sabato 21 aprile 2007

Un amico dei bambini

Marco Griffini, fondatore e presidente dell’Associazione Amici dei Bambini, tra i promotori del Family Day, intervistato da AvvenireL’Aibi in piazza con le famiglie a “porte aperte”», 20 aprile 2007, p. 12):

In Italia ci sono 30 mila bambini che vivono fuori dalla famiglia. Se avessero goduto di un decimo dell’attenzione riservata ai Dico, be’, i loro problemi sarebbero stati risolti. In secondo luogo penso che i Dico siano la porta da cui entrerebbe l’adozione alle coppie omosessuali.
Che lei, pare di capire, non approva?
Mi occupo di bambini abbandonati da trent’anni. So quali ferite provochi l’abbandono, i gravi problemi di identità che ne scaturiscono. Problemi che sarebbero ingigantiti dall’essere affidati a due genitori dello stesso sesso.
Per Griffini, pare di capire, è meglio insomma che un bambino rimanga in stato di abbandono piuttosto che essere affidato a una coppia omosessuale.

5 commenti:

restodelmondo ha detto...

Posso dire che "associazione amici dei bambini" suona malissimo?

In tutto questo, mi colpisce come leggere qualche articolo documentato di psicologia - nel proprio campo, eh! - faccia brutto, ché potrebbe modificare le proprie convinzioni...

Giuseppe Regalzi ha detto...

Un dubbio che non sono riuscito a risolvere è quello dell'acronimo: da dove diavolo viene fuori AIBI? AmicI dei BambinI? Mah.

Anonimo ha detto...

Lasciarli agli omosex farebbe malissimo... ai pedofili in sottana invece... ma già, almeno loro l'anima te la salvano!

IDIC2

Fondo Milanese per la Protezione dell'Infanzia ha detto...

In che modo sei riuscito a risparmiare i soldi da investire nel fondo della tua associazione?

Ho dovuto faticare per 4 anni circa, poi è diventato tutto semplice.

Stampavo un giornale, nel 1988 cominciai a stampare il famoso Ecometropoli, un mensile ecologista diffuso sul territorio milanese in alcune migliaia di copie.

Lo regalavo con offerta libera, e ci mettevo su delle pubblicità. Per abbassare i costi andavo con la mia fidanzata anche dal tipografo.

Versavo in un fondo di aziende che rispettano i diritti dei lavoratori, dell'ambiente e dei consumatori il 10% del ricavato di quello che guadagnavo dal tipografo, il 10% delle offerte libere e il 10% degli sponsor

Così anche quando cercavo autofinanziamenti per la campagna a difesa dei popoli indios. Il 10 % delle mie raccolte spicci, li versavo nel fondo.

Poi quando invitavo persone al mio centro sociale, siccome lavoravo gratis, quando c'erano le feste, versavo nel fondo la mia quota che non versavo nella cassa del centro sociale per bere o entrare.

Poi quando un mio carissimo amico, un grande eroe, fu lasciato solo dalla LOC e dalla sua organizzazione a combattere contro le lobby delle armi, del servizio miltare obbligatorio e subiva un processo dopo l'altro, non riusciva a trovare lavoro in nessun modo, gli agenti dei servizi segreti lo pedivano e andavano ad importunare la sua ragazza e lo diffamavano come uno stupidotto... siccome l'unico lavoretto che aveva trovato era quello di andare a pulire le vetrine dei negozi, io tutte le mattine alle 9 lo svegliavo, lo andavo a prendere in macchina , lo portavo dai negozianti, stampai un biglietto da visita per trovare altri clienti, lo aiutavo a pulire i vetri, a tenere la scala, a pulire gli stracci, a cambiare i secchi dell'acqua. Facevamo metà per uno di quello che guadagnavamo e tolti i soldi della benzina, versavo tutto nel fondo. Una piccola impresa di pulizie a sostegno di un grande eroe della storia umana.

E cosi via. Nel 1993 già non avevo più bisogno di chiedere offerte libere a sostegno delle mie attività e non raccoglievo più quote associative.

Dall'autunno del 1993 poi con due gruppi di tre camioncini organizzo nei boschi della Valtellina raccolte autunnali di castagne e biomassa secca, e da allora due dei comitati autonomi che seguivo direttamente viaggiano così senza problemi e si sono creati anche loro un fondo per l'autofinanziamento.

Comprai anche una fotocopiatrice usata e alcuni studenti universitari che volevano guadagnare qualche soldino venivano a far le fotocopie degli appunti. Tolte le spese facevamo metà per uno e quello che guadagnavo versavo tutto nel fondo.

Ho continuato ad usare la tecnica del 10% sui proventi delle mie attività lavorative o sulla raccolta sponsor per i giornali di quartiere.

Quando aprivo locali di quartiere con la mia associazione ed invitavo ospiti, offrivo da bere, e poi versavo nella cassa del fondo una cifra corrispondente a quello che avrei pagato offrendo da bere al bar.

Ho sempre avuto dei salvadanai in cui mettere le monetine dei resti della spesa.

Quando ho smesso di fumare, quello che non spendevo in sigarette lo mettevo in un salvadanaio e dopo un paio di anni sono riuscito a creare un altro fondo.

Ho messo le pubblicità di Google sul sito della associazione e con i ricavi ci pago i traduttori.

Il trucco è organizzare attività proporzionalmente alle entrate che generano gli investimenti ed ogni mese aggiungere qualcosa nel fondo etico solidale, anche poco, solo dieci euro, però aggiungere qualcosa nel fondo.

Sembrerà una cazzata , ma l'energia positiva che genera l'investimento in un fondo etico solidale BPM automaticamente retroalimenta la voglia di mettere in moto iniziative per ingrandire il fondo e con gli utili retribuire chi presta attività socialmente utili al servizio del genere umano, come chi presta servizi per la mia campagna 2010: Eliminazione Povertà, così come chi presterà servizi per il Festival Mondiale della Cultura Popolare e il Fondo Milanese per la Protezione dell'Infanzia.

Nel frattempo tutte le altre organizzazioni di volontariato continuano a non pagare i propri dipendenti, e a dover raccogliere le monetine.

Io pago tutti dal 1999 e non raccogliamo più monetine dal 1993.

Arsenico ha detto...

Bisognerebbe prima vedere perché quei 30.000 bambini vivono fuori dalla famiglia. Se non lo si fa il resto è aria fritta.