domenica 11 giugno 2006

Ha SENSo arrestare l’invecchiamento?

Aubrey de Grey, dell’Università di Cambridge, vuole trovare una cura per arrestare l’invecchiamento biologico negli esseri umani. A questo scopo ha elaborato un piano che chiama SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence, Strategie per rendere trascurabile l’invecchiamento), in cui propone soluzioni agli svariati meccanismi che concorrono a causare negli anni il decadimento progressivo delle nostre funzioni biologiche, con l’obiettivo (al più presto per il 2050 circa) di portare la speranza di vita alla nascita a 5000 anni. Ha inoltre contribuito a istituire il Methuselah Mouse Prize, con una dotazione che già supera i tre milioni e mezzo di dollari, che premia chiunque riesca a stabilire un nuovo primato di longevità per i topi da laboratorio, o a rallentarne comunque l’invecchiamento.

Non tutti, naturalmente, sono d’accordo. Tra questi c’è Jason Pontin, direttore della Technology Review, che in un editoriale del febbraio 2005 ha messo pesantemente in dubbio la credibilità di de Grey, non senza ricorrere ad argomenti quanto meno discutibili, come la lunghezza della barba dello scienziato, la sua trasandatezza nel vestire e la sua passione per la birra. Il pezzo ha suscitato la risposta assai vivace dei circoli transumanistici, che hanno in de Grey uno dei loro punti di riferimento intellettuali. Queste critiche devono aver punto sul vivo il direttore della rivista, perché dopo poco tempo Pontin ha istituito a sua volta un premio di 20000 dollari (la metà dei quali fornita però dallo stesso de Grey), per chiunque dimostrerà che la strategia di de Grey è non solo destinata al fallimento, ma addirittura indegna di discussione. George Dvorsky ci informa su Sentient Developments degli ultimi sviluppi della sfida, e del suo significato («SENS scrutinized», 9 giugno 2006). Degno di nota questo commento:

By virtue of Technology Review’s SENS Challenge, and in consideration of the various arguments and counter-arguments, is this not already “learned debate?” Isn’t this very contest a blatant demonstration that the experts are in fact already debating the inner aspects of SENS? What kind of farce is this?

Aggiornamento: ed ecco come è finita: Jason Pontin, «Is Defeating Aging Only a Dream?», Technology Review, luglio-agosto 2006.

sabato 10 giugno 2006

Interpellanza parlamentare sulla RU486 con lo zampino di Luca Volontè

In una interpellanza parlamentare firmata Udc vengono formulate alcune lucide e innovative questioni sulla cosiddetta pillola abortiva (Martedì alla Camera interpellanza parlamentare Udc su RU486, IMGPress, 9 giugno 2006):

A che punto è la ricerca sulla pillola abortiva RU 486? Quali rischi comporta l’assunzione di questo farmaco visto che a sottolinearli è lo stesso Etienne Emile Baulieu, padre della pillola? Come si concilia questo metodo di interruzione della gravidanza con la legge 194 del 1978 che esclude l’aborto come mezzo di controllo delle nascite? Questi i fondamentali interrogativi contenuti in una interpellanza rivolta al Ministro della Salute da un gruppo di deputati dell’UDC, tra cui il capogruppo alla Camera, Luca Volontè. L’interpellanza sarà discussa martedì pomeriggio nell’aula di Montecitorio.
Prima di proseguire mi domando se Volontè ritenga la RU486 un mezzo di controllo delle nascite: se così fosse è bene ricordargli che la RU486 è invece un modo di interrompere la gravidanza alternativo all’aborto chirurgico. Pertanto deve trovare un altro argomento per attaccare la RU486.
Nella loro interpellanza Volontè e gli altri parlamentari dell’Udc che hanno sottoscritto il documento rilevano innanzitutto che l’11 maggio scorso la Food and Drug Administration ha organizzato ad Atlanta un convegno sul batterio – il clostridium sordelli – che “ha ucciso cinque donne statunitensi ed una canadese che avevano scelto di abortire con il metodo chimico” e dall’autopsia di una delle defunte, fatta effettuare dal marito, è emerso “un caso taciuto o negato che nessuno aveva messo in relazione con la RU 486”. Gli interpellanti osservano poi che il “padre” della pillola abortiva ha fatto presente in una lettera al New England Journal of Medicine che “l’aborto chimico ha tassi di mortalità dieci volte più alti di quello chirurgico” ed aggiungono che la immissione sul mercato statunitense del farmaco “fu forzata dalle pressioni esercitate dall’allora presidente Clinton”. Ricordati i punti salienti (articolo 1 e 8) della legge 194/78 sulla interruzione volontaria della gravidanza “nata per prevenire l’aborto e non per legalizzarlo”, gli interpellanti chiedono al Ministro se non ritenga “affrettate le sue recenti dichiarazioni su una materia così delicata quando nessuna novità scientifica è arrivata riguardo a questo farmaco”.
Mi limito ad indicare solo alcuni post di Giuseppe Regalzi che rispondono a tutte le presunte accuse rivolte alla RU486, manifestando anche una certa noia nel dover ascoltare sempre le stesse insensate accuse.
RU486 e infezioni: un primo bilancio.
Il mifepristone, il dr Miech e uno scoop di Bioetica.
La RU486 va al convegno.

Il gatto Jack terrorizza un orso bruno

West Milford, nel New Jersey: un gatto domestico, pasciuto ma pur sempre domestico, ha terrorizzato un orso bruno al punto da farlo scappare in cima ad un albero...

venerdì 9 giugno 2006

Corbellini sulla Commissione di bioetica

Da Notizie Radicali, una dichiarazione di Gilberto Corbellini, co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni («Commissione Amato anomalia in democrazia liberale», 7 giugno 2006):

È necessario che il Governo chiarisca la natura della Commissione di bioetica affidata alla guida del Ministro Amato. Si tratta, come qualcuno dice, di una sorta di commissione interna di garanzia e vigilanza che avrebbe solo lo scopo di prevenire episodi che potrebbero risultare sgraditi ai gendarmi che il cardinal Ruini ha piazzato in Parlamento per difendere la legge 40/2004, e impedire l’approvazione dei PACS e di una legge civile sul testamento biologico e l’eutanasia? Oppure, come alcuni sostengono, la commissione avrà il compito di promuovere il confronto tra le diversi posizioni e quindi istruire la politica del governo in materia di bioetica?
Entrambe le ipotesi sono allarmanti. Intanto perché esiste il Comitato Nazionale per la Bioetica che ha il mandato di promuovere un confronto, anche se purtroppo si è soprattutto prestato per fare da megafono alle posizioni vaticane. Proprio con le nuove nomine e magari attraverso una riforma che definisca meglio e in senso operativo, le funzioni del CNB il Governo Prodi ha un’occasione di discontinuità con il passato. Se invece si vuole una commissione governativa di bioetica per tranquillizzare il cardinal Ruini, e disinnescare la miccia della sfiducia contro Mussi, si tratterebbe ugualmente di un pessimo segnale. Sarebbe l’ennesima dimostrazione che l’Italia è diventato un Paese a sovranità limitata, dove cioè sulle materie che riguardano i diritti della persona è il Vaticano che stabilisce cosa è consentito fare e cosa no.
Il trasferimento di funzioni di confronto sulla bioetica a livello governativo sarebbe un’anomalia nel quadro di una democrazia liberale: non esiste al mondo un governo democratico che si assume il compito di istruire un dibattito sulle dimensioni etiche di qualsivoglia argomento, dato che non è questo un compito costituzionalmente affidato all’esecutivo. È vero che in Italia si sta perdendo il senso funzionale della laicità dello Stato, ma che dopo le «leggi etiche» ci tocchi di subire anche la formalizzazione del «governo etico» (seppure sotto forma di etica «concertata») sarebbe davvero troppo.

Cancro alla cervice e cancro dello spirito

Negli Usa è stata annunciata l’approvazione della FDA per un vaccino contro il cancro alla cervice dell’utero, che potrebbe salvare migliaia di vite ogni anno negli Stati Uniti e centinaia di migliaia in tutto il mondo (Gardiner Harris, «U.S. Approves Cervical Cancer Vaccine», New York Times, 8 giugno 2006).
La reazione dei fondamentalisti cristiani a questa bella notizia? Eccola:

Some religious groups say that they support the vaccine but oppose mandatory vaccination laws because cervical cancer is caused by a sexually transmitted virus. “We can prevent it by the best public health method, and that’s not having sex before marriage,” said Linda Klepacki of Focus on the Family, a Christian advocacy organization based in Colorado Springs.

giovedì 8 giugno 2006

Mario Vargas Llosa e Ayaan Hirsi Ali

Una muchacha para los tigres è il titolo del bellissimo articolo di Mario Vargas Llosa, pubblicato su El País lo scorso 4 giugno e che è tradotto da La Stampa con un titolo meno seducente: Il multiculturalismo illiberale. Se l’identità collettiva è un Lager per l’individuo.
Non riportarlo per intero è una ingiustizia; cito soltanto quello che potrebbe essere un sottotitolo: «ogni “identità collettiva” – nazionalista, razzista, culturale o religiosa – non è altro che un campo di concentramento nel quale scompaiono la sovranità e la libertà degli individui».

Legalizziamo l’eutanasia

Len Doyal, ex-member of the British Medical Association’s ethics committee, said doctor-assisted deaths did take place and should be better regulated.
He said the law should be changed to enable doctors to withdraw treatment even if patients cannot consent.
But other experts said patients should make a living will if they do not want to be resuscitated.
Professor Doyal said that when doctors withdraw life-sustaining treatment from severely incompetent patients, such as those in a permanent vegetative state, it was effectively euthanasia, the Clinical Ethics journal reported.
“Doctors may not want to admit this and couch their decision in terms such as alleviating suffering but withdrawal of life sustaining treatment from severely incompetent patients is morally equivalent to active euthanasia,” he stated.
“If doctors can already choose not to keep uncomprehending patients alive because they believe that life is of no further benefit to them, why should their death be needlessly prolonged?”
(‘Legalise euthanasia’ says expert, BBCNews, 8 giugno 2006).

Ceronetti e il testamento biologico

Sulla Stampa di oggi Guido Ceronetti – scrittore amatissimo – dedica la sua «Lanterna Rossa» al testamento biologico, che il nuovo governo promette di introdurre («Né morti né viventi»). Non potendo riprodurre tutto l’articolo mi limito alla conclusione:

Saluto il progetto governativo del Testamento biologico riconosciuto ricordando che non è rinviabile ma urgente. (Un veto cattolico resta probabile.)
Quanta gente si porta in tasca delle carte di bioetica che, una volta gettati nel gorgo delle terapie, diventano carta straccia. Legge, deontologia, il potere tecnico di protrarre il coma nella sua ambiguità implacabile, lavorano contro la povera volontà di un indebolito. Peggio per lui se qualcuno, delegato a decidere, lo ama. Mai vorrà abbreviargli quel golgotha...
In Hiroshima mon amour di Marguerite Duras c’è questa battuta: «Tu mi uccidi. Tu mi fai del bene». È uno dei gridi che salgono dalla terra abitata da uomini e animali, una preghiera cosmica...

Prometeo e la nota pastorale della Commissione Episcopale *

Qualche giorno fa la Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute ha redatto una nota pastorale sulla salute (e la carità, ovviamente). La nota si intitola “Predicate il Vangelo e curate i malati”, e a volo d’uccello tocca numerosi temi inerenti alla salute, complessi e spinosi.
Una delle sezioni più interessanti porta il titolo “Atteggiamento prometeico”. La nota ammette che l’avanzamento della medicina permette di migliorare la qualità della vita, di renderla più lunga e di controllare il dolore. Ad occhi inesperti (o lievemente tendenziosi?) sembrerebbero conquiste positive e moralmente legittime. Esiti di cui rallegrarsi, insomma. Ma poi seguono tutti i ‘ma’, troppi ‘ma’ per non domandarsi se in quegli stessi risultati non albergasse di già, secondo la nota pastorale, il germe della tracotanza umana, foriera di mali terribili. Il primo esito infausto rievoca il titolo del paragrafo: il progresso della scienza indurrebbe nell’uomo un atteggiamento prometeico, ovvero una illusione di potersi impadronire della vita e della morte coltivando “l’immagine di un uomo padrone assoluto dell’esistenza, arbitro insindacabile di sé, delle sue scelte e delle sue decisioni”. Ciò che non va bene in tale “illusione” secondo la Commissione Episcopale, è utile esplicitarlo, è l’usurpazione umana della proprietà divina delle nostre esistenze. La nota poi si spinge oltre l’accusa generica, e fa i nomi dei due bersagli principali: eutanasia ed accanimento terapeutico. Ad accomunarli è la colpa di non accettare di misurarsi con la morte. Morte decisa da Dio: ecco il crimine imperdonabile. Senza indugiare sulla sensatezza della condanna verso coloro che pretendono di essere padroni della propria esistenza, il biasimo espresso dalla nota verso eutanasia ed accanimento terapeutico solleva alcuni problemi di tenuta interna dell’accusa. Qual è il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia? È evidente che astenersi dalla terapia troppo presto potrebbe equivalere proprio alla disapprovata eutanasia. Se non si offrono criteri per distinguere la terapia ammessa da quella ritenuta pertinace, lo spettro dell’eutanasia si nasconde dietro ad ogni sospensione di terapia. La voce di Dio non ci viene in aiuto per indicarci dove ha inizio l’accanimento terapeutico o dove comincia l’eutanasia. E per tornare a Prometeo, non esistono solo le due alternative prospettate dalla nota: l’illusorio sogno di un progresso assoluto o l’abbandono nelle braccia di Dio del proprio destino. In questo caso, tertium datur. Anzi, sono ammesse molte alternative, e non è detto che quella divina sia la migliore.

* Pubblicato oggi su Il Giornale di Sardegna con il titolo Vescovi, scienza e il dibattito sulla morte.

(M.J. Tobal, Prometeo, Acuarela y tinta)

mercoledì 7 giugno 2006

Lo strano caso del Dottor Volontè e di Mister Muffa

L’inesauribile Luca Volontè si produce su Libero di oggi in questo affondo contro il neo-designato presidente della Commissione ministeriale di Bioetica («“L’embrione è una muffa”. E la sinistra gli affida la commissione bioetica»):

Ognuno può cambiare opinione, direte voi. Certo, per intanto però le opinioni di Amato son quelle ben espresse nel suo articolo sul Corriere della Sera del [sic] 11 aprile dello scorso anno.
L’embrione si possa almeno «utilizzare per migliorare, con la donazione delle sue cellule, la vita di altri. E non mi si risponda … che l’embrione non è un mucchio di cellule o una muffa». Proprio così, il nostro bene Amato, ha definito l’embrione una muffa.
Da qui in poi il nostro Luca attacca simpaticamente a chiamare Amato «Mister Muffa», in un crescendo che culmina alla fine:
Una vergogna stratosferica, avanzi miei prodi, di muffa ce né [sic] in abbondanza. È come se si mettesse a presiedere la giornata mondiale della Shoa uno come Goering, con le dovute proporzioni ognuno può cambiare opinione, ma io sarei terrorizzato. Contro [?] il volere del popolo e delle leggi, abbasso Mister Muffa!
Uno legge e dice: Mah, strano, non mi pare che qui Amato dicesse proprio questo; e poi ho sempre pensato che il problema, con Amato, fossero casomai le sue concessioni al Culto dell’Embrione... Forse Volontè è caduto vittima di qualche sottile ambiguità semantica? Andiamo un po’ a vedere...
Ed ecco quindi le parole originali di Giuliano Amato (il titolo dell’articolo dovrebbe già mettere sull’avviso ogni aspirante esegeta: «I dogmatici dell’embrione lo trattano come “muffa”», Il Corriere della Sera, 11 aprile 2005):
l’embrione che sta per perire e che non sarà utilizzato a fini riproduttivi, può almeno essere utilizzato per migliorare, con la donazione delle sue cellule, la vita di altri. E non mi si risponda, davanti a questa soluzione, che l’embrione non è un mucchio di cellule o una muffa.
Lo so, lo sappiamo e per questo lo trattiamo come il figlio pre-morto. Come muffa lo tratta chi lo lascia morire per nulla [corsivo mio].
Luca, che ci combini? Hai pasticciato con i ritagli? Vabbeh; sono incidenti che capitano anche ai migliori. E pure ai peggiori.

Louisiana: puoi abortire solo se rischi la vita

Il governatore della Louisiana Kathleen Babineaux Blanco ha annunciato il sostegno a una legge restrittiva in materia di aborto (Louisiana Governor Plans to Sign Anti-Abortion Law, The New York Times, 6 giugno 2006). L’interruzione di gravidanza sarebbe permessa soltanto qualora ci fosse un rischio per la vita della madre.
È necessario aspettare il responso della Corte Suprema adesso per sapere se ci sarà una crepa tanto profonda in quanto Roe vs Wade aveva stabilito e se l’aborto sarà criminalizzato.
Il senatore Ben Nevers ha dichiarato che finalmente sarà possibile proteggere le vite innocenti dei bambini non nati (unborn children). È la Costituzione a garantire a ogni persona il diritto alla vita, d’altra parte (il senatore dimentica di illuminare il passaggio che permette l’identificazione tra gli embrioni (unborn children) e le persone; è una dimenticanza diffusa anche fuori dai confini degli States).
Se la norma dovesse passare chiunque eseguisse o prendesse parte ad un aborto rischierebbe fino a 10 anni di prigione e 100.000 dollari di sanzione. Non so come mai, ma ho pensato: merda, O.J. Simpson è libero...
Il South Dakota ha avviato una simile iniziativa nel marzo scorso; e altri 11 Stati seguono come un gregge.

Prendendo Socci sul serio

Lo so, prendere Antonio Socci sul serio sembra impossibile per definizione; e provare a rispondere razionalmente al suo ultimo articolo, «E perché no il matrimonio con le scimmie» (Libero, 6 giugno 2006), significa non capire la vera natura di pezzi come quello: invettive poco sgrossate per un pubblico di bocca buona, orazioncelle ruffiane per galvanizzare la truppa degli stranicristiani, che poi se le segnaleranno compiaciuti l’un l’altro («Antonio gliele ha cantate un’altra volta!»), e correranno a ricopiarle nei loro blog clericoliberali. Questi materiali meriterebbero al massimo la risposta bruciante di Malvino; ma noi di Bioetica abbiamo fatto un voto ad Atena, e dobbiamo purtroppo rispondere con argomenti razionali, come se Socci non fosse l’imbonitore che è. Ce ne scusiamo con i lettori.

Cara Rosy,
vorrei segnalarti una notizia: in India, il 31 maggio scorso, una ragazza di 30 anni, Bimbala Bas, ha sposato un cobra … sarà un bel problema per te, caro ministro, rispondere di no al riconoscimento da parte dello Stato anche di questo tipo di “famiglia” qualora queste coppie dovessero emigrare qua. O essere emulate da altri emigrati già nella penisola. Infatti, una volta affermato che lo Stato italiano deve riconoscere qualunque convivenza che unisca due esseri, in base a quale ragionamento si potrà negare a chi ha questi gusti tale riconoscimento?
Forse in base al ragionamento che entrambi gli «esseri» dovrebbero dare il loro consenso?
Si dirà che in questo caso trattasi di uomo e animale e che tutt’altra cosa è la convivenza fra due persone. Certo, per me infatti sarebbe offensivo e assurdo metterli sullo stesso piano. Ma mi chiedo se è assurdo anche per la Sinistra che, per esempio, intende proibire gli esperimenti di laboratorio sui topi e permetterli sugli embrioni umani.
Questa proposta (di una parte ultra-minoritaria della «sinistra», e che noi stessi non condividiamo), che Socci trova tanto assurda, ha tuttavia un suo fondamento logico: un topo soggetto ad esperimenti può provare terrore e dolore fisico; un embrione no – e non ha neppure un’esistenza soggettiva che possa essere interrotta dalla morte. Se poi si vuole spostare il discorso sulla «dignità umana» di cui l’embrione sarebbe dotato, si può rispondere che la dignità viene accordata ad un essere umano in quanto essere autocosciente; non è un’essenza misteriosa che si attribuisce automaticamente ad ogni lacerto dotato del giusto codice genetico. Libero Socci di dissentire, roteando senza posa gli occhi spiritati; ma prima potrebbe anche fare lo sforzo di comprendere.
nella Spagna di Zapatero è ormai operativo il progetto dei socialisti di riconoscimento dei “diritti dell’uomo” anche per le scimmie. Una volta che le scimmie avranno ottenuto tale parificazione all’uomo, come e perché si potrà negare loro il diritto di “sposare” degli esseri umani?
I diritti da riconoscere secondo il progetto spagnolo alle grandi scimmie non sono i «diritti dell’uomo», ma il diritto alla vita, il diritto di non essere imprigionati senza giusto motivo, il diritto di non essere torturati; e nient’altro. Ma forse anche questa sarebbe una concessione eccessiva, a giudizio di Socci.
In realtà i Pacs … in Italia trovano un muro invalicabile: la Costituzione italiana. Il testo della Carta è chiaro nell’escludere i Pacs, cioè il riconoscimento giuridico di tutte le forme di convivenza che non siano il matrimonio fra due esseri umani, uno di sesso maschile e l’altro di sesso femminile. All’articolo 29 infatti afferma che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Parlando di matrimonio è certo e indiscutibile che i costituenti, nel 1946, intendessero parlare dell’unico matrimonio esistente (allora come ora), cioè l’unione di un uomo e una donna contratta davanti allo Stato. Ma siccome c’è qualche Azzeccagarbugli della Sinistra secondo cui questa formulazione potrebbe essere intesa in senso lato (per esempio anche includente coppie gay), va sottolineato che al successivo articolo 30 si spiega nel dettaglio che per coniugi la Costituzione intende i “genitori” che hanno “dovere e diritto” di “mantenere, istruire ed educare i figli”.
Strano, ho letto e riletto l’articolo 30, e non trovo scritto da nessuna parte quello che Socci dice di averci trovato; in effetti, la parola «coniuge» non viene neppure citata... Ma del resto, come potrebbe essere altrimenti? Forse che due persone che si sposano ma non hanno figli (per scelta o per necessità) non sono coniugi? Piuttosto, diamo un’occhiata ai commi 1 e 3:
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
Non vi sembra che si adattino perfettamente al caso di due donne omosessuali che generino dei figli ricorrendo all’aiuto di un amico, oppure a quello di un uomo che porti nell’unione col suo compagno un figlio avuto in precedenza? Ma non ditelo a Socci, mi raccomando!
Nel’Islam, com’è noto, è permessa la poligamia, direttamente dal Corano. Fino a quattro mogli (mentre è proibito alle donne avere più mariti). Per quale ragione – se farete riconoscere dallo Stato tante forme di famiglia, compresa quella gay – non dovrebbe essere legalizzata anche la poligamia? Tu dirai che è una istituzione umiliante e degradante per le donne. Ma è solo la tua opinione (e anche la mia). Se ci sono (come ci sono) donne islamiche favorevoli, con quali ragioni impedirlo loro dopo che avete teorizzato che è famiglia ciò che soggettivamente l’individuo ritiene tale?
Con queste ragioni, per esempio.
Ma se non controlliamo l’immigrazione e non blindiamo la Costituzione italiana, per esempio sulla famiglia e i diritti delle donne (e anche la Costituzione europea, d’impronta multiculturale), la poligamia – potete starne certi – arriverà. E voi, cara Rosy, porterete la responsabilità storica della distruzione della nostra civiltà. Ti rendi conto della gravità di ciò che – con spensierata incoscienza – state perpetrando? È meglio dare ascolto all’Italia di buon senso. E alla Chiesa che già molte volte ha salvato la nostra civiltà dalle invasioni degli unni, dei vandali e da quelle dei musulmani.
Ma non dall’invasione dei Socci, purtroppo.

martedì 6 giugno 2006

Un dono sgradito

Un articolo sul New York Times esamina il caso del donatore di sperma che negli Usa ha trasmesso una rara malattia genetica a cinque dei bambini concepiti usando il suo seme (Denise Grady, «As the Use of Donor Sperm Increases, Secrecy Can Be a Health Hazard», 6 giugno 2006).

Sperm donor No. F827 aced all the tests. He was healthy, and he said his parents and grandparents were, too. Under a microscope, his chromosomes looked perfect. He also turned out to be quite prolific: his deposits to a Michigan sperm bank during the 1990’s produced 11 children.
But he passed a serious gene defect to five of those children, a blood disease that leaves them at risk for leukemia and in need of daily shots of an expensive drug to prevent infections. They also have a 50-50 chance of passing the disease to their children.
Shouldn’t the sperm bank have detected the bad gene and rejected the donor?
Geneticists say no, because the disease is extremely rare and sperm banks cannot be expected to test for every possible mutation.
But that bit of uncertainty raises other questions. Should any donor produce so many children, when they will be scattered far and wide, making it harder to recognize a pattern of illness than it would be if they all lived under one roof? It’s also worth asking whether damage could be limited by requiring sperm banks to keep track of donors’ babies so that if one or more got sick, other families who had used the same donor could be warned, sale of the sperm stopped and the donor notified.

lunedì 5 giugno 2006

Paola Binetti dixit

La Famiglia nella Costituzione: è il titolo di un seminario svoltosi sabato all’Università di Bari. Tra i relatori Paola Binetti che ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni (La Binetti a Bari: dobbiamo rendere il matrimonio economicamente vantaggioso, SudNews, 5 giugno 2006):

A fronte del rischio che diventi più conveniente una convivenza (solo diritti) piuttosto che un matrimonio (diritti e doveri) ha precisato: Dobbiamo legiferare in modo da rendere il matrimonio economicamente vantaggioso (sic).
Sull’acquisizione di maggiori diritti da parte delle coppie di fatto ha aggiunto: “Già godono, grazie alla legge 40, dell’accesso alla procreazione medicalmente assistita. In pratica hanno di tutto, di più”.
In cosa consista il rischio che una convivenza possa diventare più conveniente di un matrimonio non è molto evidente, ma insinua pessimi ricordi. Quanto ai privilegi delle coppie di fatto, devo fare ammenda. Siamo stati distratti: è vero, già è concesso loro lo (striminzito) accesso alla procreazione assistita. Cosa vogliono ancora?

La Festa della Famiglia: colmare un vuoto necessario (2)

Dopo la festa della mamma e del papà e quella dei nonni, Luca Volontè (Udc) propone un’altra festività: la Festa della famiglia. L’esponente centrista ha presentato una proposta di legge alla Camera perché la seconda domenica di ottobre di ogni anno sia dedicata a “celebrare la famiglia come nucleo fondamentale della nostra società”. Per la festa c’è anche un logo: è la castagna, “tipico prodotto del mese di ottobre che evoca i profumi e le emozioni del focolare domestico” (Volontè (Udc) presenta proposta legge per Festa famiglia, UAAR Ultimissime, 5 giugno 2006).

Si sentiranno discriminati tutti quelli rimasti senza festa: i cugini, i cognati, i fratelli e le sorelle, i sordi, gli stupidi, i biondi (ecco sì, perché non istituire la festa dei biondi?), i traditori, i bigami e i vedovi. Come la mettiamo?

Credere in Dio fa morire

Se la cosiddetta prova d’amore è rischiosa (se mi ami allora compi un gesto eroico) perché colei o colui cui viene richiesta pensa bene di filarsela, certe prove dell’esistenza di Dio sono ancora più rischiose. In ballo è la vita stessa invece che il legame amoroso. E se si perde non c’è un’altra occasione.

Un gesto sconsiderato, probabilmente motivato dalla follia. Un uomo di 45 anni, originario dell’Azerbaijan, è stato ucciso, ieri pomeriggio, da un leone nello zoo di Kiev, dopo essersi calato con una corda nella gabbia del felino, riferisce oggi la polizia locale. L’uomo si è arrampicato sulla recinzione del leone e si è calato all’interno della gabbia con una corda. Poi avrebbe preso le scarpe le le avrebbe lanciate contro il leone, gridando, secondo alcuni testimoni, «Se Dio esiste, mi salverà».
I suoi gesti hanno a questo punto, infastidito, o forse impaurito l’animale, che poco dopo lo ha attaccato, uccidendolo con un solo morso al collo. Al momento non ci sono informazioni certe sui motivi che hanno spinto il 45enne ad una simile «impresa», ma secondo le prime testimonianze si dovrebbe trattare del gesto di uno squilibrato.
(Kiev: va nella gabbia del leone e viene ucciso, Il Corriere della Sera, 5 giugno 2006).

Il mio amico Volontè

A volte scrivere per un blog è stancante. Compulsare leggi bizantine su siti labirintici, inseguire per ore documenti fantasma, sporcarsi l’anima coi vaniloqui dei fanatici: non ce la fai più, dopo un po’. Poi, all’improvviso, qualcosa riaccende l’entusiasmo: su una rassegna stampa c’è un nuovo articolo di Luca Volontè! Molli tutto, clicchi all’istante sul link, leggi in un fiato; e scopri che anche stavolta Luca è stato all’altezza della sua fama. Da «Prodi non mente e fa Zapatero» (Il Tempo, 4 giugno 2006):

L’embrione sono io, è l’origine della vita di ognuno di noi. Non fossimo stati embrioni, sono [sic] saremmo in vita. Perché si scelse di vietare la ricerca sugli embrioni? Perché tutto il mondo scientifico mondiale riconosce che l’inizio della vita umana coincide con il concepimento.
«Il mondo scientifico mondiale»! Ah! Luca non ti delude, Luca ti è amico, Luca sa come raddrizzarti una giornata storta...

Sì al testamento biologico

Via libera al testamento biologico, ovvero all’adozione «della massima responsabilità da parte del cittadino» (Turco: pronti a realizzare il «testamento biologico», La Stampa, 5 giugno 2006). Queste sono state le parole di Livia Turco in occasione della prima Giornata nazionale del malato oncologico, voluta dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO).

Vogliamo – ha aggiunto Livia Turco – che la terapia del dolore diventi sempre più parte dei livelli essenziali di assistenza e che sia diffusa in tutto il territorio nazionale.

Il peggior articolo della settimana

Massimo Adinolfi ci segnala su Azione Parallela il peggior articolo della settimana: è «Scontro di civiltà e libertà sessuale», di Lucetta Scaraffia, apparso sul Corriere della Sera del 3 giugno. Dopo la lettura dell’articolo in oggetto non ci sarebbe neppure bisogno della dimostrazione di Adinolfi su Left Wing di oggi («L’appeasement del Corriere con l’Islam», che comunque consiglio caldamente di leggere): il primato settimanale spetta di diritto alla Scaraffia, che può anzi legittimamente puntare ancora più in alto, al record mensile...

Fermati Piero, fermati adesso...

Le dichiarazioni di Piero Fassino fanno discutere, si legge oggi su molti giornali. Spaccature, polemiche e accuse.
Che cosa avrà mai detto Fassino (Fassino: «Prima il referendum, poi dialogo», Il Corriere della Sera, 4 giugno 2006)? Qui analizziamo le sue dichiarazioni sui temi a noi cari.

D.: Il dialogo deve riguardare anche le questioni etiche? La prima uscita del ministro per la Ricerca Mussi ha aperto polemiche anche all’interno della maggioranza.
R.: «Sgomberiamo il campo da un equivoco. Mussi non ha cambiato la normativa italiana. Più semplicemente, con una decisione di buon senso ha rimosso il veto italiano che impediva agli altri Paesi europei di condurre la ricerca sulle staminali. Sarebbe aberrante che l’Italia si arrogasse il diritto di decidere anche per altri Stati sovrani. Ciò premesso, le questioni etiche richiedono una sensibilità particolare. Viviamo in un’epoca in cui la vita e la morte non sono più affidate solo agli eventi della natura e del destino. Grazie alla scienza, alla ricerca, alla tecnologia, sulla vita e sulla morte ora l’uomo può incidere. Ciò rappresenta una enorme possibilità, per prolungare la vita, alleviare le sofferenze, cancellare malattie endemiche. Ma pone una questione etica, religiosa, culturale».
È aberrante che l’Italia si astenga dalla ricerca basandosi su un pregiudizio religioso: che gli embrioni siano sacri. Perché non dirlo a chiare lettere? Un pregiudizio religioso bello e buono.
Quale altro pregiudizio gode di questo privilegio? Un rispetto incondizionato, addirittura un posto in prima fila nelle questioni politiche. La questione che dovrebbe affrontare Fassino è quella politica (se poi ci vuole parlare delle sue credenze soggettive e della sua paura del buio patita fino ai dieci anni, va anche bene, ma con la premessa che è una questione personale). La religione non deve entrare nel dibattito politico proprio come non devono entrarci i nostri gusti alimentari o la nostra passione (o accidia) sportiva.
D.: Nella politica italiana e in particolare all’interno dell’Unione è emersa la questione della laicità.
R.: «Laicità per me significa affrontare temi così importanti con spirito aperto, di ricerca, di dialogo. Respingendo visioni integraliste, veti ideologici. Cercando una sintesi tra la libertà di scelta di ogni persona e la responsabilità che ogni persona ha nei confronti della società».
Vabbeh, ci possiamo stare. È una risposta che rasenta la vacuità concettuale, ma la prendiamo per buona.
D.: La legge sulla fecondazione assistita va cambiata?
R.: «La legge va rivisitata. È vero che c’è stato un referendum. Ma, a parte il fatto che non essendo stato raggiunto il quorum non è stato possibile conoscere l’effettiva volontà della maggioranza degli italiani, in ogni caso il referendum non ha risolto tutti gli interrogativi e i dubbi che la legge pone. Confrontiamoci con spirito libero tra maggioranza e opposizione, per vedere come migliorarla. Resto convinto che sulle questioni etiche sia meglio non creare spaccature e divisioni, che si debba ricercare il consenso più vasto possibile».
Vogliamoci bene, prendiamoci per mano e cantiamo in coro. Finché è una dichiarazione di intenti non ci irritiamo (con un certo sforzo da gentiluomini), ma davvero Fassino crede possibile accordarsi, tanto per fare un esempio, con Paola Binetti o Luca Volontè? Il consenso universale è un obiettivo sbagliato. Se le questioni etiche rimanessero soltanto una questione privata, allora si potrebbe discutere per ore, cercare un accordo, perseguire l’armonia, e così via. Ma se diventano una questione politica (come la legge 40 e il veto legale sulla ricerca scientifica) la storia cambia. Anche se tutti pensassero giusto vietare la FIV, ciò non sarebbe sufficiente per imporre il divieto legittimamente.
(Se fosse necessario un esempio per chiarire quanto sto dicendo, basti pensare che se tutti fossero d’accordo per ammettere il furto, questo consenso non sarebbe una base sufficiente per rendere il furto ammissibile. A questo proposito hanno cominciato a sgolarsi Constant, Tocqueville etc).
D.: Senza spaccature e divisioni oggi non avremmo divorzio e aborto.
R.: «Confrontarsi, dialogare, cercare larghe intese rappresenta una sollecitazione a trovare soluzioni, non un alibi per non decidere».
Mmm. Il candidato sembra essere andato fuori tema. D’accordo: cerchiamo larghe intese, ma se non si trovano? Che si fa? Come si decide?
Qualcuno avrà prima o poi il coraggio di sbattere la religione e l’irrazionalità fuori dall’agone politico, per relegarle alla sfera intima e privata?

Uno basta

Segnalo un commento di William L. Ledger («The burden of multiple pregnancies after IVF treatment», BioNews, 4 giugno 2006) sulla desiderabilità di adottare anche nel Regno Unito il trasferimento in utero di un embrione singolo come opzione di base nella fecondazione in vitro, come già succede in altri paesi europei.

domenica 4 giugno 2006

Peter Singer sulla libertà di espressione

Sull’ultimo numero di Free Inquiry (26, n. 4, giugno-luglio 2006, p. 21) è apparso un articolo di Peter Singer, «The Freedom to Ridicule Religion and Deny the Holocaust» (che nella parte dedicata al negazionismo riprende un articolo precedente apparso sul Jerusalem Post, «David Irving has a right to free speech, too», 1 marzo 2006).

Freedom of speech is important, and it must include the freedom to say what everyone else believes to be false, and even what many people take to be offensive. Religion remains a major obstacle to basic reforms that reduce unnecessary suffering. Think of issues like contraception, abortion, the status of women in society, the use of embryos for medical research, physician-assisted suicide, attitudes towards homosexuality, and the treatment of animals. In each case, somewhere in the world, religious beliefs have been a barrier to changes that would make the world more sustainable, freer, and more humane.
So, we must preserve our freedom to deny the existence of God and to criticize the teachings of Jesus, Moses, Muhammad, and Buddha, as reported in texts that billions of people regard as sacred. Since it is sometimes necessary to use a little humor to prick the membrane of sanctimonious piety that frequently surrounds religious teachings, freedom of expression must include the freedom to ridicule as well.

sabato 3 giugno 2006

Il pronipote di Gesù di Nazareth

In un momento in cui Il Codice Da Vinci ha reso popolare l’idea che Gesù potrebbe aver avuto dei discendenti diretti, un titolo come «We’re All Jesus’ Children», di Steve Olson (Los Angeles Times, 19 maggio 2006; vedi anche «Why We’re All Jesus’ Children», Slate, 15 marzo 2006) non può mancare di destare qualche curiosità; soprattutto quando cominciando a leggerlo ci si imbatte quasi subito in questa affermazione apparentemente straordinaria: «If anyone alive today is descended from Jesus, then so are most of the people on the planet».
La tesi di Olson (pubblicata in origine sull’autorevole rivista Nature, a firma sua e di altri due studiosi) è la seguente. Supponiamo che ognuna delle persone oggi viventi possegga un archivio in cui siano elencati, anno per anno, e risalendo sempre più indietro nel tempo fino agli albori della storia, tutti i propri antenati allora viventi. È intuitivo come prendendo due di queste liste per due persone a caso e per uno stesso anno sufficientemente lontano nel tempo, si finiranno per trovare dei nomi identici: nel 1977 io e mia cugina Anna avevamo ancora una nonna in comune; nel 77 d.C. io e Steve Olson potremmo aver avuto – per esempio – uno stesso avo romano, il cui figlio stava per partire al seguito di Giulio Agricola per la Britannia e la cui figlia sarebbe invece rimasta in Italia. Ebbene, si dimostra matematicamente che da un certo anno in su, tutte queste liste diventano esattamente uguali: da allora, risalendo indietro nel tempo, ognuno di noi ha esattamente gli stessi antenati (le differenze fisiche tra i vari popoli sono dovute alle diverse percentuali dei geni ereditati). In altre parole, fino a un certo anno del passato, ogni essere umano mai vissuto o è l’antenato di ogni persona oggi vivente o non è l’antenato di nessuna delle persone oggi viventi. E questo anno, cosa più straordinaria di tutte, è molto recente: le stime (ovviamente molto approssimative) oscillano tra il 13000 e il 3000 a.C. Se poi adottiamo condizioni meno stringenti – vale a dire, se invece di considerare l’intera popolazione umana di oggi ne escludiamo i gruppi più isolati – quella data diventa molto più recente, e potrebbe forse persino risalire a 2000 anni fa; ed è per questo che Olson può affermare che, se Gesù avesse ancora oggi dei discendenti, questi coinciderebbero con molta probabilità con buona parte dell’attuale umanità, e certamente con la stragrande maggioranza dei popoli dell’Europa e del Medio Oriente, visti gli scambi molto intensi fra le due regioni.

Naturalmente la possibilità che Gesù abbia lasciato una prole vivente è estremamente remota: le fonti in nostro possesso ne avrebbero sicuramente parlato, a meno di non immaginare inverosimili complotti alla Dan Brown. Ma le stesse fonti consentono di formulare un’ipotesi quasi altrettanto interessante. Tutti, prima o poi, abbiamo trovato nel Nuovo Testamento la menzione di certi «fratelli e sorelle» di Gesù; e a tutti, quando abbiamo chiesto spiegazioni al parroco o all’insegnante di religione, è stato risposto che si trattava in realtà di «cugini». Ma gli studiosi criticamente più avvertiti ritengono (anche se le incertezze in effetti non mancano) che si tratti più probabilmente di veri fratelli e sorelle di Gesù, anche se non è chiarissimo se fossero figli di Giuseppe e di Maria o di solo uno di essi. Ora, sappiamo che è esistita per qualche tempo in Palestina una sorta di dinastia di discendenti di questi personaggi, che una fonte chiama desposynoi, «appartenenti al Signore» (per saperne più si può leggere un articolo di quello che è probabilmente il massimo esperto della questione: Richard Bauckham, «The Relatives of Jesus», Themelios 21, n. 2, 1996, pp. 18-21, oppure il suo libro Jude and the Relatives of Jesus in the Early Church, Edinburgh, Clark, 1990); è quindi del tutto possibile che costoro abbiano lasciato una vasta discendenza, della quale, se Olson ha ragione, facciamo quasi certamente parte anche noi: Cristo non sarà nostro padre, ma nostro zio sì.

Questa teoria costituisce un contrappeso benvenuto alle indagini molto pubblicizzate sui lignaggi umani materni e paterni, basate rispettivamente sull’esame del DNA mitocondriale e del cromosoma Y, che danno un’immagine divisiva (e fuorviante) dell’umanità. La notizia che la stragrande maggioranza degli occidentali e dei popoli del Medio Oriente (Ebrei compresi) annovera quasi certamente tra i propri avi – come ci spiega Mark Humphrys («Common ancestors of all humans») e come ribadisce altrove lo stesso Olson («The Royal We», The Atlantic Monthly, maggio 2002) – il profeta Maometto, avrà ovviamente un valore solo simbolico, ma merita nondimeno, credo, di essere conosciuta e diffusa.

Postilla. Anni fa il grande psicoanalista Cesare Musatti scrisse un libro (Il pronipote di Giulio Cesare, Milano, Mondadori, 1979) in cui sosteneva, sempre ricorrendo alla statistica, una tesi simile a quella di cui abbiamo parlato. Sarebbe interessante sapere quali fossero esattamente i suoi argomenti.

La Dichiarazione Etica, ovvero contro il finanziamento europeo alla ricerca sulle staminali embrionali

Tutto ha avuto inizio da qui, dalla Dichiarazione Etica in cui sei Paesi della Unione europea si erano opposti con forza a eventuali finanziamenti comunitari di progetti di ricerca con le cellule staminali embrionali. Di fatto, il veto di questi sei Paesi ha impedito che i fondi Ue fossero destinati ai progetti di ricerca con le cellule staminali embrionali, anche in quei Paesi dove questa ricerca era ammessa.
E allora riportiamo per intero i due paragrafi (5 e 6) del verbale della 2694ª sessione del Consiglio dell’Unione europea (COMPETITIVITÀ) tenutasi a Bruxelles il 28 e 29 novembre 2005.

5. Dichiarazione del Lussemburgo

“Il Lussemburgo è del parere che il testo di compromesso elaborato dalla Presidenza per un orientamento generale parziale non tenga sufficientemente conto del potenziale terapeutico delle cellule staminali umane adulte e chiede, di conseguenza, che si assuma a livello comunitario l’impegno di rafforzare la ricerca sulle cellule staminali adulte per evitare di finanziare attività di ricerca sugli embrioni umani e sulle cellule staminali umane embrionali a titolo del settimo programma quadro di ricerca.
Il Lussemburgo non può inoltre condividere l’approccio della proposta della Commissione, che prevede che le decisioni relative al finanziamento di tali attività di ricerca siano prese a livello di comitato, nemmeno nel quadro di principi etici ben definiti.
Il Lussemburgo ritiene che, data l’importanza politica della materia, sia giustificato che il Consiglio e il Parlamento europeo partecipino appieno all’esame di tali questioni etiche nell’ambito della procedura di codecisione.
In tale contesto, l’Europa dovrebbe pienamente conformarsi al principio di sussidiarietà ed astenersi dal finanziare attività di ricerca inerenti a materie in relazione con principi etici fondamentali e convincimenti morali, che differiscono da uno Stato membro all’altro.
L’orientamento generale odierno è indicativo. Il Lussemburgo si riserva il diritto di ritornare sulla questione dei problemi etici all’atto della decisione formale sui programmi specifici del settimo programma quadro di ricerca, tenendo debitamente conto del parere del Parlamento europeo e dei lavori svolti nel frattempo”.

6. Dichiarazione di Austria, Germania, Italia, Malta, Polonia e Slovacchia

“L’Austria, la Germania, l’Italia, Malta, la Polonia e la Slovacchia accolgono con favore il settimo programma quadro di ricerca, in quanto strumento importante per rafforzare la base scientifica e tecnologica della Comunità e promuovere ulteriormente lo sviluppo della sua competitività in settori di rilievo.
Non possono tuttavia accettare che attività comportanti la distruzione di embrioni umani possano beneficiare di un finanziamento a titolo del settimo programma quadro di ricerca. Le suddette delegazioni invitano pertanto la Commissione ad abbandonare i progetti relativi all’ammissibilità al finanziamento di attività di ricerca che prevedano la distruzione di embrioni umani.
Le suddette delegazioni ritengono inoltre che l’approccio previsto dal settimo programma quadro di ricerca e dai programmi specifici non tenga sufficientemente conto del potenziale terapeutico delle cellule staminali umane adulte e chiedono, di conseguenza, che si assuma a livello comunitario l’impegno di rafforzare la ricerca sulle tali cellule.
In tale contesto, esse ritengono che si dovrebbe lasciare ai singoli Stati membri la facoltà di decidere se sostenere o meno le azioni di ricerca comportanti la distruzione di embrioni umani. L’Europa dovrebbe conformarsi appieno al principio di sussidiarietà ed astenersi dal finanziare progetti inerenti a materie riguardanti principi etici fondamentali, che differiscono da uno Stato membro all’altro.
Dette delegazioni si riservano il diritto di ritornare sul contenuto dell’articolo 6 e sulla questione dei problemi etici per fornire orientamenti particolareggiati in materia di principi bioetici, tenendo debitamente conto del parere del Parlamento europeo e dei lavori svolti nel frattempo sui programmi specifici”.

venerdì 2 giugno 2006

Esperimenti sui primati

È stato pubblicato ieri un rapporto dell’UK’s Medical Research Council e del Wellcome Trust, in cui si sostiene che gli esperimenti sulle scimmie (escluse le grandi scimmie, sulle quali nel Regno Unito non è consentita la sperimentazione) sono indispensabili per il progresso delle scienze biomediche. Vaccini per la poliomielite, incubatrici per i neonati prematuri, apparecchiature per la dialisi, tecniche di riabilitazione per le persone colpite da ictus, trattamenti per il morbo di Parkinson e per la prevenzione della cecità negli anziani, non sarebbero mai stati sviluppati senza l’impiego di modelli animali («Report claims experiments on monkeys are vital», New Scientist.com, 2 giugno 2006).
Ma un contro-rapporto della British Union for the Abolition of Vivisection si oppone, su basi non tanto scientifiche quanto morali:

“It’s not that they are so much like us they shouldn’t be experimented on,” says the report’s author Gill Langley. “It comes down to pain and suffering. Like humans, they know the pain is coming, they remember pain and are susceptible to non-physical pain, suffering anxiety if they’re isolated socially from other monkeys.”
She says there is no halfway house. “We can argue about the science forever, but what I’ve never heard is any clear scientific explanation for moral discrimination.”
Un dilemma etico di difficile soluzione.

Le mutilazioni genitali femminili sono rischiose per mamma e bambino

Venerdì The Lancet ha pubblicato il primo studio medico su larga scala sugli effetti delle mutilazioni femminili, chiamate anche circoncisione femminile. L’esito dello studio è drammatico (Female genital mutilation harmful for mothers and babies; l’articolo purtroppo non è accessibile ma l’International Herald Tribune ne offre qualche stralcio in Study tracks genital cutting’s deadly legacy, june 2, 2006). Questi interventi hanno conseguenze dannose sia per la donna che per il bambino, e il rischio di mortalità si aggira sul 50%.
Il parto è accompagnato da numerose complicazioni mediche.

“Reliable evidence about its harmful effects, especially on reproduction, should contribute to the abandonment of the practice,” write the study’s authors, all members of the World Health Organization Study Group on Female Genital Mutilation and Obstetrical Outcome.

While women’s groups and human rights organizations have long campaigned against genital mutilation as a rights issue, the study provides the first conclusive medical evidence of long-term physical harm, taking the debate further into the public health arena.

“Finally we have data to prove what health workers have long known: That female genital mutilation is a health issue, a killer of women and children, as well as a human rights issue,” said Adrienne Germain, president of the International Women’s Health Coalition in New York.
Lo studio è stato condotto con l’aiuto di oltre 28.000 donne di sei Paesi africani tra il 2001 e il 2003. In tutto il mondo ci sono oltre cento milioni di donne che hanno subito una mutilazione genitale, spesso senza anestesia o sterilizzazione degli strumenti. Dolore, sanguinamento e infezioni sono le conseguenze immediate. Si sospetta anche che la mutilazione possa avere un peso nelle infezioni urinarie.
La mutilazione genitale è un problema sanitario, prima ancora che sociale e culturale. Ed è un problema sanitario urgente.

In Danimarca l’inseminazione è gratuita anche per le coppie omosessuali e le singles

In Danimarca anche le coppie omosessuali e le single possono accedere gratuitamente all’inseminazione artificiale (Danimarca, sì all’inseminazione per donne single e lesbiche, la Repubblica, 2 giugno 2006).
Eh sì, non solo è permesso dalla legge, ma è anche garantita la gratuità dell’intervento. Il Parlamento ha approvato la legge con 86 voti favorevoli e 61 contrari; 21 gli astenuti.
Roba da farci impallidire.
È bene anche ricordare che dal 1989 in Danimarca sono state introdotte le unioni registrate civilmente, proprio quelle che rovinano la famiglia tradizionale. Proprio quelle.

giovedì 1 giugno 2006

I PACS e la Costituzione

In Italia non esiste una regolamentazione per le unioni civili. Addirittura qualcuno ha urlato alla presunta incostituzionalità dei PACS, citando l’articolo 29 della Costituzione (“la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e identificata con la formazione sociale denominata “famiglia legittima”).
Richiamare la tradizione e la Costituzione come garanzia dell’immutabilità degli assetti (anche giuridici) di convivenza è insensato. In un approfondimento molto interessante Selene Pascasi (I Pacs e la Costituzione: conflitto o convivenza di valori?, Bollettino Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti) ricorda che “se in un periodo non troppo lontano, appariva inconcepibile la dissoluzione del matrimonio o lo ‘sdoganamento’ dei diritti di moglie dalla sottomissione alla potestà maritale, con le Riforme degli anni settanta, tali visioni della famiglia sono state sostituite da principi più egualitari e più civili.”
Il suo approfondimento merita di essere letto per intero. Riporto alcuni dei passaggi cruciali.

Il riferimento è all’assoluta mancanza, nel nostro paese, di legislazione in tema di unioni civili non coniugate, siano esse eterosessuali o omosessuali.
Il vuoto normativo non è di poco rilievo, soprattutto alla luce degli intenti europei, di vedute ampie e pluraliste. Basti ricordare la Costituzione europea, approvata, tra gli altri, anche dal nostro parlamento, della qual è principio cardine, il divieto assoluto di ogni forma di discriminazione, specie sessuale. Non solo, nella stessa direzione si è mosso il Parlamento comunitario, che, con risoluzione del 1994 e con relazione del 2000, ha invitato gli Stati membri ad adottare una normativa di riconoscimento delle unioni di fatto, anche omosessualmente formate. Da ultimo, il cd. “rapporto Sylla” del 3 settembre 2003, che auspica la legittimazione, all’interno delle singole nazioni, degli istituti di coniugio o di adozione, anche se richiesti da nuclei familiari non tradizionali, con riferimento alle realtà lesbo o gay. Seppure gli imput lanciati dallo spirito europeistico appaiono forti e chiari, ad oggi non vige ancora alcuna normativa, in Italia, in materia di convivenze “atipiche”.
La questione diviene più preoccupante, ove si rivolga l’attenzione a quanto previsto dalla Direttiva comunitaria n. 38 del 2004, che sancisce il principio della libera circolazione, in ambito europeo, delle persone e dei loro familiari, laddove, per “familiare”, si intende non solo il coniuge e la prole, ma altresì il partner che abbia registrato la propria unione. Si comprende allora, la difficoltà italiana di gestire fattispecie di tal genere, in mancanza di adeguata normativa.

Dal quadro normativo descritto, si delinea con chiarezza la necessità, da parte del legislatore italiano, di dare una risposta concreta a quelle coppie di fatto, stimate in circa un milione e duecentomila, che vedono ogni giorno negarsi diritti e aspettative di non poco conto. Non può lasciare indifferenti, il fatto che perfino conviventi di lunga data, anche ventennali, vedono negarsi il diritto di visita o di assistenza al partner gravemente malato o degente. O ancora, l’impossibilità per il singolo convivente di testare in favore del compagno, senza andare incontro alle gravose misure fiscali previste in materia di successione a terzi estranei.

Non si può non considerare che il fenomeno delle unioni di fatto, siano esse etero o omosessuali, è in crescita esponenziale. Se ciò è vero, allora risulta inconcepibile un sistema legislativo che non preveda alcuna estensione dei diritti civili alle formazioni familiari “atipiche” rispetto a quelle consacrate dal coniugio. La situazione diviene ancora più incomprensibile laddove si pensi all’atteggiamento della Corte Costituzionale, che da tempo lancia segnali in tal senso, oltre che alla normativa comunitaria.
Osservatorio sulla Legalità.

Le cellule staminali riparano un cuore infranto?

Per rimediare alle sciocchezze e alle noiose liti da cortile sulle cellule staminali in Italia, riportiamo una notizia interessante dal New Scientist (Heart may be home to its own stem cells, 29 maggio 2006):

A team of US researchers has discovered the “home” of stem cells in the heart, lending credence to the idea that the heart has the capacity to repair itself. The finding raises the possibility that these cardiac stem cells could one day be manipulated to rebuild tissues damaged by heart disease – still the leading cause of death in the US and UK.
Because fully developed heart cells do not divide, experts have believed the organ was unable to regenerate after injury. But, in 2003, researchers at Piero Anversa’s laboratory at New York Medical College in Valhalla, New York, US, discovered stem cells in the hearts of mice, and subsequently humans. However, they still did not know whether these stem cells actually resided in the heart or had merely migrated there from another tissue, such as bone marrow.
So Anversa’s colleague Annarosa Leri began to look for tell-tale “niches” of stem cells in the heart, such as a cluster of undifferentiated cells paired with the requisite “nurse” cells – vital for stem cell growth and development.
Using adult mice as a model, she located cardiac stem cell niches, which were especially abundant in the heart’s atria. She found the stem cells clustered together with more mature heart cells in niches between cardiac muscle cells.
Leri and her colleagues have now removed tiny numbers of cardiac stem cells from people undergoing heart operations, grown them in the lab and then transplanted them into the damaged hearts of rats and mice.
The results are promising, says Leri, and may eventually give better heart-healing results than bone-marrow derived stem cells. “We think that these are the cells that normally provide new heart tissue and will most likely be better suited for repair of diseased hearts,” she says.

Il diritto di diventare un superuomo

All’Università di Stanford si è tenuta tra il 26 e il 28 maggio la conferenza Human Enhancement Technologies and Human Rights, organizzata dallo Stanford University’s Center for Law and the Biosciences, dal Center for Cognitive Liberty and Ethics e dall’Institute for Ethics and Emerging Technologies, sui problemi etici posti dalle tecnologie che rendono possibile il miglioramento delle normali capacità umane (Brian Alexander, «Is there a human right to be superhuman?», MSNBC, 31 maggio 2006). Alcuni spunti interessanti:

San Francisco State University professor of bioethics Anita Silvers … argues that the right not to be normal, is, in fact, the essence of freedom. Human beings, she argues, have always modified themselves, usually because we see the modifications as some kind of advantage. Banning it, as some have argued for, means forcing people to adhere to a government-imposed standard of normal.
The instinct to prevent people from making alterations to themselves worries British philosopher Andy Miah, a lecturer in media, bioethics and cyber culture at the University of Paisley in Scotland. “I explain it as a contempt for ‘Otherness.’ We seek to suppress people whom we feel are abnormal, mutants or monsters. Historically, societies have done this a lot. They continue to do it and I find it embarrassing.”
Silvers argues that fears expressed by many opponents of human enhancement, that modification itself will lead to a standardized human being so we’ll all try to look like Brad Pitt or Angelina Jolie, are unfounded.

Aggiornamento: Ronald Bailey ci offre il suo resoconto su Reason.
Aggiornamento 2: è uscita la seconda parte del resoconto di Bailey. Una brevissima citazione:
One of the conference organizers, James Hughes, executive director of the Institute for Ethics and Emerging Technologies (IEET), pointed out that some bioconservative ethicists are arguing that making inheritable changes to the human genome should be declared a crime against humanity. He pointed out that arguments that we must preserve the “integrity” of the human genome sound eerily familiar to old-fashioned racist arguments against miscegenation.
Aggiornamento 3: William Saletan dice la sua («Among the Transhumanists», Slate, 4 giugno 2006), che, come ci si poteva aspettare, non è troppo favorevole ai convegnisti. Tuttavia, conclude così:
Meanwhile, they look at cyborg technology and see in it what’s human. During the conference, I noticed a little guy sitting near the back with a gizmo stuck to his head. I thought he was some kind of techno-showoff. When he finally got up to give his talk, it turned out that the gizmo was the outer part of a hearing-assistance implant. He’s deaf. He showed us the inner part on the projection screen: a metal doodad that says “Advanced Bionics” and is wired through the gore in his head. Then he played audio of what he used to hear through his crude old implant, and what he hears now through his new one. How sweet the sound. Amazing grace.
Aggiornamento 4: ok, è l’ultimo: George Dvorsky ha raccolto i commenti alla conferenza, il che mi esime dal continuare a elencarli qui («HETHR reviews», Sentient Developments, 6 giugno 2006).