venerdì 21 ottobre 2011

C’è chi dice no

Provate a domandarvi: “chi sono gli obiettori di coscienza?”. In molti mi hanno risposto: “i medici che non vogliono eseguire aborti per ragioni di coscienza”. La risposta è parziale e approssimativa.
C’è di mezzo anche una questione anagrafica: oggi, al contrario di qualche tempo fa, di obiezione di coscienza si parla soprattutto in campo sanitario. Inoltre l’interruzione di gravidanza è uno dei temi più controversi dal punto di vista morale.
La risposta però è soprattutto l’effetto di un profondo cambiamento semantico avvenuto in questi anni.
Questo cambiamento è stato consacrato quando il diritto alla obiezione di coscienza è entrato come diritto positivo nelle leggi italiane: prima con il servizio civile alternativo alla leva, poi con la legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza e la legge 40 sulle tecniche riproduttive.
Fino ad allora chi sceglieva l’obiezione di coscienza si opponeva a una legge, a un divieto o a una imposizione. Era un reo. Poi sono stati tracciati dei confini legali. Una specie di riserva in cui gli obiettori potevano essere addomesticati. L’obiezione di coscienza è entrata nel sistema normativo e l’obiettore, seppure a certe condizioni, è stato autorizzato dalla legge.
Qual è il significato originario della obiezione di coscienza? L’obiezione di coscienza è un esempio illuminante dei rapporti tra le scelte individuali e le leggi dello Stato; tra l’ambito normativo e lo spazio della nostra morale. La libertà di scelta altrui non è minacciata dalla decisione dell’obiettore genuino, se non in un senso debole per cui ogni nostra azione riguarda anche gli altri. Il conflitto non è tra un singolo e l’altro, ma tra un singolo e l’obbligo di rispettare un divieto o un ordine la cui violazione non lede il diritto di qualcuno. Non è un diritto positivo, ma un modo per “sottrarsi” – in via eccezionale – a una qualche norma. Anteporre un dovere morale a una legge comporta però un prezzo da pagare, spesso molto alto. L’obiezione di coscienza, inoltre, è una azione pacifica e individuale.
Il profilo dell’obiettore ha subìto negli ultimi anni un vero e proprio stravolgimento e oggi l’obiezione di coscienza è spesso usata, senza troppi complimenti, come un ariete per contrapporsi a diritti individuali sanciti dalla legge. È frequente che lo scontro sia tra un singolo e l’altro: “i medici che non vogliono fare aborti per ragioni di coscienza” entrano direttamente e personalmente in conflitto con le donne che richiedono quel servizio previsto dalla legge 194.
La manipolazione del suo significato è compiuta: l’obiezione di coscienza è spesso brandita come arma contro l’esercizio delle singole volontà. È un destino buffo per uno strumento dal sapore liberale e libertario, più affine all’individualismo e alla disobbedienza civile che all’autoritarismo e al moralismo legale.
Da Antigone alle donne che oggi chiedono di abortire, passando per il Dr House e per i medici che non vogliono prescrivere la contraccezione d’emergenza, l’odierna obiezione di coscienza merita una riflessione attenta. Non possiamo più eludere alcune domande: come può funzionare un servizio fiaccato dal 75% di defezioni (questa è la percentuale nazionale degli obiettori di coscienza rispetto alla interruzione di gravidanza)? È giusto scegliere una professione e poi chiedere un esonero? Perché dovrebbe valere solo per i medici, e non per gli avvocati, i giudici o le forze dell’ordine?

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Qualsiasi comportamento di una o piu' persone genera un riverbero su una o piu' persona. Possiamo discutere dell'entita' del riverbero. Ne' ha senso distinguere tra obiezione alla leva ed obiezione all'aborto. O sono lecite entrambe o nessuna delle due....Entrambe generano reazioni a catena sulla tutela di diritti di soggetti coinvolti...
Non so' se leggero' il tuo libro, per capire meglio il tuo pensiero, di sicuro ti faccio i miei complimenti per il lavoro svolto, e gli auguri.... per l'esito della pubblicazione...
francesco sirio

Giovanni Ceroni ha detto...

E' vero l'obiezione di coscienza 'legale' snatura, e imbriglia, almeno in parte, quella che è la vera obiezione di coscienza.
Io devo, per obiezione di coscienza, per rispetto all'unica vera legge, difendere il debole bimbo, innocente, che in virtù di una legge ingiusta, la legge 194, può essere ucciso.
La vera obiezione non ha bisogno della copertura legale. Semplicemente è un rifiuto nel farsi coinvolgere le più aspro degli omicidi, quello verso un essere inerme, verso un figlio, verso l'innocente.
Giovanni Ceroni

Chiara Lalli ha detto...

Grazie Giovanni, non saremmo mai arrivati a capirlo.

elivalda ha detto...

Nel 2012 sentir ancora paragonare l'IVG all'omicidio e additare le donne che la praticano come assassine mi sembra davvero una cosa barbara, insensibile, miope. Ma gli uomini cosa ne sanno del dolore che implica quella scelta, spesso obbligata? Della ferita che la donna si porterà dietro per sempre? Troppa gente continua a mettersi sul pulpito per giudicare e condannare.....

Anonimo ha detto...

Parolina di sei lettere risolvitutto: PAGARE!
Si deve PAGARE!
Vuoi fare l’ obiezione di coscienza? PAGHI!
Se veramente è una questione di coscienza, l’obiettore sarà ben lieto di pagare!
Pagare un prezzo.
Non necessariamente di natura economica.
Un tempo c’era l’ obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio.
Fu introdotto poi la categoria dell’ obiettore.
Nella prima fase, però, si doveva scegliere fra fare 12 mesi di naja o 24 mesi facendo il servizio civile.
Se si è veramente un pacifista al 100% che aborrisce le armi, non si hanno problemi a sobbarcarsi un periodo doppio di ferma, per rispettare la propria coscienza.
Però se è primo dovere del cittadino quello di svolgere il servizio militare è altrettanto chiaro che deve essere anche data la possibilità di sottrarsi – per motivi di coscienza – a tale dovere. Pagando, però.
Concludo con un ricordo personale.
Tanti anni or sono, ho frequentato per due mesi, come tirocinante, un reparto di ginecologia.
Il primario era cattolico e obiettore.
Qualche altro ginecologo era obiettori per Fede, ma svariati altri erano diventati obiettori chiaramente per compiacere il primario e ANCHE PERCHÉ NON COSTA NIENTE, oltre al fatto che - anche se si è dichiaratmednte menefreghisti, laici, atei, materialisti, ecc. l’ interruzione di gravidanza rimane un intervento non gradevole da farsi e non certamente uguale a togliere una cisti ovarica o un fibroma uterino!
Chi si sopprime non è certamente una persona (e quindi non si può parlare legittimamente di omicidio), ma è pur sempre una vita umana!
C’era – in quel reparto – un solo ginecologo non obiettore!
Ed era lui a espletare tutte le interruzioni di gravidanza.
E ricordo molto bene che - un giorno - si lamentò con il sottoscritto dicendo che non si era laureato in medicina e specializzato in ginecologia per effettuare, per due mattine alla settimana, tutte le settimane, solo interventi di interruzione di gravidanza. Interventi che non rappresentano certo dei grandi momenti di crescita pratica e culturale.
Ciao Luca

Anonimo ha detto...

Luca, in teoria sono d'accordo con te: se siamo impiegati in Ospedale pubblico e l' IVG è un intervento praticabile entro i limiti di legge, è nostro dovere partecipare tutti e non sottrarsi.... ma al momento di dover eseguire personalmente un intervento di interruzione di gravidanza, ho sentito che non ce la potevo fare. Fortunatamente la legge permette anche a me di continuare a lavorare senza dover violentare la mia coscienza eseguendo interventi che sento (per me) intollerabili. Il servizio è comunque da noi garantito da altri colleghi (che non fanno solo quello). Svolgo il mio lavoro in ospedale con competenza e passione in un altro campo. Mai ho fatto pesare alle pazienti la mia personale posizione (non la esplicito mai), dico sempre "noi siamo dalla sua parte e la sosteniamo qualunque sia la sua decisone" e so per esperienza che ci sono situazioni drammatiche, e non mi permetto di giudicare nessuno. Perché devo essere giudicata io? Fortunatamente nella nostra professione ci sono così diverse sotto specializzazioni, che possiamo trovare qualcosa di più vicino alla nostra sensibilità. Il problema nasce dove si fa difficoltà a trovare il team obiettore e questa situazione calpesta il diritto della paziente (ricordo che non solo il ginecologo, ma anche l'anestesista e il personale di sala operatoria deve presentare o no obiezione).
saluti e compimenti ,
michela

Anonimo ha detto...

Scusate, aggiungo ancora un pensiero.
Si tratta di un tema complesso e che sollecita nel profondo la nostra coscienza, qualunque sia la nostra posizione. Le donne stesse che devono ricorrere a questo intervento non lo fanno (spesso) a cuor leggero, ma con sofferenza. E questo accade qualunque sia la nostra posizione morale o la nostra fede religiosa. E' un momento di grande vulnerabilità della donna, della coppia. Ed è per questo che a volte basta una parola: "obiettore" , per ferire nel profondo la paziente. A volte sembra che solo per il fatto che io mi sia dichiarata obiettrice, questo comporti un giudizio morale su di lei e sulla sua scelta. Questo soprattutto nel caso della diagnosi prenatale, in cui si tratta di una gravidanza cercata, ma purtroppo con una diagnosi di patologia fetale.
Saluti,
michela