Un primo giro di commenti lo avevo raccolto qui. Ecco la seconda puntata (9-11 aprile).
mercoledì 23 aprile 2014
The Day After (sequel)
Postato da Chiara Lalli alle 18:52 3 commenti
Etichette: Corte Costituzionale, Fecondazione eterologa, Legge 40/2004, Riproduzione artificiale
«Sono obiettore»
È il sabato prima di Pasqua. L’unico medico presente (Salvatore Felis, 57 anni) è quello di guardia, che però è un obiettore di coscienza e non ha alcuna intenzione di prendersi carico della paziente. Il primario Claudio Gustavino viene informato del problema per tempo, ma sottovaluta la situazione: pensa (non si sa su quali basi*) che il ginecologo, al di là delle sue idee in merito alle interruzioni di gravidanza, eseguirà comunque gli accertamenti previsti. E che la paziente sarà dunque dimessa. Ma, come era prevedibile visto che il dottor Felis è un obiettore di coscienza, succede tutto il contrario: passano le ore e la giovane donna viene abbandonata in corsia. Da sola, in compagnia delle infermiere che però non sanno nulla e non possono aiutarla. Nessuno si prende la briga di spiegarle quello che sta accadendo. Così, a un certo punto, in preda allo sconforto e alla disperazione, non le rimane altro da fare che chiamare la polizia. Arrivano gli agenti e solo a quel punto, poco prima delle 18, i vertici dell’ospedale, compreso Gustavino, si muovono (di corsa) per trovare una soluzione. Risultato? Viene trovato un dottore disposto a visitare la ragazza. Ma, nel frattempo, sono le 19.30 e lei può finalmente lasciare l’ospedale. Quello che è accaduto sabato scorso non è solo un corto circuito, una falla nel sistema organizzativo del reparto. Non dal punto di vista della giovane donna che ha vissuto un’esperienza traumatica.Rifiuta esame dopo l’aborto: «Sono obiettore», interviene la polizia, Il Secolo XIX, 23 aprile 2014.
*Sulla base della legge 194, articolo 9?
Postato da Chiara Lalli alle 16:09 1 commenti
Etichette: Aborto, Interruzione volontaria di gravidanza, Legge 194/1978, Obiezione di coscienza
Chiusa l’inchiesta su Stamina
Il procuratore Raffaele Guariniello sta notificando, proprio in queste ore, i provvedimenti con i capi d’accusa per venti indagati. Ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, aggravata dall’essere ai danni del servizio sanitario nazionale, e somministrazione di farmaci pericolosi. Oltre al presidente e al vicepresidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni e Marino Andolina, sono coinvolti neurologi, biologici, otto medici degli Spedali Civili di Brescia e anche un membro dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco).Oggi su la Stampa.
Spam elettorale, ovvero «senza chiedere il permesso»
È nella posta stamattina. Manca meno di un mese ed è solo la prima mail elettorale e ancora nessun sms, in fondo mi è andata bene. Ma sarei curiosa di sapere come la mia mail è arrivata al mittente. In fondo al testo di promozione c’è pure scritto «Email inviata con Logo MailUp». Apro e arrivo alla pagina «Policy antispam».
Non ho mai dato alcun «esplicito e preventivo consenso alla ricezione», però posso cancellarmi «facilmente e con sicurezza in qualunque momento, in massimo due clic». Grazie.
Alla pagina «Termini e condizioni», paragrafo VI «Spam e limitazioni» si specifica che:
È fatto assoluto divieto di utilizzo da parte dell’UTENTE dei servizi del FORNITORE per scopi illeciti, per invio di pubblicità non richiesta (altrimenti detta invio di "spam" e fare "spamming") a gruppi di discussione su Usenet ("newsgroup") e/o ad indirizzi di destinatari che non hanno alcun rapporto con il mittente o, in ogni caso, che non hanno preventivamente espresso il proprio consenso alla ricezione di comunicazioni inviate utilizzando il Servizio. Tale consenso deve presentare i requisiti previsti dalla vigente normativa ed essere quindi preventivo, espresso, libero, informato e riferito a trattamenti specifici. È quindi considerato spam e pertanto non consentito, ad esempio e senza limitazioni, l’invio ad indirizzi email acquistati da fornitori di Elenchi Categorici, ad indirizzi email pubblicati su internet o comunque reperibili da elenchi pubblici, oppure ad indirizzi email creati con algoritmi automatici a partire dall'elenco di nomi, cognomi e domini più comuni.Certo, certo, lo so che ci avrei messo meno tempo a cancellarmi «in massimo due clic».
mercoledì 16 aprile 2014
«Cari amici»
Cari amici, il silenzio non è sinonimo di inattività, anzi mai ci fu periodo così frenetico come questo nella storia di Stamina. Iniziamo a dire che Stamina continua la sua attività per portare avanti la metodica ovunque si possa dare un sollievo alle persone malate e alle loro famiglie. È nato il Movimento Stamina Italia Onlus apartitico, apolitico, ma sostanzialmente pro speranza e pro cure compassionevoli. Andrà a sostiuire i comitati pro stamina regionali e darà nuova linfa a questa battaglia. Due stati esteri hanno approvato e autorizzato la metodica Stamina ed un terzo sta decidendo in questi giorni. Non vogliamo però dare agli italiani che hanno risposto fiducia in Stamina un futuro da esuli anche se il ministro nullafacente della salute se lo meriterebbe abbondantemente. Stiamo ancora aspettando la nomina del suo comitato scientifico che dovrebbe adempiere ad una legge dello stato (decreto balduzzi 2013). Stiamo ancora aspettando che qualche paziente della lista di attesa (più di 150 persone) venga chimato dagli spedali incivili di Brescia almeno per dirgli che può morire in pace senza più attendere una speranza sancita dalla legge e da un giudice che gli viene illegalmente negata. 180 giudici in tutta Italia si sono espressi favorevolmente al metodo stamina, altri hanno negato questa speranza a persone gravemente malate ed in pericolo di vita. L'ultima sentenza di un giudice di Marsala, che non è un pro stamina, ha solo evidenziato i fatti chiarendo a molti quanto sta succedendo. La sua sentenza che richiede al nosocomio Bresciano di riprendere immediatamente le cure per il piccolo Gioele in alcuni passaggi mette in luce verità che meritano di essere sottolineate.
LA BARBARIE CHE LO STATO ITALIANO STA METTENDO IN ATTO NEI CONFRONTI DEI PAZIENTI:
'È giuridacamente arduo, infatti, non ravvisare un'ATROCE BARBARIE nel privare un malato, ancorchè grave e senza speranza, di un sollievo ancora possibile e umanamente praticabile poichè ciò equivarrebbe a ledere in modo DELITTUOSAMENTE ILLECITO LA DIGNITÀ UMANA e un migliore livello di benessere, non solo del paziente, ma anche dei familiari in quanto intrinsecamente assorbiti nella sofferenza del proprio congiunto. Nel caso in esame le evidenze storico fattuali e cliniche versate in atti, dimostrano infatti, in maniera peraltro del tutto incontestata che Gioele sin dalla prima somministrazione di cellule staminali mesenchimali, ottenute con il metodo Stamina, ha manifestato sensibili miglioramenti che travalicano le normali aspettative di una qualunque cura compassionevole.'
I RISULTATI MEDICI COMPROVATI DA ESAMI DEL PICCOLO GIOELE
'[...] Il piccolo è riuscito non solo a superare tale infausta previsione temporale [sei mesi di aspettativa di vita], ma ha, anzi, goduto di una sensibile riduzione dei terrificanti sintomi della malattia, giungendo, nel giro di pochi mesi, contrariamente a quanto gli era assolutamente precluso in precedenza, a respirare in modo autonomo, a sorridere ai genitori, a muovere gli arti e ad accrescere il proprio peso da 3,7 kg iniziali a 11,8 kg pienamente commisurati alla sua età di 3 anni.'
LA RISPOSTA ALLA VIGLIACCHERIA DI ALCUNI DEI MEDICI DI BRESCIA
'Gli interessi giuridici che verrebbero infatti, irrimedialmente conculcati in caso contrario sono, innanzitutto, il diritto alla salute e alla vita individuale, essendo evidente che il diniego del proseguimento della cura Stamina determinerebbe una vistosa e inammissibile perdita di chance di sopravvivenza e miglioramento della vita, BEN POTENDOSI, ANZI, DELLE GRAVI FORME DI RESPONSABILITÀ PENALE A CARICO DI SOGGETTI CHE, ESSENDO LEGALMENTE TENUTI A DARE SEGUITO AL PRESENTE PROVVEDIMENTO, ABBIANO CONTRIBUITO AD INTEGRARE CON LE LORO CONDOTTE OMISSIVE oltre che il delitto pp. dell' art. 388 cp, anche delle forme di contributo eziologicamente rilevante per il mancato imledimento del malaugurato evento MORTE, ove concretamente evitabile e rinviabile alla luce dei positivi risultati terapeutici pregressi.'
IL DANNO FATTO ALLA SOCIETÀ E ALLA SCIENZA BOICOTTANDO STAMINA
'Verrebbe inoltre irrazionalmente compromesso il diritto al miglioramento della vita e della salute collettiva essendo evidente che l,immotivata interruzione del trattamento priverebbe la SOCIETÀ UMANA e la COMUNITÀ SCIENTIFICA, della possibilità di apprezzare fino in fondo le caratteristiche, i limiti e le prospettive di un eventuale futuro sviluppo delle appliccazioni terapeutiche delle cellule staminali mesenchimali, sottraendo eventuali spazi di avanzamento del progresso medico scientifico, a detrimento del miglioramento delle condizioni di vita generali.' Bene questo è il diritto e questa è la logica che vorremmo trovare anche negli uomini e nelle donne che governano questo paese. Abbiamo invece visto vigliacchi in malafede e professionisti delle poltroncine che occupano comportarsi con i risultati evidenti ottenuti dai pazienti di Stamina come fossero la polvere da nascondere sotto un tappeto. È ora di cambiare per le persone malate ed i loro familiari, per tutti noi.16 aprile 2014.
(Qui c’è l’ordinanza di Torino).
domenica 13 aprile 2014
«La gravidanza è un dovere»
Il volto della coerenza in tutta la sua nitidezza. Prosegue Sgreccia:
«La vita è un bene primario. Come per le donne violentate, c’è il dovere di portare a termine la gravidanza». Fa esplicito riferimento al messaggio di Giovanni Paolo II alle bosniache stuprate in guerra il cardinale bioeticista Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita, direttore al «Gemelli» del Centro di Bioetica e dell’istituto creato all’Università Cattolica.
Postato da Chiara Lalli alle 10:04 3 commenti
Etichette: Gravidanza, Interruzione volontaria di gravidanza, Stupro
giovedì 10 aprile 2014
Dopo la legge 40
Con la sentenza di ieri della Corte Costituzionale si chiude di fatto, se non ancora di diritto, la vicenda della legge 40 sulla procreazione assistita. Rimangono ancora spuntoni pericolanti da abbattere, ma il grosso dell’edificio è ormai venuto giù. Concepita come la prima risposta integralista alle grandi leggi laiche sul divorzio e l’aborto, è sembrata segnare per un poco una svolta e l’avvio di una reconquista cattolica; ma con il senno di poi, erano evidenti fin dal principio i suoi punti deboli. Il primo è l’estraneità totale del pensiero integralista rispetto allo Stato laico. Un’ideologia che pretende di imporre a tutti, volenti o nolenti, il suo concetto – per giunta assai idiosincratico – di bene, e che minimizza o nega sfrontatamente i diritti delle minoranze (tranne, naturalmente, quando in minoranza si ritrovino i suoi sostenitori), rappresenta un corpo estraneo in uno Stato che, nonostante i mille inquinamenti, le mille inadempienze e i mille tradimenti rimane, nella sua struttura fondamentale se non nella pratica quotidiana, ancora liberale. Un corpo estraneo che prima o poi sarà rigettato. Facendo un giro per i blog e i giornali integralisti che in queste ore danno sfogo a tutta la loro rabbia impotente, colpisce che la stragrande maggioranza dei commentatori lamenti una presunta ferita alla democrazia: «Ci avete confermato che la volontà del popolo, in questa che passa per essere una democrazia, non conta una beata cippa»; «questa sentenza è un ennesimo attacco alla democrazia rappresentativa»; «In Italia i giudici, che non sono eletti da alcuno, non rispettano i limiti delle proprie funzioni, cioè perseguire chi non rispetta le leggi, ma agiscono come legislatori, imponendo nuove leggi o modificando le leggi esistenti»; «Sono sconcertata […] per il metodo, profondamente antidemocratico, che si sta utilizzando per cancellare leggi invise ad alcuni: i giudici ribaltano leggi votate da un parlamento e confermate da un referendum»; «Bisognerà forse riscrivere la costituzione e aggiornarla sancendo che in Italia il potere giudiziario non applica solo la legge ma ha assunto un ruolo a tutti gli effetti legislativo che sovrasta anche la volontà del Parlamento e di un voto popolare». Credo che qui non sia solo questione di banale ignoranza dei compiti e dei poteri della Consulta: questa gente sembra profondamente, irrevocabilmente estranea a ogni concetto di garanzia costituzionale e di limitazione del potere della maggioranza; vive da straniera in uno Stato di cui non riconosce i principi. (Si avverte, è vero, anche l’eco di vent’anni di devastante propaganda berlusconiana, che però presuppone per la sua ricezione un comune sentire.)
Il secondo punto debole è che gli integralisti sono divenuti vittime della loro stessa propaganda. Tutti ricordiamo l’assurda pretesa che fosse stato il 75% degli Italiani a bocciare il referendum abrogativo della legge 40 – pretesa che ha cominciato a circolare quasi subito dopo il voto, e che da allora è stata ripetuta innumerevoli volte. Questa sembrava all’inizio propaganda buona solo per spiriti molto, molto semplici; ma ben presto è apparso chiaro che gli stessi integralisti cominciavano sorprendentemente a darle credito; in più di una discussione ho notato come l’interlocutore sembrasse incapace di comprendere il concetto di astensione dal voto. Ancora stamattina, per esempio, nell’editoriale apparso su Tempi.it («La sentenza della Consulta sulla legge 40 è assurda in democrazia, ma non in uno stato di polizia», 10 aprile 2014) Luigi Amicone sembra convinto che nel referendum del 2005 la maggioranza dei votanti si sia espressa a favore della legge 40 («nessuna Corte, neppure la più alta, è legittimata a sentenziare lo svuotamento e il pratico annullamento dei risultati di un referendum popolare»), quando nella realtà, com’è noto a chiunque abbia un minimo di memoria storica, furono i contrari alla legge a vincere il referendum, il cui risultato fu però annullato per il mancato raggiungimento del quorum (la Corte, checché ne pensi il confuso Amicone, non ha abrogato l’esito del referendum ma alcuni articoli della legge stessa). Sommare il voto degli astensionisti per disinteresse al voto degli astensionisti per astuzia è totalmente arbitrario; qui però quello che ci interessa è notare come, giungendo a credere alle proprie stesse menzogne, gli integralisti abbiano iniziato a nutrire una pericolosa fiducia in un ampio consenso popolare, di fatto mai esistito.
Il terzo punto debole della legge è stata la scarsissima caratura intellettuale del ceto politico che l’ha imposta e sostenuta. La legge 40 è stata notoriamente una delle leggi peggio scritte della storia della Repubblica; mi limito qui a ricordare il divieto di diagnosi preimpianto, rubricato incongruamente sotto il titolo «Sperimentazione sugli embrioni umani». Svarioni di questo genere hanno indubbiamente facilitato la graduale erosione della legge. Il dilettantismo e l’approssimazione personali, le gaffe dei politici, della stampa e dei giuristi integralisti e clericali hanno anche impedito, credo, l’accreditamento delle loro idee (di per sé già improbo, come abbiamo visto) presso un’élite giuridica che avrà certo mille difetti, ma che alla fine si è trovata quasi da sola, vista la viltà della stragrande maggioranza dei politici, a difendere la natura liberale della Repubblica.
Cosa accadrà adesso? Credo che il primo effetto della caduta della legge 40 sarà una netta radicalizzazione dell’integralismo. Già alla sua approvazione la legge aveva causato una divisione nel cosiddetto movimento pro-life: la dottrina cattolica vieterebbe in realtà anche la fecondazione artificiale omologa, non da ultimo perché causa inevitabilmente la perdita di numerosi embrioni. La 40 era ritenuta un compromesso politico accettabile (anche e soprattutto dal clero ruiniano), ma una parte dei pro-lifer rifiutò qualsiasi forma di cedimento al «male minore», fino a fondare – in polemica con lo storico Movimento per la Vita di Carlo Casini, ritenuto troppo accomodante – l’organizzazione della Marcia per la Vita (alla secessione contribuirono anche contrasti personali e di gestione del potere). Oggi, di fronte al fallimento totale della strategia di compromesso, che sembra paradossalmente aver fruttato solo la convinzione del pubblico che la fecondazione artificiale omologa sia considerata lecita dalla Chiesa, gli intransigenti possono vantare di avere avuto ragione, come fa per esempio Tommaso Scandroglio sul sito della Nuova Bussola Quotidiana («Legge 40, come volevasi dimostrare»):
una volta che abbiamo accettato il principio che la vita può essere prodotta in provetta, il fatto che i gameti provengano o meno dalla coppia è aspetto secondario. Diventa tutto e solo una questione di limiti ad un male ormai legalizzato. Ingoiato il cammello come stupirsi che possiamo ora ingoiare anche il moscerino? Questa sentenza è insomma figlia della stessa legge 40.(Per una squisita ironia della Storia, in queste settimane la Marcia per la Vita è scossa al suo interno dalle critiche violentissime mosse da una minoranza ancora più intransigente: si sa come si finisce, quando si fa a gara a fare i puri...)
[…] la sentenza è frutto della difesa strenua di alcuni ambienti cattolici della stessa legge. Se tuteli il male, questo non potrà che svilupparsi e portare frutto. La male pianta non può che essere sradicata al più presto. Detto in soldoni, il compromesso è la porta d’ingresso a mali ben peggiori.
Questo atteggiamento però comporta quasi inevitabilmente una perdita di presa sulla politica, che molto difficilmente può fare a meno di cercare compromessi. Con il tramonto del berlusconismo, d’altra parte, e soprattutto con lo spostamento d’accento del nuovo papa – con la nuova «dottrina percepita» della Chiesa, potremmo dire, pur nella invariabilità della dottrina effettiva – nonché con l’esempio del fallimento di chi ha dedicato lunghi anni alla lotta per la legge 40, la politica è destinata col tempo a perdere relativamente interesse per l’agenda integralista. Potremmo assistere dunque alla formazione di un extraparlamentarismo integralista, di cui oggi già appaiono i primi esempi; anche la sempre più evidente deriva complottistica, con la creazione di nemici inesistenti (la fantomatica «ideologia del gender»), il preannuncio tanto angosciato quanto grottesco di persecuzioni imminenti, il diffuso vittimismo aggressivo, gli episodi di vera e propria ideazione paranoide nei soggetti più deboli, sono segni di uno stress psicosociale che deriva dalla percezione di un abbandono da parte dei tradizionali referenti politici. Ma è possibile allo stesso tempo anche una deriva settaria, con l’accento posto sulla purificazione del gruppo, magari propedeutica a una vagheggiata palingenesi futura, e con l’abbandono dell’impegno propriamente politico.
Il futuro resta come sempre oscuro. Nel frattempo, già si profilano all’orizzonte possibili progressi tecnologici di fronte ai quali le discussioni attuali ci sembreranno litigi di bambini. Ci aspettano tempi interessanti in cui vivere.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 16:15 2 commenti
Etichette: Corte Costituzionale, Legge 40/2004, Marcia per la vita, Movimento per la Vita
mercoledì 9 aprile 2014
The Day After
Postato da Chiara Lalli alle 21:00 25 commenti
Etichette: Corte Costituzionale, Fecondazione eterologa, Gameti, Legge 40/2004
venerdì 4 aprile 2014
Stamina, le domande (senza risposta) di Elena Cattaneo
“Il più ciclopico deragliamento che la storia della medicina abbia vissuto”, così Elena Cattaneo, senatrice e correlatrice dell’indagine, ha definito la vicenda Stamina. La giornata di ieri è stata caratterizzata, oltre che dall’audizione dell’indagine conoscitiva, da alcune missive. La prima è del giorno precedente: Ermanna Derelli, direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia, ha mandato una lettera in cui comunicava che non si sarebbe presentata all’audizione in Commissione igiene e sanità prevista per il giorno successivo, 2 aprile 2014.
Le altre due sono dei componenti del Comitato etico degli Spedali, Francesco De Ferrari e Carmen Terraroli, già auditi lo scorso 18 febbraio. Il presidente del Comitato etico e la responsabile tecnico-scientifica hanno inviato entrambi una comunicazione alla Commissione igiene e sanità dicendo che non avrebbero risposto alle domande di Elena Cattaneo – 35 domande preannunciate durante l’audizione e inviate per iscritto, come da richiesta dallo stesso presidente affinché potesse anche lui rispondere con calma e per iscritto.
Entrambi affermano di avere già risposto, ma questo non è vero né in senso letterale né in senso più generale, riferendoci cioè alle loro audizioni. De Ferrari afferma addirittura che le domande sarebbero “di tipo “inquisitorio””, anche se quelle stesse domande erano state autorizzate dalla Commissione e hanno il mero intento di chiarire alcuni dei passaggi più controversi della vicenda Stamina e del ruolo del Comitato degli Spedali. Le domande rispettano lo spirito dell’indagine, ovvero cercare di capire come sono andate le cose e come s’è comportato il Comitato etico.
Wired, 3 aprile 2014.
Postato da Chiara Lalli alle 10:45 0 commenti
Etichette: Elena Cattaneo, Indagine conoscitiva Stamina, Stamina
mercoledì 2 aprile 2014
Elena Cattaneo sulle audizioni di oggi dell’indagine conoscitiva sul caso Stamina
Ho appreso oggi della indisponibilità del Presidente del Comitato Etico del Civili di Brescia a rispondere alle domande scritte da me poste, nonostante durante l’audizione lo stesso chiedeva di poter rispondere alle mie ulteriori domande per iscritto. Apprendo anche che la Responsabile Tecnico Scientifica del Comitato Etico del Civili di Brescia ha comunicato di non ritenere opportuno rispondere alle domande scritte che avevo formulato. Non posso che rammaricarmi di ciò. Tra motivazioni di tale scelta il Presidente del Comitato Etico lamenta il tono “inquisitorio” delle domande da me formulate. Eppure tutte e 35, puntualmente pubblicate sul sito della Commissione Igiene e Sanità, sono state vagliate dalla Presidenza della Commissione Igiene e Sanità e, evidentemente, se sono state trasmesse significa che esse non eccedevano i limiti propri dell'indagine conoscitiva che stiamo realizzando. Chiederò alla Presidente della Commissione senatrice Emilia De Biasi, che il Comitato Etico almeno metta a disposizione la documentazione richiesta in quel mio testo scritto e cioè le “cartelle cliniche” – opportunamente anonimizzate – relative ai pazienti iniettati a Brescia con il preteso “metodo Stamina”, i moduli del consenso informato sottoscritto dai primi dodici pazienti e i fascicoli istruttori – presumibilmente – predisposti dalla Segreteria Tecnica-Scientifica del comitato relativi ai suddetti primi dodici casi.
In relazione invece alla decisione di non presentarsi oggi da parte della Dr.ssa Ermanna Derelli, Direttore sanitario del Civili, non posso che dispiacermi anche se sono ben cosciente che tale scelta rientri nelle facoltà delle persone che la Commissione del Senato chiede di poter audire. Resto perplessa della nota che la Dr.ssa Derelli ha inviato insieme al suo diniego a presenziare. Ecco perché d’intesa col correlatore dell’indagine, Senatore D’Ambrosio Lettieri, abbiamo deciso di inviare un appunto alla Commissione del Senato. Nella nota ricevuta pare infatti si vogliano scaricare responsabilità su altri quando ormai l'indagine conoscitiva è così avanti e ha acquisito talmente tanti elementi di conoscenza da rendere tale intendimento infruttuoso. Qualsiasi responsabilità possa essere accertata (competenza estranea alla commissione) circa il ruolo di persone operanti al di fuori del Civili, ciò non toglie in base agli elementi assunti che i diversi attori dello stesso Spedali Civili di Brescia abbiano operato al di fuori delle norme riferite dal DM Turco 2006. Non prendere atto di tale dato fattuale significa regredire rispetto alle documentazioni, ai fatti certificati e alle conoscenze fin qui acquisite nell’ambito dell’indagine conoscitiva.
Postato da Chiara Lalli alle 20:06 0 commenti
Etichette: Elena Cattaneo, Indagine conoscitiva Stamina, Senato, Stamina
martedì 1 aprile 2014
Bioetica deliberativa, come discutere di questioni etiche in modo formativo
È moralmente ammissibile interrompere una gravidanza?
Si possono usare gli embrioni umani?
È più giustificabile usarli per l’impianto oppure per la ricerca?
Quali sono i criteri più giusti per ricevere un organo o un bene sanitario disponibile in numero minore rispetto ai richiedenti?
Sono solo alcune delle domande che possiamo farci in ambito bioetico. A queste domande si può rispondere seduti sul nostro divano, in ambito istituzionale oppure in un dibattito pubblico. Se nel primo caso potremmo permetterci di rispondere in modo distratto e contraddittorio, nel secondo e terzo dovremmo invece rispettare alcune regole. Queste regole dovrebbero essere particolarmente rigide nel caso in cui si scriva una legge coercitiva che finirà per schiacciare le nostre preferenze su un divieto o un limite.
“Bioeticadeliberativa” è un forum nato “per la partecipazione alle scelte pubbliche che riguardano le questioni etiche poste dalla medicina e dalla biologia”, promosso da IEO (Istituto Europeo di Oncologia), SEMM (Scuola Europea di Medicina Molecolare), IRCCS Ospedale San Raffaele e Università degli Studi di Milano (qui il Comitato dei garanti e il Comitato scientifico-tecnico).
Per partecipare al forum – proprio come dovrebbe valere per partecipare a una vera discussione su qualsiasi argomento – è necessario iscriversi e rispettare tre requisiti: informarsi, argomentare, discutere.
Wired.it.
Postato da Chiara Lalli alle 09:48 0 commenti
Etichette: Argomentazioni, Bioetica, Bioetica deliberativa, Deliberazione
































































