domenica 31 agosto 2008

Il contagio della libertà

Un bellissimo articolo di Beppino Englaro, il padre di Eluana, sull’Unità di ieri («Il dolore oltre il dolore», 30 agosto 2008, p. 1):

se i medici intervengono e grazie al loro soccorso qualcuno non muore ma entra in SVP [Stato vegetativo permanente], attualmente, non ne può più uscire. Anche se si era espresso in passato dicendo che non avrebbe voluto stare in vita senza accorgersene, con le mani altrui che violano ogni intimità, ogni distanza fra la sfera personale, il proprio corpo, e il resto del mondo, non ne può più uscire.
Mi accorsi con incredulità che i medici con cui parlavo e la gente tutta intorno, avevano un punto di vista antitetico al mio, avevano valori opposti ai nostri; guardando lo stesso punto vedevamo cose diverse. Eccola, la vera tragedia: la civiltà a cui appartenevo, in quel preciso momento storico, aveva fatto valere per tutti dei valori nei quali Eluana, sua madre Saturna ed io non ci riconoscevamo e non ci riconosciamo. Essa difendeva, con i suoi ordinamenti giuridici e deontologici, il dovere di far sopravvivere gli individui in SVP contro la loro volontà per rendere omaggio alla vita, a questo bene personalissimo. Che lo SVP sia eretto, come ora accade, a paradigma della difesa del valore della vita umana, che sia fatto strumento per innalzare osanna verso supposte divinità, mi sembra una follia. […]
La tragedia nella tragedia è che Eluana sopravvive finora per il volere di alcune persone che si sono messe tra lei ed i fatti tutti suoi, tra lei ed il suo desiderio di essere lasciata morire senza prima sostare nel corridoio vuoto dello SVP. Mai e poi mai può essere dato ad alcune persone il potere di creare queste cose e ad altre il potere di imporle.
È di una violenza inaudita non poter rifiutare l’offerta terapeutica. […]
Ho notato, con amarezza, che le persone restie ai condizionamenti – delle quali Eluana era una evidente esemplare – vengono mal tollerate dalla nostra società perché, reclamando l’esercizio delle loro libertà fondamentali, sovvertono l’ordine prestabilito, e questo infastidisce e spaventa. Non si coglie che essi sono una ricchezza per la collettività, uno sprone al pensare da sé, un contributo al pacifico e prezioso fermento civile. Forse si teme il contagio che la libertà, come l’allegria, sanno muovere tra le persone dalle sensibilità affini.
Si confrontino queste parole con quelle che avrebbe pronunciato lo stesso giorno Monsignor Rino Fisichella al Meeting di Comunione e Liberazione (Gian Guido Vecchi, «Testamento biologico, la Chiesa apre alla legge», Corriere della Sera, 30 agosto, p. 13): «non c’è un primato della libertà ma della vita». E a questa oscena bestemmia la platea, degna dell’oratore, avrebbe applaudito... Al contagio della libertà alcuni, evidentemente, sono immuni senza speranza.

4 commenti:

Vaaal ha detto...

Che bellissimo post..!

Kissakie ha detto...

Circa le parole di Englaro: sempre stato così, sospetto (temo) che lo sarà sempre. "Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo"

Circa il monsignore: sospetto che la libertà non trovi spazio all'interno dell'organizzazione nella quale milita. Ma che almeno non pretendesse di far ballare tutti al suono della musica sua. Bleah.

Anonimo ha detto...

parole stupende quelle di Beppino..da tappezzare i muri..

Giovanni

giova ha detto...

parole stupende quelle di Beppino..da tappezzare i muri..

Giovanni