martedì 17 febbraio 2009

Libertà di coscienza non è abdicare

Fabrizio Rondolino, «Libertà di coscienza non è abdicare» (La Stampa, 17 febbraio 2009, p. 28):

Veltroni e altri dirigenti del Pd sostengono che sulle questioni «etiche» la libertà di coscienza è doverosa. Ma la legge sul testamento biologico, proprio perché è una legge e non un catechismo o un manuale di filosofia morale, non è affatto un «tema etico», ma un atto politico. Etica è la scelta che ciascuno di noi, liberamente e privatamente, deve poter compiere sulla propria vita e sulla propria morte. Negare questo diritto è una scelta politica e culturale, non etica. Ed è una scelta regressiva che una forza di centrosinistra non può né condividere, né avallare, né accettare una volta che fosse compiuta. D’altro canto, l’obiezione di coscienza può e deve valere per chi è oggetto di una legge, non per chi è costituzionalmente chiamato a redigerla. Il medico obiettore può astenersi dal praticare un aborto, se la coscienza glielo vieta, ma i partiti hanno il dovere di assumere una posizione e di regolamentare per legge il diritto all’interruzione di gravidanza. Un parlamentare che fa del proprio credo religioso una legge dello Stato non esercita nessuna libertà di coscienza: si batte per lo stato teocratico. Se la libertà di coscienza è libertà di scelta, non può contemplare la libertà di votare una legge (come la Calabrò) che cancella il diritto di scelta.
[…] La modernità nasce come definizione e tutela d’uno spazio in cui l’individuo – con la sua coscienza, le sue scelte, i suoi principi e stili di vita – sia e resti inviolabile. «Nessuno può decidere per me» è il motto della modernità. Un partito che si dica di centrosinistra non può abdicare su una questione così cruciale. I diritti inviolabili dell’individuo sono il perno su cui ruota ogni possibile sinistra del XXI secolo, e i dirigenti del Pd non possono non saperlo né ignorarne le conseguenze. Se il Pd rinuncia a questo principio, lascia senza rappresentanza la sinistra italiana. Rifiutandosi di assumere una posizione sul testamento biologico il Pd si salva forse dalla scissione, ma rischia l’autoscioglimento.
Che i dirigenti del Pd non riescano a vedere quest’ovvia verità dimostra tutta la loro miseria intellettuale. Le sconfitte recenti e recentissime sono solo la scontata conferma di questa totale incapacità di comprendere.

Census of marine life


Galleria di immagini.

sabato 14 febbraio 2009

Lo Stato carcerario nutritore

Adriano Sofri, «Quella libertà di mangiare e bere», La Repubblica, 14 febbraio 2009, p. 1):

Non so ancora quanti di noi abbiano afferrato la questione dell’idratazione e della nutrizione artificiale. E non perché sia difficile da capire, ma perché è difficilissima da credere.
Riuscite a immaginare che qualcuno, a voi maggiorenni e capaci di intendere, venga a intimare di mangiare e bere? La libertà di mangiare e bere, o quella, assai meno ragionevole, ma complementare, di non mangiare e non bere, è un ingrediente primario dell’autonomia personale. Ciascuno di noi non si nutre, né si mette a dieta, per legge. Nemmeno le controutopie più tetre vorrebbero fantasticare di uno Stato che dispone la nutrizione dei suoi sudditi umani, e somministra loro, per maggior efficienza, un pastone completo per via enterale o parenterale. […]
Ma siccome c’è una maggioranza piena di sé, che fa del diritto della maggioranza un compiaciuto arbitrio e benedetto, un’assurdità come la nutrizione artificiale mutata in «sostegno vitale» è destinata a passare. Che cosa fa l’opposizione, che a sua volta, con qualche ottima eccezione, non ha voluto sapere di argomenti simili, che, nelle sue scuole di partito, «non erano nel programma», e dunque ha ritenuto che il suo compito si esaurisse nel rivendicare la necessità di arrivare a una legge? Che cosa fa, ora che la maggioranza, con tanto di benedizione, ha fatto mostra a sua volta di volere una legge, e se la aggiusta a propria misura, così da peggiorare inauditamente la situazione rispetto a quando della morte nostra la legge non si occupava? Combatte una battaglia sacrosanta e perduta attorno all’evidenza per cui la nutrizione artificiale è una terapia. E si guarda dallo spiegare ai cittadini di che cosa davvero si tratti. A cominciare dal fatto che, quand’anche la si desse vinta alla pretesa insensata che la nutrizione artificiale non sia una pratica medica, e la si assimili al «sostegno vitale», al naturale mangiare e bere di ciascuno di noi, resta che ciascuno di noi è padrone di quanto, quando, come e se mangiare e bere. E dunque sarà d’ora in poi lo Stato, l’ineffabile avanguardia dello Stato italiano nel mondo, a decidere e imporre a ciascuno di noi, quando fossimo in un coma irreversibile o paralizzati dalla testa ai piedi o in uno stato vegetativo persistente da diciassette anni, quanto e come e se mangiare e bere? Lo Stato carcerario nutritore?
Non solo questa enormità mina alla sua radice prima la responsabilità e libertà personale che sono la premessa della legalità. Ma sopraffà ogni legge. Nessuna autorità può imporre di mangiare e bere, nemmeno più nelle galere, che sono laboratori specializzati di tortura e di arbitrio, e fino a poco fa il ricorso nonviolento al digiuno veniva punito e, in condizioni estreme, violato dal Trattamento sanitario obbligatorio, cioè appunto dall’alimentazione forzata. Solo in casi di accertata – e arduamente accertata – necessità psichiatrica si può disporre un’alimentazione forzata, come sa chi fa i conti con la tragedia dell’anoressia nervosa. Ed ecco che diventiamo tutti, alla condizione di restar vittime di una disgrazia o di una malattia irreparabile, potenziali oggetti della nutrizione forzata per legge, espropriati del nostro corpo e della nostra dignità.
Da leggere tutto.

venerdì 13 febbraio 2009

Un appello sul testamento biologico

Come medici impegnati ogni giorno nel prestare le cure bilanciando la volontà e le preferenze della persona malata con i fondamenti giuridico-deontologici della professione e con le acquisizioni della comunità scientifica, nell'imminenza dell'esame da parte del Parlamento del ddl sul Testamento Biologico, con grande preoccupazione ma con altrettanta convinzione desideriamo far presente che una legge sul Testamento Biologico:

1. Non deve essere in contrasto con l'assunto condiviso da tutta la comunità medico-scientifica che la Nutrizione Artificiale è un trattamento medico e quindi come tale non può essere attuata in presenza di una volontà contraria della persona.

2. Non deve essere in contrasto con l'art. 53 del Codice di Deontologia Medica, che afferma che: "Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi … se è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di Nutrizione Artificiale nei confronti della medesima, pur continuando ad assisterla."

3. Non può essere in contrasto con quanto affermato nell'art 32 della Costituzione "…Nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per disposizione di legge…"

Ci rivolgiamo in particolare ai numerosi Colleghi medici presenti in Parlamento affinché, proprio nel loro ruolo di valore istituzionale, non disattendano quanto si evince, in materia di nutrizione artificiale, dalle oggettività scientifiche unanimemente condivise e dalla deontologia medica.

E' possibile aderire a questo appello inviando il proprio nome, cognome, qualifica professionale a info@desistenzaterapeutica.it

Appello.

Volontè celebra il bicentenario di Darwin

Luca Volontè, «Zagrebelsky e i seguaci del demone Baal» (Liberal, 12 febbraio 2009, p. 11):

È ben vero che siamo al bicentenario di quel tale Darwin, teorico dell’evoluzione della mucca coi pantaloni e dell’elefante artista rinascimentale […]
(No, non chiedetemi cosa vuol dire...)

Sit-in per Eluana Englaro

Una rosa per Eluana Englaro

Sit-in per Eluana Englaro (Roma, Campo de' Fiori)

Comunicato Stampa della Consulta di Bioetica di Pisa

12.02.2009
COMUNICATO STAMPA

A due settimane dalla discussione in Parlamento della legge sul cosiddetto testamento biologico, si apprende che il senatore Ignazio Marino è stato sostituito come capogruppo del PD in commissione sanità del Senato. Al suo posto la senatrice Bianchi che solo lunedì aveva dato voto favorevole al decreto del governo di bloccare la sospensione della nutrizione e idratazione artificiali a Eluana Englaro.
L’avvicendamento all’indomani della morte di Eluana per il rispetto della cui volontà Marino si è strenuamente battuto - così come da anni è impegnato per l’approvazione di una legge sul ‘fine vita’ nel segno dell’autodeterminazione del paziente – è un altro segnale di come la classe politica italiana nel suo complesso sia tiepida in laicità, ostaggio delle pretese del Vaticano e incapace di confrontarsi con i nuovi diritti individuali.
Si dice che sulle questioni bioetiche occorre lasciare che a decidere sia la ‘libertà di coscienza dei parlamentari’. Tuttavia, in una situazione in cui il dl Calabrò svuota dall’interno il significato e l’efficacia del testamento biologico facendo carta straccia della volontà individuale per imporre una soluzione obbligata e incostituzionale (l’impossibilità di rifiutarsi di essere nutriti e idratati), confidare solo nella ‘libertà di coscienza’ dei parlamentari trascura il peso dei diritti costituzionali e il pluralismo degli orientamenti morali.
In primo luogo ci sarebbe da chiarire cosa sia la “coscienza” e se con essa debba intendersi una sorta di ‘valore originario’ dai contenuti predefiniti e uguali per tutti. Non sembra sia così, ogni “coscienza” parla la sua lingua, e non sempre ciò che dice è moralmente valido. In secondo luogo occorre chiedersi se il Legislatore debba rispondere (solo) alla sua personale coscienza o non anche e soprattutto tutelare gli orientamenti di coscienza e gli interessi di tutti i cittadini, credenti, non credenti e diversamente credenti.
La Consulta di Bioetica di Pisa non può che denunciare la condizione a dir poco stagnante, a livello politico, in cui versa la conoscenza e la riflessione sulle questioni bioetiche e l’imbarazzante subalternità di tutta la classe politica a istanze morali dogmatiche che tendono a trasformare lo Stato di diritto in ‘Stato etico’.
Consulta di Bioetica – sezione di Pisa

Per il direttivo
Sergio Bartolommei
Seila Bernacchi
Cristina Pardini

giovedì 12 febbraio 2009

Cari amici

Incollo di seguito la letterina scritta da Walter Veltroni (o almeno firmata da Walter Veltroni, magari scritta da qualche negro imboccato a dovere sulle idee progressiste del nostro).
Non ho la forza di commentare nei dettagli, alcuni passaggi sono esilaranti, altri di una vacuità spaventosa.
Ciò che mi preme, però, è invitare a controllare i buoni propositi in futuro. In fondo, si sa, i buoni propositi si devono mantenere, ma anche smentire in caso sia utile. Insomma le regole sono costruite sulle eccezioni, e poi essere troppo affidabili non fa bene ai rapporti. In amore vince chi fugge, no?, e forse anche in politica.
Se ci fosse un dio sarebbe il caso di rivolgersi a lui. Qui tira proprio una brutta aria...

Non ci sto, la linea del PD è chiara, la Repubblica, 12 febbraio 2009

Cari amici,
non ci sto. Il Pd ha sostenuto sulla vicenda Eluana una dura battaglia contro la destra. Chiunque abbia seguito in questi giorni il dibattito attorno alla terribile vicenda di Eluana sa quali posizioni ho personalmente assunto in quanto segretario del Pd e anche quale è stata la posizione presa (per prima cosa al Senato, dove si svolgeva la discussione) dai gruppi parlamentari e dal Partito democratico.

Io ho annunciato direttamente il mio no al disegno di legge del governo e ancora ieri, in una lettera al Corriere della Sera ho ribadito il sostegno alla battaglia di Beppino Englaro. Il gruppo del Pd ha votato, in modo quasi unanime, una mozione contrapposta a quella del governo in cui si difende il diritto a decidere di sé anche per quello che riguarda la nutrizione e idratazione artificiale.

Questa la posizione prevalente: che poi nel partito, in un grande partito come il Pd, ci siano anche posizioni personali differenti e che queste possano esprimersi anche in un voto diverso su motivazioni di coscienza questo lo considero normale, fisiologico. Anche tra i democratici americani e nelle grandi forze della sinistra europea vi sono, da sempre, posizioni e culture diverse, i loro rappresentanti hanno votato in maniera dissimile su temi fondamentali come l'aborto, la guerra e nessuno ha gridato allo scandalo.

Su quello che è stato definito il "caso Marino" vale la risposta che arriva da Marino stesso: nessun cambio di linea. Il senatore Marino, eletto presidente della commissione d'inchiesta sulla sanità pubblica, ha chiesto lui stesso di essere sostituito. Chi è stato eletto esprimerà, come ha dichiarato, la posizione del Pd. E il Partito democratico, è il mio impegno personale, sosterrà il diritto di ciascuno ad esprimere, in casi come quello di Eluana, la propria volontà sulla fine della propria vita.

Deponiamo ogni speranza

Già, cali la rassegnazione sul testamento biologico. Ad Ignazio Marino si sostituisce Dorina Bianchi (il cui nome evoca quel mostro di legge 40...).
Solo un passaggio:

Tanto più che la senatrice Bianchi non fa mistero di condividere (salvo alcuni dettagli) il ddl Calabrò della maggioranza e che tanti, dall'opposizione, giudicano restrittivo. E a lei, alla senatrice, spetterà il compito di presentare la relazione di minoranza in commissione.

"È un testo migliorabile, soprattutto per alcuni profili quali il ricorso al notaio, ma in linea di massima condivido l'impostazione" spiegava ancora ieri la Bianchi prima di entrare in aula. Lunedì scorso, insieme al collega di gruppo Claudio Gustavino, aveva votato in commissione il ddl del governo Berlusconi che prevedeva la ripresa dell'alimentazione per Eluana.

mercoledì 11 febbraio 2009

Se 19 anni vi sembran troppi

Siete rimasti perplessi leggendo oggi su Repubblica l’intervista a Monsignor Rino Fisichella, in cui l’illustre prelato cita il caso di un paziente in stato vegetativo permanente risvegliatosi dopo ben 19 anni all’Ospedale Le Molinette di Torino? Avete cercato invano nella vostra collezione completa di Avvenire – la fonte citata da Fisichella – una descrizione dell’accaduto? Allora è il caso che facciate un salto su Darwinweb, dove vi attende una sorpresa. O forse dovrei dire: nessuna sorpresa...

martedì 10 febbraio 2009

Eluana: l’Italia alla prova

Ora che Eluana è finalmente libera, e mentre i suoi carcerieri delusi minacciano di sfogare la loro rabbia impotente su chi resta, è tempo di chiedersi cosa ci ha insegnato la sua vicenda. Vicenda estrema, singolare, che ha messo alla prova il paese, facendone emergere alcuni tratti, pur già in gran parte noti, con evidenza indiscutibile.

In primo luogo, il rifiuto della legalità. Molti hanno già notato l’eccezionalità del percorso decennale di Beppino Englaro, il suo carattere così spiccatamente anti-italiano: la ricerca ostinata della sanzione pubblica e legale di ciò che intendeva compiere. Il suo rivolgersi ostinato ai tribunali, nella luce del sole, quando quasi tutti avrebbero invece fatto ricorso di nascosto a un infermiere compiacente. Da qui la paradossale condanna di chi ne avversava gli scopi, come se l’ossequio alla legge violasse una legge più alta, non scritta: la legge per cui certe cose vanno regolate nel buio delle proprie case, senza causare pubblico imbarazzo, senza pretendere diritti. E il paradosso si fa ancora più stridente quando a esortare a lavare i panni in famiglia è chi allo stesso tempo con voce più stridula definisce «omicidio» la liberazione di Eluana. Così Giuliano Ferrara – lui sì arci-italiano – può un giorno definire «boia asettico e clinico» l’ultimo medico di Eluana (in un articolo che ha conquistato un posto negli annali dell’infamia giornalistica), e il giorno dopo, in una lettera al Corriere, giustificare l’esistenza di una «zona grigia», in cui le regole siano «interpretate con discrezione e amore, caso per caso» (corsivo mio), causando la perplessità persino di Angelo Panebianco.
Già, la discrezione. Parola soave per un elogio di quell’ipocrisia che molti definiscono «cattolica», e che sicuramente è italiana; in cui l’ossequio formale alla virtù nasconde l’esercizio privato del vizio. Prezioso ausilio per un potere premoderno, che non riconosce diritti – che lo obbligherebbero e lo limiterebbero – ma consente astutamente nascoste valvole di sfogo per la frustrazione dei sudditi.

Parallelo a questo, e per molti versi ancora più preoccupante, è emerso in questi giorni il rifiuto totale della separazione dei poteri dello Stato. In centinaia di commenti e di prese di posizione, non solo del ragazzotto integralista ma anche del giornalista, del politico, dell’uomo delle istituzioni, financo del giurista, era del tutto palese il pensiero che, se una sentenza della magistratura non mi piace; se personalmente la ritengo errata, o contraria a qualche principio che mi è caro; allora ho tutto il diritto, quando ciò sia in mio potere, di riformarla con una legge o persino con un atto amministrativo. Non si tratta solo di ignoranza giuridica, come quella che ha fatto sproloquiare tanti su una magistratura che in questo caso avrebbe usurpato il posto del legislatore; no, si tratta di insensibilità totale a uno dei principi cardine dello Stato liberale. Il segno è funesto, quando vediamo troppi gioire se un governo in pieno delirio di onnipotenza tenta di schiacciare con ispezioni pretestuose e con cavilli legali un singolo inerme e il suo diritto conquistato in una corte di giustizia. Quando del resto c’è chi teorizza apertamente che la legge di Dio è superiore a quella degli uomini, l’esito non può che essere questo.

La vicenda di Eluana Englaro, insomma, non ha fatto che portare ancora più in evidenza ciò che già sapevamo da tempo: che il problema italiano, il problema di un paese che non riesce a diventare compiuto Stato di diritto, consiste – seppure non esclusivamente – nel suo ospitare all’interno un potere altro, radicalmente ostile ai principi liberali. E il problema, che è dunque in primo luogo problema cattolico, è diventato ancora più grave, da quando il cristianesimo, morendo, si è trasformato in questo paese in una strana nuova ideologia: l’ideologia della Vita. Ideologia che offre ai suoi seguaci la comoda giustificazione per sfogare il proprio odio verso altri esseri umani, come vediamo in queste ore. Ideologia antiumana, nonostante tutti i suoi proclami, in cui il mero fatto biologico, la vita intesa in termini di funzioni escretorie, di cuori pulsanti, di cellule proliferanti, ha preso il posto di ciò che una volta era l’unione di Spirito e Corpo, della vera vita in Cristo. Provate a parlare di anima o mente come sede della persona a un integralista: nella maggior parte dei casi non riuscirà nemmeno a capirvi. Ironia suprema: chi tanto invoca la millenaria «tradizione cristiana» è ormai sostanzialmente estraneo ad essa.

Ma grazie ad Eluana è diventata evidente un’altra cosa. Coloro che, nelle istituzioni, in questi giorni si sono eretti a difesa del diritto della famiglia Englaro, sono stati il Presidente della Repubblica e il Presidente della Camera dei Deputati. Uomini di tradizioni politiche opposte, uniti su una questione cara a un’altra tradizione – purtroppo da sempre minoritaria. Uomini i cui schieramenti da tempo, pervicacemente, a volte contro ogni miglior consiglio, si ostinano a cercare l’appoggio di ancora un’altra tradizione politica, forse solo perché nella semplificata mappa dei nostri parlamenti il centro sembra dividere irreparabilmente la destra dalla sinistra. E non si tratta qui soltanto di élite politiche: anche nella nostra piccola blogosfera è capitato che blog di sinistra dicessero cose non molto diverse da blog di destra.
Forse trarre delle conseguenze da questa situazione così inedita è al di là delle possibilità della nostra politica: troppa la fantasia e il coraggio richiesti, troppe le distanze che ancora rimangono, troppe le resistenze. Ma se per miracolo si trovassero la virtù e la fortuna necessarie, forse non dovremmo mai più assistere a un altro caso Englaro.

lunedì 9 febbraio 2009

Eluana è morta

Libera, infine. Come voleva essere.

Un diritto come gli altri

Per i cultori del Diritto (ma non solo per loro), un post dotto e appassionato di Alexis sugli ultimi sviluppi del caso Englaro («In fondo farsi prendere per i fondelli è un diritto come gli altri», Retorica e Logica, 8 febbraio 2009), che riesce anche – e non era facile, dopo che tutto apparentemente è stato già detto – ad aprire una prospettiva nuova sulle implicazioni giuridiche della questione.

Una morale che uccide la libertà di tutti

Il decreto della Corte d’Appello di Milano avrebbe dovuto essere l’ultimo atto di una tragedia già prolungata troppo a lungo. E poi il silenzio sarebbe stato il balsamo, opportuno e necessario, per ferite impossibili da rimarginare. Invece su Eluana Englaro si stanno accanendo gli avvoltoi, incuranti dell’orrore che la loro ombra provoca.
Scrivere di Eluana, in un clima tanto convulso e infetto, è una azione di estrema difesa contro questi spietati burocrati della morte. Non è solo Eluana ad essere aggredita, ma la stessa possibilità di definire il nostro Stato come liberale e laico.
Sono ormai mesi che parole e frasi senza senso vengono ripetute come nel telefono senza fili, quel gioco che si faceva da bambini incuranti della distruzione del significato e del tradimento della parola da cui il gioco aveva preso le mosse. Se in quel caso il divertimento stava proprio nel pervertimento fonetico e semantico, qui il risultato è un miscuglio di orrori e brutalità. Un insieme deforme di luoghi comuni, inesattezze e idiozie che ha lo scopo di annientare la libertà individuale.
La libertà ha il vantaggio di permettere anche, a chi lo desidera, di rinunciarvi. Se si è liberi si può decidere di essere, almeno in parte, schiavi. Se si è schiavi non c’è nulla da discutere. E non c’è nemmeno connotazione morale nel sottoporsi ad un ordine (c’è, ovviamente, connotazione morale nell’imposizione illegittima e ingiustificata). Appare ridicolo come quanti sono portavoce di una visione unica della morale non colgano questo ossimoro: la visione unica della morale demolisce la morale.
Le implicazioni sono vaste e profonde, disegnano il profilo di una metastasi forse ancora difficilmente rilevabile ma inarrestabile, e che ingoia le libertà fondamentali e i diritti civili.
Tutti quelli che sono a favore della “vita” sono, in realtà, a favore della schiavitù e della sottomissione. Sarebbero almeno onesti se lo dicessero esplicitamente, senza nascondersi dietro a proclami altisonanti e ipocriti: “è condanna a morte”, “si può sempre guarire”, “i medici devono curare”, “se io fossi il padre”. Dimenticando completamente di interrogarsi sulla volontà di Eluana.
Questa nuova forma di paternalismo è viscida e odiosa, perché non ha nemmeno il coraggio di darsi il nome che le spetta.
La Consulta di Bioetica promuove per domani alle 17.30 un sit-in nazionale in varie città (Milano: Piazza San Babila*; Torino: Piazza San Carlo; Pisa: Largo Ciro Menotti; Roma: Campo dei Fiori; Bologna: Piazza Nettuno; Verona: Piazza Bra). Non a caso il sit-in è per Eluana e per lo Stato di diritto. O per ciò che ne rimane.

DNews, 9 febbraio 2008

* Aggiornamento: il sit-in si svolgerà a Piazza Fontana

Menzogna per omissione

Le menzogne per omissione hanno poco da invidiare alle menzogne dirette, e forse sono persino peggiori: perché si ammantano di una verità parziale per fuorviare e confondere.
Alessandra Stoppa raccoglie su Libero le dichiarazioni del professor Giuliano Dolce, neurologo, sulla vicenda di Eluana Englaro («Il tempo della morte. Così si sta spegnendo il corpo di Eluana», 8 febbraio 2009, p. 9). Ecco come si chiude l’articolo:

«I dati a disposizione della comunità scientifica dicono che il 75% di questo tipo di pazienti riprende lo stato di coscienza».
Il «tipo di pazienti» è quello di coloro che si trovano come Eluana in stato vegetativo post-traumatico. Non si aggiunge nient’altro; come ho detto, queste sono le ultime parole dell’articolo. Il lettore, di conseguenza, è indotto a credere che in media tre persone su quattro, nelle medesime condizioni di Eluana, finiscono per risvegliarsi.
Non discuterò la cifra del 75%; non ho qui i riferimenti, ma prendiamola pure per buona – in ogni caso, la cifra vera non può essere macroscopicamente diversa. Quello che conta, qui, è ciò che non viene detto: che quei pazienti si risvegliano praticamente tutti entro i primi mesi dall’inizio dello stato vegetativo. Il 75% è la cifra cumulativa; più passa il tempo, più quella percentuale diventa bassa. Dopo tre anni, stando ai risultati scientifici pubblicati, diventa a tutti gli effetti indistinguibile da zero (esiste un unico caso, uno solo su centinaia e centinaia, non pubblicato su una rivista ma riportato da un testimone affidabile, di una persona che si sia risvegliata dopo 5 anni – e in condizioni che molti reputerebbero peggiori della morte e dello stesso stato vegetativo). Mai nessuno, nella storia medica, si è risvegliato dallo stato vegetativo a distanza di 10, 15 o 17 anni. Mai. Nessuno. Lo 0%, non il 75%.

Ora, se avete il privilegio di conoscere il numero di telefono del professor Dolce, chiamatelo e ripetetegli questo ragionamento. Ascoltatelo mentre risponde «Oh, ma io non ho mai detto nulla di veramente diverso!» (se vi risponde invece «Disgraziatamente hanno troncato le mie dichiarazioni» ripetete la procedura con Alessandra Stoppa). Chiedetevi quali fossero le sue reali intenzioni nel dare un’informazione monca. Poi chiedetevi se è una causa giusta quella che richiede che si ricorra a espedienti di questo genere.

Sit-in nazionale per Eluana Englaro

Dove.

domenica 8 febbraio 2009

Pensa quegli altri!

Se questo è uno dei maggiori pensatori contemporanei dio ce ne scampi dai mediocri!

Legge o decreto pari sono

Qualcuno potrebbe chiederselo: ma se il decreto legge contro Eluana era incostituzionale, allora perché non dovrebbe essere incostituzionale anche la leggina – il cui testo è il medesimo del decreto! – che il Parlamento si prepara ad approvare in fretta e furia? Il decreto andava a interferire con una sentenza passata in giudicato; lo stesso farà anche la legge. Ma allora come mai tutti sembrano dare per scontato che con la legge i medici si dovranno fermare?

Certo, un decreto, al contrario di una legge, deve essere giustificato in base all’urgenza della situazione; ma qui l’urgenza riguardava solo Eluana (nessuno si trova, dal punto di vista legale, nella stessa situazione, e le sentenze della magistratura si applicano solo a lei). Il decreto quindi avrebbe avuto un carattere palesemente ad personam: sarebbe stato emanato proprio con l’intenzione specifica di annullare una sentenza della magistratura. La legge, invece, nonostante l’approvazione a tambur battente, può mostrarsi formalmente più generale: a parole riguarda tutti (anche se rimane chiaro quale sia lo scopo per cui viene approvata).

E tuttavia il conflitto rimane. Perdonatemi l’autocitazione:

Per la divisione dei poteri dello Stato, infatti, la magistratura non può sostituirsi al legislatore abrogando le norme esistenti (non lo ha fatto nemmeno nel caso Englaro, nonostante quello che incredibilmente ancora si sente ripetere), e il legislatore viceversa non può invadere il campo della magistratura rendendo inoperative le sue sentenze. Se fosse altrimenti, il diritto del cittadino di ottenere un giudizio definitivo e immutabile riceverebbe una ferita insanabile.
Vedo adesso che cominciano a spuntare le prime conferme da parte dei costituzionalisti. Scrive Massimo Villone sulla Stampa di ieri («Cinque risposte dalla Costituzione», 7 febbraio 2009, p. 1):
Gli argomenti di incostituzionalità relativi al decreto rimarrebbero in buona parte validi anche per la leggina […] soprattutto rimarrebbero in piedi gli argomenti relativi al principio che il legislatore non può sovrapporre una nuova regola su situazioni ormai sancite da pronunce definitive del giudice.
Gli fa eco Massimo Luciani sul Sole 24 OreIl potere di emanare non è notarile», 7 febbraio, p. 7):
Se il primo argomento invocato dal Presidente (la mancanza della necessità e dell’urgenza) riguarda i soli decreti legge, il secondo (l’intangibilità dei provvedimenti giudiziari definitivi) potrebbe riguardare una futura legge, visto che la giurisprudenza costituzionale ritiene che il giudicato sia anche legislativamente intangibile.
Ci può essere forse qualche margine di dubbio, come sempre in questioni giuridiche; ma nel complesso la cosa sembrerebbe fermamente stabilita.
Purtroppo, questo non vuol dire che la promulgazione della leggina rimarrà necessariamente senza effetti sul caso di Eluana Englaro, nel caso che il Parlamento arrivi prima della conclusione del protocollo medico. I medici si vedranno probabilmente costretti a desistere; si arriverà a un’impugnazione della legge dinanzi alla Corte Costituzionale, ma ci vorranno altri mesi, forse altri anni.

Aggiornamento 9/2/09: le considerazioni di Carlo Federico Grosso aggiungono nuovi elementi a un quadro ormai chiaro («Dalla parte delle regole», La Stampa, 9 febbraio, p. 1):
La Cassazione, come è noto, ha «definitivamente» riconosciuto a Eluana Englaro, o a chi per lei, il diritto di staccare il sondino nasogastrico attraverso il quale si realizza il suo mantenimento artificiale in vita. Ebbene, di fronte a un diritto ormai definitivamente riconosciuto dall’autorità giudiziaria, davvero si può ritenere che una legge successiva sia, di per sé, in grado di cancellare il giudicato?
Si badi che, curiosamente, lo stesso governo, sul punto, deve avere avuto i suoi dubbi. Infatti nella relazione di accompagnamento al decreto ha scritto che è vero che, nel caso di specie, c’è stata una sentenza della Cassazione, ma essa, data la particolare natura del provvedimento assunto (di mera «volontaria giurisdizione»), non avrebbe dato vita ad alcun «accertamento di un diritto». Così facendo, lo stesso governo ha ammesso che se, invece, fosse stato riconosciuto un diritto, esso sarebbe ormai intangibile anche di fronte alla legge. Ebbene, poiché, a differenza di quanto sostenuto dal governo, la Cassazione ha, in realtà, riconosciuto un vero e proprio diritto individuale a non essere più medicalmente assistiti contro la propria volontà comunque manifestata, è lecito dubitare che il legislatore possa davvero, ormai, interferire, con una legge, su tale situazione giuridica costituita.
Aggiornamento 11/2: a futura memoria interviene infine Alessandro Pace («Quella legge ancora inutile», La Repubblica, 11 febbraio, p. 1), che mostra come anche il decreto della Corte d’Appello di Milano abbia pieno valore di giudicato.

sabato 7 febbraio 2009

La Storia si ripete, ma rimane tragica

E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi.
(Allocuzione «Vogliamo anzitutto» di Pio XI ai professori e agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 13 febbraio 1929.)

Eh.

venerdì 6 febbraio 2009

Sit-in nazionale per Eluana Englaro

La Consulta di Bioetica promuove un sit-in nazionale per il prossimo martedì 10 febbraio alle ore 17,30.

PER ELUANA ENGLARO E LO STATO DI DIRITTO

Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente concludere come Lei stessa avrebbe voluto, non siamo intervenuti prima per ottemperare alle richieste di silenzio della famiglia Englaro. Ora che lo Stato di diritto è sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. E vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.

Info: segreteria@consultadibioetica.org - Tel. 02.58.300.423 – 339.33.35.461
www.consultadibioetica.org

Per aderire o avere informazione sul sit-in di Roma: consultadibioetica.roma@gmail.com

DOVE SIAMO:

- Milano: Piazza Fontana - Torino: Piazza San Carlo
- Pisa: Largo Ciro Menotti - Roma: Campo dei Fiori
- Bologna: Piazza Nettuno - Verona: Piazza Bra

HANNO ADERITO:
Patrizia Borsellino, Maurizio Mori, Emilio D’Orazio, Mario Riccio, Sergio Bartolommei, Simonetta Lagorio, Mariella Immacolato, Nicola Pasini, Gianni Vattimo, Claudio Luzzati, Giuseppe Laterza, Eugenio Lecaldano, Sebastiano Maffettone, Roberto Sala, Tito Magri, Francesco S. Trincia, Pierfrancesco Majorino, Lorella Magnani, Elisa Menconi, Adele Gazzani, Cristiana Marchese, Marco Bo, Norma Trezzi, Elena Nave, Maurizio Balistreri, Sergio Roda, Francesco Remotti, Mauro Romanelli, Simone Pollo, Caterina Botti, Chiara Lalli, Valentina Questa, Monica Soldano, Enzo Marzo, Sara Patuzzo, Giuseppe Deiana, Gianna Milano, Marilisa D’Amico, Elena Cattaneo, Giuliana Michelini, Alessandro Litta Modignani, Laura Specchio, Maurizio Cecconi, Marco Vipriano, Paolo Briziobello, Riccardo Conte, Fabio Pellegatta, Marina Sozzi, Giuseppe Platone, Sergio Rostagno, Francesca Bonaccorsi, Cristina Pardini, Giordana Pagliarini, Serena Corrao, Laura Grasso, Nadia Bettazzoli, Manuela Limonta, Anna Pedrazzi, Valeria Sborlino, Fausto Valz Gris, Riccardo Nencini, Luca Savarini, Antonio Bagnoli, Andrea De Maria, Giovanni De Rose, Beppe Ramina, Valerio Monteventi, Anna Pintore, Antonio Caputo, Gian Mario Felicetti, Danilo Zolo, Amedeo Alpi, Adriano Prosperi, Alessandra Di Marzio, Marlis Ingenmey, Claudio Luzzati, Maria Serenella Pignotti, Barbara Continenza, Gianluca Felicetti, Francesco Ferretti, Sarin Marchetti, Vera Tripodi, Roberto Battistoni, Francesca Zajczyk

Associazione Politeia, Arcigay, Associazione Coscioni, Radicali Italiani, UAAR, Radicali Adelaide Aglietta, Associazione Libera Uscita, PresenteèFuturo, Verdi Toscana, Fondazione Critica Liberale,
Associazione Radicale Certi Diritti, Sinistra Democratica per il socialismo Europeo – Milano, Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

Aggiornato al 6 febbraio 2009 ore 23.19
Sezione di Milano
Consulta Laica di Bioetica di Torino“A. Vitelli” - Bioeto
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Quel decreto che non si può fare

Com’era largamente prevedibile, il ricovero di Eluana Englaro nella clinica «La Quiete» ha reso ormai frenetici i tentativi del fronte integralista di bloccare l’esecuzione del decreto con cui la Corte d’Appello di Milano aveva autorizzato i rappresentanti legali della donna a disporre l’interruzione dell’alimentazione artificiale. Le iniziative si infittiscono: il collaudato duo Sacconi-Roccella cerca un pretesto per negare che «La Quiete» sia in possesso delle «qualità tecniche necessarie», mentre la Procura di Udine, nella persona del Procuratore della Repubblica Antonio Biancardi, sarebbe pronta ad aprire un fascicolo: Biancardi, a quanto si dice, intenderebbe «interrogare familiari e amici della ragazza, per verificare la reale volontà di Eluana – come ha sempre detto il padre – di non accettare una vita vegetativa»; sarebbe interessante sapere a che titolo, visto che questi accertamenti sono stati già compiuti dalla Corte d’Appello, cui li aveva affidati la Cassazione con la sentenza 16 ottobre 2007, n. 21748.
Ma al centro della scena c’è senza dubbio il decreto legge che il Governo si appresterebbe a varare, e che nelle intenzioni dovrebbe impedire la morte di Eluana, stabilendo fin da subito l’illegittimità della sospensione di alimentazione e idratazione artificiali, senza attendere la promulgazione della legge attualmente in discussione in Parlamento […]

(Continua su Giornalettismo.)

giovedì 5 febbraio 2009

Una maggioranza che ha a cuore la vita

Le notizie, oggi, sono queste:

Il Senato ha cominciato con l’emendamento della Lega che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. L’emendamento, passato con 156 sì, 132 no, un astenuto, oltre a dare la possibilità ai medici di denunciare i clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie pubbliche […]
La parola malvagità può apparire desueta, ma in certi momenti è difficile trovarne una più adeguata.

Scriviamo al Presidente

Nei commenti al post qui sotto e sul blog del Gabibbo è comparso un appello a inviare un messaggio al Presidente della Repubblica, per invitarlo a non firmare il decreto che il Governo sembrerebbe intenzionato a presentare con lo scopo di annullare le sentenze dei tribunali sul caso di Eluana Englaro. Lo rilancio qui.

Signor Presidente,
Le scrivo per chiederle di non controfirmare il decreto legge che sembra essere di prossima presentazione alla Sua attenzione in materia di disposizioni sulla fine vita.
La disposizione è evidentemente priva dei requisiti di necessità e urgenza previsti dall’articolo 77 della nostra Costituzione e contrasta con la definizione di legge come “provvedimento di carattere generale” che è incontrovertibilmente patrimonio della nostra cultura costituzionale.
Non può ignorarsi infine che tale provvedimento, se approvato, avrebbe come finalità quella di vanificare pronunce irrevocabili della Magistratura nei suoi più alti gradi di giudizio.
Chiedo a Lei, Signor Presidente, di non sottoscrivere un provvedimento che è palesemente dettato da esigenze di mera contingenza, rispetto al quale la Nazione è profondamente divisa e che rappresenterebbe un gravissimo precedente rispetto al diritto fondamentale di ogni persona di decidere della propria esistenza.
La ringrazio per l’attenzione.

Una gestione molto maschilista

(Adnkronos) Roma, 5 feb. – «Il punto chiave è stato il comportamento dei genitori, il papà soprattutto, che sta gestendo la cosa in maniera molto maschilista, a me piacerebbe tanto sentire cosa ne pensa la mamma». Così Paola Binetti (Pd), ospite di Piero Sansonetti a RED-azione su Red è tornata sulla vicenda di Eluana Englaro.
La domanda di Paola Binetti – questa icona leggendaria del femminismo contemporaneo – è legittima e va soddisfatta. Maurizio Mori, Il caso Eluana Englaro, Pendragon, 2008, p. 21: «La madre è più calma e taciturna, ma altrettanto determinata. Anzi, lei lo è forse più di lui».
Contenta, Onorevole? Altre curiosità?

mercoledì 4 febbraio 2009

Ufficio delazioni

L’ufficio delazioni è aperto ogni giovedì per due ore. Accetta segnalazioni, anche anonime, di tutti i turatesi che sospettano di avere come vicino di casa un irregolare. Non un inquilino abusivo tout court, ma proprio un extracomunitario senza permesso di soggiorno. Un’iniziativa del leghistissimo Comune di Turate per «invitare, senza razzismi, i cittadini ad autotutelarsi».

La decisione della giunta di Palazzo Pollini — un solido monocolore Lega Nord, con due sparuti consiglieri del centrodestra e tre soli colleghi all’opposizione del centrosinistra — è recentissima e pubblicizzata con apposito cartello all’ingresso della sede comunale. L’ufficio di controllo di polizia giudiziaria — a sinistra del portone — è aperto il giovedì dalle 12,30 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 15,30. L’iniziativa, recita l’avviso, è nata “per accrescere la sicurezza urbana, contrastare la permanenza di stranieri irregolari sul territorio e verificare il rispetto della legalità”. Si accettano segnalazioni, firmate o “in forma riservata”.
Turate, nel Comune retto dalla Lega un ufficio per denunciare i clandestini, la Repubblica.

Un messaggio per Beppino Englaro

Da un commento scritto oggi a un nostro post precedente:

Buongiorno sig. Englaro,
le scrivo solo per esprimerle tutta la mia solidarietà e la comprensione in un momento tanto delicato e drammatico. Momento che tutto ciò che sta accadendo non le consente di vivere come chiunque dovrebbe poter vivere, in privato, a contatto con l’immenso e misterioso mondo del dolore, inimmaginabile per chi ne sta al di fuori.
Ma se non posso arrivare a comprendere il dolore fino in fondo però mi è chiarissima la consapevolezza dell’indignazione per ciò che le sta capitando intorno, per i cinque minuti di palcoscenico che molti stanno credendo di guadagnarsi lanciando giudizi e anatemi, nella speranza forse di guadagnarsi una visibilità maggiore.
Ecco, scrivere una cosa per lei e per sua figlia mi pare una piccola forma di protezione e di rispetto, in un momento tanto delicato.
La abbraccio forte. Elena

martedì 3 febbraio 2009

«Uccideteli tutti: Dio riconoscerà i suoi»

Riporto anche qui, visto che potrebbe interessare i lettori di Bioetica, la mia risposta a un commento di Berlicche apparso sul suo blog. Sostiene Berlicche:

La frase «Ammazzateli tutti, Dio riconoscerà i suoi» è, riferita a quel tale fatto storico francese, falsa: non si ritrova in nessuna cronaca contemporanea, ma per la prima volta in un’apologia anticattolica di secoli dopo.
Non è così. La frase («Caedite eos. Novit enim Dominus qui sunt eius»), attribuita ad Arnaldo di Cîteaux, monaco cistercense, è riportata da un altro cistercense, Cesario di Heisterbach, nel suo Dialogus miraculorum (V.21), scritto appena una decina d’anni dopo i fatti.
Questo non dimostra che la frase sia stata effettivamente pronunciata (Cesario non è testimone oculare, e premette che «fertur dixisse»), ma la fonte è tale da non poter essere facilmente messa da parte. Uno storico cattolico eminente come Raoul Manselli definiva la frase di Arnaldo «verisimile, se non rigorosamente vera» (L’eresia del male, Napoli, Morano, 1963, p. 256 n. 21). Più di recente il medievista Jacques Berlioz («Tuez-les tous, Dieu reconnaîtra les siens». Le massacre de Béziers (22 juillet 1209) et la croisade contre les Albigeois vus par Césaire de Heisterbach, Portet-sur-Garonne, Loubatières, 1994) ha mostrato la verosimiglianza dell’attribuzione a un chierico erudito come Arnaldo, dato che la frase contiene una citazione di 2 Timoteo 2,19.

lunedì 2 febbraio 2009

Quel rispetto del medico per il paziente

IL SIGNOR Formigoni, nella sua intervista a Repubblica, afferma: «La gente sa che Eluana morirà con una lunghissima e dolorosissima agonia? Morirà di fame e di sete, con dolori, crampi muscolari, generalizzati e dolorosi, le mucose si seccheranno e ci saranno ulcere, il corpo subirà crisi convulsive generalizzate». Queste affermazioni sono assurde e rivoltanti. Quale medico potrebbe tollerare che un suo paziente morisse in simili condizioni? Nelle cure palliative è nostro compito accompagnare i malati nel loro ultimo cammino col più grande rispetto per la loro volontà. Non è nostro compito sindacare sulle decisioni dei malati, che spettano solo a loro o a chi è autorizzato a farle in loro vece (in Germania, la nomina di un amministratore di sostegno è già stata effettuata da milioni di persone, assieme al testamento biologico). Certamente Formigoni è digiuno delle più elementari nozioni di medicina palliativa. Dal punto di vista neurologico parlare di fame e di sete è un controsenso: le parti del cervello necessarie a creare la sensazione soggettiva di fame e sete non funzionano più. La morte di questi malati, poi, è una delle più pacifiche possibili. In uno studio americano su oltre 100 malati morti per interruzione della nutrizione artificiale, chi li accudiva ha classificato la loro morte come pacifica su un livello di otto in una scala da zero a nove. La nostra esperienza clinica conferma questi dati. Infine, è compito del medico che accompagna un malato in fase terminale utilizzare tutte le sue risorse per evitare sofferenze. Lo scenario descritto da Formigoni non ha attinenza colla realtà. Le cure palliative dispongono di tutti gli strumenti per prevenire e curare la sofferenza dei morenti. Dopo aver assistito migliaia di malati terminali, e parlato coi loro familiari, una certezza emerge: non è compito dei medici imporre le proprie convinzioni etiche o religiose a chi si affida alle loro cure. Il malato ha diritto a un’assistenza competente e al rispetto delle sue decisioni. Come scrisse il filosofo Kierkegaard: «Se vogliamo aiutare qualcuno, dobbiamo prima capire cosa desidera. Questo è il segreto dell'assistenza».
Gian Domenico Borasio (Cattedra di cure palliative, Università di Monaco di Baviera), la Repubblica, 1 febbraio 2008.