PERVERTIMENTI Secondo la bioeticista Chiara Lalli (La Sapienza, Roma) «c'è chi dice no» all'obiezione di coscienza, cioè a un «pervertimento semantico», perché l'aborto, da quando la legge lo ha legalizzato, è diventato un diritto mentre – sostiene su Il Sole 24 Ore (domenica 4) – l'obiezione ha cessato di esserlo. Di qui una serie di deduzioni che a un distratto possono sembrare logiche (la Lalli insegna anche Logica), ma non lo sono, perché è sbagliata la premessa. Infatti il legislatore ha riconosciuto il diritto all'obiezione, proprio perché l'aborto non lo è e quindi non può corrispondergli alcun obbligo. Infatti: 1) il concepito/feto è un essere umano e dunque ha diritto alla vita; 2) l'aborto resta un reato quando è clandestino, anche se è in tutto uguale a quello legale; 3) Il giorno in cui, al Senato, si stava per votare definitivamente la legge 194, il ministro della Giustizia, Francesco Bonifacio, dichiarò di prendere atto che gli stessi promotori della legge avevano «seccamente smentito la tesi, aberrante sul piano costituzionale, civile e morale, secondo la quale l'aborto costituirebbe contenuto e oggetto di un diritto di libertà». È agli atti del Parlamento.(Risposte scientificamente antiscientifiche, Avvenire, 11 marzo 2012).
Vengo a sapere da Pier Giorgio Liverani che cosa ho davvero scritto in C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto. Come cambia l’obiezione di coscienza.
Di questo lo ringrazio, non avrei mai saputo inventare una sintesi tanto efficace delle mie ipotesi a proposito dello slittamento semantico della obiezione di coscienza.
È evidente che Liverani non solo non ha letto il mio libro (forse ha letto solo il titolo), ma nemmeno la legge 194, in particolare l’articolo 9 dove c’è scritto che il “servizio” (cioè l’interruzione di gravidanza) va garantito.
La premessa che mi attribuisce è fantasiosa, non è nemmeno una riduzione affrettata ma proprio uno stravolgimento di quanto ho scritto.
Sul resto è inutile soffermarsi, è inutile rispondere a chi non legge e non ascolta, sembrerebbe di parlare da soli (domenica 4 non ho sostenuto nulla su Il Sole 24 Ore, forse Liverani si riferisce alla intervista di Manuela Perrone uscita sull’inserto Sanità il martedì successivo). È inutile anche rispondere sulle inferenze molto disinvolte compiute al punto 1 e 2. Per non parlare del 3, argomento d’autorità per l’allora ministro della giustizia. Cioè se l’ha detto il ministro della giustizia è vero e incontestabile!
Più che pervertimenti, perversioni.













