Il blog di Gabriella Carlucci si sta rivelando una vera miniera per le investigazioni filologiche. Nei commenti al mio recente post sull’argomento, un lettore di Bioetica (Stefano, che ringrazio per averci voluto fare partecipi della sua scoperta) ha segnalato un testo del blog della Carlucci composto pressoché interamente di citazioni da opere altrui – in buona parte non dichiarate come tali. L’arte del centone conosce evidentemente ancora adepti; vediamo di ricostruire con l’aiuto del nostro lettore le fonti utilizzate dall’onorevole soubrette.
Il post della Carlucci risale al 5 febbraio scorso, e si intitola «Il cervello dipendente» (nel caso di sparizioni improvvise potrà essere reperito nella cache di Google; una copia è stata postata dalla Carlucci nel blog Valori e Libertà). Il testo si apre con una citazione da Rousseau:
Rousseau nell’Emilio scrive “Vi sono due specie di dipendenze: quella dalle cose, che è della natura; quella dagli uomini, che è della società. La dipendenza dalle cose, non avendo alcuna legge morale, non nuoce affatto alla libertà, e non genera alcun vizio; la dipendenza dagli uomini, essendo disordinata, li genera tutti, ed è per essa che il padrone e lo schiavo si corrompono scambievolmente.
La Carlucci ha dimenticato le virgolette di chiusura, ma la citazione termina qui. Sul web troviamo solo un altro testo che riporta la citazione in questa stessa traduzione: si tratta di un articolo di Alessandro Castellari e Mario Trombino, «
Filosofia della libertà: “Omnis determinatio est negatio”» (
Comunicazione Filosofica 4, 1998). Nulla di male; ma passiamo alla frase immediatamente successiva del post della Carlucci:
Omnis determinatio est negatio.
Questo non è più Rousseau, ma Spinoza; e la frase, come abbiamo appena visto, sta nel titolo dell’articolo di Castellari e Trombino. Andiamo avanti con la Carlucci:
Le libere regioni della vita sono dunque quelle per cui ogni mia scelta è concepita con il preciso scopo di lasciare gli altri un po’ più liberi. Ma non del tutto liberi, perché libertà assoluta è, semplicemente, il non esistere. La vita crea legami. Ma può farlo in tanti modi. Le libere regioni della vita sono quelle i cui legami permettono agli altri di elaborare nuove regole, cioè un loro stile, uno stile che esprima il loro, non il mio, essere.
Qui cominciano i guai: perché a parlare stavolta sono proprio Alessandro Castellari e Mario Trombino, ma la Carlucci non lo dice; e trascrive con tale cura che ricopia anche quello che mi sembra essere un refuso – «regioni» due volte al posto di «ragioni».
Da notare che queste parole non vengono – nel testo originale di Castellari e Trombino – subito dopo la citazione di Rousseau, ma molto più avanti: sarebbe stato quindi molto difficile confondersi. Vogliamo dare il beneficio del dubbio alla nostra Gabriella? Vogliamo pensare che fosse stanca, quel giorno, e che pensasse di trovarsi di fronte a una lunga, lunghissima citazione di Rousseau? Ma allora che dire del seguito del paragrafo (sempre nel suo post):
Essere dipendenti da qualcosa, da una sostanza o da un’attività, porta con sé una limitazione della propria libertà e delle capacità di scelta. Riacquistare indipendenza e autonomia necessita una consapevolezza, volontà e autostima.
Queste parole si trovano identiche (a parte l’articolo indeterminativo davanti alle ultime due) in una
pagina del sito dell’associazione Radix della Svizzera Italiana; sito ed associazione che però la Carlucci non menziona in alcun modo. Da un’
altra pagina dello stesso sito proviene l’inizio del paragrafo successivo del post della nostra Gabriella:
la società attuale risulta insopportabile per molte persone che non sanno più come comportarsi. Spesso ci sembra di disporre di una libertà d’azione talmente limitata che rinunciamo all’idea di voler cambiare qualcosa. E’ comunque un dato di fatto che una società in cui ognuno può partecipare, riduce il pericolo delle dipendenze. Partecipare attivamente alla vita sociale è una chiave per ottenere una società con meno problemi di dipendenza e per vincere la solitudine e il senso d’impotenza. Possiamo vincerla impegnandoci in un’associazione, riorganizzando e valorizzando, per esempio, spazi pubblici (piazzette, parchi gioco) e per rendere le strade più sicure per anziani e bambini, per creare punti d’incontro per adolescenti.
Da notare come la citazione inizi con una minuscola, benché si trovi all’inizio di un nuovo paragrafo; il fatto è che nel testo originale era preceduta dalle parole «Con il suo carattere fortemente competitivo e i suoi gruppi di interesse», omesse dalla Carlucci. L’onorevole ha modificato impercettibilmente anche la conclusione (introducendo così un altro errore: «Possiamo vincerla» invece di «Possiamo vincerli», riferito a «solitudine» e «senso d’impotenza»), che nell’originale suonava così:
Possiamo trovare “compagni d’avventura” impegnandoci in un’associazione. Possiamo migliorare la qualità di vita impegnandoci per riorganizzare e rivalorizzare, per esempio, spazi pubblici (piazzette, parchi gioco) e per rendere le strade più sicure per anziani e bambini, per creare punti d’incontro per adolescenti, per favorire l’integrazione dei disoccupati, degli stranieri.
L’omissione di disoccupati e stranieri dal finale ci rivela qualcosa, credo, della scala di valori della Carlucci...
Il post dell’onorevole prosegue citando – questa volta esplicitamente – prima un libro e poi un aforisma di Epitteto:
Le persone dipendenti hanno come l’impressione di aver incominciato a correre un bel giorno- così riporta Maria Rita Parsi nel libro “il cervello dipendente”-per fuggire, per andare lontano ma sono sempre stanchi, come dominati da un fiatone che spezza le gambe.Non si sono mossi né liberati. Il piacere della dipendenza e’ il piacere del presente.Ed ecco che giuriamo fedeltà ad un vizio per superare il vuoto.Ogni dipendenza è una tossicodipendenza a livello chimico per il nostro corpo e a livello psichico per il nostro spirito.
Il libro poi si sofferma sull’analisi scientifica del cervello in ostaggio alle droghe, ed in particolare le designer drugs, composti creati dalla fantasia di chimici clandestini, che hanno creato appunto un design farmacologico, modificando strutture chimiche di molecole in grado di generare effetti euforizzanti già esistenti e con potenzialità d’abuso.Lo scopo di questi pazzi designers, consiste nel generare composti nuovi di facile commercio, tuttavia non presenti nelle tabelle dei composti proibiti da parte delle autorità di controllo di vari paesi.E’ sconcertante sapere che esiste addirittura il club drugs, di cui fanno parte il GHB o ecstasy liquida, la metamfetamina, il flunitrazepam ( o conosciuto come Roipnol), la ketamina e l’LSD, conosciute meglio con il nome “rape drugs”, droghe dello stupro.Ma la dipendenza negativa, definita dalla scienza addiction, non deriva solo da sostanze stupefacenti ma anche da quelle buone come il cibo, l’attività fisica, il gioco, lo shopping compulsivo. Luigi Pulvirenti, nel libro racconta come il cervello diventa dipendente, deviando in situazioni patologiche come l’anoressia .La cosa più crudele, e’ l’illusione della libertà. Epitteto al riguardo diceva:” nessuno e’ libero se non e’ padrone di se stesso”.
Cosa ci ricorda questo passo? Il vezzo di scrivere «e’» al posto di «è», pur usando allo stesso tempo le altre lettere accentate; lo spazio bianco dopo la parentesi: «( o conosciuto come Roipnol)»; la punteggiatura approssimativa («Lo scopo di questi pazzi designers, consiste», «Luigi Pulvirenti, nel libro racconta», «La cosa più crudele, e’ l’illusione della libertà»), sono segni inconfondibili che chi ha scritto queste righe è l’autore del post che ho esaminato
la volta scorsa, e che adesso sono più propenso a identificare con la stessa Carlucci (il che apre prospettive inedite, tutte da esplorare).
Da notare il buffo equivoco sull’espressione inglese «club drugs», che la Carlucci (o chi per lei) sembra interpretare come «il club delle droghe» (con tanto di soci...) invece che come «droghe da club»; ci apre invece uno squarcio di interesse umano sulla personalità dell’autrice il fatto che «lo shopping compulsivo» sia annoverato fra le «sostanze [
sic] buone», seppur a rischio di
addiction...
Siamo giunti alle righe finali:
Potrà sembrare una frase fatta ma se vogliamo essere felici, possiamo esserlo ora poiché la chiave della felicità e’ nascosta dentro di noi.
Sarà almeno questa «frase fatta» opera di Gabriella Carlucci? Macché, Stefano ha scovato anche in questo caso l’
autore nascosto: è Anthony De Mello, autore di
Messaggio per un’aquila che si crede un pollo e altri best-seller.
In conclusione rimane un unico dubbio: cosa avrebbe detto e fatto la Carlucci, se Luciano Maiani avesse combinato qualcosa anche solo lontanamente paragonabile a questo?
Aggiornamento: sempre Stefano ci comunica che l’onorevole è, a quanto pare,
recidiva.
Aggiornamento 17/3/2009: grazie ad Anna Masera per la
citazione.