giovedì 7 agosto 2008

L’accanimento terapeutico e l’uso delle congiunzioni

Sembra che sui temi della fine della vita ci sia un’unica cosa su cui tutti – laici e integralisti, scienziati e politici, atei clericali e cattolici liberali – si ritrovano d’accordo: il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Tutti, senza eccezione, lo condannano, anche se poi litigano furiosamente su tutto il resto, dal testamento biologico all’eutanasia, alla sospensione della nutrizione artificiale, etc.
Ma cosa significa «accanimento terapeutico»? Riusciamo a intuire, più o meno, a che cosa si riferisca l’espressione; ma definirla con esattezza richiede un certo sforzo. Dopo averci pensato un po’, potremmo uscircene con questa definizione: «l’accanimento terapeutico consiste in quei trattamenti medici, in assenza dei quali un paziente è destinato in breve tempo a morte certa, ma che sono inutili a prolungarne la vita, o la prolungano troppo poco per giustificare i loro altri effetti, o addirittura comportano un alto rischio di abbreviarla; oppure che risultano insopportabili al paziente, o causano il prolungamento di una condizione per lui insopportabile».
Cosa pensare di questo sforzo definitorio? Il risultato non sembra disprezzabile, visto che coincide abbastanza con la definizione data dal Codice di deontologia medica, che all’art. 16 parla dell’«Accanimento diagnostico-terapeutico» in questi termini:

Il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente laddove espresse, deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita.
È una definizione più sintetica e anche più generale (si applica infatti anche al di fuori delle situazioni di fine vita), ma per il resto coincide esattamente con la nostra. Se pensiamo poi ai casi che in questi ultimi tempi hanno fatto scalpore, e che molti hanno etichettato come esempi di accanimento, ci accorgiamo che ricadono in effetti abbastanza bene nella nostra definizione, in particolare nella seconda parte: Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, hanno tutti rifiutato (sia pure con modalità diverse) dei trattamenti per loro insopportabili.
Ma allora, se tutti si dicono contrari all’accanimento terapeutico, perché alcuni si sono affrettati a negare che in quei tre casi si potesse parlare di accanimento terapeutico? Per quanto riguarda Eluana Englaro, è vero, la loro strategia è stata di negare che i trattamenti a cui la ragazza è sottoposta si possano definire terapeutici (ci si può accanire su di lei, sembrano dire, purché non terapeuticamente...); ma nel caso della ventilazione artificiale – Welby e Nuvoli – è davvero difficile sostenere che non siamo di fronte a un trattamento terapeutico (anche se qualcuno ci ha provato); bisognerebbe allora negare questa qualifica anche all’installazione di un pacemaker... Non sarà allora che la loro definizione di accanimento è diversa dalla nostra?
Andiamo a vedere una delle fonti che ispirano chi è contrario per principio a «staccare la spina». Ma nel Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 ci attende una sorpresa; ecco infatti come definisce l’accanimento terapeutico (§ 2278):
L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’“accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
Questa, però, con pochissime differenze, è praticamente la nostra stessa definizione! Una delle ipotesi in cui la sospensione delle cure è consentita, infatti, è proprio l’eccessiva onerosità per il paziente; non è un caso che alcuni cattolici difensori del diritto a rifiutare le cure invochino l’autorità del loro Catechismo. L’interpretazione ‘autentica’, ovviamente, sarà tutt’altra, ma intanto la lettera quello dice.
Qualcuno però dev’essersi accorto che il testo lasciava una via di uscita; ed è corso – per quello che era possibile – a chiuderla. Nel 2005 è stato pubblicato un Compendio al Catechismo; il paragrafo dedicato alle cure mediche, però, più che compendiare emenda (§ 471):
Le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. Sono legittimi invece l’uso di analgesici, non finalizzati alla morte, e la rinuncia «all’accanimento terapeutico», cioè all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo.
Qui sono successe due cose: innanzi tutto di cure onerose non si parla più, ma solo di cure sproporzionate – dizione alquanto più restrittiva; inoltre, cosa più importante, non abbiamo più una serie di casi disgiunti («procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate»; nella nostra definizione anche noi avevamo usato «oppure», e nel Codice deontologico si legge «e/o»). I casi adesso sono diventati congiunti: «procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo»; le due condizioni devono essere valide contemporaneamente. Il ventilatore artificiale è troppo gravoso? Spiacenti, si dà il caso che esso sia comunque utile – prolunga la vita di mesi o anni – e il paziente è obbligato dunque a sopportarlo con rassegnazione.
Questa accorta definizione è diventata quella corrente usata negli ambienti integralisti e ateo-clericali; essa ha un precedente in un documento prodotto nel 1996 dal Comitato Nazionale per la Bioetica, Questioni bioetiche relative alla fine della vita umana, in cui così si definisce l’accanimento:
Trattamento di documentata inefficacia in relazione all’obiettivo, a cui si aggiunga la presenza di un rischio elevato e/o una particolare gravosità per il paziente con un’ulteriore sofferenza, in cui l’eccezionalità dei mezzi adoperati risulti chiaramente sproporzionata agli obiettivi della condizione specifica [corsivo mio].
È proprio vero che per evitare di essere raggirati bisogna stare attenti alle più piccole minuzie...

(Per una dimostrazione della superfluità del concetto di accanimento terapeutico, anche a causa delle ambiguità definitorie che abbiamo qui esaminato, rimando all’articolo di Carlo Alberto Defanti che Bioetica ha avuto l’onore di pubblicare alla fine del 2006.)

28 commenti:

paolo de gregorio ha detto...

Più sinteticamente il Catechismmo in futuro potrà definire accanimento terapeutico quel dato tipo di intervento medico che il papa ha esercitato la facoltà di rifiutare...

Federico Zuolo ha detto...

Anche io mi ero accorto di questo piccolo problema nel Catechismo ma non conoscevo il Compendio (grazie per la segnalazione). E' curioso che in un testo ufficiale e organico, ovvero in un insieme di regole pratiche che devono rifarsi a principi, la chiesa cattolica abbia una posizione motivata e ragionevole, ovvero basata su principi accettabili anche senza condividere dogmi. Peccato pero' che in Italia le affermazioni di principio non abbiano mai molta fortuna e lascino spazio, da un lato a posizioni intransigenti in teoria, dall'altro ad atteggiamenti lassisti in pratica (ricordo un'intervista di qualche anno fa a don Verze' in cui lui candidamente disse di aver lui stesso staccato i macchinari a molti malati terminali suoi pazienti)... si sa la carita' cristiana puo' salvarti ma anche mandarti al rogo.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Probabilmente il motivo di questa relativa ragionevolezza del Catechismo si deve al fatto che è stato scritto nel 1992, quando ancora il dibattito bioetico sulle questioni di fine vita non si era aperto nel nostro paese, e le posizioni non erano ancora del tutto definite (né le loro implicazioni del tutto esplorate). Adesso sono molto più smaliziati...

Federico Zuolo ha detto...

Mi sa che hai ragione... ancora una volta stavo cercando una risposta troppo alta e ragionata su questioni molto piu' concrete e dipendenti da logiche di potere... che illuso!!

Giuseppe Regalzi ha detto...

Vabbeh, non dicevamo cose molto differenti... Tu sei il Federico Zuolo filosofo o un altro?

Federico Zuolo ha detto...

Il filosofo. Come mi conosci? Attraverso Chiara (che ho conosciuto un paio di mesi fa)?

Giuseppe Regalzi ha detto...

No, attraverso Google... :-)

Michele Pezza da Itri ha detto...

Interpretazione autentica?

Caro Regalzi,

usando il linguaggio giuridico, la versione del Compendio sull'accanimento terapeutico costituisce un'interpretazione autentica, un approfondimento da parte dello stesso organismo che aveva espresso la la proposizione originale, con lo scopo di evitare equivoci e per tener conto dell'evoluzione dei fatti e delle teorie intercorsi nel frattempo. Sto dicendo che la tua interpretazione probabilmente è esatta, solo che non è necessario strapparsi le vesti. Il dibattito attuale, come dici tu, ha evidenziato la possibilità di un'interpretazione non corretta, per cui e bene procedere ad una messa a punto.
Corrisponde ad una opportunistica modifica della dottrina o è solo un opportuno aggiustamento? Giusta la seconda. Se analizzassi la genesi del concetto di accanimento terapeutico a partire dal discorso del '57 di Pio XII agli anestesologi e rianimatori, troveresti conferma che si parla di accanimento terapeutico sempre in concomitanza di possibile ed attuale esito mortale della malattia.
Ma siccome 'sti cattolici so' sempre amorali e furbastri…

Michele Pezza da Itri

Giuseppe Regalzi ha detto...

Mai parlato di "opportunistica modifica della dottrina". Ovviamente il Magistero ecclesiastico è libero di modificare il catechismo come gli pare, così come io sono libero di criticare il risultato finale.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Figuriamoci se non hai diritto di criticare! Ti ho perfino dato ragione (non capita spesso). Ma evidenziavo che il termina "modificare" non è quello che descrive al meglio quanto accaduto; io userei "approfondire e chiarire" (naturalmente, non sto affermando che le due formulazioni non siano diverse, giusto per i pignoli).

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Strana gente, questi soloni della dottrina cattolica. Hanno accesso a Verità Trascendenti, Assolute, Dogmatiche, Immutabili, mediate e certificate dall'Infallibile di turno, e nonostante ciò sentono il bisogno di "approfondire e chiarire".
Manco fossero relativisti qualsiasi...

Michele Pezza da Itri ha detto...

Caro filippo,

perché ti cimenti con la teologia cattolica? Non dai l'idea di averla studiata molto… Perfino Wikipedia è più informata. Per aiutarti, ho fatto per conto tua una ricerchina con Google con la frase chiave "sempre reformanda". Nella prima pagina trovi la seguente voce di Wikipedia:

«Ecclesia semper reformanda
La locuzione latina "Ecclesia semper reformanda", tradotta letteralmente, significa "la Chiesa è sempre riformabile".
La frase si riferisce alla Chiesa cattolica che, come istituzione di origine divina detentrice della verità rivelata è comunque soggetta a mutamento, sebbene la sua substanzialità rimanga imperturbata; il messaggio della salvezza non cambia, si adegua al linguaggio del presente.»

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Il fatto che il limbo non esista più, tanto per dirne una, dobbiamo considerarlo un "adeguamento al linguaggio del presente?"...

E comunque lo confessiamo, non abbiamo studiato molto la teologia, lo studio del niente ci sembra una perdita di tempo...

Michele Pezza da Itri ha detto...

Il Limbo non è mai stato un dogma. Appunto, non t'interessa e quindi non ti cimentare!

filippo ha detto...

E tutti quei miliardi di anime che stavano nel limbo, hanno ricevuto un avviso di sfratto? Oppure il limbo non è mai esistito e oops, ci siamo sbagliati? E come si prendono certe cantonate quando si dispone della Verità Assoluta Trascendente Unica Immutabile etc.. etc.. graziosamente fornita dal tuo dio di riferimento? E possiamo uscircene dicendo ragazzi, non è mai stato un dogma, cioè non è mai stata una cosa seria, cioè fate un po' come volete...
Eppure il limbo era un concetto utile, ci si potevano piazzare tutte le anime dei non battezzati, incluse le anime pie di quel 90% circa di ovociti che, dopo la fecondazione, non arrivano all'impianto e si perdono col primo mestruo. Adesso dove li piazziamo? Dobbiamo pensare che persino la chiesa se ne sbatte il culo di loro? Li piazziamo in paradiso? Ma il paradiso non bisogna guadagnarselo? E poi, non è che in un futuro più o meno prossimo, qualche buontempone infallibile si alza e ci cancella anche il paradiso? Insomma, per essere una struttura fondata su verità certe e, sopratutto, immutabili, c'è un bel po' di confusione nella casa di cristo, ultimamente...

Michele Pezza da Itri ha detto...

Un piccolo Léfebvre ateo!

Naturalmente, il piccolo Léfebvre è filippo che continua a dilettarsi di teologia "fai da te". Rileggi Wikipedia e deducine quel che deve esserne dedotto.

E' un giochino ben noto e stucchevole quello di definire l'infallibilità in modo diverso da come l'ha definita la Chiesa stessa e poi contestare la Chiesa perché non è coerente con l'infallibilità immaginata da filippo…

Se t'interessasse veramente il dibattito sul Limbo, ti darei i riferimenti per studiare l'evoluzione del dibattito teologico su di esso, ma ora sono in treno e non sono in condizione di farlo.

Michele Pezza da Itri

P.S. Ovviamente sono rientrato alla base ed invio così com'era scritto in treno, senza darti indicazioni, che, visto che te ne ho date ormai troppe, non mi permtterei senza il tuo permesso.

filippo ha detto...

"L'evoluzione del dibattito teologico". Detto così sembra una cosa seria.
Se invece diciamo "come la chiesa è brava nel cantarsela e suonarsela da sè" sembra molto meno serio. Ma è molto più realistico.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Seria o non seria che sia la teologia cristiana, filippo ne parla molto spesso, non disdegnando di entrare spesso nel merito. Per sua stessa ammissione, non ne sa nulla, ma la cosa non sembra impensierirlo. Quando uno ha una metodologia dialettica a tutta prova…

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Per giudicare della serietà o meno di argomenti quali l'esistenza del limbo, l'ascensione della vergine o il sesso degli angeli,che sicuramente sono fonte di fragorosi orgasmi per i fini cultori della materia, non è necessario entrare in seminario o esibire una "metodologia dialettica a tutta prova".
Basta possedere un cervello.

filippo ha detto...

Ascensione o assunzione? Questi sono dilemmi che possono toglierti il sonno...

Michele Pezza da Itri ha detto...

La tua ansia di conoscenza ti fa onore! Sull'argomento è già stato tutto chiarito e risolto: poi riposare tranquillo!

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Veramente, in discussione non era il nostro di sonno, ma casomai quello di chi prende sul serio solenni amenità del calibro della transustanziazione, del dio uno e trino, o della bilocazione di padre pio, partendo dal concetto di credere senza controprove e continuando a ritenersi nel frattempo una persona intelligente, cosa di cui, obiettivamente, si potrebbe essere portati a dubitare.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Devi avvisare Regalzi

Io, ingenuo! credevo che l'argomento del blog fosse "L’accanimento terapeutico e l’uso delle congiunzioni" e invece scopro che nientemeno è diventato il Cristianesimo nella sua interezza a partire dall'attendibilità storica delle Sacre Scritture, coinvolgendo a Trinità, la transustanziazione, padre Pio e chissà quante altre fisse di filippo. Ma per te la religione è proprio una monomania compulsiva!

Ad ogni modo, avvisa Regalzi che hai cambiato il tema del blog.

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Non abbiamo l'autorità per "avvisare" Giuseppe, ma il termine proporre potrebbe andare bene.

Caro Giuseppe, scusandoci per il disturbo e per l'ardire, ci permettiamo di proporre, a furor di popolo, la modifica del tema del post (non del blog) da "L'accanimento terapeutico e l'uso delle congiunzioni" a "Tiro al bersaglio sulle scempiaggini che i soloni della dottrina partoriscono a getto continuo con gran stridore di meningi e spreco di incenso per giustificare la loro inutile nonchè dannosa esistenza e soprattutto i soldi che parassitano dallo Stato per il loro mantenimento".
Grati per l'attenzione, approfittiamo dell'occasione per porgere cordiali saluti.

filippo

Michele Pezza da Itri ha detto...

Anguillesco filippo, senza ritegno alcuno! Prima affermi che «… in discussione non era il nostro di sonno, ma casomai quello di chi prende sul serio solenni amenità del calibro della transustanziazione, del dio uno e trino…» e quando ti si fa notare che con l'accanimento terapeutico, tema del post, tutto ciò non ha niente a che fare, ti atteggi ad anima candida che può solo proporre a Giuseppe?
Guarda che qui gli scripta manent e si sa benissimo quel che hai detto!

Sarò ben lieto di partecipare a qualsiasi post interessante.

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Ad essere precisi, ancora prima avevamo parlato di cancellazione del limbo, anime da traslocare, assunzione di Maria e sesso degli angeli, giusto perché scripta
manent. E, in assenza di obiezioni da parte degli amministratori del blog, abbiamo intenzione di procedere con il tiro rapido ad alzo zero sulle scempiaggini di cui sopra, anche se l’impressione è quella di sparare sulla croce rossa…

* * * *

Corrisponde alla verità dottrinale che Maria è stata assunta in cielo anima e corpo? Perché, se così fosse, emergerebbero dei problemini che, verosimilmente, sono sfuggiti all’attenzione dei soloni in questione…

Michele Pezza da Itri ha detto...

Caro filippo, non avevo mai incontrato uno al quale si adattasse così bene la frase di Heinrich Böll "Gli atei mi annoiano: parlano sempre di Dio!"
Eppure sono curiosità che è semplice togliersi, ma visto che sembri un po' tirchio nel non volerlo comprare, sarei ben lieto d'inviarti una copia del Catechismo dove tutto è spiegato per benino. Il Compendio costa meno ed è alla tua portata, e non solo economica. Certo, bisogna applicarsi.

Buona lettura!

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Oltre che atei, per essere precisi, saremmo anche antistorici.
Ma, in un caso e nell'altro, quando il nostro non trova di meglio, e gli succede spesso quando ci incontra, preferisce evitare il contatto e sparire in una nuvola (di incenso ovviamente)…