venerdì 6 gennaio 2012

La santa semplicità del Foglio

Sul Foglio di ieri un anonimo commentava la notizia dell’apertura di un settore del cimitero Laurentino di Roma ai feti abortiti («I sepolcri dei bambini non nati», 5 gennaio 2012). Tra una citazione di Foscolo e una considerazione sui totalitarismi l’autore ha infilato anche questa riga (corsivo mio):

nemmeno il più accanito abortista ha mai negato lo statuto di materia umana, quindi persona, al prodotto di quell’annichilimento.
Ma basta una scorsa, tra le mille possibili fonti, alla voce «Abortion» della Internet Encyclopedia of Philosophy, per rendersi conto che la grande maggioranza dei favorevoli all’aborto nega per l’appunto (a torto o a ragione, qui non c’importa) che feti ed embrioni debbano necessariamente essere considerati persone, pur essendo «materia umana».
Questa circostanza risulterebbe probabilmente scandalosa all’anonimo («Ma come è possibile pensare che non siano persone?», te lo immagini domandare indignato); quel che è certo, è che gli riuscirebbe nuova: è palese che il nostro, di qualcuno che non la pensasse, su quest’argomento, come lui, non ha mai letto una parola che sia una. E ti verrebbe voglia di fargli notare che è un principio etico basilare quello che dovrebbe impedire di scrivere su un giornale (finanziato anche con denaro pubblico!) senza aver fatto neppure uno sforzo minuscolo di considerare seriamente l’opinione di chi la pensa in un altro modo. Ma poi lo vedi così convinto, drappeggiato nel costume virtuoso di crociato per la vita, che ti passa subito la voglia di disturbarlo mentre tanto santamente inveisce.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma poi cosa sarebbe esattamente un "accanito abortista"? Uno che cerca di far inghiottire con la forza la RU486 a tutte le donne che incontra?

Questo modo di pensare è roba da camicia di forza

Antonio ha detto...

quando la semplicità si confonde con la banalità!

Joe Silver ha detto...

«statuto di materia umana, quindi persona»

mi sfugge la consequenzialità

Giuseppe Regalzi ha detto...

Joe: anche a me.

Anonimo ha detto...

Ho letto un articolo di Angelo D'Orsi che dà dei particolari inquietanti sull'iniziativa (http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/01/07/angelo-dorsi-cimitero-dei-feti-lultima-macabra-follia-dei-paladini-della-vita/).

Copio e incollo qui il commnento che ho scritto in Micromega:

"non per tutti, ma solo per i feti frutto di aborti spontanei o terapeutici, viene precisato dall’autorità."
I FETI abortiti, quindi, NON sono tutti UGUALI davanti alla legge o quantomeno alla pietas. Quelli delle madri perbene sepolti con tutti gli onori, quelli delle madri assassine buttati via, anche se le reprobe volessero onorare il proprio feto. Gli ottimi cattolici responsabili dell'iniziativa ci hanno pensato a questo? E come si fa a distinguere? Si va alle esequie col povero feto (reso feticcio dai suddetti) previa esibizione di un certificato di buon aborto? Basterebbe un'autocertificazione? Chiedo scusa a tutti, non ho scritto volentieri, ma dovevo portare alle estreme conseguenze le macabre contraddizioni dei superbi autori di un'iniziativa che offende tutti, comprese le vite non sbocciate usate come vessillo di un'ideologia.

Chiara Lalli ha detto...

Quanto sarebbe utile se smettessimo di usare l'espressione "aborto terapeutico". Non esiste un aborto terapeutico - come potrebbe un aborto esserlo? Si può decidere di abortire in seguito a una diagnosi fetale nefasta (o se la donna è affetto da una patologia e l'eventuale terapia danneggia il feto).