analogia questa pena gravissima anche ad altre fattispecie di reato, come l’eliminazione dell’embrione, che non sono previste.
Ci spiega un canonista della Curia romana che le leggi penali della chiesa, proprio perché qualificate come “odiose”, non conoscono l’estensione per analogia e debbono essere invece sempre applicate in senso restrittivo. Quindi eventualmente ci potrà essere scomunica per chi distrugge l’embrione solo quando questo verrà espressamente previsto dal Codice di diritto canonico, il che presumibilmente potrà avvenire solo quando la chiesa avrà solennemente e chiaramente definito l’embrione come persona umana.
Ed è questo il punto. Finora questo pronunciamento definitivo non sembra esserci, ma l’argomento è in discussione in modo riservato sia nel pontificio consiglio per la Famiglia sia, soprattutto, nella congregazione della Dottrina della fede, e le posizioni non sono unanimi. Quella di López Trujillo, che pure è il membro in servizio più anziano dell’ex Sant’Uffizio, è chiara. Ma non trova molti seguaci. …
Comunque, su questi argomenti nella chiesa cattolica non si legifera a colpi di maggioranza, e alla fine è il Papa che decide (o decide di non decidere). Fino a quel momento le dichiarazioni del cardinale López Trujillo, fa notare il nostro interlocutore, hanno l’autorevolezza di un “ministro” di un dicastero di seconda fascia della Curia romana. “Non proprio lo stesso valore che potrebbero avere le dichiarazioni di un ministro senza portafoglio del governo Prodi come Rosy Bindi, ma il paragone rende l’idea”.
D’accordo; ma allora non sarebbe il caso di mettere a capo del prestigioso Pontificio Consiglio per la Famiglia qualcuno che le spari un po’ meno grosse? López Trujillo lo vedrei meglio, che so, a presiedere l’Ufficio Filatelico e Numismatico della Città del Vaticano. A meno che Sua Eminenza non serva proprio a questo: a fare la faccia feroce...

Aggiornamento: Malvino, nel primo post del 2 luglio, sostiene che López Trujillo ha ragione, e Il Foglio torto: «aborto» significa «uccidere prima della nascita», quindi ogni pratica che produca la morte di un embrione è, alla lettera, aborto, e come tale cade sotto la mannaia del Codice di Diritto Canonico, che la colpisce di scomunica.
Il ragionamento castaldiano è, more solito, assai raffinato; ma ho la sensazione che incorra nella fallacia etimologica. Nel linguaggio corrente – che, devo pensare, è in questo caso anche quello del Codice – «aborto» significa solamente «interruzione della gestazione»; tant’è vero che del tecnico di laboratorio che scarta l’embrione difettoso o scongela e getta quello non più impiantabile, non diremmo mai che «ha eseguito un aborto».

Aggiornamento 2: la stessa Istruzione Donum vitae della Congregazione per la dottrina della fede afferma (I,5):
Nella pratica abituale della fecondazione in vitro non tutti gli embrioni vengono trasferiti nel corpo della donna; alcuni vengono distrutti. Così come condanna l’aborto procurato, la Chiesa proibisce anche di attentare alla vita di questi esseri umani.
lasciando intendere che le due pratiche sono distinte (anche se ovviamente molto simili fra loro).

Aggiornamento 3: l’Aggiornamento 3 era troppo lungo, e quindi occupa un post a parte.

7 commenti:

inyqua ha detto...

ho letto anch'io e lo trovo davvero esilarante (amaramente esilarante...) ...anche perchè non sapevo che c'è la scomunica per tutti coloro che partecipano, anche con ruoli subordinati, ad un aborto e non per chi uccide un essere umano... Contraddizioni quotidiane di una Chiesa Cattolica sempre più all'attacco e sempre meno adeguata....

skunk ha detto...

Probabilmente il cardinale colombiano che vive in spagna è piuttosto inbufalito dalle aperture zapateriste in merito ai diritti civili. Da segnalare che lo stato vaticano, così preoccupato nel difendere lo status molecolare, ha abolito la pena di morte nel 1967 e si dovrà attendere 1995 perché Wojtyla (il gatto, la volpe è B16) ammetta che l'ergastolo è una sanzione più moderata e rispettosa della vita rispetto alla pena capitale. In realtà, strategicamente sono quasi contento delle sortite di Trujillo, perché aumentano il dissenso nella già piuttosto confusa galassia cattolica che comincia a chiedersi se questi volti oscurantisti e violenti, più inclini alla fatwa che alla carità, siano davvero i portatori della buona novella, che in sintesi non dice altro che questo; siate felici, la morte è stata sconfitta. Dopo le scomuniche, che s'inventeranno?

Re Censore ha detto...

Non sono un esperto di diritto canonico, che del resto mi interessa tanto quanto le regole matrimoniali degli indigeni del Borneo.
Vaghe reminiscenze mi suggeriscono però che scomunicato è semplicemente chi, in condizione di peccato, non può accedere al sacramento della comunione. Pertanto chi uccide un essere umano è senz'altro scomunicato, come e più di chi abortisce. Una debita assoluzione permetterà di accedere nuovamente alla comunione. Suppongo perciò che le scomuniche pubbliche stile Trujillo abbiano un valore soprattutto "di indirizzo" e che servano a fare chiarezza su certi casi limite (la manipolazione degli embrioni) o su cui esiste un consenso sociale che la Chiesa non può o non vuole accettare (es. il voto al Pci ieri e l'aborto oggi).
Correggetemi se sbaglio.

Re Censore ha detto...

Doverosa precisazione: che le scomuniche pubbliche abbiano un carattere "politico" non le rende meno odiose. Anzi. Proprio perché non si tratta di sottili precisazioni in punta di diritto, suona piuttosto fastidioso sentir "scomunicare" ogni cinque minuti la fecondazione eterologa e ogni cinquant'anni il traffcio d'armi...

Giuseppe Regalzi ha detto...

No, la scomunica è qualcosa di più della semplice esclusione dall'eucaristia. E in ogni caso, il Codice di diritto canonico, al Can. 1397, prescrive che all'omicida sia comminata una pena in rapporto alla gravità del crimine. Non so se la scomunica sia compresa tra queste pene, ma in ogni caso non è latae sententiae (cioè automatica), come nel caso dell'aborto prevede il successivo Can. 1398.

Re Censore ha detto...

Prendo atto. Si vede che ciò che mi raccontava il prete della mia parrocchia (secoli fa, quando ancora ero abbastanza giovane da dedicare tutti i pomeriggi al gioco del calcio) era una semplificazione eccessiva, o che io ricordo male.
Detto questo, resta da domandarsi se valga la pena dare tanto credito ai preti da scandalizzarsi per ogni sospiro vaticano. Si dirà: ci si preoccupa dei politici che si fanno influenzare da quei sospiri. Ma così non se ne esce più.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ma se non ci si scandalizzasse i politici si farebbero influenzare ancora di più, e allora davvero non se ne uscirebbe mai...