Visualizzazione post con etichetta Piero Fassino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piero Fassino. Mostra tutti i post

domenica 11 febbraio 2007

Parole parole parole

Piero Fassino (Fassino: niente interferenze. Per Rutelli «possibili ritocchi», Libertà, 10 febbraio 2007) ha dichiarato:

«è sbagliato chiedere alla Chiesa di tacere», ma la politica deve fare il suo mestiere «senza subire interferenze».
E speriamo che non siano solo buoni propositi presto barattati con la prudenza. Certo, di fronte a dichiarazioni come quelle di
Rocco Buttiglione che accusa: «Il Dico introduce il principio del divorzio a richiesta copiato forse dal Corano, dove però si chiama ripudio». E Roberto Calderoli della Lega avverte: «In Senato faremo le barricate». Intanto Francesco Cossiga presenta provocatoriamente un disegno di legge per abolire l’incesto e permettere la poligamia
ci teniamo senza fiatare i buoni propositi. E ringraziamo di cuore della concessione.

martedì 30 gennaio 2007

Intervista ad Alessandro Zan sui Pacs

L’anagrafe comunale di Padova rilascerà tra pochi giorni i primi certificati di riconoscimento anagrafico di «famiglia fondata su vincoli affettivi».
Il percorso per arrivare a questo riconoscimento rivoluzionario è molto interessante.
Promossa da Alessandro Zan, consigliere comunale DS, la mozione ha fatto leva su un regolamento attuativo del 1989 – a firma di Francesco Cossiga, allora capo dello Stato, e di Giulio Andreotti, allora capo del Governo – di una legge apparentemente innocua e democristiana, la 1228 del 24 dicembre 1954, intitolata «Ordinamento anagrafico della popolazione residente».

Cosa è successo a Padova?
Il provvedimento di Padova è stato preso nell’ambito delle competenze comunali; non è una legge di Stato. Soltanto il Parlamento potrebbe attuare un istituto giuridico tutelativo.
Come provvedimento comunale abbiamo voluto riconoscere l’esistenza delle coppie di fatto, attraverso una attestazione che potesse valere per tutti i cosiddetti statuti giuridici e che non c’è per la convivenza su base affettiva.
Il proponimento della delibera, frutto di un faticoso lavoro di mediazione, è quello di affermare e di ottenere la possibilità di un riconoscimento formale di una esistenza comune e della dignità di questa esistenza comune, sia omosessuale che eterosessuale.

Padova ha già i primi certificati?
La delibera è esecutiva dalla fine di dicembre (è stata approvata il 4 dicembre): gli uffici stanno predisponendo i documenti e in un paio di settimane ci dovrebbe essere la possibilità di rilasciare il primi certificati.
Il certificato sarà compilato dai due conviventi – già prima l’anagrafe riconosceva lo status di convivenza, ma i conviventi non potevano avere un pezzo di carta che lo attestasse e che potesse essere utilizzato all’esterno per dimostrare la convivenza ufficialmente. Una situazione da mondo incivile, apprezzata dagli incivili e dai clericali.
Gli usi del certificato sono numerosi. Si pensi ai congedi parentali (la Legge 53 del 2000) o alla possibilità di usare alcuni giorni lavorativi per assistere il proprio compagno per problemi di salute. Alle decisioni sanitarie in condizioni di emergenza da prendere al posto del proprio compagno che in quel momento non può esprimere un parere.
Ancora: il Codice Penale consente al coniuge di un indagato di non testimoniare; questa possibilità deve essere garantita anche ai conviventi.
Nel caso delle adozioni, la Corte Costituzionale ha dichiarato che nel conteggio dei 3 anni necessari per fare domanda valgono anche gli anni di convivenza prima del matrimonio. Come dimostrare gli anni di convivenza per il conteggio complessivo?

Qual è il primo argomento assurdo contro i Pacs che ti viene in mente (tra i tanti)?
Che distruggono la famiglia. È una sciocchezza sia culturale che fattuale. Oggi ci sono meno matrimoni e più convivenze di un tempo. Aumentano i matrimoni civili. Anche in assenza dei Pacs, molte persone hanno già scelto. Non si può imputare a qualcosa che non c’è la responsabilità della distruzione della famiglia tradizionale o la sua detronizzazione dalla condizione di realtà maggioritaria.
Tutte queste persone che hanno scelto una strada diversa dal matrimonio rimangono scoperte su alcune garanzie fondamentali. È giusto offrire loro sicurezza e tutela.
Per smentire la condanna dei Pacs come “rovinafamiglia” è utile fare l’esempio della Francia, in cui i Pacs esistono dal 1999: i matrimoni sono in aumento. Questo dimostra che in presenza della possibilità di scelta tra varie opzioni, senza attribuire loro un significato religioso o assoluto, le persone scelgono più consapevolmente. E in maniera diversa a seconda delle preferenze.
Introdurre un altro istituto giuridico non allontana di per sé da quello precedente.

Non è anche una forma di sfiducia verso il matrimonio questo timore verso i Pacs? Inoltre, affermare la libertà di scegliere tra diverse opzioni non significa svalutarne una a scapito di un’altra; e soprattutto non significa imporre agli altri una propria scelta personale. La libertà lascia alle persone la possibilità di scegliere.
E se il matrimonio fosse davvero giudicato come l’unica forma “vera” di convivenza, non dovrebbe spaventare l’istituzione di una forma alternativa: il matrimonio rimarrebbe la scelta migliore e preferibile.
Io credo che i Pacs rappresentino una forma alternativa legittima e che non arreca danno a nessuno; di conseguenza deve essere tutelata dal legislatore in quanto realtà esistente.

Qual è stato l’ostacolo politico più difficile?
Il fatto che la classe politica escluda i giovani; che sia pavida. Sembra avere paura della propria ombra. Ha una ingiustificabile terrore di perdere l’elettorato cattolico sostenendo l’istituzione dei Pacs, e dimentica che molti sondaggi dimostrano che i cattolici sono disponibili e aperti verso i cambiamenti sociali e che il loro giudizio e le loro scelte sono autonomi rispetto ai diktat della Chiesa.

Quali sono le ragioni del tuo strappo rispetto ai DS?
Non ho ancora preso la decisione di lasciare il partito. Sono convinto che questa sinistra abbia preso una via pericolosa, perché sta abdicando a molti degli ideali tipici della socialdemocrazia, dalla laicità dello Stato alle battaglie sui diritti civili.
È come se l’obiettivo prioritario sia di arrivare ad un accordo sul contenitore (il Partito Democratico) anche al prezzo di rinunciare alla discussione sui temi che dividono e che causano fratture negli schieramenti. È inaccettabile che in tema di diritti avvenga una mediazione al ribasso, si sta giocando sulla pelle della gente. Io ho sempre considerato il partito politico come uno strumento e non come il fine. Se il fine viene mortificato e misconosciuto, lo strumento diventa inadatto. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a valutare la possibilità di lasciare il partito.

Non credi che la posizione “alla Fassino” sia anche diseducativa? Un politico non dovrebbe favorire la laicità delle istituzioni?
Sono convinto che intervenire a gamba tesa con un giudizio tranciante su temi che richiedono cautela sia irresponsabile e controproducente. È necessario un confronto sereno e sgombro da pregiudizi; fare terrorismo è disastroso e inutile. Il giudizio di Fassino sulle adozioni è stato un atto politico imprudente e gratuito. Purtroppo è faticoso arginare le conseguenze dannose. Una volta dette simili parole, la frittata è fatta.
Difficile tornare sui propri passi, e come leader del socialismo europeo è un autogol clamoroso, oltre che diseducativo regala una immagine pessima della sinistra italiana.
Avrebbe dovuto dire: sul tema delle adozioni per gli omosessuali non si può parlare per slogan, bisogna evitare considerazioni affrettate e cercare argomentazioni valide, professionalità e cautela.
Oltre ad essere state irresponsabili e diseducative, le parole di Fassino sono state offensive.

Cosa pensi succederà sul fronte nazionale?
Spero che il dibattito si affronti in Parlamento attorno a una proposta che trovi la convergenza più trasversale possibile, ma che sia una mediazione verso l’altro. Che non sacrifichi il senso della richiesta dei Pacs.
Spero che non ci siano forzature per accontentare i conservatori o i rappresentati della Margherita, perché in questo caso ci sarebbe un compromesso al ribasso che svuoterebbe di significato una legge sui patti civili di solidarietà. Mi auguro che il Parlamento discuta per arrivare ad una legge che soddisfi i bisogni e che non sia gravata dalle ideologie.
Io continuerò a usare la mia voce per raggiungere questo risultato.

(L’intervista sarà pubblicata su Agenda Coscioni di febbraio)

lunedì 18 dicembre 2006

Da Aurelio Mancuso a Piero Fassino

A proposito della infelice dichiarazione di Piero Fassino sulle adozioni da parte di persone omosessuali, Aurelio Mancuso gli scrive (DS, “un partito che sembra aver smarrito il senso dell’umanità”, 15 dicembre 2006).
Riporto solo un passaggio della lettera di Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay, ma consiglio la lettura integrale:

Se lo sguardo si volge fuori dallo spazio nazionale, il baratro tra le politiche messe in campo dai partiti del socialismo europeo e le posizioni tue e di altri leader dei DS è per ora non colmabile: prendete la parola per marcare lontananze, per evocare recinti etici, per mettere in guardia rispetto ai processi reali della società moderna. Per questo stai zitto quando i nostri fratelli e sorelle sono violentati, picchiati, derisi. Per questo pensi che il tema del riconoscimento della dignità lgbt sia una concessione “difficile” e non la logica concretizzazione dei valori della sinistra. Rassicuri tutti i giorni la gerarchia cattolica perché entrambi condividete l’idea che esista un primato morale da rispettare, che invece la sinistra ha combattuto e che grazie ai movimenti delle donne, dei diritti civili, ha dovuto lasciare il passo all’autodeterminazione delle persone, alle libertà democratiche.
Fosse stata indirizzata a me, mi sarei sotterrata per la vergogna.

venerdì 15 dicembre 2006

Sparagli Piero, sparagli ora

Fassino: «No alle adozioni per coppie gay», la Repubblica, 14 dicembre 2006.

Il segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino, si è detto «personalmente contrario» alla possibilità di adozioni di minorenni da parte di coppie omosessuali. «È una scelta molto delicata e difficile, personalmente non sono favorevole a questa ipotesi anche se è lecito pensarla diversamente e in ogni caso io non do un giudizio morale», ha detto il leader Ds alla trasmissione “Telecamere”. «Non credo che sia una scelta che la società possa accogliere e neppure penso che sia utile per il bambino essere adottato e crescere con due persone dello stesso sesso». Secondo il segretario della Quercia «l’adozione non può essere letta mai come un diritto di etero né di omosessuali: il centro devono essere gli adottati. Il bambino è titolare dei diritti fin dalla nascita e non come vorrebbe la vulgata alla sua maggiore età». In ogni caso per il segretario diessino «è sbagliato affrontare questi temi come battaglie ideologiche, del campo contro campo, occorre invece costruire soluzioni ragionevolmente condivisibili».
Ha detto due volte ‘personalmente’ e di questo siamo contenti. Ha detto anche che è lecito pensarla diversamente. E siamo contenti pure di questo.
Poi però inciampa in una omissione di motivazioni. No alle adozioni per gli omosessuali perché non sarebbe utile (utile?) per il bambino e perché la prospettiva non deve essere quella dei diritti di chi adotta ma dell’adottato. Va benissimo partire dalla prospettiva del minore. Ma quale sarebbe la ragione secondo la quale crescere con due persone dello stesso sesso sarebbe rischioso per il bambino? Silenzio. Quale sarebbe la profonda differenza (rispetto alla cura parentale) tra un eterosessuale e un omosessuale? Silenzio. In che modo le preferenze sessuali di una persona incidono sulla possibilità di essere un buon genitore? Ancora silenzio.
Chi ha mai sostenuto che i bambini non avrebbero diritti fino alla maggiore età?
Benissimo anche condannare atteggiamenti ideologici nel discutere temi simili. Però, non è una ideologia pensare (senza peraltro tentare una spiegazione) che gli omosessuali (in quanto omosessuali) non possano essere buoni genitori?

giovedì 14 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 19

Piero Fassino (Eutanasia: Fassino, non sono d’accordo, la Repubblica, 14 dicembre 2006):

Non può essere riconosciuto a nessuno il diritto di dare morte ad un altro, se eutanasia vuol dire questo, e vuol dire questo, non sono d’accordo.

[su Welby] Altra cosa è affrontare il tema dell’accanimento terapeutico se quello accanimento vuol dire dare un più di sofferenza a chi già soffre. È tema molto complesso e delicato e va affrontato nel pieno rispetto della persona.
Tutti i temi che riguardano la vita e la morte non si può guardarli con una certezza assoluta, con una presunzione di verità, vanno trovate soluzioni ragionevolmente sostenibili.