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lunedì 7 luglio 2008

Boicotta anche tu McDonald!

Boicottare McDonald: e subito uno pensa perché si vuole sostenere la vita vegetariana, o per combattere la sofferenza degli animali o le condizioni di allevamento. Perché magari pensi che trattano male i lavoratori oppure che non rispettino le regole di sicurezza.
Niente di tutto questo.
L’American Family Association (AFA) propone di boicottare il colosso dei panini perché non discrimina gli omosessuali. Già.
Lo scrivono chiaramente nelle motivazioni del boicottaggio:

It is about McDonald’s, as a corporation, refusing to remain neutral in the culture wars. McDonald’s has chosen not to remain neutral but to give the full weight of their corporation to promoting the homosexual agenda, including homosexual marriage.
Addirittura a favore del matrimonio gay! Che vergogna.
McDonald è anche colpevole di aver sponsorizzato il Gay Pride di San Francisco (1997).
La tollerante e cristiana associazione AFA ha una spiccata tendenza verso il boicottaggio (soprattutto verso quanti si avvicinano alla comunità LGBT).

Bill Whitman, portavoce americano ha commentato (Gay-Marriage Opponents to Boycott McDonalds, Whashington Post, july 4, 2008):
Hatred has no place in our culture. That includes McDonald’s, and we stand by and support our people to live and work in a society free of discrimination and harassment.

giovedì 12 giugno 2008

Una pagliacciata che scongiura il rischio dell’oblio

Secondo “Famiglia Cristiana” il Gay Pride di Roma è una pagliacciata. Questo vuol dire che gli altri Gay Pride sono manifestazioni “serie”? Ovviamente no. Il Gay Pride è intrinsecamente una pagliacciata, secondo loro.
Nonostante sia ancora da dimostrare che di pagliacciata si tratti – e che questo sia immorale e indecente – la miopia più grave è non riconoscere che una “pagliacciata” possa denunciare gravi omissioni dello Stato nei confronti delle persone (omosessuali).
Ove la connotazione dell’orientamento sessuale è volutamente messa tra parentesi: perché uno Stato dovrebbe proteggere le persone, piuttosto che giudicare in modo pornografico la loro vita privata. Perché, altrimenti, non declinare meglio le preferenze sessuali? Le categorie “eterosessuale” ed “omosessuale” sono troppo anguste: aggiungiamo anche gli indecisi, i bisessuali, i timidi, gli aggressivi e così via. Con tanto di voto come a Miss Italia.
E se il Gay Pride contribuisse a ricordare o a rendere più difficile l’oblio sulla disuguaglianza che colpisce alcuni cittadini (per il mancato riconoscimento giuridico su famiglia e genitorialità)? Piume, provocazioni e culi possono piacere oppure irritare: questione di gusti, di quella libertà di pensiero ed espressione che uno Stato laico deve garantire. Così come dovrebbe garantire i diritti civili di tutti i suoi cittadini. Famiglia Cristiana pensi pure, piegandosi ossequiosamente ai dettami clericali, che questa “anomalia” (cioè l’omosessualità) sia un intrinseco e peccaminoso disordine dell’anima. Meglio una pagliacciata che una ipocrita e ingiusta discriminazione.

(DNews, 12 giugno 2008)

domenica 8 giugno 2008

Gay Pride di Roma

7 giugno, da piazza della Repubblica a piazza Navona. Altre foto sono qui.

lunedì 18 giugno 2007

L’orgoglio e la viltà

Splendido articolo ieri di Massimo Adinolfi sul Gay Pride («Diritti e caricature», Il Mattino, 17 giugno 2007, pp. 1, 14):

Ancora oggi molte lesbiche e molti gay scelgono di vivere la propria condizione – nei luoghi di lavoro, nelle relazioni familiari, nella vita di relazione – in maniera invisibile. È un effetto della mera pressione sociale. Come se desse ancora scandalo il dichiarare la propria omosessualità. Come se vi fosse della disdicevole ostentazione semplicemente nell’essere omosessuali. In effetti, con il Gay Pride accade per singolare contrappasso proprio questo, che prende la scena l’ostentazione: le piume, i giubbotti, i travestimenti e le mascherate. Ora, è vero che l’ostentazione contiene sempre un che di osceno. Ma è vero anche che in questo modo viene spostato un po’ più in avanti il confine della visibilità. Nessun eterosessuale ha infatti il problema di ostentare o non ostentare la propria eterosessualità: il fatto che invece si chieda ancora all’omosessuale di trovare la giusta misura, è forse segno non che debba ostentarla buffonescamente, o fieramente rivendicarla, ma che non ha ancora guadagnato la piena e non contrastata visibilità. Ciò è tanto vero che è di solito una spia della salute civile di un paese che parate come il Gay Pride si tengano, e che somiglino a una festa. Lo dimostra, «a contrario», la dura repressione a cui analoga manifestazione è andata incontro nelle settimane scorse nella Russia di Putin. Il che consente infine di confermare un vecchio pensiero di Platone. Nel Simposio, il dialogo sull’amore, il filosofo scriveva infatti: «Dov’è considerato riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale, ciò è dovuto al difetto dei legislatori, al dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati». Platone non è il più titolato a dare lezioni di democrazia e di diritti, ma forse aveva ragione: se c’è ancora un Gay Pride, e non viltà dunque ma una dose supplementare di orgoglio, vuol dire non che ci sia dispotismo da parte dei governanti – quello è casomai un problema di Putin – ma da qualche parte un difetto dei legislatori forse sì.
Da leggere tutto.

sabato 16 giugno 2007

Il Gay Pride discrimina la famiglia (sic!)

Isabella Bertolini, Forza Italia afferma che “questa maggioranza discrimina la famiglia e chi tenta di difenderla”.
Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera commenta il numero annunciato dei partecipanti, sostenendo che i 200 mila preventivati dagli organizzatori sono solo una “ottima mossa comica”. E se la prende anche con il segretario del suo partito, Lorenzo Cesa, affermando che l’adesione che il governo dà al Gay Pride “è un atto di disprezzo verso le famiglie italiane” (Oggi il Gay Pride in piazza, impazza la polemica, ANSA, 16 giugno 2007).

Meglio leggere La bandiera della laicità di Michele Serra. Forse non basta a bilanciare l’insensatezza dei succitati, ma almeno ne attutisce l’effetto.
Roma Pride
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