La prossima approvazione della legge portoghese sull’aborto, che fa seguito al referendum in cui il quorum è stato mancato ma in cui i Sì hanno prevalso, sta provocando strane reazioni nelle file cattoliche. In un commento a un nostro post, Eraldo Ciangherotti (del Centro Aiuto alla Vita Ingauno) così scrive:
Ma la cosa incredibile e contradditoria in tutta questa pagina politica del Portogallo è che, nonostante l’esito referendario sia nullo per la prevalente astensione del popolo portoghese, il fronte del “si”, tutto concentrato praticamente nella Maggioranza al Governo, legge, nel 25% complessivo a favore della modifica della legge, il chiaro segnale politico per cambiare una legge sull’aborto tra le più severe, in merito alla difesa della vita prenatale, e come un trattore passa sopra a tutto e a tutti, anche sopra alla volontà della maggioranza della gente (ben il 75%) che ha detto chiaramente di no o probabilmente ha deciso di non andare a votare non solo per questioni semplicemente meteorologiche, per proporre nonostante tutto una modifica della legge in materia di aborto per liberalizzare la pratica di interruzione volontaria di gravidanza.Un blogger
Il Portogallo depenalizza l’aborto. Da notare tre cose: prima e ovvia, la legge è stata votata dai soliti noti sociocomunisti e verdi; seconda, l’aborto era legale anche prima, sotto condizioni più restrittive; terza e sconcia, il referendum sulla legalizzazione era stato bocciato non avendo raggiunto il quorum (il 25% dei portoghesi aveva votato sì, circa il 20% no, il resto non aveva votato). Alla faccia della volontà popolare e della sua interpretazione politica.Ora, in Portogallo alla vigilia del referendum, il governo (che aveva organizzato la consultazione) aveva dichiarato espressamente che avrebbe considerato il voto come un’indicazione a cui attenersi in sede legislativa. A questo punto, visto che si andava alla conta dei Sì contro i No, cosa avrebbe dovuto fare un antiabortista dotato di una pur minima dose di razionalità? Ovviamente, avrebbe dovuto votare No; e infatti la Chiesa locale, dopo aver inizialmente considerato la possibilità di indicare l’astensione, aveva dato proprio questa indicazione di voto («Iglesia en Portugal se moviliza por el “No” a despenalización del aborto», Aciprensa, 10 gennaio 2007).
Ma Ciangherotti e VFiore non l’intendono, e continuano contro la più banale evidenza ad attribuire agli astenuti un’intenzione contraria. Sono vittime della loro stessa propaganda – cioè della propaganda cattolica che al tempo dei referendum sulla legge 40/2004 aveva usato lo stesso argomento. Sostenere che il 75% degli Italiani fosse a favore della legge 40 era naturalmente falso, ma almeno allora qualcuno aveva invitato all’astensione e pretendeva che tutti gli astenuti avessero seguito il suo consiglio; sostenere che il 75% dei Portoghesi sia contrario all’aborto è invece, oltre che falso, anche ridicolo: chi era contro l’aborto ha invitato a votare No, non ad astenersi. E per una delle regole democratiche più elementari, chi si astiene lascia che a decidere siano gli altri.












