Quasi tutti i commenti dopo la chiusura dell'inchiesta hanno richiamato la necessità di rendere più umana, compassionevole, empatica, la medicina. Che oggi lo so sarebbe, e che per questo si troverebbe, in difficoltà nell'arginare i ciarlatani. Dando così quasi per scontato che vi sia una sorta di antagonismo tra le qualità scientifico-tecnica e morale dell'aiuto medico ai malati.Gilberto Corbellini, Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2014.
Per chi la storia della medicina la insegna, com'è il caso di chi scrive, si tratta di una perorazione francamente un po' minimalista. Or sono millenni che i medici vanno raccomandandosi l'un l'altro di mostrare simpatia e compassione per i malati, perché in passato si riteneva che questo generasse fiducia nel medico e quindi ne guadagnasse sia il rapporto con i pazienti sia la professione. A un certo punto, però, la medicina è diventata scientifica e poi è arrivata la cultura dell'autodeterminazione del paziente. Nel nuovo contesto l'efficacia e l'efficienza tecnico-operative hanno reso sempre meno necessario far uso di sentimenti per rafforzare la fiducia dei pazienti: un'infezione batterica che risponde agli antibiotici o un'appendicite si possono trattare con la stessa efficacia, suscitando ammirazione nei malati, sia che ci si dimostri empatici, sia che si abbia un carattere scontroso. Inoltre, il paternalismo medico è entrato in crisi in un modo che valorizza l'autonomia, i diritti e le scelte individuali.
sabato 26 aprile 2014
Stamina, quando è offesa la dignità dei malati
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Etichette: Ciarlatani, Davide Vannoni, Medicina, Ricerca, Stamina
domenica 9 settembre 2012
More Treatment, More Mistakes
According to a 1999 report by the Institute of Medicine, as many as 98,000 Americans were dying every year because of medical mistakes. Today, exact figures are hard to come by because states don’t abide by the same reporting guidelines, and few cases gain as much attention as that of Rory Staunton, the 12-year-old boy who died of septic shock this spring after being sent home from a New York hospital. But a reasonable estimate is that medical mistakes now kill around 200,000 Americans every year. That would make them one of the leading causes of death in the United States. Why have these mistakes been so hard to prevent?More Treatment, More Mistakes, july 31 2012, The New York Times.
mercoledì 25 aprile 2012
Predeath
Diagnosis of ‘pre-diseases’ is a growing trendWe all have a fatal condition: it’s pre-death, The Irish Time, april 24, 2012.
FEELING A bit left out because you are disease-free? Perhaps coffee mornings or lunches are somewhat one-sided as you listen to the health adventures of friends or colleagues?
There is a growing trend to diagnose people with “pre-diseases”. If you are about to develop diabetes, then you are “pre-diabetic”. And if you’re on the verge of being told you have high blood pressure, then you have “pre-hypertension”.
When you Google pre-disease, one of the first references to pop up is a website called predisease.com. This is its opening blurb: “Pre-disease is early disease. Disease has already begun and the complications and co-morbidities have started in the body. This is the stage when the body’s optimum balance or homeostasis is being disturbed. For example, in pre-diabetes, damage to kidneys, eyes, heart and nervous system have already begun and will progressively worsen, if not treated. When your cholesterol levels are slightly elevated, inflammation and damage to the coronary arteries has started with accumulation of plaque and this progressively worsens, if not treated.”
Scroll on and you will find how to order pre-emptive meds, special “pre-disease” therapies “to arrest the progression before it becomes irreversible”.
sabato 25 febbraio 2012
L’autismo dei lacaniani
Ignorando persino i pronunciamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, gli psicoanalisti francesi si ostinano a parlare di una psicosi causata da un’eccessiva freddezza della madre nei confronti del bambino, già in utero e/o dopo la nascita. Con quali prove sostengono questa ridicola tesi? Nessuna. Solo il dogma inventato negli anni Sessanta da discutibili personaggi: si tratti di Lacan, che spiegava l’autismo con il concetto di «madre coccodrillo», invadente e castrante, o di Bettelheim con l’allucinatoria immagine della «fortezza vuota», per definire i bambini autistici, e della «madre frigorifero», per spiegare la malattia riconducendola a un disturbo del rapporto emotivo madre/bambino, all’origine del quale vi sarebbe appunto la «frigidità» materna.
È evidente come, praticando la psichiatria con queste idee, si possono far solo danni. Ognuno può pensarla come vuole. Ma nell’età della medicina basata sulle prove di efficacia, un medico deve essere in grado di dimostrare empiricamente che le sue cure funzionano. Altrimenti è un ciarlatano. E va contro il vincolo deontologicodi non far del male ai pazienti e fornire i migliori trattamenti esistenti.Da leggere tutto. Gilberto Corbellini, 12 febbraio 20120, Il Sole 24 Ore.
Le Mur, di Sophie Robert.
Support The Wall - Autism.
Aggiornamento
Il pezzo di Corbellini ha suscitato varie reazioni (per esempio qui e qui). Oggi David Vagni lo ha intervistato (qui).
Postato da Chiara Lalli alle 17:13 5 commenti
Etichette: Autismo, Gilberto Corbellini, Medicina, Psichiatria, Psicoanalisi, Scienza
giovedì 27 ottobre 2011
The Benevolent Deception: When Should a Doctor Lie to Patients?
Truthfulness is the foundation of the doctor-patient relationship, both as a method of discourse and as one of the "most widely praised character traits" of a doctor. Gone are the days when doctors withheld certain diagnoses or treatment details from patients. If anything, doctors today are often forced to disclose excess and sometimes unnecessary information due to concerns about liability or to patients who have already canvassed the Internet on their own and have pressing questions. The doctor's challenge is to present what he or she knows to be true about the diagnosis and its treatment options and to do so in a manner that truly informs the patient. But there are limitations and pitfalls to this process, as illustrated in the following paraphrased conversation I recently had with a seventy-five-year-old moderately demented patient and his wife:Marc E. Agronin, The Atlantic, october 24, 2011.
Patient: Doctor, I know I can still drive. Just let me take a test.
Doctor A: I'm sorry, Mr. K, but I can't help you with that. As we discussed, your memory impairment makes it unsafe for you to drive.
Patient: Just let me take the test. I can drive just fine.
Doctor A: The memory testing tells us that you would not be a safe driver.
Patient: My memory is not that bad. I know I can drive.
Patient's wife: Honey, I told you that the car is not working now and needs to be fixed. Let's talk about it later.
Patient: Okay.
mercoledì 27 aprile 2011
Uomini e topi
Nel dicembre 2010, su queste pagine, Umore Maligno fa una battuta sulla sperimentazione animale. I protagonisti sono un cagnolino sottratto alla ricerca medica e un bambino che sta morendo di leucemia. Nelle settimane seguenti alla redazione del Mucchio arrivano molte mail di protesta. I temi più comuni e ricorrenti sono l’inopportunità di fare dell’ironia su un argomento tanto spinoso e l’inutilità della sperimentazione animale. In tutte le lettere si condanna la vivisezione. La scelta del termine è significativa. Riguardo alla critica che scherzarci su non sarebbe ammesso o gradito, ognuno sceglierà se concordare o sollevare dubbi al riguardo. L’ironia è un’indubitabile manifestazione di cinismo indifferente? I controesempi, dai giullari a Train de vie, sarebbero tanto numerosi da portarci su un altro piano e su un altro pezzo. Lasciamo da parte il come si parla e si scrive e arriviamo ai contenuti: l’aspetto che più colpisce del dibattito sulla sperimentazione animale è il disaccordo sulla utilità scientifica del ricorso agli animali.
(A CHE) SERVE LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE?
Decido di saperne di più sulla storia e sui risultati medici ottenuti passando attraverso la sperimentazione animale e di parlarne con Gilberto Corbellini, professore ordinario di Storia della medicina alla Sapienza di Roma.
Quando è cominciata la sperimentazione animale e che cosa oggi dobbiamo alle ricerche passate? Come sarebbe la nostra esistenza senza? Corbellini ci riporta al 300 a.C. e alla scuola medica di Alessandria: la filosofia naturalistica antica cerca di capire come funzionano gli organismi viventi. Comincia la sperimentazione sugli animali umani e non umani. “Galeno, circa quattro secoli più tardi, ha costruito la sua dottrina fisiologica sulla sperimentazione animale. C’erano molte ingenuità, perché trasferiva agli uomini le osservazioni fatte sulle scimmie, sugli ungulati e sui cani, senza rendersi conto che non era possibile trasferire per analogia all’uomo queste osservazioni. Pensava che l’utero umano fosse a forma di corno, perché così era quello di cane”.
[...]
LA COSCIENZA DEGLI ANIMALI
Il manifesto dell’iniziativa nata esattamente un anno fa e voluta da Maria Vittoria Brambilla per promuovere il rispetto per “i nostri amici a quattro zampe” solleva perplessità fin dal titolo. Gli animali non umani avrebbero “un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti”.
Quando si passa alla gerarchia di importanza, allora si perde davvero la pazienza.
- È necessario porre un freno al massacro degli animali nella stagione venatoria, fino alla totale abolizione della caccia.A parte la vaghezza dell’elenco e la mancanza di ipotesi per realizzare i punti indicati, a parte l’uso del termine “vivisezione”, a parte l’invito a regolamentare pratiche già regolamentate o a vietarne altre che già costituiscono reati (giustamente!, come l’abbandono o i maltrattamenti), a parte la perplessità di trovare Umberto Veronesi tra i firmatari del manifesto (sostiene il divieto della sperimentazione lui che incarna contemporaneamente la lotta ai tumori?), la promozione della sensibilizzazione contro l’uccisione di animali per farne pellicce lascia davvero sgomenti.
- Va eliminata la inumana detenzione di animali nei circhi e negli zoo.
- Va drasticamente vietata l’importazione di animali esotici da altri Paesi e continenti.
- Va regolamentato il barbaro trasporto di animali da macello in condizioni vergognose, senza cibo e acqua per giorni, ammassati in spazi invivibili. Anche agli animali presenti negli allevamenti occorre garantire un ambiente sano e che consenta libertà di movimento.
- Deve essere sempre vietato il feroce sgozzamento degli animali da macello senza stordimento e la conseguente agonia per dissanguamento.
- Va vietata e penalizzata la vivisezione, che è priva di reale validità scientifica.
- Va inoltre punito l’abbandono degli animali domestici e la loro detenzione in condizioni degradanti e va promossa un’azione di sensibilizzazione contro l’uccisione di animali per ricavarne capi di abbigliamento, come le pellicce.
Si vuole vietare l’importazione di animali esotici e solo sensibilizzare sulle pellicce? Allevare e scuoiare ermellini e volpi è moralmente preferibile alla detenzione in uno zoo? E secondo quale gerarchia? Quella delle prime alla Scala di Milano?
Su Il Mucchio Selvaggio di maggio.
Postato da Chiara Lalli alle 17:35 40 commenti
Etichette: Animali, Gilberto Corbellini, Il Mucchio Selvaggio, Maria Vittoria Brambilla, Medicina, Ricerca, Scienza, Sperimentazione Animale, Umberto Veronesi
martedì 11 gennaio 2011
Mani pulite
Non ci interessa sapere che numero di scarpe portano, se assomigliano di più al padre o alla madre, se sono omosessuali o eterosessuali, come recita lo spot. Ma dovrebbe interessarci, e molto, sapere se si sono lavati per bene le mani. Parliamo dei medici e degli infermieri a cui è affidata la cura della nostra salute e soprattutto quella dei più vulnerabili: neonati e puerpere, anziani e immunodepressi. Disinfettarsi le mani per gli operatori sanitari è un dovere, e non soltanto prima di entrare in sala operatoria come ci siamo abituati a vedere in Grey’s Anatomy e nelle altre medical series. Acqua e sapone, o ancor meglio i disinfettanti a base di alcol, dovrebbero essere utilizzati anche tra una visita e l’altra. Ma non tutti lo fanno: c’è chi ha fretta, chi ha le mani screpolate, chi tende a fregarsene, chi ha imparato il mestiere da maestri che non lo facevano. Negli Stati Uniti si stima che due milioni di persone l’anno contraggano un’infezione nosocomiale. In Italia si parla di 200.000 infezioni ospedaliere evitabili. Ovviamente non tutte le vacche sono ugualmente nere, ma i margini di miglioramento sembrano notevoli persino nei centri di eccellenza.Anna Meldolesi, Il Riformista, 31 dicembre 2010. Continua qui.
lunedì 15 novembre 2010
Curare il nemico? È un dovere
Berlino. Un chirurgo scopre in sala operatoria che il suo paziente ha un tatuaggio del Terzo Reich sull’avambraccio. Il chirurgo è ebreo e afferma che la sua coscienza non gli permette di eseguire l’intervento. Lascia la sala operatoria. Dice alla moglie del paziente “non opererò suo marito perché sono ebreo”. Il paziente è poi operato da un altro medico. Questa è la notizia riportata dall’Ansa e da altri quotidiani qualche giorno fa.
Il comportamento del medico è ammissibile? Senza dubbio è comprensibile. La nostra pancia ci porta a giustificare il medico, ma una analisi più a freddo ci obbliga a cambiare idea. È bene innanzitutto ricordare l’età dei due soggetti coinvolti: 46 anni per il medico, 36 per il paziente. È bene anche ricordare che un medico non può decidere chi operare e chi no in base a una valutazione morale del proprio paziente: anche agli assassini o agli aggressori è garantita l’assistenza medica.
In questo caso poi ci troveremmo più davanti a un reato d’opinione che a un vero e proprio reato: il tatuaggio non implica un comportamento criminale del paziente stesso. Può indicare una adesione a idee che ci suscitano orrore e ripugnanza, ma non è una dimostrazione di null’altro. Anzi, sappiamo bene che alcuni individui scelgono di tatuarsi o di uniformarsi a canoni di abbigliamento o di acconciatura senza essere nemmeno tanto consapevoli del significato di quei simboli.
In ogni modo l’aspetto più importante è che seppure scegliessi, nella totale consapevolezza, di rasarmi i capelli e di tatuarmi aquile e facce da Hitler non significherebbe che io sia colpevole di un qualche reato. Anche lo fossi alcuni diritti mi dovrebbero essere garantiti. Il medico si è trovato in una situazione sgradevole, ma la risposta non può essere quella di sottrarsi ai propri doveri.
Se giustificassimo la sua scelta di coscienza, configurabile come una obiezione di coscienza, fin dove potremmo spingerci? Dovremmo poi essere disposti a giustificare se un medico ceceno si rifiutasse di operare un russo investito da un camion? Oppure un tutsi potrebbe incrociare le braccia davanti a un paziente hutu? Non sembra che il paziente abbia corso dei rischi e che sia stato facile trovare un altro medico disposto a eseguire l’intervento chirurgico, ma se fossero stati tutti della stessa idea quale destino avrebbe avuto il paziente?
Su Giornalettismo.
Postato da Chiara Lalli alle 09:27 61 commenti
Etichette: Discriminazione, Medicina, Obiezione di coscienza
giovedì 7 febbraio 2008
Darwin Day 2008
9 Febbraio, ore 15,00 presso la Casa del Cinema, Piazza Mastroianni villa Borghese, Roma
Medicina in Evoluzione 2008
Introduce e coordina Gilberto Corbellini
con
Mark A. Hanson (University of Southampton), Evolution, development and disease
Andrea Rinaldi (University of Cagliari), Race in genetics and medicine
Claudio Franceschi (University of Bologna), Aging and evolutionary medicine
Lewis Wolpert (University College, London), Evolutionary biology of depression
Gianfranco Peluso (Università di Napoli), The evolutionary aspects of cancer
Traduzione simultanea. Ingresso libero sino a esaurimento posti.
Per informazioni: Fondazione Sigma-Tau, Viale Shakespeare 47, Roma
tel. 06 5926443/600
domenica 7 gennaio 2007
Milestones on the long road to knowledge
Medicine is about stories – the patient’s account, the doctor’s interpretation, the detective work of diagnosis, the research journey – and these 15 accounts are all good stories.Good stories. Meglio di un romanzo. Sono alcuni dei passi compiuti verso la medicina moderna (Milestones on the long road to knowledge, BMJ).
Questo è l’elenco. Per ognuno c’è una storia.
Il mio romanzo preferito è: Germ theory: invisible killers revealed.
• Evidence based medicine: increasing, not dictating, choice
• Germ theory: invisible killers revealed
• Imaging: revealing the world within
• Immunology: making magic bullets
• Oral rehydration therapy: the simple solution for saving lives
• The pill: emblem of liberation
• Risks of smoking: all done and dusted
• Sanitation: pragmatism works
• Tissue culture: unlocking the mysteries of viruses and cancer
• Vaccines: conquering untreatable diseases
• I’ve got a little list
• Let’s pension off the “major breakthrough”
• Anaesthesia: symbol of humanitarianism
• Antibiotics: the epitome of a wonder drug
• Chlorpromazine: unlocking psychosis
• Computers: transcending our limits?
• Discovery of structure of DNA: the best is yet to come












