È disponibile sul sito del Network dei Transumanisti Italiani (Network H+) l’audio degli interventi del convegno «Evoluzione autodiretta e futuro dell’Uomo», organizzato nel giugno scorso dalla Seconda Università degli Studi di Napoli in collaborazione con il Network H+. Particolarmente rilevanti gli interventi di Aldo Schiavone, Ordinario di Diritto Romano e direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane, «La natura, la tecnica, la storia», e di Edoardo Boncinelli, Ordinario di Biologia e Genetica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, «Evoluzione biologica ed evoluzione culturale».
giovedì 7 ottobre 2010
Evoluzione autodiretta e futuro dell’Uomo: gli interventi
Postato da Giuseppe Regalzi alle 09:18 0 commenti
Etichette: Aldo Schiavone, Convegni, Edoardo Boncinelli, Transumanesimo
mercoledì 6 ottobre 2010
Un divieto assurdo che sta per cadere
Sono passate poche ore dalla notizia che il divieto di fecondazione eterologa è arrivato alla Corte Costituzionale: come ci si poteva aspettare si sono scatenati i commenti più insensati e del tutto fantasiosi.
Lasciamo da parte l’isterismo e concentriamoci sul significato e sulla portata della notizia seguendo la scheda tecnica riguardante l’ordinanza del Tribunale di Firenze del primo settembre 2010 che ha sollevato la questione di costituzionalità.
Che significa? Che il divieto a ricorrere alla fecondazione eterologa previsto dall’articolo 4 della legge 40 è contrario ai principi costituzionali. Tutti dovrebbero saperlo ma corriamo il rischio di essere superflui: la fecondazione eterologa è il ricorso a un gamete maschile e femminile donato alla coppia (almeno in Italia perché la legge 40 permette di accedere alle tecniche soltanto alle coppie e non alle persone singole).
La legge 40 è stata già pesantemente attaccata dalla Corte: due anni fa era stato sempre il Tribunale di Firenze ad avviare quel processo che ha portato alla dichiarazione di incostituzionalità l’articolo 14, ovvero l’obbligo di impianto contemporaneo degli embrioni prodotti, e ha aperto la strada alla crioconservazione - vietata dalla legge 40 se non in casi eccezionali ma ambigui (comma 3 dell’articolo 14: “Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile”).
Oggi il colpo è ancora più duro: “per la prima volta nel nostro Paese un giudice ordinario ritiene costituzionalmente illegittimo il divieto di procreazione assistita di tipo eterologo previsto dall’art. 4 l. 40/04, sospende il processo e rimette gli atti alla Corte.
Lo spunto è offerto da una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’aprile scorso che ha dato ragione a due coppie austriache che chiedevano di effettuare la PMA eterologa vietata dalla legge statale condannando lo Stato Austriaco oltre che al risarcimento dei danni alla necessità di eliminare tale illegittimo divieto dal sistema”.
Seguiamo la struttura dell’ordinanza attuale. Le premesse sono le seguenti: la condizione di sterilità assoluta e quindi l’impossibilità di riprodursi senza ricorrere a materiale genetico altrui; il carattere discriminatorio del divieto di accedere alle tecniche riproduttive per chi è sterile in modo assoluto; messa in discussione dei presunti diritti di discendenza genetica del nascituro e del suo diritto di essere informato, diritti che comunque vanno bilanciati con quelli alla riproduzione e alla costituzione di una famiglia; il riconoscimento che il diritto del minore di conoscere le proprie origini genetiche deve essere bilanciato con il diritto all’anonimato del donatore (proprio come accade nei casi di adozione).
Il fatto: una coppia sposata dal 2004 in cui l’uomo è affetto da azoospermia severa a causa di cure risalenti all’infanzia. È impossibile per lui avere un figlio se non ricorrendo al gamete di un donatore. In Italia ormai c’è la legge 40 e la coppia va all’estero. I tentativi sono onerosi sia economicamente che emotivamente. Quando la coppia viene a sapere della condanna austriaca si rivolge al centro Demetra di Firenze chiedendo di poter accedere alla fecondazione eterologa. Il centro si rifiuta. La coppia allora si rivolge alla Associazione Coscioni e viene assistita dagli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini. La difesa chiede che il Tribunale di Firenze dichiari il diritto dei ricorrenti a: ricorrere alla fecondazione eterologa; utilizzare materiale genetico di un donatore anonimo; sottoporsi a un ciclo riproduttivo adeguato a garantire maggiori possibilità di successo possibile e disporre eventualmente la crioconservazione degli embrioni prodotti.
“In ogni caso, ritenuta la portata della pronuncia della Corte Europea quale canone ermeneutico generale con valore sub-costituzionale, disapplicare l’art. 4 c. 3 L. 40/04 per contrasto con gli artt. 8 e 14 della CEDU, per l’effetto dichiarare il diritto dei ricorrenti come formulato supra, e sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 c. 3 L. 40/04 per contrasto con l’art. 11 e 117 Cost. e 2,3,13,32 Cost.”.
Il giudice ritiene fondate le richieste e rimette gli atti alla Corte costituzionale.
Per prevenire eventuali critiche riportiamo la motivazione e il dispositivo della ordinanza.
“Il giudice accogliendo le motivazioni [...] ritiene di condividere le motivazioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella Sentenza 1 aprile 2010 pronunciata contro l’Austria rilevante, in punto di diritto, anche per il nostro ordinamento. In particolare: premesso che, come confermato dalla Sentenza Corte cost. 311/2009 in caso di contrasto tra norma interna e norma della Convenzione europea il giudice nazionale comune deve procedere ad una interpretazione della prima conforme a quella convenzionale. Quando l’eventuale contrasto non sia componibile in via d’interpretazione deve sollevare questione di legittimità costituzionale innanzi alla Consulta.
Nel caso di specie secondo il Giudice europeo e il Tribunale di Firenze il divieto di fecondazione eterologa risulta, illegittimo, irragionevole e discriminatorio per le seguenti ragioni. A) pur non essendovi l’obbligo per gli Stati di adottare una legislazione in materia di PMA ove questa vi sia la sua disciplina dovrà essere coerente in modo da prevedere una adeguata considerazione dei differenti interessi legittimi coinvolti; B) il divieto assoluto di PMA eterologa configura una sproporzione fini-mezzi posto che esso non rappresenta l’unico modo per evitare il rischio di sfruttamento delle donne, di abuso delle tecniche, di realizzazioni di parentele atipiche configuardosi la scelta priva di giustificazioni ragionevoli; C) l’obiettivo di mantenere una certezza in materia di diritto di famiglia deve considerare che rapporti familiari atipici (non basati sulla discendenza biologica, come l’adozione) già sono ampiamente praticati con la conseguenza che l’ipotesi in esame dovrebbe considerarsi ex se del tutto lecita; D) il diritto del bambino a conoscere la sua discendenza biologica non è un diritto assoluto, dovendo essere contemperato con altri interessi pubblici e privati coinvolti (diritto alla procreazione, diritto all’anonimato del donatore etc) anche attinenti alla privatezza della propria vita familiare (art. 8 CEDU e art. 2 e 30 Cost); E) è evidente l’effetto discriminatorio che il divieto assoluto è idoneo ad introdurre tra coppie affette da problematiche di sterilità/infertilità medicalmente superabili e soggetti affetti da sterilità assoluta (art. 14 CEDU e art. 3 Cost)”.
Da quanto detto appare molto inverosimile che la Consulta si ponga su un altro piano. Se questo accadesse, come sottolineano gli avvocati Gallo e Baldini, la Consulta aprirebbe un conflitto senza precedenti con la Corte Europea e con la Convenzione stessa.
La legge 40 sta insomma per perdere un altro divieto assurdo e ingiustificabile.
Postato da Chiara Lalli alle 15:02 12 commenti
Etichette: Corte Costituzionale, Fecondazione eterologa, Fecondazione in vitro, Legge 40/2004
La fecondazione eterologa arriva alla Corte Costituzionale
Comunicato stampa
Eterologa, un’ordinanza del Tribunale rinvia la questione alla Corte Costituzionale
Il Tribunale di Firenze ha sollevato il dubbio di costituzionalità relativamente alla norma della Legge 40 con la quale si vieta alle coppie sterili di accedere alla fecondazione eterologa.
La richiesta era stata avanzata da una coppia coniugata il cui partner era affetto da azoospermia a causata da terapie fatte in età adolescenziale.
La coppia, dopo essere stata in cura in Svizzera e in altri centri stranieri, si è rivolta all’Associazione Luca Coscioni per essere assistita legalmente nella richiesta di poter effettuare le cure nel proprio Paese. La coppia su indicazione dell’associazione nomina propri legali Avv. Filomena Gallo e il Prof. Avv. Gianni Baldini, che presentano ricorso d’urgenza presso il Tribunale di Firenze.
“Il Giudice ha riconosciuto le istanze mosse dalla coppia dopo aver rilevato profili di manifesta irragionevolezza del divieto assoluto di PMA eterologa per l’evidente sproporzione mezzi-fini; di illegittima intromissione del legislatore in aspetti intimi e personali della vita privata - spiega il professor Baldini docente di Biodiritto nell’Università di Firenze - questa sentenza è infatti assolutamente coerente con le precedenti pronunce in materia e ritiene che l’articolo relativo al divieto di fecondazione eterologa sia contrario alla Costituzione e rimanda gli atti alla Corte affinché provveda alla relativa declaratoria. Questo pronunciamento prende atto dell’intervenuta approvazione del Trattato di Lisbona - aggiunge Baldini - nel quale si afferma che le decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sono direttamente applicabili nel nostro ordinamento”.
La coppia aveva chiesto aiuto dopo aver appreso del caso dell’Austria che era stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo proprio relativamente al divieto di eterologa.
“Abbiamo deciso di raccogliere questa sfida nonostante fosse la più difficile tra tutte quelle necessarie a fa riscrivere nella Legge 40 perché ci sembrava che i tempi ormai fossero maturi e che si stesse creando una sensibilità finalmente europea a questo problema come dimostra anche il Nobel dato a Stoccolma ad Edwards che riconosce come questa medicina raccolga in realtà istanze e aspirazioni profondamente umane - spiega l’Avvocato Filomena Gallo - Il tribunale di Firenze ha riconosciuto che è irragionevole e discriminatorio non consentire a chi è totalmente sterile di conseguire, utilizzando le tecniche disponibili, il fine procreativo di coppia. Ed è per questo che, se il giudice italiano non ritiene di poter procedere ad un'interpretazione della legge nazionale in contrasto con la normativa comunitaria, deve sollevare la questione di costituzionalità sottolineando un conflitto netto tra la norma e i diritti dell’Uomo”.
Concludono gli Avvocati difensori “Non vi è stata alternativa alla rimessione della questione alla Corte Costituzionale, perché come avvenuto in altre occasioni, possa essere restituita certezza ed uniformità di decisioni in questa delicatissima e fondamentale materia”.
Avv. Filomena Gallo
Prof. Avv. Gianni Baldini
E nun ce vonno sta’
Dal Foglio di ieri («E la chiamano medicina», 5 ottobre 2010, p. 3):
la Fiv non guarisce affatto la sterilità. La aggira in un numero tuttora modesto di casi, visto che, a trentadue anni dalla nascita della prima bambina concepita in vitro, la percentuale di successo delle tecniche non si schioda dal trenta per centoPer l’anonimo editorialista, dunque, neppure la somministrazione di insulina ai diabetici appartiene a pieno titolo alla medicina, visto che non guarisce certo dal diabete; né la somministrazione di ormoni agli ipotiroidei, che continuano a essere ammalati di ipotiroidismo; e neppure la dialisi per i nefropatici, l’installazione di un pacemaker per i cardiopatici o svariate altre dozzine – come minimo – di terapie e ausili terapeutici.
Ma d’altra parte, se allo stesso anonimo osserverai che il trenta per cento di tutto quello che viene scritto sul Foglio sono solenni idiozie, puoi star certo che non lo offenderai: «è un numero modesto di casi!», esclamerà sollevato e giubilante.
lunedì 4 ottobre 2010
Edwards, un profeta che in Italia non avrebbe mai patria

Il premio Nobel 2010 va allo studioso di medicina riproduttiva. E Repubblica inciampa sulla legge
Va a Robert G. Edwards il premio Nobel per la medicina 2010. Edwards è stato uno dei pionieri della riproduzione artificiale e della fertilizzazione in vitro (FIV). Ha lavorato a lungo con Patrick Steptoe, morto nel 1988.
LA PRIMA FU LOUISE - Il 25 luglio 1978 presso l’Oldham General Hospital è nata Louise Brown, la prima bambina ad essere venuta al mondo con l’aiuto della medicina riproduttiva. Era quasi mezzanotte e da quel giorno milioni di bambini sono nati con l’aiuto di queste tecniche. Da allora i dibattiti sulla ammissibilità morale delle tecniche riproduttive non si sono mai sopiti e molti Paesi ne hanno regolamentato l’accesso.
ITALIA PESSIMA - L’Italia gode del primato della peggior norma al riguardo, la legge 40 del 2004. Piena di restrizioni la legge 40 parte da un sillogismo bizzarro dal quale discendono la maggior parte dei divieti: assicurare i diritti a tutti i soggetti coinvolti; i soggetti coinvolti sono delle persone, perciò anche il concepito è una persona (articolo 1). Bizzarro per varie ragioni: la prima è la difficoltà di sostenere che a partire dal concepimento ci troviamo di fronte a una persona come noi, titolare di diritti fondamentali. La seconda è dirompente: se davvero prendessimo seriamente la premessa bisognerebbe vietare in assoluto le tecniche e non limitarsi, ipocritamente, a limitarne l’uso. Mi spiego: secondo la legge 40 gli embrioni sono equiparati alle persone; è vietato e moralmente sbagliato uccidere le persone (e quindi anche gli embrioni); una percentuale molto elevata di embrioni prodotti non arriverà a nascere, cioè morirà in seguito alla decisione di ricorrere alle tecniche. Che senso ha stabilire il tetto massimo a 3? Non è abbastanza grave uccidere 3 persone (che diventa molte, molte di più se consideriamo tutti i cicli di riproduzione artificiale)?
LEGGE 40 - Nemmeno il legislatore e i sostenitori della legge 40 sembrano prendersi sul serio, o sono talmente distratti da non trarre le conseguenze coerenti con quanto stabiliscono apoditticamente per vietare la la sperimentazione embrionale o la fecondazione eterologa – secondo un altrettanto bizzarro diritto ad avere entrambi i genitori geneticamente affini (la fecondazione eterologa è il ricorso a un gamete estraneo alla coppia o alla donna, nel caso nei Paesi in cui anche la donna sola possa accedere alle tecniche). Aspettiamo con curiosità i commenti sul Nobel a Edwards da parte dei sostenitori della legge 40, con la consapevolezza che Edwards non sarebbe mai arrivato a simili risultati senza la possibilità di fare ricerca.
REPUBBLICA SBAGLIA - Nell’attesa dobbiamo constatare con amarezza che la Repubblica scriva da uno stato di profondo letargo (Medicina, il Nobel a Edwards ‘ideò’ la fecondazione in vitro, 4 ottobre 2010): “E se le reazioni in tutto il mondo a favore del premio a Edwards, un profeta che in Italia non avrebbe mai patriaEdwards sono state entusiastiche, non è scontato che anche in Italia la gioia sia unanime. Per il momento nessuna pronuncia ufficiale è arrivata da Roma. Resta il fatto che la nostra legge sulla fecondazione assistita è una delle più controverse del mondo. Impone l’impianto nell’utero della donna di tutti gli embrioni che sono stati fecondati in vitro, aumentando di molto la percentuale di faticose gravidanze trigemellari o bigemellari”.
SENTENZA 151/09 - Non è vero che sia obbligatorio impiantare contemporaneamente i 3 embrioni prodotti, fortunatamente, o meglio non lo è più da quando la Corte Costituzionale con la sentenza 151/09 ha dichiarato incostituzionale il limite dei tre embrioni e l’impianto contemporaneo degli embrioni prodotti (aprendo peraltro una deroga al divieto di crioconservazione). Cito: “[la Corte Costituzionale] dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 3, della legge n. 40 del 2004 nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come stabilisce tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna”. Sarebbe augurabile che chi deve fare informazione sapesse di cosa scrive.
Su Giornalettismo.
Postato da Chiara Lalli alle 16:50 41 commenti
Etichette: Corte Costituzionale, Legge 40/2004, Riproduzione artificiale, Robert Edwards
Nobel prize for physiology or medicine 2010 goes to: Robert Edwards for the development of IVF
Postato da Chiara Lalli alle 11:46 2 commenti
Etichette: IVF, Luois Brown, Riproduzione artificiale, Robert Edwards
venerdì 1 ottobre 2010
Women’s access to lawful medical care: the problem of unregulated use of conscientious objection
Il report è del 20 luglio scorso e merita tutta la nostra attenzione. Qui sotto incollo il riassunto ma consiglio la lettura integrale.
Summary
The practice of conscientious objection arises in the field of health care when healthcare providers refuse to provide certain health services based on religious, moral or philosophical objections. While recognising the right of an individual to conscientiously object to performing a certain medical procedure, the Social, Health and Family Affairs Committee is deeply concerned about the increasing and largely unregulated occurrence of this practice, especially in the field of reproductive health care, in many Council of Europe member states.
There is a need to balance the right of conscientious objection of an individual not to perform a certain medical procedure with the responsibility of the profession and the right of each patient to access lawful medical care in a timely manner.
The Parliamentary Assembly should thus invite member states to develop comprehensive and clear regulations that define and regulate conscientious objection with regard to health and medical services, including reproductive health services, as well as to provide oversight and monitoring, including an effective complaint mechanism, of the practice of conscientious objection.
The Assembly should also recommend that the Committee of Ministers instruct the competent Steering Committees and/or other competent Council of Europe bodies to assist member states in the development of such regulations and the setting up of such oversight and monitoring mechanisms.
Postato da Chiara Lalli alle 13:01 19 commenti
Etichette: Comunità europea, Diritti individuali, Obiezione di coscienza
mercoledì 29 settembre 2010
Sabato 2 ottobre presidio davanti al Parrelli
Comunicato stampa
Sono quarant’anni che il Parrelli è conosciuto come luogo di sparizione dei nostri amici animali. Sono oltre quarant’anni che ogni volta che qualcuno prova a chiedere giustizia e verità, si alza una cortina di fumo a proteggere questo luogo di misteri.
Sono tanti gli anni in cui quelli che hanno perso il loro amico, chiedono giustizia.
È ora di dire basta.
Basta con i silenzi.
Basta con le menzogne e con le tante, troppe bugie che non portano a niente.
Vogliamo le verità su quanti animali entrano o escono da questo posto.
Vogliamo sapere il perché del fascicolo dentro un cassetto da parte di un magistrato.
Vogliamo sapere perché la LAI manda in giro ragazzi e ragazze vendendo gadget attraverso una società chiamata SIDOS.
Non vogliamo bugie, non vogliamo menzogne, vogliamo verità.
Per ottenere risposte a queste domande, abbiamo deciso di fare un presidio sabato 2 ottobre dalle ore 9 in VIA DI VALLE BAGNATA (Roma).
Comitato promotore:
Alessandro Verga (verità e giustizia sul Parrelli).
Maria Cristina Norelli (comitato giustizia per Aura).
Silvia Petracca (associazione Diritti in movimento).
Elena Dobici (comitato contro la precarietà città storica).
Per chi fosse interessato qui l’evento su FaceBook.
Arrivano i ratt!

Sarà pure una campagna infame, ma ci dovrebbe essere familiare no («Ci rubano lavoro». L’offesa svizzera
con quel topo anti italiano, Il Corriere della Sera, 29 settembre 2010)?
Ecco allora un esercizio utile: fa effetto sentirsi dire (o sentir dire a un proprio connazionale, per quanti hanno spirito patriottico) che gli italiani rubano il lavoro? Pensate a tutte le volte che è stato detto dagli italiani.
Bala i ratt. A me sembra quasi uno scherzo, ma spesso mi accade che mi sembrino scherzi affermazioni serissime.
venerdì 24 settembre 2010
Mangiar bene?

Se Slow Food si limitasse a rappresentare i buongustai non ci sarebbe nulla da ridire: che c’è di male nel voler mangiare e bere bene? Ma se vuole porsi come soluzione alla fame nel mondo e ideologia salvifica, lo scenario cambia.
L’ideologia di Slow Food è il sottotitolo del libro di Luca Simonetti Mangi chi può. Meglio, meno e piano (Mauro Pagliai, pp. 120, euro 8,00), analisi impietosa e divertente di una associazione che è sintomo e interprete della condizione politica e dell’opinione pubblica italiane.
Che rapporto ha Slow Food con il linguaggio?
Ambiguo. È tipico del degrado culturale costruire trappole linguistiche. Faccio un esempio recente: Giorgio Fidenato, agricoltore friulano, decide di piantare mais geneticamente modificato in polemica con il Governo e la Regione (ma sostenuto da una sentenza del Consiglio di Stato e dalla normativa europea). Gli attivisti di Greenpeace gli devastano il campo. Il giorno dopo Slow Food costituisce un Presidio per la Legalità e contemporaneamente elogia l’azione, palesemente illegale, di Greenpeace. “Aspettiamo che il Ministero prenda provvedimenti” avvertono “altrimenti li prenderemo noi”. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, scrive su la Repubblica del 3 agosto un pezzo intitolato Quei campi Ogm in Friuli sono un Far West da fermare, atteggiandosi a tutore della legalità. Fidenato è accusato di essere un cow boy e un delinquente perché non rispetta la legge: ma il Far West è proprio farsi giustizia da soli!
L’ignoranza è una condizione necessaria per sostenere tesi bizzarre, come quella che i fast food sarebbero figli dei tempi attuali e quindi da condannare?
Non sapere o fare finta di non sapere che il cibo “veloce” sia sempre esistito serve a giustificare la condanna della modernità e della tecnica, giudicate di per sé cattive. Slow Food ricostruisce il passato a suo piacimento ignorando la storia e occultando i reali processi di produzione: in un’inesistente età dell’oro tutti avrebbero assaporato i pasti con lentezza e in lieta compagnia, e tutti avrebbero avuto da mangiare. Ma in realtà anche i romani, i cinesi, gli aztechi mangiavano “fast food”, cioè cibi consumati rapidamente e a poco prezzo, e inoltre fino a tempi molto recenti la stragrande maggioranza della popolazione faticava a mettere insieme un pasto decente. Anche se poi fosse vero che i fast food sono innovazioni moderne, non sarebbe questa una ragione sufficiente per condannarli e per ricoprire di ingiurie i loro estimatori, da Slow Food definiti barbari, disumanizzati, stupidi e tristi.
Postato da Chiara Lalli alle 10:49 3 commenti
Etichette: Carlo Petrini, Il Mucchio Selvaggio, Luca Simonetti, OGM, Slow Food
Proposta di Olimpia Tarzia “fratello embrione” sul rinnovamento dei consultori familiari
Si comincia bene con il primo articolo di questa proposta di legge oscena e pericolosa. Seguirà, se non mi coglie un malore, un commento più puntuale al riguardo.
(Qui il blog della consulta consultori Roma).
lunedì 13 settembre 2010
La modernità è ancora il nostro futuro
Ivo Nardi intervista il filosofo Roberto Mordacci per il sito riflessioni.it:
7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?
Non so se sia vera questa litania dell’individualismo contemporaneo. Tendiamo a denigrare il nostro tempo e sono stanco di sentir dire che siamo individualisti, egoisti e che in quanto occidentali saremmo per questo al tramonto, che l’economia e la tecnica ci spersonalizzano, che il declino è morale e spirituale. Personalmente non lo credo affatto. Un certo pezzo della modernità si è rivelato un’illusione: quello di cui è il simbolo l’idealismo tedesco, Fichte ed Hegel, la pretesa di un Io assoluto che ha generato i mostri del totalitarismo. Ma questo NON è il soggetto che tipicamente cercavano di capire i filosofi del Settecento, i veri moderni, autori come Rousseau, Smith, Kant, Hume e il cuore della modernità.
Non credo alle diagnosi disperate del postmoderno. La modernità è ancora il nostro futuro e si tratta di lasciarci alle spalle una peculiare patologia del moderno: il delirio idealistico e il suo pendant, quello scientistico. La comprensione dell’uomo come soggetto anzitutto pratico, volto a realizzare un’esistenza personale limitata ma aperta al mondo e alla relazione è ancora una risorsa per il mondo occidentale e per il mondo intero. Il suo fulcro è l’idea di libertà personale, NON come mero arbitrio, ma come volere ragionevole, come desiderio che riflette e si confronta, come irriducibilità della persona a meccanismi impersonali. Tutto questo parlare di Destino, Tecnica, Occidente, tutti con la maiuscola, è una filosofia morta che ancora non si toglie di torno solo perché sono ancora vivi alcuni dei suoi antichi sostenitori.
martedì 7 settembre 2010
Vagabondaggio

“Bisogna fare in modo che quando ci sono situazioni di vagabondaggio, di degrado assoluto, ci sia un trattamento sanitario che sia realmente obbligatorio per allontanare queste persone dalle strade della città”.
Gianni Alemanno. 7 settembre 2010.
Postato da Chiara Lalli alle 21:09 7 commenti
Etichette: Gianni Alemanno, Trattamento Sanitario Obbligatorio, TSO
mercoledì 1 settembre 2010
Cosa sono i diritti
Kent Pitman, «Original Intent 2.0», Speaking Out in the Open, 23 agosto 2010:
I diritti non sono altro che promesse che facciamo a noi stessi nei nostri giorni migliori, impegnandoci a seguire la condotta cui aspiriamo, sperando che nei nostri giorni peggiori non saremo tanto precipitosi e tanto potenti da rimangiarcele prima di riguadagnare la sanità mentale.Nell’originale:
Speriamo di non trovare la chiave per annullarle in un attimo – perché quella chiave apre qualsiasi serratura.
Rights are just promises we make to ourselves on our better days, binding us to the conduct we aspire to, hoping that on our worse days we will not be quick enough or powerful enough to undo them before we regain our sanity.
Let’s hope we don’t learn the key to undoing them quickly – because that key opens any lock.
domenica 29 agosto 2010
Grazie, Riccardo Staglianò
E se la servitù è sempre esistita, aggiunge Riccardo Staglianò, autore di Grazie (Chiarelettere, pp. 240, euro 14,60) prima era possibile solo per i ricchi. Ora c’è una servitù low cost. Il cambiamento sociale è profondo: quasi chiunque può avere il suo schiavo. Questo però è possibile grazie agli immigrati, privati dei diritti fondamentali e sottoposti a ritmi e condizioni di lavoro esasperanti.
Ci sono delle storie di virtuosa integrazione?
Vedelago è una di queste. È un caso di eccellenza, unico in Italia anzi in Europa, dove si ricicla il 90 percento dei rifiuti. San Francisco, che ha la reputazione di essere uno dei luoghi più ricicloni, arriva al 70 percento. Vedelago è diventato famoso di recente per la questione dell’inno di Mameli intonato dopo Va’ pensiero. Ma a Vedelago c’è una signora veneta, Carla Poli, che insieme ai suoi figli ha costruito una impresa da far invidia. In una zona leghistissima, con sistemi sofisticati e grazie alle braccia degli stranieri.
La tv svizzera ci ha fatto un documentario. L’attitudine laicissima della signora è stata vincente, non solo giusta. Adesso per la prima volta dopo 15 anni gli italiani sono venuti a bussare alla sua porta. E lei ha detto: “questo lavoro noi lo facciamo da sempre e gli italiani non si sono mai visti. Perché ora dovrei licenziare i miei uomini per assumere italiani? I miei sono stati formati e sono ottimi lavoratori. E poi magari gli italiani, passata la crisi, non ne vorranno sapere di stare tra i rifiuti!”. I suoi uomini fanno la cernita tra pvc, plastiche di vario tipo, vetro, selezionando nel mucchio di immondizia che scorre continuamente lungo un nastro. Bisogna essere precisi e veloci, chi si ferma rallenta il ciclo. Sono contenti di farlo, c’è una atmosfera splendida di rispetto e questo meccanismo virtuoso di legalità conviene anche economicamente.
Com’è possibile che ci siamo dimenticati di quanto è successo ai nostri nonni, di come venivano trattati? Com’è possibile che nessuno ricordi Pane e cioccolata?
Credo che questo Paese soffra di una specie di malattia neurodegenerativa.
Cancellare ricordi umilianti e dolorosi è anche un meccanismo psicologico e molto umano. È una strategia comprensibile, però c’è un salto ulteriore: questo accantonamento sembra diventare risentimento feroce verso chi ci ricorda come eravamo.
Stiamo compiendo una specie di bizzarra vendetta. Non tutti, naturalmente; ma pensiamo a come la Lega Nord investe e ingrassa la paura, a come trasforma il ricatto in strategia elettorale. Il vangelo del sospetto, ecco qual è il loro mantra politico.
Postato da Chiara Lalli alle 10:00 1 commenti
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lunedì 16 agosto 2010
Aborto e obiezione: qual è un diritto?
Aldo Loiodice sembra esserne certo. Il costituzionalista, intervistato per Avvenire da Viviana Daloiso («“Non esiste alcun diritto all’interruzione. E la Costituzione tutela chi non la opera”», 12 agosto 2010, p. 6) è reciso:
Ho sentito parlare di un ipotetico conflitto tra il diritto della donna di abortire e quello del medico a obiettare: nulla di più inverosimile. Nel nostro Paese non esiste nessun diritto all’aborto, la legge 194 non parla mai di questo diritto e non lo istituisce affatto. Tutt’altro.Eppure la legge 194/1978 recita all’art. 9 (il corsivo, naturalmente, è mio):
Per quale motivo?
La norma sull’interruzione di gravidanza ha semplicemente sancito l’esistenza di una possibilià: quella che, in determinati e ristretti casi, la donna possa abortire. L’aborto, cioè, non è affatto un diritto, ma un’eccezione al diritto resa lecita per questioni di necessità contingente. […]
Prendiamo il caso estremo di una donna che si rechi in ospedale e non trovi nessun medico disposto a praticare l’aborto.
Si tratta di una spiacevole situazione di fatto, proprio come quella di un uomo a cui cada la retina e si rechi in un ospedale dove non c’è un ocullsta specializzato. Cosa può fare? Cambierà ospedale. Non bisogna confondere una situazione di fatto con una di diritto: non esiste il diritto di una donna ad abortire, come non esiste quello di nessun altro paziente a trovare il medico che risponda alle sue esigenze in ogni momento, e in ogni ospedale. A meno che la donna o qualsiasi altro paziente rischi la vita, s’intende: in quel caso sì, il diritto alla vita prevarrà su qualsiasi altro, obiezione di coscienza compresa.
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 [cioè quelle per l’accertamento delle patologie che giustificano l’aborto terapeutico] e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 [cioè rispettivamente per gli aborti prima e dopo il 90º giorno di gravidanza] e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.«Sono tenuti in ogni caso»: mi pare difficile sostenere che queste parole non contrassegnino un obbligo, un dovere, e corrispettivamente identifichino anche un diritto. È vero che questa norma è forse la più disattesa di tutta la legge 194, ma sempre norma rimane.
Naturalmente, se l’obiezione continuerà a estendersi non basterà più la mobilità del personale per garantire il diritto all’aborto; già oggi in due regioni d’Italia, Lazio e Basilicata, i ginecologi obiettori superano l’85% del totale. Saranno presto necessarie misure più incisive, come quelle adottate dalla Regione Puglia per i consultori, con concorsi che escludano in partenza gli obiettori. La legge 194 non sembra essere violata, visto che i medici manterrebbero – ahimè – la facoltà di diventare in seguito obiettori; per il 9 settembre è attesa la sentenza del Tar pugliese, che dovrà stabilire se la delibera della giunta Vendola è in contrasto con altre norme.
Per Loiodice, non c’è bisogno di dirlo, l’obiezione di coscienza è, al contrario dell’aborto, un diritto addirittura costituzionale:
L’obiezione è invece un diritto sancito in più punti della nostra Carta fondamentale, agli articoli 2, 4, 13 e 21. La scelta di collaborare all’aborto non può mai essere imposta.A parte quello che sembra essere un errore (che c’entrerà mai l’art. 21, sulla libertà di espressione, con l’obiezione di coscienza?), si vede subito dall’invocazione dell’art. 13 (sulla inviolabilità della libertà personale) che Loiodice immagina il diritto all’obiezione come il diritto a non essere costretti sotto minaccia a praticare aborti. Ma gli avversari dell’obiezione (che vorrebbero andare oltre la stessa legge 194), naturalmente, non vogliono minacciare nessuno. Più banalmente, vogliono difendere una libertà fondamentale: la libertà contrattuale. Un ospedale, una casa di cura, il servizio sanitario nel suo complesso, devono essere liberi di assumere il personale che meglio si confà alle loro esigenze e ai compiti loro assegnati. Perché mai un ospedale in cui si praticano aborti dovrebbe preferire un ginecologo obiettore a uno non obiettore, quando il secondo, complessivamente, garantisce prestazioni migliori? E perché costui dovrebbe essere escluso dal lavoro a favore di un collega obiettore? Se troviamo del tutto lecito scartare un medico che soffra di qualche difetto psicofisico – un tremore alla mano, un difetto della vista – che ne limita le capacità professionali, perché dovremmo assumere un atteggiamento diverso quando la limitazione è volontariamente autoinflitta?
Non giova qui lamentare una supposta discriminazione religiosa: l’obiettore non verrebbe escluso in quanto cattolico, ma in quanto renitente a offrire una prestazione lavorativa completa, a danno dei suoi datori di lavoro e, soprattutto, dei suoi pazienti. Gli obiettori si dedichino ad altre specialità, «secondo le proprie possibilità e la propria scelta»: proprio come recita, guarda un po’, l’art. 4 della Costituzione Italiana.
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sabato 14 agosto 2010
Ella
Federal drug regulators on Friday approved a new form of emergency contraceptive pill that prevents pregnancies if taken as many as five days after unprotected intercourse.F.D.A. Approves 5-Day Emergency Contraceptive, The New York Times, august 13 2010.
The pill, called ella, will be available by prescription only. Developed in government laboratories, it is more effective than Plan B, the morning-after pill now available over the counter to women 17 and older.
That pill gradually loses efficacy and can be taken at most three days after sex. Ella, by contrast, works just as well on the fifth day as the first after sex.
Women who have unprotected intercourse have about 1 chance in 20 of becoming pregnant. Those who take Plan B within three days cut that risk to about 1 in 40, while those who take ella would cut that risk to about 1 in 50, regulators say. Studies show that ella is less effective in obese women.
The decision was greeted with enthusiasm by abortion rights groups and denounced by anti-abortion activists. But in recent years both sides have treated the emergency contraceptive pills as a side issue in the wider debate over abortion.
Studies have found that many women fail to realize they are at risk for an unplanned pregnancy after unprotected sex. So they tend not to use the emergency contraceptives even when they receive them free.
“Emergency contraception has no effect on pregnancy rates or abortion rates,” said Dr. James Trussell, director of the Office of Population Research at Princeton, who has consulted without charge for ella’s maker. “Women just don’t use them enough to make an impact.”
Postato da Chiara Lalli alle 18:16 0 commenti
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mercoledì 4 agosto 2010
Judge strikes down Prop. 8, allows gay marriage in California
A federal judge in San Francisco decided today that gays and lesbians have a constitutional right to marry, striking down Proposition 8, the voter approved ballot measure that banned same-sex unions.Los Angeles Times, august 4, 2010.
U.S. District Chief Judge Vaughn R. Walker said Proposition 8, passed by voters in November 2008, violated the federal constitutional rights of gays and lesbians to marry the partners of their choice.. His ruling is expected to be appealed to the U.S. 9th Circuit Court of Appeals and then up to the U.S. Supreme Court.
domenica 1 agosto 2010
Another Pill That Could Cause a Revolution
Could the decades-long global impasse over abortion worldwide be overcome — by little white pills costing less than $1 each?The New York Times, Nicholas D. Kristof, july 31, 2010.
That seems possible, for these pills are beginning to revolutionize abortion around the world, especially in poor countries. One result may be tens of thousands of women’s lives saved each year.
Five-sixths of abortions take place in developing countries, where poor sterilization and training often make the procedure dangerous. Up to 70,000 women die a year from complications of abortions, according to the World Health Organization.
But researchers are finding an alternative that is safe, cheap and very difficult for governments to restrict — misoprostol, a medication originally intended to prevent stomach ulcers.
sabato 31 luglio 2010
Se abortire diventa impossibile
L’Espresso pubblica sul numero in edicola una bella inchiesta di Assunta Sarlo e Caterina Visco, dal titolo eloquente: «Sarà sempre più difficile abortire» (5 agosto 2010, pp. 68-70). Ma non ci sono solo ombre:
Schedare le donne che chiedono di interrompere la gravidanza e farle passare attraverso numerosi colloqui. Con il preciso e dichiarato intento di dissuaderle più di quanto non faccia già oggi l’obiezione di coscienza nei presidi pubblici che nel Lazio tocca la cifra record dell’85,6 per cento. È quanto potrebbe accadere se dovesse essere approvata la proposta di legge regionale di riforma dei consultori presentata dall’assessore Olimpia Tarzia, già presidente del Movimento per la Vita. Mentre è una certezza, dall’altra parte dell’Italia, il diktat del governatore Vendola che, con la delibera regionale 735, prevede che nei consultori possano essere assunti soltanto medici non obiettori. Due scelte opposte, specchio delle due Italie: una dove tentare di interrompere una gravidanza è un percorso a ostacoli messi in fila per devastare l’anima delle donne costrette a questa drammatica scelta, e un’altra dove, pur nella difficolta di far funzionare il servizio sanitario nazionale, si rispetta la legge e si cerca di rispettare il doloroso diritto che essa garantisce.Interessante – e desolante – la scheda sulle donne costrette ad andare ad abortire all’estero:
La legge regionale voluta dalla giunta di Renata Polverini impone alle donne un percorso obbligato: in prima istanza intende far «riflettere la donna e la coppia sul valore primario della vita, della maternità, e della tutela del figlio concepito», poi propone un possibile (ma non certo) sostegno economico da parte della regione per i primi cinque anni di vita del bambino o suggerisce di metterlo al mondo per poi darlo in adozione e affidamento. Se, passate queste forche caudine, la donna decide comunque di interrompere la gravidanza, l’intero iter viene “verbalizzato”. Non solo. La proposta prevede anche il libero accesso ai consultori delle associazioni di volontariato in difesa della vita e la parificazione (anche sul piano dei finanziamenti) tra consultori privati non a scopo di lucro e quelli pubblici.
È ricominciato come negli anni Sessanta. Prima della 194 in molte andavano a interrompere una gravidanza in un paese straniero perché in Italia era reato. Oggi ci vanno perché nel nostro Paese la legge non è applicata con regolarità e con il rispetto della dignità e dei diritti della paziente.Da leggere tutto.
Vanno in Spagna, Inghilterra, Olanda, Francia. Ma anche in Svizzera: gli ultimi dati diffusi dal Canton Ticino dicono che un aborto su tre è effettuato su una paziente italiana. In Inghilterra nel 2009 ne sono arrivate quasi 200, secondo i dati forniti dal Department of Health. In Spagna molte di più perché molti sono i vantaggi: quasi in tutte le cliniche c’è qualcuno che parla italiano e si può abortire a un prezzo relativamenle contenuto (dai 300-400 euro per aborto con anestesia locale ai 400-500 e più in anestesia totale). Pagano anche le cittadine spagnole (se il concepimento non è frutto di un reato di qualche tipo), ma sono previste riduzioni di costi per le donne disoccupate e le meno abbienti e ci sono cliniche che coprono fino al 100 per cento dei costi di intervento. Ma perché si parte se l’aborto non è più reato? «Succede spesso che le donne denuncino gravi ritardi o addirittura veri e propri maltrattamenti psicologici a cui vengono sottoposte negli ospedali italiani per mancanza o poca professionalità del personale obiettore», rispondono all’associazione Women on Web, organizzazione non governativa senza scopi dl lucro che sostiene le donne che devono abortire.
lunedì 26 luglio 2010
Ho maggiore pietà per un sacerdote pedofilo che che per un prete gay
Bruno Volpe e il suo Pontifex sono noti per essere tra i peggiori rappresentanti della peggiore religione (sarebbe bene tenere a mente la radice etimologica).
Ma ogni tanto raggiungono vette inimmaginabili forse anche dai loro stessi ammiratori - ammesso che ne abbiano, ma temiano di sì.
Già il titolo basterebbe. Il Volpe è talmente coinvolto emotivamente che gli scappano due che: capita di balbettare quando si è presi da una discussione che ci accalora.
Dicevamo che il titolo basterebbe, eppure le dichiarazioni di tale monsignor Serafino Sprovieri, Vescovo Emerito di Benevento (tutto maiuscolo per il Volpe adorante) riportate con orgoglio meritano la nostra attenzione.
Eccellenza afferma
Costoro [i gay, manco a dirlo] con la loro vita dissoluta e depravata infangano la chiesa, sembrano inseriti in una mentalità pagana e volgare che tollera ed ammicca a queste perversioni, a queste anormalità. I gay che ostentano ...Evviva Pontifex. Finalmente una parola chiara sul peggiore scandalo di questi tempi, una vera e propria offesa per la chiesa, integgerrima paladina di giustizia e umanità.
... la loro diversità e la mettono in pratica, sono perversi, una cosa oscena, la Bibbia é chiara, non ammette repliche: la pratica della omosessualità é una vergogna, causa di esclusione dal Regno dei Cieli e motivo di allontanamento da Dio, motivo per il quale queste cose, a costo di passare per vecchi, superati, retrogradi, vanno dette e denunciate con vigore.
[...] sacerdozio ministeriale e omosessualità non possono coesistere, un gay non ha la mentalità equilibrata, stabile e limpida per poter esercitare questo ministero sacramentale con le carte in regola, motivo per il quale bisognerebbe stare attenti a chi fare entrare nei seminari. Coloro che hanno tendenze gay devono rimanere a casa e non infiltrarsi nei ranghi del clero.
Qualcuno ha nominato le vittime? A parte la legge naturale e il diritto canonico pare non ci siano vittime. Somiglia tanto allo stupro come delitto contro la morale.
Postato da Chiara Lalli alle 08:33 10 commenti
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domenica 18 luglio 2010
È stupro?
Da K.L. Kirchner et al., «Sexuality and a Severely Brain-Injured Spouse», The Hastings Center Report 40, n. 3 (2010), pp. 14-16:
Z. è una donna di 29 anni che ha subito una grave lesione al cervello cinque anni fa, quando è stata investita da una macchina guidata da un ubriaco. Ci sono voluti sei mesi perché si riprendesse, trascorsi tra ospedale e centro di riabilitazione. Da quando è stata dimessa dal centro, ha vissuto a casa con il proprio marito e con i due figli gemelli di quattro anni. Z è incapace di parlare, dipende totalmente dagli altri per i suoi movimenti e per la cura del corpo, è incontinente ed è alimentata con una sonda. Benché sia vigile e capace di reagire a stimoli visivi, sonori e tattili, Z è chiaramente incapace di prendere parte alle più semplici decisioni. È bisognosa di assistenza 24 ore al giorno.Un caso interessante, ma di difficile soluzione (anche se ciò non vuol dire che non si possano avere in proposito radicate intuizioni morali). L’articolo che lo riporta offre anche i commenti di alcune studiose di diritto e di bioetica.
Qualche mese fa, Z ha sofferto di dolori all’addome, e il suo medico ha scoperto che era incinta. La gravidanza è stata interrotta dopo che i medici si sono consultati e hanno stabilito che proseguirla avrebbe compromesso la salute della paziente. I genitori di Z sono morti, ma i suoi due fratelli maggiori hanno accusato il signor Z di stupro. Hanno contattato la polizia del luogo chiedendo di presentare accuse di natura penale e hanno ingaggiato un avvocato per avviare la procedura per ottenere la custodia. A causa dei gravi deficit cognitivi della sorella, non credono che Z possa in alcun modo avere chiara cognizione di ciò che le accade e ritengono che ogni contatto di natura sessuale con una donna in stato di minima coscienza sia inappropriato. Pensano che il signor Z abbia commesso una violenza e che la sua prospettiva sia egoistica.
Il signor Z è fermissimo nell’affermare che sua moglie avrebbe voluto mantenere rapporti fisici con lui e che ciò che succede nella privacy della loro stanza da letto non dovrebbe riguardare né i tribunali né la polizia. Come prova della sua fedeltà ai propri voti matrimoniali adduce il fatto di non avere divorziato dalla moglie quando è divenuta disabile; afferma di amarla ancora e di trovarla ancora attraente.
L’ufficio incaricato di assegnare la custodia sta esaminando il caso per conto del giudice e ha chiesto a vari consulenti di dare le proprie opinioni sulle seguenti questioni: l’incapacità di Z di fornire il proprio consenso ai rapporti sessuali anulla il diritto alla privacy coniugale invocato dal signor Z? La relazione sessuale di Z col marito precedente all’incidente costituisce una prova chiara e convincente che Z avrebbe voluto che il proprio compagno continuasse quella relazione, anche se lei stessa non vi partecipa ormai che passivamente? Z dovrebbe rimanere con suo marito, o bisognerebbe permettere ai fratelli di allontanarla dalla sua casa?
(Grazie per la segnalazione a Fabrizio Fiacco.)
Grazie

Stasera alle 21.30 ci sarà la presentazione di Grazie di Riccardo Staglianò. Ci sarà Antonio Pascale e ci sarò anche io.
Spazio Rinascita, a Caracalla.
Postato da Chiara Lalli alle 11:25 0 commenti
Etichette: Diritti civili, Grazie, Immigrazione, Riccardo Staglianò
sabato 17 luglio 2010
Married to the Mob

Alexander Stille per Foreign Policy, 16 luglio 2010. Comincia così:
On July 13, Italian police arrested more than 300 members of the 'Ndrangheta mafia syndicate -- one of the largest crackdowns on organized crime in the country's history. The vast scale of the operation -- with some 3,000 police agents carrying out 305 arrests, conducting 55 searches, and seizing criminal assets worth an estimated $75 million -- is testimony to an extremely well-coordinated police investigation operating simultaneously in northern and southern Italy.
Every few years after a major mafia crackdown, the American press tends to trumpet a crucial turnabout in the war against organized crime in Italy. But the truth is, the high number of arrests is also an indication of the growth and pervasiveness of one of Italy's strongest and least well-known crime groups. One hundred and sixty of the arrests took place in Milan, the financial capital of northern Italy, where the 'Ndrangheta is believed to have 500 affiliates. Less known than Sicily's Cosa Nostra and the Camorra, the Neapolitan equivalent of the mafia, the 'Ndrangheta has remained much more elusive. According to the Italian think tank Eurispes, it is also one of the wealthiest of Italy's organized crime groups, accounting for about 50 billion euros a year, about half of it from illegal drugs. (Eurispes estimates that organized crime accounts for about 9 percent of Italy's GDP, and the 'Ndrangeta accounts for about a third of that.)
The recent blitz carried out in Italy appears to be a genuine accomplishment and not merely a public relations exercise. In more than two years of patient investigations, police and prosecutors have gathered a staggering amount of evidence -- reportedly 64,000 hours of videotape and more than 1 million phone conversations.
martedì 13 luglio 2010
Tu chiamalo, se vuoi, ricovero coatto
Suonano come monito alle Regioni le linee guida per la pillola abortiva da ieri sul tavolo di assessorati e governatori. Il sottosegretario al ministero della Salute, Eugenia Roccella, è stata chiara: «Rispettiamo l’autonomia delle amministrazioni. Noi segnaliamo però che chi dovesse applicare protocolli clinici che ammettono le dimissioni volontarie della donna dopo l’assunzione della prima pillola vanno incontro a irregolarità».Continua qui.
«ABORTO A DOMICILIO» - Il messaggio non può essere interpretato che come un richiamo. Il timore di fondo, infatti, è «lo scivolamento verso l’aborto a domicilio». Dunque l’impegno delle Asl dovrebbe essere quello di seguire le indicazioni del documento dove viene ribadito un principio: la Ru486 ha lo stesso livello di sicurezza dell’aborto chirurgico se viene somministrata in ospedale, in regime di ricovero ordinario (tre giorni) e sotto controllo sanitario, in accordo con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Postato da Chiara Lalli alle 22:23 3 commenti
Etichette: Aborto, Autodeterminazione, Eugenia Roccella, Legge 194/1978, RU486
venerdì 9 luglio 2010
Il bambino della Provvidenza
Ci sono argomenti talmente logori e inefficaci, che uno quasi si vergogna di rispondere con i soliti contro-argomenti, classici e definitivi, ripetuti mille e mille volte (ma a quanto pare invano). Però a volte chi ti propone il vecchio luogo comune lo fa con tale goffagine da rispondersi quasi da solo; e chi replica ha solo il compito di accompagnare in porta l’autogol.
Prendiamo Vincenzo Arnone, che segnala su Avvenire («E quelle “stelline” mai nate scrivono alle loro mammine», 8 luglio, p. 28) il libro di Enzo Di Natali, Cinque milioni di stelline spente. Lettere di un bambino mai nato alla sua mammina (Sanfilippo, 2008): un titolo che è tutto un programma. Scrive Arnone (non so se riprendendo il testo di Di Natali):
Queste Lettere di un bambino mai nato alla sua mammina sono come cinque milioni di stelline spente, ovvero cinque milioni di bambini ai quali è stato impedito di nascere in questi ultimi anni. Cinque milioni di bambini tra cui avrebbe potuto esserci il bambino della Provvidenza mandato a lenire le sofferenze degli uomini; cinque milioni di stelline che mancano nel cielo oscuro del nostro Paese.Il Bambino della Provvidenza, da grande, sarebbe diventato evidentemente l’Uomo della Provvidenza; e allora forse non c’è nulla di cui lamentarsi...
Postato da Giuseppe Regalzi alle 10:36 24 commenti
Etichette: Aborto, Avvenire, Benito Mussolini, Vincenzo Arnone
domenica 4 luglio 2010
Fossi il crocifisso mi sentirei dolorosamente offeso
Il MEDIC, Movimento Etico per la Difesa Internazionale del Crocifisso, si è presentato al mondo in una conferenza stampa organizzata lo scorso 2 luglio, seppure pare nato un anno fa.
Presenti (copio da qui): il Senatore Giulio Andreotti con il Segretario Generale del Medic, l’Architetto Roberto Mezzaroma, il Presidente onorario, la Duchessa d’Aosta Silvia Paternò, lo psichiatra e politico italiano, Prof. Alessandro Meluzzi, il sacerdote don Walter Trovato, Gaetano Sottile della Chiesa Evangelica, Alberto Piperno, membro della Comunità Ebraica di Roma, nonché Presidente del Comitato “Memoria Dialogo di Pace”, il giornalista Nuccio Fava.
Se volete vomitare (con onore anzichenò) ecco le parole di Mezzaroma.
La croce è tutta nostra.
venerdì 2 luglio 2010
Epurati gli obiettori di coscienza!
Il miglior commento alla vicenda della delibera della Regione Puglia sulla riorganizzazione dei consultori lo vince Mario Mauro (la concorrenza è spietata) con un editoriale di oggi su Il Sussidiario: L’aborto pugliese. Una delle parti più meritevoli è questa:
Insieme ad alcuni miei colleghi ho presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea nella quale si chiede se essa non ritiene che il provvedimento della Regione Puglia costituisca violazione dell’articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali sulla Libertà di pensiero, di coscienza e di religione, e dell’articolo 10 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea sulla Libertà di pensiero, di coscienza e di religione che garantisce inoltre il diritto all’obiezione di coscienza.Si potrebbe commentare a lungo ogni parola del nostro. Per ora mi limito a riportare alcuni numeri sui quali ognuno farà le proprie riflessioni.
E’ sconcertante quanto appena raccontato. Soprattutto per l’incredibile metodo utilizzato. Il metodo dell’ambiguità e della menzogna. Lo stravolgimento della realtà, in questo caso specifico, è arrivato all’apice. Nel motivare il provvedimento, la Giunta regionale pugliese, per bocca degli assessori Fiore e Gentile è riuscita addirittura a dire che c’è “la ferma volontà di garantire la piena applicazione della legge 194 e la tutela dei diritti delle donne”. Siamo tutti curiosi di sapere di quali diritti parlano.
E vogliamo anche comprendere se l’obiettivo di questa gente sia quello di evitare che le donne ricorrano all’interruzione di gravidanza oppure, al contrario, quello di rendere i consultori delle vere e proprie fabbriche di aborti. Vista la criminalizzazione e il conseguente tentativo di epurazione degli obiettori di coscienza non sembrano esserci dubbi.
Dalla Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78, qui i documenti per intero) si evince che in Puglia la percentuale dei medici obiettori è del 79,9% e quella degli anestesisti del 63,5% (Tabella 282 - Obiezione per categoria professionale nel servizio in cui si effettua l’IVG, 2007). Questo significa che varcando la soglia di un ospedale 8 medici su 10 sono obiettori di coscienza.
I consultori attivi sono 162, cioè 1,6 per 10.000 donne in età tra i 15 e i 49 anni e lo 0,8 per 20.000 abitanti (Tabella 17 - N. Consultori Familiari funzionanti, 2007).
Quale soluzione proponete?
Postato da Chiara Lalli alle 12:30 10 commenti
Etichette: Aborto, Legge 194/1978, Obiezione di coscienza
giovedì 1 luglio 2010
La tua libertà finisce dove cominciano i nostri valori
Alberto Gambino commenta sul giornale dei vescovi la recente sentenza della Corte di Giustizia Federale tedesca (equivalente alla nostra Cassazione), che ha sancito la legittimità dell’eutanasia passiva (ovvero, a essere più esatti, del rifiuto dell’alimentazione e idratazione artificiali) («Così in Germania la vita torna “disponibile”», Avvenire, 1 luglio 2010, inserto «È vita», p. 3):
L’errore di impostazione, ora anche della giurisprudenza tedesca, è ritenere che la libertà individuale, spazio da preservare anche ove non condivisibile sul piano morale, possa sempre tradursi in vere proprie pretese giuridiche che obbligano l’ordinamento a conformarsi a esse. […]Il pensiero liberale è chiaro sul limite della libertà individuale: in generale, non possiamo costringere gli altri a subire le nostre azioni o ad agire come piace a noi. Uno dei corollari di questo principio consiste appunto nel divieto di sottoporre i pazienti a trattamenti non voluti, anche quando questi siano volti a prolungarne la vita (la distinzione fra trattamenti sanitari e non, su cui tanti insistono, è ovviamente del tutto irrilevante in questo contesto). Dall’altro lato il paziente non può obbligare il medico a praticargli trattamenti, come l’eutanasia attiva, che quello rifiuta di attivare (anche se può esservi obbligato dai propri eventuali obblighi deontologici e contrattuali; e ovviamente se il paziente e il medico raggiungono un accordo in tal senso, è fatto divieto a terzi – torniamo qui al principio generale – di interferire nelle loro azioni).
Il delicato bilanciamento tra libertà dell’individuo e valori di fondo della comunità si è, infatti, sin qui realizzato lasciando al primo i più ampi spazi purché la sua azione sia accettata dai consociati. Ove invece operi un giudizio di disvalore, l’azione del singolo rimane circoscritta entro legittimi spazi di libertà, ma non potrà mai diventare pretesa giuridica in grado di obbligare altri consociati.
I commenti di Alberto Gambino delineano invece, con cruda chiarezza, un ordinamento del tutto alternativo: il limite alla libertà personale è costituito dal gradimento che «la comunità» nutre nei confronti delle nostre scelte; non possiamo obbligare il medico a desistere da un’azione terapeutica, visto che per i valori «di fondo» la «disattivazione di trattamenti sanitari finalizzati alla salvaguardia della vita» non è ammissibile (Gambino, alquanto incoerentemente, proclama però di rispettare la possibilità di rifiutare le terapie). L’individuo non ha più nessuna autonomia morale, ma è sottoposto invece alla tirannia della maggioranza; Gambino ha almeno il merito di dirlo chiaramente.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 18:00 102 commenti
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