lunedì 19 giugno 2006

Ovociti congelati

Il congelamento degli ovociti è stato spesso fatto passare come un’alternativa già disponibile al congelamento degli embrioni; chi ha creduto a questa storia rimarrà probabilmente sorpreso nell’apprendere che soltanto oggi è stato reso noto un esperimento giapponese in cui il tasso di gravidanze raggiunto impiegando ovociti congelati ha quasi eguagliato – grazie a un congelamento estremamente rapido – quello della tecnica convenzionale («Frozen eggs rival IVF success of fresh eggs», NewScientist.com, 19 giugno 2006; l’articolo descrive anche una scoperta italiana, che consente di individuare negli ovociti la presenza di un numero anomalo di cromosomi). Bisogna adesso attendere che l’esperienza venga replicata da altri ricercatori, e che la tecnica si diffonda nella pratica medica. Per le donne si apriranno allora nuove possibilità di gestire autonomamente la propria vita riproduttiva, congelando gli ovociti da utilizzare in età più avanzata (ed evitando casi penosi come quello di Natallie Evans); anche la donazione di ovociti potrà, penso, divenire più flessibile.

Aggiornamento: anche BioNews commenta la notizia (Kirsty Horsey, «Scientists report on new egg freezing technique», 19 giugno).

Aggiornamento 2: Eurekalert! dà conto di una ricerca che potrebbe condurre agli stessi risultati, e addirittura aprire la possibilità di congelare un corpo umano e di riportarlo in seguito alla vita («Slow-frozen people? Latest research supports possibility of cyropreservation», 20 giugno 2006).

Aggiornamento 3: BioNews approfondisce la notizia della scoperta italiana sull’analisi degli ovociti («New egg test may increase IVF success rate», 20 giugno 2006).

Se il medico non dà la pillola del giorno dopo

Su LiberazioneLa Ru486 libera le donne. E questo fa paura», 18 giugno 2006) Silvio Viale parla della RU486 e della pillola del giorno dopo (i lettori di Bioetica sanno bene che sono due cose diverse):

Cosa pensa dei medici che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo?
È un’indecenza e un atto di vigliaccheria. La pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo. E chi manda via una donna senza quel farmaco è passibile di denuncia. Tra l’altro, se questo avviene in un Pronto Soccorso, il medico obiettore avrebbe l’obbligo di indirizzare la donna da un collega disposto a prescrivergliela. E se questo non è possibile – ma, ripeto, è reato – allora dovrebbe trovare un altro ospedale disposto ad accettare le sue richieste. Sapesse quanti esposti in Procura ho fatto per denunciare queste omissioni.

Pre-implantation genetic haplotyping

Mentre in Italia ci si strappa i capelli al solo pronunciare la parola embrione e spesso anche soltanto qualcuna che le somigli, mentre si continua a fare una gran confusione tra essere umano e persona, si invoca la vita pensando che abbia un qualche significato univoco e universale (forse ce l’ha, ma non di certo nel senso che loro vorrebbero), mentre ci si affanna a vietare tutto il possibile, la Gran Bretagna ha messo a punto una nuova tecnica per analizzare le condizioni dell’embrione prodotto in vitro.
Il nuovo test (Procreazione: GB nuovo test rapido per difetti embrioni, Cybermed, 19 giugno 2006):

aumenta le possibilità di avere un bambino sano, e usa una tecnica che osserva l’intero dna di una cellula invece che cercare il possibile gene difettoso. Oltretutto così facendo, si possono individuare diverse malattie, invece che una sola. Gli scienziati britannici comunicheranno della loro scoperta a una conferenza a Praga, spiegando dei risultati positivi ottenuti con cinque coppie ora in attesa. L’équipe opera al Guy’s Hospital di Londra. Il metodo è stato chiamato Pgh (Pre-implantation genetic haplotyping), mentre quello attualmente in uso (che ha una possibilità del 50% di vedere i difetti genetici), è chiamato Pgd (Pre-implantation genetic diagnosis). Con il Pgh si testano genitori e parenti che siano portatori di un difetto genetico, per identificare le parti difettose del dna cromosomico. Poi si prende una cellula dall’embrione, trattarla in laboratorio in modo da creare più copie del genoma, e quindi cercare marker che indichino la presenza nell’embrione di due di queste parti o unità difettose, chiamate aplotipi.
Non ho intercettato (ancora) reazioni alla notizia. Ma senza dubbio in Italia sarebbero in molti a condannare senza appello il perfezionamento di una tecnica omicida e perversa; di quella tecnica di selezione embrionale che la legge 40 ha vietato a causa delle sue finalità eugenetiche. Dimenticando di controllare il significato di eugen(et)ica e dimenticando di prendere una posizione a proposito delle indagini prenatali che condividono con la diagnosi genetica di preimpianto finalità e premesse. Con la sola differenza che la scelta che la diagnosi di preimpianto offre alla donna è quella tra impiantare o non impiantare un embrione affetto da una patologia, e non quella tra portare avanti una gravidanza di un feto malato oppure di interrompere quella gravidanza.

Prima medici o prima cattolici?

Sembra giusta la seconda opzione leggendo il documento dell’Associazione dei Medici Cattolici (AMCI), forse sarebbe meglio ribattezzarla Associazione dei Cattolici Medici.
Si legge infatti nel documento 11 Regole nel Manifesto dei Medici Cattolici (Ansa, 16 giugno 2006):

Difesa della vita sempre e comunque, dalla vita dell’embrione, che è al concepimento, fino alla morte naturale. Quindi no a qualunque ipotesi di interruzione di questa vita: ribadiamo la nostra contrarietà alla legge 194, a qualunque altro strumento abortivo.
E ancora:
Diciamo no a qualunque ipotesi di eutanasia, e c’è qualche tentativo strisciante di introdurla attraverso il testamento biologico. Come medici cattolici sappiamo che che non ci dobbiamo accanire sui pazienti quando la vita invece si sta spegnendo, quindi diciamo no anche all’accanimento terapeutico.
Quando interrompere i trattamenti medici è in accordo con il rifiuto dell’accanimento terapeutico? Quando diventa eutanasia?
Forse è insensato fare domande sensate a chi antepone una ideologia alla scienza. E maltratta la morale trasformandola in dogma.

(Libertà, Davide Danti © 1999 Tempo Medico n. 622)

Caccia alle balene

Una nave giapponese cattura un cetaceo nel Pacifico. I sostenitori della riapertura della caccia alle balene hanno ottenuto una parziale vittoria domenica alla riunione annuale della International Whaling Commission in corso a Frigate Bay, sull’isola caraibica di St Kitts and Nevis. È stata votata infatti una risoluzione, non vincolante, con la quale si giudica “non più necessaria da questo momento in poi” la moratoria di 20 anni sulla caccia commerciale alle balene, in vigore dal 1986. I rappresentanti di 33 paesi hanno votato a favore della risoluzione, 32 contro, 1 si è astenuto. Per una vera e propria revoca della moratoria è necessario che la decisione venga assunta a maggioranza qualificata (75%) dai paesi membri. Il Giappone guida il fronte dei favorevoli alla ripresa della caccia commerciale alle balene. Senza avere conseguenze immediate, il voto di domenica costituisce comunque una vittoria politica importante per Tokyo.
Da: Il Corriere della Sera, 19 giugno 2006.

sabato 17 giugno 2006

Staminali embrionali: in vista la prima applicazione

La Geron, una casa farmaceutica californiana, ha annunciato pochi giorni fa che potrebbe iniziare già l’anno prossimo la sperimentazione clinica del primo trattamento medico a base di cellule staminali embrionali. Si tenterà di riparare i danni ai nervi della spina dorsale, derivando dalle staminali degli oligodendrociti, che rivestiranno di mielina le cellule danneggiate. Una delle difficoltà maggiori con le staminali embrionali è rappresentata dal pericolo di rigetto, che tuttavia con questo tipo particolare di cellule sembra essere meno importante («First embryonic stem cell trial on the cards», NewScientist.com, 17 giugno 2006). Per scongiurare del tutto il rischio bisognerebbe ricorrere alla clonazione terapeutica, in modo da ottenere cellule staminali interamente compatibili con i tessuti del paziente.

Aggiornamento: alcuni test avrebbero stabilito la non pericolosità del trapianto di oligodendrociti ricavati dalle staminali. Ho dedicato alla notizia un nuovo post.

Tracce di vita intelligente nell’universo

Da Liberazione, un commento di Angela Azzaro («Serve un’alleanza laica trasversale», 16 giugno 2006):

Finché l’Italia avrà una normativa che dichiara l’embrione soggetto di diritto (articolo 1) non potrà dirsi un paese civile. Quella norma impone a tutti e tutte una idea della vita – una idea che appartiene solo ad alcuni – che lede la libertà di scelta delle donne, limita la ricerca sulla cura di malattie gravi, cioè danneggia la vita concreta di tante persone. Non è una legge qualsiasi. È una legge simbolo. Simbolo di un governo e di una idea della società che critichiamo quando è proposta da religioni come quella islamica. Per questo è importante non cedere alle minacce vaticane. Il governo Prodi non deve dar conto del suo operato alle gerarchie cattoliche e ai loro rappresentanti parlamentari. Piuttosto deve dar conto alla metà della popolazione italiana, cioè alle donne, che di questa legge 40 sono le vittime.
Impossibile dirlo meglio.

venerdì 16 giugno 2006

La lobby delle staminali

Quante volte, ormai, ce l’hanno ripetuto? «L’unica ricerca che ha dato risultati concreti è quella sulle staminali adulte; le staminali embrionali non curano nulla». Doloroso stupore dei lettori e degli ascoltatori più miti: chi, chi, in nome di Dio, si ostina a sperperare sforzi e denaro in una ricerca senza prospettive? E perché? La risposta arriva subito: «Sono le lobby degli scienziati e delle grandi industrie farmaceutiche». Lo stupore scompare dai volti: ora sì che tutto è chiaro! Le lobby, certo!
I lettori e gli ascoltatori meno miti, invece, chiuso il giornale, staccata la connessione e spento il televisore, sono assaliti da un dubbio: ma questi scienziati, com’è che sono tanto fessi da giocarsi la carriera con studi inutili e costosi? E queste industrie, soprattutto, com’è che sono così folli da buttare soldi al vento per ricerche senza avvenire?
E il dubbio è fondato. Ce lo conferma una fonte insospettabile, una di quelle che non ti aspetteresti mai: Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana (Marina Corradi, «Staminali, quanto pesano le lobby?», 15 giugno 2006):

Se le applicazioni terapeutiche della ricerca sulle staminali adulte sono ormai numerose decine, mentre dalle embrionali non è stata ottenuta alcuna terapia e anzi si fatica a controllarne le tendenze proliferative, per quale ragione l’Europa vuole investire fondi comuni in un’attività scientificamente meno promettente, e contraria ai principi di diversi Stati membri? … quanto pesa un’attività di lobbying dell’industria farmaceutica, che nell’apertura generalizzata dei laboratori alle staminali embrionali ripone grandi interessi economici? Qualcuno, a quest’ultima domanda, risponde con brutale franchezza.
Come l’onorevole danese Margret Auken, una Verde di quel tipo sconosciuto in Italia, che dall’attenzione all’ambiente e alle foche è passato al riconoscimento che anche l’embrione umano merita rispetto. Se chiedi alla signora Auken dunque di questo vento di liberalizzazione, non ci gira attorno: «Soldi, soldi, soldi. Questa della ricerca sugli embrioni è una faccenda di soldi. Le aziende farmaceutiche spingono verso l’ammissione della ricerca ai finanziamenti Ue, non certo perché interessate a quei pochi milioni di euro che ne caveranno, ma perché l’apertura dell’Europa spinge verso la liberalizzazione in Occidente. E la ricerca sulle staminali embrionali offre la opportunità di brevetti che per l’industria farmaceutica sono miniere d’oro».
Ma, se ad oggi le embrionali non hanno ancora prodotto alcuna terapia provata? Un’altra deputata, la indipendente Kathy Sinnot, irlandese, spiega di avere fatto questa obiezione a un lobbyista di una multinazionale farmaceutica da cui è stata avvicinata. «Mi è stato spiegato – dice l’onorevole – che l’industria farmaceutica ritiene prevedibile che la ricerca sulle staminali embrionali necessiti ancora di un lungo periodo, forse anche di 30 anni, prima di essere utilizzabile a livello terapeutico. Tuttavia, per le grandi multinazionali è accettabile anche un investimento di così lungo periodo, considerando i risultati che contano di trarne» [corsivi miei].
Insomma, se davvero le case farmaceutiche investono montagne di denaro sulle staminali embrionali, sarà perché si aspettano di ricavarne un utile spettacolare. In altre parole, perché si aspettano che quella ricerca funzioni. Grazie a Marina Corradi per avercelo fatto capire (dico, sarà mica un’infiltrata della lobby?).

Il sesso è neutrale

Il pezzo del Corriere delle Sera (Sesso del bebè, corsa per chi vuole sceglierlo, 16 giugno 2006) inizia raccontando la storia di una coppia, Robert e Joanna, che dopo avere avuto due figli maschi pur desiderando da sempre una figlia, si sono rivolti al dottor Jeffrey Steinberg, del Las Vegas Fertility Institute, che ha selezionato il sesso del nascituro.
Come? Ricorrendo alla diagnosi genetica di preimpianto (dopo la fecondazione extracorporea, ovvio), e selezionando l’embrione del sesso desiderato.
Sono in molti a giungere fino agli Stati Uniti per avere la possibilità di scegliere il sesso del proprio figlio. Paese dei balocchi, perché in tutto il mondo, Israele a parte, la diagnosi genetica di preimpianto è consentita solo in caso di malattie genetiche ereditarie. Nemmeno è proprio vero: basta citare il caso dell’Italia, in cui la diagnosi di preimpianto è vietata e basta.
Fa piacere (è ironico) constatare che anche fuori patria i commenti siano più o meno dello stesso tenore. Avrebbe dichiarato Matthew Eppinette, direttore del Center for Bioethics and Human Dignity, un gruppo cristiano di bioetica: “Si tratta di consumismo eugenetico. In un futuro non lontano i genitori sceglieranno il colore d’occhi, l’altezza e l’intelligenza dei loro figli”. Mentre Yury Verlinsky, direttore del Reproductive Genetics Institute di Chicago rassicura: “Noi non lo faremo mai perché il sesso non è una malattia. E i fondi della ricerca vanno usati per obiettivi medici veri”.

È interessante come la condanna sia già contenuta nella scelta del termine ‘consumismo’ (inutile affannarsi a dire di no, perché l’aggettivo in questione è moralmente neutrale). E poi l’abusato argomento del bimbo acquistato al supermercato (ne sarebbe felice il nostro Francesco Rutelli, fautore dell’argomento ‘No al bambino acquistato al supermarket’): pensa forse Eppinette di avere dimostrato l’immoralità di questa futuribile (per quanto improbabile) possibilità? Che male ci sarebbe a scegliere il colore degli occhi? O l’altezza? I genitori scelgono per i propri figli una quantità di particolari, su cui nessuno si sogna di puntare il dito: il luogo di nascita, la lingua madre, il nome, a volte il colore degli occhi (se entrambi li hanno azzurri) e così via. E non è una scappatoia dire che il nome di battesimo si può cambiare e un’altra lingua si può imparare. La questione è se parliamo di scelte che possono arrecare un danno al nascituro. Scegliere gli occhi verdi può danneggiare il nascituro? E in che modo? Scegliere la sua altezza o l’intelligenza? E in che modo, di grazia? Per pietà, non ricorriamo all’argomento della natura contro l’artificio. Per pietà.
E veniamo all’argomento di Verlinsky: il sesso non è una malattia e quindi non interveniamo. Cosa vorrebbe dire, che è concesso intervenire soltanto sulle malattie? E ancora, per quali ragioni?
Per tornare alla possibilità di scegliere il sesso: il sesso (M/F) è un tratto moralmente neutrale, pertanto non dovrebbe essere dannoso nascere maschio invece di femmina e viceversa. Se la condanna intende basarsi sullo spreco degli embrioni del sesso non desiderato, siamo costretti a reclamare un po’ di coerenza. Se accettiamo questa motivazione, dobbiamo batterci per vietare in assoluto la fecondazione artificiale. Perché in ogni ciclo di fecondazione artificiale alcuni embrioni vengono sprecati. Come la mettiamo? Pensare di non affrontare simili conseguenze equivale a volere inserire un pezzo di Tetris in uno spazio sbagliato.

(Tetris by Natalie Dee)

Di tutto di più

È il titolo del documento politico del coordinamento Roma Pride 2006, circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.
Scandalosamente il documento richiede:
la piena equiparazione dei diritti per tutte le cittadine e i cittadini, indipendentemente dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale.
Si ricorda la battaglia culturale e politica, partita dalle proprie esigenze ma rivolta a tutta la società, per una legislazione che riconosca i diritti delle famiglie di fatto, nell’ottica di un riconoscimento normativo del pluralismo delle forme familiari.
Richiede l’introduzione di un istituto giuridico come il PACS che, colmando un vuoto normativo, dia piena dignità e tutela a forme affettive differenti.
Di affrontare sul piano sociale e normativo il tema della genitorialità omosessuale, cioè dei figli di lesbiche, gay e transessuali, che riguarda migliaia di genitori e di bambini/e del nostro paese.
Richiede una modifica della legge 40 sulla procreazione assistita, che garantisca il pieno accesso a tutte le donne nel rispetto della propria salute e del principio di autodeterminazione.
E conclude:
Tutte le nostre richieste partono dal principio di uguaglianza e si basano sul concetto di laicità dello Stato, elementi fondanti di ogni democrazia, ed hanno forti radici nella nostra Costituzione così come nella legislazione europea. Scandaloso!
Di tutto di più.

Il Parlamento Europeo sulle cellule staminali

Nelle News di darwin è possibile leggere un resoconto prezioso sulla questione dei finanziamenti comunitari alle ricerche che utilizzano linee cellulare derivate da embrioni (Via libera dal Parlamento europeo, darwinweb, 15 giugno 2006). In particolare:

Paola Binetti e Luigi Bobba, neosenatori della Margherita e capofila dell’intergruppo parlamentare cattolico, hanno invitato il governo a tenere conto degli interessi nazionali, sostenendo che l’Italia deve far sì che i fondi comunitari siano destinati alla ricerca sulle staminali adulte, perché il nostro paese deterrebbe una posizione di leadership in questo settore di ricerca. Ma la contrapposizione tra staminali embrionali e adulte è tanto fuorviante sul piano dei finanziamenti quanto lo è sul piano scientifico. Il budget complessivo del Settimo Programma Quadro che copre il periodo compreso tra il 2007 e il 2013 stanzia circa 50 miliardi di euro per la ricerca in campi che vanno dall’agricoltura allo spazio (22 miliardi in meno di quanto proposto in origine dalla Commissione Europea) e sulla base della ripartizione dei fondi effettuata durante il precedente programma quadro si può prevedere che solo una piccola quota andrà alle ricerche con cellule staminali embrionali, che per poter accedere ai fondi, in ogni caso, dovranno superare una severa valutazione sia scientifica che etica. Durante il Sesto Programma Quadro il numero delle domande di finanziamento per la ricerca sulle staminali embrionali, infatti, è risultato limitato: a tutt’oggi sono stati finanziati 8 progetti di ricerca e qualche altra application è in corso di valutazione. I fondi che andranno alle staminali embrionali, dunque, non danneggeranno in alcun modo la ricerca sulle staminali adulte, ma potrebbero essere preziosi per i gruppi di ricerca che lavorano sulle embrionali in paesi dove i fondi nazionali sono scarsi. Ne potrebbero beneficiare in particolar modo i pochi gruppi italiani impegnati in questo settore, che con il passato governo sono stati esclusi completamente dai finanziamenti nazionali anche se la ricerca sulle linee cellulari embrionali già esistenti non è vietata dalla legge nazionale, e che temono di trovarsi nella stessa situazione anche con l’attuale esecutivo.

giovedì 15 giugno 2006

L’autorevole parere di Elisabetta Alberti Casellati a proposito delle solite staminali

Considerando le spericolate analogie della Alberti Casellati (l’Italia sarebbe già piena di figli dell’eterologa naturale perché nati dal rapporto sessuale di molte donne con il lattaio di turno, pertanto perché autorizzare la fecondazione eterologa artificiale?, La procreazione secondo Forza Italia. “Chi vuole l’eterologa va con il lattaio”, la Repubblica, 12 dicembre 2003) siamo felici di rintracciare una sua dichiarazione a proposito delle cellule staminali embrionali.
Da Le decisioni sulle staminali embrionali: una scelta che tradisce l’identità del Paese, l’Osservatore Romano, 14 giugno 2006:
La decisione del Governo rispetto alla dichiarazione etica ha ovviamente suscitato la reazione critica del centrodestra: «La legge 40 era di confine tra etica e scienza. Il voto di oggi è uno schiaffo ai cittadini italiani, oggi la nostra è una democrazia offesa», ha detto il vice presidente dei senatori di Forza Italia, Elisabetta Alberti Casellati, commentando la decisione del Senato di respingere: una proposta avanzata dalla Cdl di discutere in aula le mozioni sulla bioetica. «È una situazione politica aberrante. La consultazione popolare – ha ricordato con riferimento al referendum sulla legge 40 – è la prima forma di democrazia diretta e il voto di oggi è uno schiaffo agli italiani».
Confine tra etica e scienza? Ovvero? E poi ancora la storia del voto referendario che avrebbe confermato la legge 40? Il famoso 75% degli italiani favorevoli alla legge sulla procreazione medicalmante assistita?
Più che la democrazia, ad essere offesa è la (nostra) intelligenza, e uno schiaffo al buon senso e all’onestà.

La messa del papa alle 18,30. Poi una processione fino a Santa Maria Maggiore

Questa sera, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, si celebrerà il “Corpus Domini”, con una messa celebrata da Papa Benedetto XVI. Dopo la funzione, dalle 20 circa, una processione percorrerà via Merulana per raggiungere Santa Maria Maggiore. A partire dalle 18,30, quindi, saranno deviate su percorsi alternativi ventuno linee di autobus, ovvero 3, 16, 70, 71, 81, 85, 87, 117, 218, 360, 571, 590, 649, 650, 665, 673, 714, 810 e 850, nonché, dopo le 21, MA1 e MA2, le navette sostitutive della linea A della metropolitana.

Se avevate qualche sciocco appuntamento, non dite che non vi avevamo avvertito...
Dal sito Atac Roma.

Staminali e Avvenire

Nel senso di futuro e nel senso del quotidiano. Oggi due titoli riguardano l’affair staminali adulte sì, staminali embrionali no, finanziamento alla ricerca e così via.

AL PARLAMENTO DI STRASBURGO
Si moltiplicano gli interrogativi sui motivi che spingono la Ue a finanziare le ricerche in un’attività scientifica meno promettente di quella sulle cellule adulte
Staminali, quanto pesano le lobby?
«I brevetti sulle embrionali fanno gola alle aziende farmaceutiche». L’irlandese Sinnot: ci vendono il sogno di non ammalarsi mai più, di guarire da ogni male, di vivere per 120 anni, sani...

di Marina Corradi

(Il sogno di immortalità? Fossero i raeliani a sostenere la ricerca sulle staminali embrionali capirei, ma confesso non capisco; mi deve essere sfuggito qualche nesso logico...)

e

Salgono a 65 le malattie oggi curabili
Staminali adulte consolanti successi

di Francesco Ognibene

A me bastano i titoli per oggi, evito di perdermi nel testo completo. A chi decidesse di affrontarli auguro Ognibene...

mercoledì 14 giugno 2006

L’alfabeto dell’idiozia

Qualcuno dice della famiglia (L’alfabeto della famiglia, Famiglia Cristiana), ma insomma ci siamo capiti. Riporto le lettere che mi sono piaciute di più. Chi vuole può andarsi a leggere anche la B, la D, la E, oppure il documento da cui hanno origine.

C come “Contraccezione” - Va escluso «ogni mezzo contraccettivo» e va rispettata «l’unione tra elemento unitivo e quello procreativo in ogni atto coniugale». È ammessa la «legittimità della continenza periodica, cioè l’uso del matrimonio solo nei periodi non fertili». Sono consentiti, dunque, solo i «metodi naturali» nei quali «si riscontra un atteggiamento di apertura e di affidamento al volere divino».

O come “Omosessuali” - «Coppie formate da omosessuali rivendicano gli stessi diritti riservati a mariti e mogli; reclamano perfino il diritto all’adozione. Donne che vivono un’unione lesbica rivendicano diritti analoghi, esigendo leggi che diano loro accesso alla fecondazione eterologa o all’impianto di embrioni. Inoltre si sostiene che la facilità offerta dalla legge di formare queste coppie insolite deve andare di pari passo con la facilità di divorziare o ripudiare».

S come “Sessualità” - I cromosomi maschili e femminili hanno «pari dignità» e la sessualità è «complementare», nel senso che «l’uomo è attratto dalla donna e questa dall’uomo». Ma la sessualità «trascende il fatto biologico e diventa psichico, interpersonale», quando «sorge l’amicizia e l’amore, come dono di sé e tramite per i figli».

(Come?)

V come “Vittima” - La famiglia e il matrimonio, «mai come ora», sono «vittime» di «attacchi violenti». Assistiamo infatti a una «riduzione radicale di Dio, di Gesù, della Chiesa e della Scrittura». Ciò porta a una «volontà ostinata, che spinge molti uomini e donne ad arrogarsi, in nome della libertà procreativa, il potere creatore di Dio», cioè «il potere di produrre l’uomo» e di «dare la morte». Qui siamo di fronte a una «tendenza di ateismo pratico».

ps
i corsivi sono miei.

Ogni occasione è buona...

... per dire una preghierina, anche timbrare il cartellino.

A proposito delle stanze del buco

A second chance for the UK to reduce drug-misuse deaths, The Lancet, Vol. 367, Issue 9525, 03 June 2006, Page 1792.
Per accedere è necessario registrarsi. Il piccolo sforzo vale decisamente la possibilità di accedere alle fonti.

La Commissione di Bioetica ci mette poco a rassicurare gli animi...

Leggiamo oggi da Il Corriere della Sera (Bioetica, il governo difende Mussi e la legge 40, 14 giugno 2006).
La moglie piena e la botte ubriaca, mi verrebbe da dire. Scusate, è per via del troppo vino. Ma torniamo alla notizia.

Alle 7 e 45 Giuliano Amato e i nove ministri del coordinamento di bioetica sono già lì, al Viminale, per provare a disinnescare la mina delle staminali embrionali e cercare «un metodo condiviso» che attutisca le divergenze sui temi etici.
La mina delle staminali? Verrebbe da sorridere se non ci fosse amarezza e imbarazzo per queste continue idiozie italiane in materia di bioetica. Un metodo condiviso? Metodo? Manca anche la padronanza della lingua italiana, non so se attribuibile alla giornalista (Monica Guerzoni) o a coloro che hanno dichiarato una simile idiozia. Non è questione di metodo, o almeno non solo. Il problema è avere il coraggio di affrontare seriamente la questione, senza ipocrisie e senza inchinarsi a priori a vescovi e benpensanti. Ma è sprecare parole. Infatti si legge poco dopo.
Il governo si impegna a non toccare la legge 40 sulla fecondazione assistita e a difendere in sede italiana ed europea la ricerca sulle cellule staminali adulte.
Ecco. Appunto. La legge 40, meraviglia della scorsa legislatura (ma con la complicità amara di molti), non s’ha da toccare. Va bene così, c’è da esserne fieri. E aggiungiamo anche una nota di ridicolo (ricordiamo il progetto di legge presentato da Rutelli in tema di staminali? No, meglio di no): difendiamo la ricerca sulle staminali adulte, che non ci mettono in difficoltà con l’embrione-sacro-persona-detentore di diritti e non ci fanno litigare con la CEI e con i vari deliranti difensori della sacralità della vita umana a partire dal concepimento. Dovrebbe essere una scelta scientifica, non credete? Oppure Rutelli e Amato hanno seguito in segreto una scuola serale di biologia o scienze (come si direbbe a scuola)? Aggiungiamo fango su fango, e ridicolo a ridicolo, e il tutto avvolto dalla presunta aulica credibilità della Commissione di Bioetica. Ma andiamo avanti perché non è finita qui.
L’accordo raggiunto nella prima riunione della commissione bioetica è stato possibile grazie a un escamotage, quello di spiegare la scelta di Mussi come una decisione non etica ma quasi tecnica: se l’Italia ha ritirato la firma è per non partecipare alle minoranze di blocco, cosa che esporrebbe il nostro Paese a ritorsioni e veti sui temi più disparati, dai trasporti all’energia.
Bella furbata, complimenti. Sgusciare come lumache o vampiri al sorgere del sole è una qualità tutta indigena; e l’esserne fieri è ancora più patriottico.
Fioroni ha portato al tavolo le preoccupazioni della Chiesa e la linea ufficiale della Margherita, decisa con Francesco Rutelli, e alla fine ha avuto da Amato la rassicurazione che «il governo non sarà mai impegnato su questi temi in chiave legislativa».
Le preoccupazione della chiesa al tavolo politico? Chiedo scusa, avevo dimenticato che sono stati eletti anche i loro rappresentanti nelle ultime legislature, con tanto di bollino divino. Quindi, legittimo che entrino a pieno titolo nella discussione politica di uno Stato (ex) laico e (ex) liberale. E poi la ciliegina sulla torta:
Tensione alta sulla pillola abortiva RU486. Fioroni ha incalzato Livia Turco («non c’è alcuna urgenza di sperimentarla»).
Come non citare la RU486, la Kill Pill, la pillola della morte abortiva (sia nel senso che provoca un omicidio – l’embrione – sia nel senso che provoca la morte della donna)? Bene, grazie, per oggi può bastare.

Cronaca televisiva di un dolore privato: Alfredino Rampi

Non bastava quanto successo venticinque anni fa; non bastava la trasformazione di un drammatico incidente in farsa, in nauseante circo delle buone intenzioni, in ostentazione di presenza e partecipazione.
E allora in occasione nel venticinquennale va in onda una trasmissione (certo, una ben ridicola sintesi della realtà, una caricatura ingenerosa della sofferenza di un bambino che per ore ha risucchiato cervelli e cuori) per ricostruire gli avvenimenti e per riconfezionare la tragedia per quanti hanno dimenticato o non hanno assistito.
Disgustoso. Impudico. Come le lacrime dei volontari che tentarono di tirare fuori il bambino, riprese dalla telecamera e trasmesse (forse per amore di verità? o per gusto del macabro?).
Gli unici elementi che emergono dalla squallore sono stati il rifiuto della mamma di Alfredo ad intervenire, e il cenno (affrettato) al Centro Alfredino Rampi.

La storia siamo noi, 13 giugno 2006, RaiDue, 22,50.

martedì 13 giugno 2006

Proibire non serve

Accade a volte che ci sia qualche dichiarazione con un sapore di ragionevolezza. Come nel caso di Umberto Veronesi sulle legalizzazione delle droghe cosiddette pesanti (L’ex ministro Veronesi: sì all’eroina di Stato, Il Corriere della Sera, 13 giugno 2006): «La legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci: io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema».
Prosegue Veronesi: «abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare. È possibile proibire? E, soprattutto, possiamo essere certi che la proibizione sia rispettata? Io credo di no».
Inoltre «la proibizione non è un deterrente, al contrario fa aumentare nei giovani il desiderio della trasgressione. Non solo: la proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele. E c’è un ultimo argomento a favore della droga di Stato: il proibizionismo è all’origine del mercato nero che alimenta la malavita internazionale e in Italia è la principale fonte di sostentamento per la mafia. Sono convinto che se vogliamo combattere davvero la criminalità organizzata bisognerà considerare seriamente l’abolizione del proibizionismo».

Il Foglio e l’ipocrisia

Sul Foglio di oggi molti articoli meriterebbero un commento; ma lasciamo la parola a Malvino, che ci ha preceduti, e che dice tra l’altro, a proposito della vicenda della bambina nata da una donna in stato di morte cerebrale:

L’autore dell’editoriale del Foglio bacchetta chi ha parlato di «accanimento tecnico su un corpo di un essere umano», perché sarebbe assurdo «il fatto che si revochi in dubbio l’utilità di servirsi di strumenti che forzano l’andamento naturale della vita biologica proprio quando questo serve a far nascere una vita». Ma anche qui c’è puzza di ipocrisia, perché una delle guerre culturali del Foglio è stata proprio contro uno di quegli «strumenti che forzano l’andamento naturale della vita biologica proprio quando questo serve a far nascere una vita»: la fecondazione assistita.
Da leggere anche il resto («Siamo sempre lì, all’ipocrisia», 13 giugno 2006).

La morte che viene dalla RU486...

Una saga, una soap-opera, un tormentone: è tutto questo e molto altro la polemica contro la pillola abortiva, la RU486. Un ennesimo spaventapasseri agitato contro il vento (‘La pillola abortiva? Può essere mortale’, Il Resto del Carlino, 12 giugno 2006).
Prendendo spunto dalla interpellanza parlamentare presentata da Luca Volontè, Luisa Santolini, Maurizio Ronconi e Paolo Lucchese (in discussione oggi), vengono riproposte le inquietanti domande riguardo alla presunta pericolosità della RU486, domande tramandate senza che nessuno si sia presa la briga di verificare le fonti e le informazioni. Una specie di telefono senza fili infantile.
Ancora si citano le morti, le dichiarazioni del padre della pillola abortiva (come se il fatto di esserne il padre gli conferisse una qualche superiore dignità o credibilità), la necessità di sperimentare. Cosa rispondere loro ancora?

lunedì 12 giugno 2006

Intervista a Leon Kass

Su The American Enterprise troviamo una lunga intervista a Leon Kass, l’arci-conservatore ex presidente del Consiglio di Bioetica degli Usa («“Live” with Leon Kass», luglio-agosto 2006). L’intervista non è particolarmente interessante – l’intervistato appare stanco e ancora più pessimista del solito – tranne che in un punto, davvero rivelatore, là dove Kass evidenzia ciò che lo separa dagli attivisti anti-abortisti:

TAE: Your disagreements with liberal bioethicists are well known, but could you tell us more about your disagreements with conservatives?
KASS: First of all I want to say that although I think some pro-lifers’ views are too narrow, they deserve credit for recognizing how easy it is to exploit and abuse the early stages of life for utilitarian benefits. They deserve credit for bearing witness, even if they don’t win battles. They are defending something deeply important to all of us.
However, I think they take too narrow a view of what’s at issue with these bioethical decisions. Some of the pro-life organizations don’t officially care whether babies are produced in bottles, so long as no embryo was killed in the process. I had one leading pro-life activist tell me in private that they were not sure they could support our proposed ban on transferring human embryos to the body of an animal because it might be the only way in which you could rescue a human embryo. I said, “Do you mean you would rescue an embryo by giving it a pig for a mother?” And this person said, “Yes, if necessary.” This seems to me an unhealthy monomania.

Aggiornamento sulla Spagna e le scimmie

David Rennie descrive, con dettagli inediti, gli ultimi sviluppi dell’iniziativa spagnola di estendere alcuni diritti fondamentali alle grandi scimmie («Drive to give ‘human’ rights to apes leaves Spanish divided», The Telegraph, 10 giugno 2006; dalla lettura dell’articolo la Spagna non sembra poi così divisa).

Spain could soon become the first country in the world to give chimpanzees, gorillas, orangutans and other great apes some of the fundamental rights granted to human beings under a law being proposed by members of the ruling Socialist coalition.
The law would eliminate the concept of “ownership” for great apes, instead placing them under the “moral guardianship” of the state, much as is the case for children in care, the severely handicapped and those in comas, said the MP behind the project, Francisco Garrido.
Great apes held in Spanish zoos would be moved to state-built sanctuaries, unless there was a risk that moving them would harm their emotional welfare, he said.
The law would also make it a criminal offence to mistreat or kill a great ape, except in cases of self-defence or medical euthanasia.

Quel 75%

L’abbiamo letto e sentito in continuazione in questi giorni, a proposito del ritiro della firma italiana dalla cosiddetta «Dichiarazione etica europea» sulla sperimentazione sugli embrioni. Ancora l’altro ieri (e non sarà di certo l’ultima volta), così tuonava Eugenia Roccella dalle colonne di AvvenireRispettatelo, per favore il nostro voto», 10 giugno 2006):

Non siamo tra quelli che si stupiscono perché la maggioranza con cui il centrosinistra è andato al governo è esigua. Anche con un pugno di voti di scarto, se le regole lo consentono, si può governare, e bene. Ma arrogarsi, in base a quel pugno di voti, il diritto di scavalcare la volontà del 75% degli italiani, appare un po’ eccessivo.
Il riferimento, ovviamente, è al referendum sulla legge 40/2004, tenutosi esattamente un anno fa, in occasione del quale l’affluenza alle urne fu (per il primo quesito, sui limiti alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni, che qui ci interessa più degli altri tre) del 25,4%, con l’88% dei voti validi a favore del Sì. L’astensione, raccomandata da quasi tutti quelli che erano contrari ad abrogare la legge, fu praticata dunque dal 74,6% degli elettori. Ma questo, evidentemente, non basta a dare ragione alla Roccella.

Diciamo subito che la Corte di Cassazione, con un’ordinanza datata 13 dicembre 1999, ha chiarito che un referendum abrogativo che non raggiunga il quorum dev’essere considerato un «non evento», che «non produce effetti giuridici». Il referendum del 12-13 giugno 2005 è dunque formalmente nullo, tant’è vero che in teoria potrebbe venire riproposto anche subito. Naturalmente, l’esito della consultazione ha comunque un valore politico: il comitato per il Sì non era riuscito a convincere un numero sufficiente di elettori, dimostrando un deficit grave nella propria capacità di informare e persuadere l’opinione pubblica, mentre il comitato per l’astensione aveva raggiunto lo scopo che si prefiggeva. Ma oltre ad avere ottenuto un’indiscutibile vittoria politica, i sostenitori dell’astensione possono anche vantarsi di rappresentare il «75% degli italiani», o comunque la loro maggioranza? Vale la pena di tornare a questo proposito sulla decisione della Corte di Cassazione, e in particolare sulle sue motivazioni:
l’astensione non conduce ad alcuna espressione di voto, ma sta a denotare soltanto che si è verificata una situazione in cui il corpo elettorale non ha potuto validamente esprimersi con efficace manifestazione del proprio consenso o dissenso sulla richiesta di abrogazione della legge. Non conduce, quindi, ad un risultato, non potendo essa in sé coniugarsi con l’altra essenziale condizione del raggiungimento del quorum deliberativo, né può essere essa sola intesa come una forma di dissenso, non potendo tale difetto di partecipazione, per motivi vari, avere un suo significato certo e univoco di manifestazione contraria al consenso richiesto [corsivo mio].
Il punto è ovvio, e non ci sarebbe nemmeno bisogno di riportare l’opinione della Cassazione: non è possibile conoscere le motivazioni di chi non è andato a votare.
Non andare a votare può voler dire molte cose, tutte significative: voglio che il referendum non raggiunga il quorum, i referendum mi hanno stufato, non ne so abbastanza sul tema e l’informazione è troppo complessa, non si può intervenire su una legge come questa abrogandone dei pezzi qui e là, mi va bene che su queste materie decida il Parlamento, non voglio essere costretto a votare da una minoranza, e così via.
Chi ha scritto queste parole? Un sostenitore del Sì in preda ai risentimenti? No: ancora lei, Eugenia Roccella, sul Foglio del 19 maggio 2005 («Chiamatela pure furbata ma Roccella ha cambiato idea, si astiene», p. I), in un momento in cui dire la verità era più conveniente di adesso. L’astensione poteva voler dire molte cose, tutte (o quasi: il 12 e 13 giugno si saranno astenuti anche quelli che a votare non ci vanno mai, quelli che non potevano, quelli che avevano capito che il quorum non sarebbe stato raggiunto, etc.) significative; ma solo la prima di quelle elencate sul Foglio può aver mosso i sostenitori della legge 40. E quanti saranno stati, questi ultimi, in percentuale? L’unica cosa certa è: non il 75% degli elettori. Chi scrive il contrario mente, oppure si è fatto ipnotizzare dalla sua stessa propaganda.
Si può abbozzare una stima più realistica? Proviamo.

1. È dal 1997 che non si raggiunge il quorum in un referendum abrogativo. Certo, ogni volta c’è chi ha invitato gli elettori all’astensione (è successo persino per il referendum costituzionale del 7 ottobre 2001, dove non c’era quorum); ma sembra difficile che sia riuscito sempre a spostare una grande massa di elettori. L’astensionismo ‘fisiologico’ dev’essere molto elevato (e in crescita nel tempo), e per una consultazione su temi così difficili come quello della procreazione assistita potrebbe riguardare anche la metà circa degli elettori.

2. I sostenitori del No sapevano di andare incontro a una sconfitta, o erano comunque incerti del risultato; solo così si spiega la loro rinuncia a cogliere i frutti di una autentica vittoria (che – come si vede oggi – si sarebbe potuta far valere anche negli anni successivi), per ripiegare su una campagna condotta con lo slogan grottesco «Sulla vita non si vota» (a difesa di un voto del Parlamento sulla stessa questione...). Come affermava la stessa Roccella un anno fa, alla vigilia del referendum (art. cit.):
Fino a poco tempo fa, anch’io ritenevo fosse importante combattere fino in fondo la battaglia per il no. Per il più semplice dei motivi: perché si poteva vincere. Credo tuttora che se ci fossero state una vera mobilitazione e una buona informazione, avremmo avuto ottime probabilità di convincere la maggioranza degli elettori a votare no, in difesa delle donne e dell’embrione.
3. A un sondaggio effettuato tra il 26 e il 27 maggio scorsi dall’Ispo (l’istituto di sondaggi diretto da Renato Mannheimer) per il Corriere della Sera, in cui si chiedeva se era opportuno (re)introdurre la fecondazione eterologa in Italia, il 48% degli interpellati ha risposto «No», il 46% «Sì» («Fecondazione eterologa, nel centrosinistra il 57% è favorevole», Corriere della Sera, 7 giugno 2006, p. 10. Nel grafico in calce all’articolo le percentuali sono però invertite). Tenendo conto dell’incertezza statistica si tratta di un risultato di quasi parità, per giunta sul tema referendario più controverso tra i quattro proposti nel 2005: i Sì furono infatti il 77,4%, i No il 22,6%, con uno spostamento dai primi ai secondi di circa il 10% rispetto agli altri tre quesiti.

I sostenitori della legge 40 hanno inferto, con il loro invito ad astenersi al referendum, una ferita alla democrazia, imponendo a tutti – e su una questione importante, che va a toccare il diritto fondamentale alla non interferenza – quella che era probabilmente, anche nel loro giudizio, l’opinione di una minoranza. Che adesso cerchino di contrabbandare quel risultato per ciò che platealmente non è stato, passa ogni segno, e manifesta un’arroganza, una propensione alla menzogna e un disprezzo per l’intelligenza dei cittadini di cui raramente è stato visto l’eguale. Se sono tanto sicuri della volontà degli italiani indìcano un referendum consultivo sulla procreazione assistita, lasciando liberi gli elettori di esprimersi; altrimenti abbiano la decenza di tacere.

È stupido prendere una pillola per l’intelligenza?

Joel Garreau racconta in un bel reportage l’esplosione nei college americani dell’uso di medicinali originariamente approvati per curare disturbi neurologici, che gli studenti usano adesso – spesso senza prescrizione – per migliorare le proprie prestazioni intellettuali («A Dose of Genius», Washington Post, 11 giugno 2006, p. D01).
La prudenza, naturalmente, è d’obbligo:

But there are side effects with every drug. Strattera – the ADHD medicine that is not a stimulant and may be taken for weeks before it shows an effect – comes with a warning that it can result in fatal liver failure. The FDA warns it also may increase thoughts of suicide in young people. For a while last year, Canada pulled a form of Adderall from its markets as a result of sudden unexplained deaths in children with cardiac abnormalities. Provigil can decrease the effectiveness of birth control. All of these drugs come with a raft of side-effect warnings.
Ma nonostante tutto il finale dell’articolo è, mi pare, sottilmente e volutamente ambiguo.

Mamma incubatrice

Il commento di Elio Sgreccia sul caso della donna che ha partorito in morte cerebrale una bambina di appena 700 grammi (Tenuta in vita tre mesi per partorire: il commento vaticano, UAAR Ultimissime, 11 giugno 2006):

Anche se non conosco con precisione i dati clinici, in linea generale è lecito continuare l’assistenza meccanica intensiva di una paziente allo scopo di salvare la vita del suo bambino.
Un accanimento terapeutico, insomma, non solo giusto ma doveroso, perché (ancora le parole di Sgreccia):
c’era un fine. La mamma doveva essere incubatrice e alimentatrice del bambino con le residue risorse di vita. E questo era sufficiente per motivare il dispendio di macchine e di attività terapeutiche per tenerla artificialmente in vita, lo stretto tempo necessario.
Incubatrice. Ecco, finalmente una parola rivelatrice.
Quale sarà il futuro della piccola bimba? Aspettiamo.

Obiezione di coscienza sulla 194 per protesta

Gli operatori della Legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza della Regione Lazio hanno richiesto un incontro urgente con l’Assessorato alla Sanità.
Le ragioni sono esplicitate nel documento che segue:

Gli operatori della Legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza della Regione Lazio, riuniti in data 30 Maggio 2006 presso l’Ospedale S. Camillo di Roma, di fronte al crescente disagio denunciato in quella sede, all’unanimità dei presenti, per quanto riguarda l’applicazione della suddetta legge nelle diverse province laziali, chiedono un incontro urgente con l’Assessore alla Sanità Augusto Battaglia.
Informano al riguardo di aver preso un’iniziativa collegiale, comunicata in data 9 Giugno 2006 nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso l’Ordine dei Medici di Roma in Via G.B. Rossi 9 a Roma alle ore 12.00.

I punti che vengono sottoposti all’attenzione dell’Assessore sono i seguenti:
1) Problema delle LISTE DI ATTESA che si sono aggravate negli ultimi tempi dappertutto: esame dei motivi e provvedimenti conseguenti.
2) Ricognizione, da parte della Regione, delle strutture ospedaliere ed extra ospedaliere implicate nell’applicazione della legge 194.
In particolare: individuazione delle strutture che non effettuano il servizio e non propongono nessuna soluzione (in palese contrasto con l’art. 9 della legge); e ricognizione dei numeri di posti letto dedicati e del numero di interventi effettuati nelle strutture attive.
3) Centro di Coordinamento regionale per l’applicazione della Legge 194; definizione della struttura e chiarimento dei suoi compiti e degli strumenti per attuarli.
4) Proposta di incentivi economici per gli operatori, sia medici che non medici, sul modello già in atto in alcune sedi (es. per gli anestesisti al S. Giovanni, per le infermiere all’Ospedale di Ostia).
5) Introduzione dell’aborto farmacologico con Mifepristone (RU486) nella Regione Lazio sul modello di altre regioni italiane.

domenica 11 giugno 2006

Allergici a Zapatero

Malvino ci regala questa segnalazione:

Raramente condivido ciò che scrive Barbara Spinelli, ma oggi firma un fondo eccezionale. Personalmente, tutto sottoscrivibile.
Lo sottoscrivo anch’io, parola per parola, toto corde.

Due pesi e due misure

Un commento fulminante di Jumbolo a una notizia trovata su un giornale («Piacere quotidiano», 11 giugno 2006):

Milano: tenuta in vita tre mesi per salvare la figlia. Altro punto interessante: si è fatta nascere una bimba orfana. … Monsignor Sgreccia, esperto di bioetica: «nessun accanimento terapeutico, la Chiesa applaude quei medici». Ok. E perché no alle adozioni ai single?