giovedì 18 maggio 2006

Il mifepristone, il dr Miech e uno scoop di Bioetica

Su Avvenire di ieri si può leggere un’intervista al dottor Ralph P. Miech, professore emerito alla Brown University di Providence, Rhode Island (Elena Molinari, «“Ho studiato la Ru 486, vi spiego come uccide”», 17 maggio 2006). Il dottor Miech ha raggiunto un’improvvisa notorietà in seguito alla pubblicazione di un suo studio («Pathophysiology of Mifepristone-Induced Septic Shock Due to Clostridium sordellii», Annals of Pharmacotherapy 39, 2005, pp. 1483-88), nel quale propone un meccanismo attraverso cui il mifepristone, la sostanza di cui è composta la pillola abortiva, potrebbe aver causato la morte per infezione da Clostridium sordellii di cinque donne (quattro in California e una in Canada). Secondo Miech la RU486 permetterebbe il passaggio nell’utero del batterio, che è presente nella normale flora vaginale di circa il 10% delle donne, e allo stesso tempo determinerebbe un catastrofico abbassamento delle difese immunitarie. Ne risulterebbe un’infezione massiccia, lo choc settico e quindi la morte.
Il dottor Miech, come ci si poteva aspettare, è diventato il beniamino di tutti gli anti-abortisti, e in particolare degli avversari della RU486, che ne citano ossessivamente il lavoro per conferire una patente di scientificità alla loro propaganda. Ma è vera gloria?

Non sono abbastanza competente per giudicare il modello esplicativo messo a punto da Miech. Quello che comunque non si può fare a meno di notare è una vistosa omissione: manca infatti il benché minimo accenno alla distribuzione geografica dei casi. In Francia sono stati eseguiti dal 1988 ad oggi ben 1,2 milioni di aborti con la RU486, e i casi di infezione fatale sono stati esattamente pari a zero; negli Usa gli interventi totali sono stati 460000, e si sono avuti quattro decessi per choc settico, come se non bastasse concentrati tutti in California. Cosa ancora più importante, in Francia il metodo più seguito prevede la somministrazione di 600 mg di mifepristone; ebbene, in tutti e cinque i casi fatali, la dose impartita era di soli 200 mg. (Imputare la discrepanza al fatto che i californiani sarebbero più attenti del resto del mondo alla morte improvvisa di giovani donne sane e avrebbero quindi preteso che venissero effettuate le autopsie, è già debole come mossa retorica, figuriamoci come spiegazione scientifica.) Questo non dimostra necessariamente che l’ipotesi di Miech sia errata, ma indica nel migliore dei casi che non è completa: dovrebbe essere almeno presente qualche concausa sconosciuta.
Sorprende che la rivista che ha accettato lo studio non abbia preteso l’inclusione di un accenno a questi fatti ben noti; o forse non sorprende poi tanto, visto che lo stesso periodico ha pubblicato un altro studio – per coincidenza, anche questo sugli effetti nocivi della RU486, e anche questo continuamente citato dagli anti-abortisti – che contiene l’affermazione platealmente falsa che portare a termine una gravidanza sia meno rischioso che subire un aborto farmacologico (Margaret M. Gary e Donna J. Harrison, «Analysis of Severe Adverse Events Related to the Use of Mifepristone as an Abortifacient», Annals of Pharmacotherapy 40, 2006, pp. 191-97, a p. 195).
Nell’intervista ad Avvenire Miech tocca almeno tangenzialmente il punto della differenza tra Francia e Usa:

D: Perché crede che i rischi che lei ha identificato non siano emersi durante il processo di approvazione della Ru 486 negli Usa nel 2000?
R: I test clinici su cui si è basato lo studio della Fda, che ha portato all’approvazione del farmaco per scopi abortivi, sono principalmente quelli condotti in Francia quasi 20 anni fa. Ma vennero condotti in modo ben diverso da come il farmaco viene somministrato oggi. Le pillole venivano date esclusivamente per via orale, mentre per anni molte cliniche le hanno date vaginalmente, e le donne che si sottoponevano all’aborto chimico erano mantenute sotto costante osservazione medica. Una condizione che non si verifica oggi quando una donna americana si sottopone ad aborto chimico.
Purtroppo per Miech (e per Avvenire), la RU486 non è mai stata somministrata per via vaginale, se non in due trial clinici limitati, nel 1987 e nel 2006 (entrambi hanno dimostrato l’impraticabilità di questa modalità di somministrazione). Il medico americano fa confusione col misoprostolo, il farmaco che viene somministrato dopo la pillola abortiva per espellere ciò che resta dell’embrione dall’utero, e che non gioca nella teoria di Miech nessun ruolo di rilievo. Il misoprostolo viene somministrato in Francia prevalentemente per via orale, mentre negli Stati Uniti era – almeno fino a pochissimo tempo fa – somministrato per via vaginale; ed è forse in questo farmaco e in questi differenti modi di usarlo che andrà cercata la vera causa dei decessi per infezione da C. sordellii.

A questo punto anche il lettore meno sospettoso comincerà a sospettare qualcosa: come mai le omissioni e gli errori del dottor Miech vanno sempre in una stessa direzione? Ebbene, Bioetica è in grado di rispondere a questa domanda e di offrire in esclusiva ai propri lettori uno scoop – d’accordo, non sarà clamoroso, ma è pur sempre uno scoop...
I am morally and ethically opposed to embryonic stem cell research. From a moral point of view, one has to kill the embryo to isolate its living stem cells. Life begins at fertilization. Human life then proceeds through the following stages: embryo, fetus, baby, child, teenager, adult and senior citizen. To kill an embryo to procure stem cells is morally equivalent to killing an adult human being so that you can use that human being’s heart for a heart transplant in another human being.
Queste parole sono state pronunciate – sì, avete indovinato – dal dottor Ralph P. Miech della Brown University durante una trasmissione televisiva, intitolata «Life, God’s Greatest Gift». La notizia non è di fonte affidabilissima, ma è corroborata dalla firma del dottor Miech in calce alla dichiarazione «On Human Embryos and Stem Cell Research», del 1 luglio 1999, che contiene affermazioni come questa:
Scientifically, the international consensus of embryologists is that human beings begin at fertilization (or cloning) – i.e., when their genetic code is complete and operative; even before implantation they are far more than a “bunch of cells” or merely “potential human beings.”
Si può anche citare l’abstract di una pubblicazione del buon dottore contemporanea a quella di cui qui ci occupiamo:
From a moral perspective, the use of Plan B [cioè del Norlevo, la cosiddetta «pillola del giorno dopo»] as part of the routine hospital emergency room protocol in the treatment of rape victims is highly controversial, given the possibility that Plan B may act either as an abortifacient or as a true contraceptive (by delaying ovulation and preventing fertilization). The possibility that administration of Plan B to rape victims can cause the death of a living human embryo poses a tremendous moral question for both physicians and administrators in Catholic hospitals.
In sintesi: il dottor Miech è un convinto anti-abortista. Certe sue affermazioni nell’intervista ad Avvenire, come «[in risposta alla domanda: “quindi ha cominciato a studiare gli effetti del mifepristone. Cosa l’ha spinta, dottor Miech?”] Pura curiosità scientifica», o «Non ho alcuna posizione politica nei confronti del mifepristone», acquistano alla luce dei fatti un aspetto un po’ diverso da quello iniziale.
Questo non vuol dire naturalmente che la sua teoria non debba essere valutata per i propri meriti dagli altri ricercatori. Miech è stato giustamente invitato al convegno di Atlanta sulle infezioni da Clostridium, dove ha potuto presentare i propri risultati. Ma i profani, che non sono in grado di farsi da soli un’idea del valore di questa ipotesi, in attesa del verdetto dei competenti possono solo fare affidamento sugli elementi estrinseci di autorevolezza dello scienziato.
Si obietterà che questo vale anche per i sostenitori dell’aborto farmacologico; ma i medici che raccomandano, prescrivono o addirittura somministrano la RU486 pagano in prima persona se qualcosa va storto: se non in termini di carriere distrutte, perlomeno con guai legali e con perdita di credibilità (per tacere di quello che capita nelle loro coscienze). Il dottor Miech e i suoi supporter seguiteranno invece a dormire sonni tranquilli, qualunque cosa succeda alle donne che sono riusciti a convincere.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grandissimo post.
Adolfina

francesco ha detto...

Quoto in pieno: "Grandissimo post."!