Il Movimento per la Vita, riunito a Montecatini, scrive al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Signor Presidente, il Movimento per la vita, con i 550 delegati riuniti a Montecatini per il XXVIII convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita, si permette di sollecitarle un atto straordinario con cui esercitare la sua autorità morale: le chiede di fare quanto possibile perché Eluana Englaro possa conservare la ‘grazia’ di continuare a essere curata e amata dalle Suore Misericordine che attualmente la ospitano e che in questi anni l’hanno sempre accudita amorevolmente”.
Scienza & Vita, subito dopo la decisione della Cassazione, ha dichiarato: “Chiediamo che alla lunga fine di Eluana, proprio perché si tratta di una vera e propria condanna a morte in età repubblicana, non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta. [...] Così i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete”.
Davanti alla clinica, in strada, c’è un uomo con un cartello bianco e la scritta: “Condanna a morte non in mio nome”.
Rappresentanti del Movimento per la Vita protestano e Paolo Gulisano (a nome del MPV) chiede indignato di far vedere Eluana Englaro, chiede di far entrare le telecamere. Chiede, chissà se come provocazione o come punizione, la pornografia più atroce immaginabile: un Truman Show per sedare il loro inestinguibile cattivo gusto. MPV dovrebbe stare per Movimento per la Vergogna – la loro, che non hanno. Nemmeno l’ombra.
Il tg1 fa il quiz sulla sentenza: “sì o no”?
Vomitevole.
Sono solo pochi esempi delle reazioni che non accennano a lasciare spazio al doveroso silenzio.
Tutti questi figuri abusano della lingua italiana e della pazienza di tutti noi.
Questi difensori della “Vita” pronunciano parole e frasi senza coglierne la violenza e l’orrore.
Sorprende, poi, che si attacchino con tanta cieca ostinazione alla vita terrena, anche quando di questa non restano che poche sembianze, anche quando (o bisognerebbe dire soprattutto?) il legittimo proprietario non la vuole più portare avanti (ma per loro la vita non è disponibile, che cosa significa poi? Dove va a finire il libero arbitrio? Non è dato sapere).
Nessuno di loro ha speso una sola parola sulla volontà di Eluana. Nessuno. I pochi che l’hanno nominata lo hanno fatto per asserire con apodittica certezza che quella di non sopravvivere in queste condizioni era la volontà “vecchia” di Eluana, e che oggi non varrebbe più. Oppure che era stata fatta in una condizione diversa – diversa da cosa? Possibile che la nostra identità e il nostro volere siano tanto labili per questi signori? Possibile che non si facciano problemi a decidere per gli altri mentre ribadiscono che il mio io di oggi non potrebbe decidere per il mio io di domani perché sarà diverso? Quanto sono diversi, loro, da me?
Quando affermano che la volontà di Eluana, espressa in condizioni di salute (perciò diverse da oggi) non vale perché non è più in salute, non si rendono conto che rischiano di vanificare tutte le confessioni in punto di morte? Perché vale abbracciare la loro religione (solo mentre si sta per morire, magari per una malattia, ma comunque pur sempre in punto di morte quindi non in condizioni ideali) e non esprimere una volontà su altre questioni? Inoltre Eluana, oggi, non ha più la possibilità di esprimere una volontà, perché non ce l’ha più una volontà. E allora sembra ragionevole seguire quella che aveva espresso, seppure in condizioni diverse, perché era pur sempre la sua volontà, e non quella di persone che non ci hanno nemmeno mai parlato con Eluana.
Non serve una intelligenza sopraffina, basterebbe un minimo di senso estetico.
Come direbbe l’ispettore Bloch a Dylan Dog: serve un antiemetico!
Ps
Questo invito al silenzio non è propriamente un appello o una petizione: è l’espressione di un senso di ripugnanza. Chi ha voglia di condividerlo e di diffonderlo è benvenuto (potete scriverci a bioetiche@gmail.com o lasciare un commento).
Per evitare una possibile contraddizione dello scrivere per invitare al silenzio (perciò rompendo quel silenzio stesso) aggiungiamo che il silenzio di cui parliamo è l’alternativa a parole oscene, offensive, intrise di crudeltà. Quelle che chiedono l’esposizione di Eluana e l’ostentazione pubblica della sua morte. Ecco: di fronte a tutto questo è meglio tacere. E permettere alla famiglia Englaro di vivere il proprio dolore senza aggiungere la vergogna di condividere la cittadinanza italiana con questa gente.
Pps
Desidero aggiungere un link a Lasciamo che Eluana riposi in pace (Noi Siamo Chiesa).
domenica 16 novembre 2008
Il silenzio, vi prego, su Eluana Englaro
Postato da Chiara Lalli alle 21:24 22 commenti
Etichette: Eluana Englaro, Movimento per la Vita, Scienza e Vita, Silenzio
giovedì 13 novembre 2008
La vergogna è un sentimento in via di estinzione
Per fare solo un esempio di pessimo gusto ecco le dichiarazioni di Scienza&Vita:
Chiediamo che alla lunga fine di Eluana, proprio perché si tratta di una vera e propria condanna a morte in età repubblicana, non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta. [...] Così i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete.
martedì 15 luglio 2008
Parla per te
Scienza & Vita emette un altro comunicato su Eluana Englaro.
“No alla prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana. No alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici italiani contro Eluana Englaro”.Le affermazioni insensate sono quelle di sempre, ormai sono familiari (morte naturale, condanna a morte). Ma i toni si alzano, diventano più violenti e hanno la pretesa di essere condivisi.
In queste ore si può consumare un terribile dramma che potrebbe restare come una macchia indelebile sulla coscienza di tutto un popolo, quello italiano, che in tante occasioni ha invece manifestato un amore senza confini per la vita umana in ogni sua fase, dal concepimento e fino alla morte naturale. Fermare la mano di chi si appresta a togliere la vita dando attuazione alla sentenza di un tribunale – peraltro sostenuta da alcuni settori minoritari dell’opinione pubblica e della medicina – è a questo punto un dovere insopprimibile per tutte le coscienze libere di questo Paese. E lo pretende il rispetto delle stesse leggi italiane che non ammettono l’eutanasia, tale essendo ciò che si sta per commettere.
Per questo ci rivolgiamo a tutta l’opinione pubblica, ai mondi della cultura e della scienza, del diritto e dell’economia, dell’informazione e del sociale perché con noi, e accanto a noi, sappiano pronunciare un grande “Sì” alla vita e un “No” insuperabile alla condanna a morte di Eluana.
Troppe volte abbiamo commentato quanto scritto da S&V e sarebbe noioso farlo per l’ennesima volta.
Però ci tengo a non essere inclusa in questa ipocrita indignazione (e dubito che tutto il popolo italiano la pensi in questo modo). Tuttavia sono sicura su quanto penso io: vorrà dire che sarò in uno di quei settori minoritari. Pazienza. Come si dice? Meglio soli che male accompagnati.
mercoledì 9 luglio 2008
Scienza e Vita ha le idee piuttosto confuse (o fa il gioco delle tre carte)
E sembra essere un eufemismo.
Come prevedibile la decisione dei giudici di Milano ha scatenato reazioni di ogni tipo. Finora la più interessante è quella contenuta in un comunicato di Scienza e Vita (già dal titolo: La società dei sani ha condannato Eluana).
Ci sarebbe molto da commentare, ma riporto un passaggio che rasenta la genialità. Secondo S&V la decisione si basa su motivazioni errate, e la più errata è
l’idea che una persona in stato vegetativo sia soltanto una vita biologica, dimenticando che fino a quando c’è vita biologica, quella è sempre e comunque una vita personale, espressione di una dignità che interpella in modo forte le coscienze e la responsabilità di tutti.Sarebbe interessante chiedere loro cosa ne pensano del prelievo di organi. Prima di svelare il pericolo in agguato.
giovedì 3 luglio 2008
La vita e la morte passando per la natura
Tutela della vita dal concepimento alla morte: dichiarazione del Sottosegretario Roccella (del 29 giugno passato):
“Le sollecitazioni dell’associazione “Scienza e Vita” sulle priorità di una politica che tuteli la vita dal concepimento alla morte naturale, sono in linea con gli indirizzi programmatici del Governo. L’impegno dell’esecutivo è quello indicato dallo stesso primo ministro nel discorso d’insediamento alla Camera dei deputati: varare un grande piano nazionale per la vita. Su molti dei punti critici individuati da “Scienza e Vita” abbiamo trovato una situazione già fortemente compromessa dal precedente Governo: è ormai impossibile, per esempio, riattivare la minoranza europea di blocco che impediva il finanziamento alla ricerca sugli embrioni, dopo che nel 2006 il ministro Mussi ha ritirato la firma dell’Italia. Sugli altri temi, come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell’aborto, siamo già al lavoro. In entrambi i casi, si tratta di interpretare e applicare la legge con coerenza e rispetto.Non è solo il richiamo ad una associazione clericale; e non è nemmeno la assoluta insensatezza di espressioni quali “morte naturale” o “per la vita” (dubito che Eugenia Roccella intenda proteggere i lombrichi o le formiche che impietosamente schiaccia durante le sue passeggiate). E nemmeno la nostalgia per la ridicola minoranza di blocco contro il finanziamento alla ricerca sulle staminali embrionali (tanto per ricordare: i cosiddetti embrioni sovrannumerari creati prima della legge 40 sono destinati alla loro naturale estinzione). Né, ancora, l’ostinazione nel dividere la ricerca in cassetti (staminali adulte sì, staminali embrionali no) o il richiamo alla eugenetica che va tanto di moda (il richiamo, intendo).
Accogliamo pienamente anche l’invito a promuovere la ricerca sulle cellule staminali adulte, che ha già dato buoni frutti e in cui il nostro Paese è all’avanguardia, e la raccomandazione a maggiore cautela e informazione sui test genetici, affinché il loro uso non apra le porte a forme “morbide” di eugenetica. Le tematiche proposte da “Scienza e Vita” sono al centro della nostra attenzione, e siamo certi che con l’associazione il dialogo sarà continuo e proficuo.”
Ma la mediocrità insopportabile di queste dichiarazioni.
Postato da Chiara Lalli alle 15:37 0 commenti
Etichette: Cellule staminali, Eugenia Roccella, Ricerca, Scienza e Vita
mercoledì 16 gennaio 2008
Anche (e) intolleranza anticristiana
Il Comitato Scienza & Vita rilascia oggi il seguente comunicato stampa:
“Noi ci saremo”. Così l’Associazione Scienza & Vita annuncia la propria presenza domenica, in Piazza San Pietro, all’Angelus.I corsivi sono miei. I commenti mi sembrano superflui.
“Noi ci saremo in nome di quella sana laicità che non chiude mai le porte al dialogo e crede nel valore del confronto tra fede e scienza, poiché esse non possono che servire l’uomo nella sua interezza e in ogni fase della sua vita”. Così l’Associazione Scienza & Vita, formata da credenti e non credenti, annuncia la propria adesione alla proposta del cardinale Ruini. “Siamo convinti – aggiunge Scienza & Vita – che in questo momento il Paese debba offrire un segno di unità attorno ai valori del dialogo, del rispetto, del pluralismo. La battaglia delle idee, cartina di tornasole dello stato di salute della democrazia, non deve mai trascendere nella prevaricazione. E il fatto che un gruppo di intolleranti abbia colpito così in alto, può solo preoccupare quanti hanno a cuore l’agibilità democratica in tutte le sedi in cui la società civile si esprime. Ecco perché l’incontro di domenica, se da un lato è per i credenti la manifestazione di un sincero sentimento di gratitudine nei confronti di Benedetto XVI, dall’altro è per tutti – credenti e non credenti – l’occasione per esprimere il rifiuto senza appello ad ogni tipo di intolleranza che voglia comprimere la libera espressione delle idee”.
Colpire così in alto immagino si riferisca alla offesa verso B16, considerando anche che in home page del sito si parla di intolleranza anticristiana e si conclude così:
Siamo sicuri che il Papa [...] non si farà intimorire e continuerà a parlare in difesa dell’uomo e di tutti gli uomini, anche nei riguardi dei sostenitori di una scienza priva di uno statuto di responsabilità. Infine si augura che i mondi accademico e studentesco sappiano far maturare gli anticorpi necessari a respingere la violenza di chi, in nome di un laicismo fattosi ideologia, vuol togliere la voce ad un uomo come Benedetto XVI.Nonostante i tentativi la voce di B16 è forte e chiara. Di cosa preoccuparsi orsù?
ps
Non avevo mai fatto caso al fatto che esiste una fondazione omonima (Scienza & Vita) che è
una fondazione di ricerca scientifica applicata allo studio della chirurgia protesica di anca e di ginocchio, con un’attenzione particolare alle nuove tecniche mininvasive e di protesi ibride di rivestimento, nonché allo studio e allo sviluppo delle più recenti applicazioni di coltura delle cellule staminali.
mercoledì 7 novembre 2007
Vorrei essere una rana
Giovanni Borroni, medico presso il Servizio di Rianimazione dell’Ospedale di Macerata, Specializzato in Anestesia e Chirurgia presso l’Università di Chieti, idoneità nazionale a primario, segretario dell’Associazione medici cattolici di Macerata, risponde alle domande rivoltegli da Scienza & Vita sull’inutilità del testamento biologico (Medici sul campo/11. Dall'immunoterapia, sguardo a testamento biologico, eutanasia e cure palliative, Korazym, 7 novembre 2007). Tralascio le banalità e arrivo direttamente allo scempio semantico e terminologico.
Che cosa intende per eutanasia?Da dove cominciare? Intromissione indebita dell’umano nel cammino di una vita di una persona: che l’umano e la persona non siano ontologicamente affini? O forse il problema è che l’intromissione sia indebita, per quali ragioni è impossibile sapere. Chissà se una intromissione divina sarebbe accettata da Borroni, probabilmente sì. Poi non si capisce come si riconoscerebbe una mano divina. Magari lui ha la risposta, ma la conserva gelosamente per sé e per i suoi cari. Poi butta là, con disattenzione quasi, l’equivalenza tra persona e feto (per carità, lui si limita ad una disgiuntiva; però lascia sospettare che non vi sia alcuna differenza rilevante). Il fatto che si avrebbe eutanasia quando X accoppa Y (no, scusate, quando X si limita a pensare che Y non sia più capace di avere una vita normale: in che senso normale?) è grottesco. Superfluo ribadire le differenze e tutto il resto.
La definirei in questo modo: intromissione indebita dell’umano nel cammino di una vita di una persona, che può avvenire in qualunque stadio della vita, per un feto o per una persona in coma. Si ha eutanasia, quando una persona giudica che un suo simile non sia più capace di avere una vita normale.
Può indicare la differenza tra testamento biologico e pianificazione dei trattamenti, contestualizzata nella relazione medico-paziente?Sarebbe stato più onesto rispondere: no, non posso indicarla. O non voglio indicarla. O parlare del tempo o delle mezze stagioni (e dei pomodori, ovviamente, che, signora mia non sanno più di niente). Ma non siamo troppo spietati! Quello che voleva dire, forse, era che il testamento biologico annienta il rapporto tra medico e paziente (che c’entrano i parenti?); mentre la pianificazione no.
Con il testamento biologico, a mio avviso, si verrebbe a perdere il rapporto fiduciario tra medico, paziente e parenti del paziente.
Io vorrei rispondere che spero di non inciampare mai in un medico come Borroni. Preferirei un veterinario.
Postato da Chiara Lalli alle 19:57 7 commenti
Etichette: Eutanasia, Scienza e Vita, Testamento biologico
lunedì 24 settembre 2007
In attesa della sentenza del Tribunale
Nell’attesa di leggere le motivazioni della sentenza di Cagliari riguardo alla autorizzazione di effettuare la diagnosi di preimpianto esce un illuminante comunicato stampa di Scienza & Vita. Evito di commentare perché ripetere fino alla noia le stesse identiche argomentazioni mi provoca un certo malessere (evito anche di correggere errori ortografici etc. etc.). Aspettiamo con ansia le reazioni dei soliti noti domani, sulla carta stampata!
“Non è vero che in qualche modo la legge 40 prevede la diagnosi genetica preimpianto sugli embrioni umani. E’ vero esattamente il contrario: la legge 40 vieta la diagnosi genetica preimpianto anche se non la menziona espressamente” E’ questo il giudizio dall’Associazione Scienza & Vita a margine del dibattito sollevato dalla sentenza del Tribunale di Cagliari.
Quanto affermato dall’Associazione emerge in tutta evidenza da una lettura attenta della legge 40, da cui si evince “il principio di destinazione alla nascita di ogni embrione generato in provetta”. La legge prevede infatti l’obbligo di trasferire immediatamente tutti gli embrioni generati e il divieto di qualsiasi selezione-soppressione a scopo eugenetico. “Nel caso di Cagliari – osserva Scienza & Vita – la finalità eugenetica appare evidente. Non si comprende quindi come il tribunale possa motivare una scelta contra legem”.
Infine l’Associazione afferma che “la pretesa di superare il problema della legittimità costituzionale della legge 40 non ha fondamento alcuno. Anzi, tale pretesa è in sé incostituzionale, tenendo conto dei precedenti pronunciamenti della Consulta in materia di tutela della vita del concepito”.
Postato da Chiara Lalli alle 19:44 4 commenti
Etichette: Diagnosi genetica di preimpianto, Legge 40/2004, Scienza e Vita
lunedì 6 agosto 2007
Inutilità del testamento biologico (secondo la gran parte del mondo scientifico)
Ottima la campagna di sensibilizzazione anti legge testamento biologico promossa da ‘Scienza e Vita’. Il mondo scientifico italiano nella gran parte ritiene del tutto superflua una legge sul testamento biologico. Ancora una volta il centro sinistra accecato dall’ideologia vuole dipingere una realtà che non c’e’ e di cui nessuno sente il reale bisogno. Piuttosto che legiferare su input ideologici il parlamento dovrebbe preoccuparsi di adeguare gli strumenti a favore delle famiglie e delle associazioni di volontariato che si occupano dei malati terminali. Uno stato civile non è quello che ‘aiuta a ben morire’ ma quello che fa di tutto per stare al fianco delle famiglie e dei malati con sostegni economici e terapeutici favore della dignità della vita.(Testamento biologico: Monacelli (Udc), bene ‘Scienza e Vita’, Agi, 4 agosto 2007).
In effetti se vai a vedere il sito (o ti fai mandare la newsletter per non perdere nulla) si può leggere: Scienza & Vita da’ voce ai medici oltre il testamento biologico. Con l’ortografia non sono mai andati proprio bene, ma è il contenuto che importa, ti risponderebbero loro, e allora andiamo a vedere il contenuto (io confesso di avere qualche difficoltà anche con Oltre il testamento biologico, ma tralascio – parlano i medici oltre a parlare il TB? I medici parlano dietro al TB? No, no: oltre è metaforico, i medici che scavalcano il TB? Mi arrendo).
“Il mondo scientifico italiano nella gran parte ritiene...” dichiara stizzita Monacelli. 15 interviste (sì, certo, nel sito c’è scritto le prime 15, ma che ne sappiamo di quante saranno? E che ne sa Sandra Monacelli di quante saranno? O le hanno fatto una soffiata che non vuole rivelarci? Ma soprattutto, quanto aveva in matematica Monacelli?).
Comunque, pur nel mistero, le interviste a raffica (sic) stanno qua.
Io ho solo letto l’intervista di Giancarlo Pizza perché mi piaceva il suo nome, ma poi mi sono ricordata che con i carboidrati non bisogna esagerare e mi sono fermata alla prima domanda:
D: Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?
R: Mi vede perplesso, perché sarebbe una decisione presa oggi, in una determinata condizione, che non può più essere revocata ed inoltre affidata a qualcun altro.
(Vorrei chiedere a Giancarlo Pizza: Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento patrimoniale? Dubito che risponderebbe: Mi vede perplesso, perché sarebbe una decisione presa oggi, in una determinata condizione, che non può più essere revocata ed inoltre affidata a qualcun altro. Ma che eresia, vogliamo forse paragonare la vita, dono di dio e indisponibile, con i nostri beni materiali e volgari?
Tuttavia c’è sempre l’esempio della sveglia, forse anch’esso blasfemo e irrispettoso...)
Immagino che per “decisione che non può più essere revocata” Pizza si riferisca al fatto che non posso revocarla (né confermarla) se e quando sono incosciente. Perché non aggiungiamo confusione all’inutilità: fino a quando si è coscienti è possibile cambiare le proprie volontà.
venerdì 20 luglio 2007
Fecondazione: l’inutile parere del CSS
E il titolo del Comunicato Stampa avrebbe dovuto continuare così: e la sconveniente presenza di Dallapiccola in rappresentanza del CNB.
Ieri il Gruppo di lavoro per l’aggiornamento delle Linee Guida in materia di procreazione assistita (Legge 40/2004) ha espresso il proprio parere: esistono i presupposti per la revisione. Una buona notizia? No, soltanto un apparente movimento per nascondere l’intoccabilità della Legge 40.
Permettere l’accesso agli uomini portatori di malattie sessualmente trasmissibili (HIV, HBV, HCV)? Benissimo. Ma che ne è delle donne o di chi ha una malattia genetica? Un rimedio alle discriminazioni compiute dalla Legge 40 non può essere tanto claustrofobico.
Gli altri suggerimenti contenuti nel parere sono inutilmente banali: implementare la ricerca sulla crioconservazione degli ovociti o garantire equità di accesso alle coppie. Rispettare i principi costituzionali di tutela di salute delle donne. O ancora, istituire un tavolo di confronto per aumentare l’efficacia delle tecniche. Tutti suggerimenti che non scalfiscono nemmeno in superficie l’illegittimità e il fallimento della Legge 40.
Ma c’è di più. Tra i componenti del Gruppo c’è Bruno Dallapiccola, chiamato in rappresentanza del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), come si può leggere nella pagina del Ministero della Salute in cui compare l’elenco dei componenti.
La nomina stupisce e appare davvero sbilanciata, dal momento che Bruno Dallapiccola è presidente di Scienza&Vita – associazione di profilo ideologico più che scientifico e protagonista di una campagna feroce contro la ricerca scientifica e a favore di una legge restrittiva e assurda come la Legge 40.
Sarebbe augurabile che un membro di un Gruppo di lavoro per l’aggiornamento delle Linee Guida in rappresentanza del CNB avesse un profilo (più) neutrale. O, almeno, che fosse bilanciato da un rappresentante di un diverso schieramento. L’unico spiraglio, per quanto claustrofobico, di miglioramento dell’applicazione della Legge 40 non può essere spazzato via a priori dalla presenza di un animatore di battaglie dogmatiche e antiscientifiche condotte in nome della personalità giuridica e morale del concepito, un “paziente come noi”, una persona come noi. Dimenticando chi persona lo è indiscutibilmente: tutti quelli che hanno bisogno di ricorrere alle tecniche di procreazione assistita per avere un figlio.
PS:
A firmare il parere in questione è il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Cuccurullo (ricorda qualcosa?).
Postato da Chiara Lalli alle 13:40 10 commenti
Etichette: Bruno Dallapiccola, Legge 40/2004, Scienza e Vita
giovedì 19 luglio 2007
Chi tocca la legge 40 attenta alla laicità e alla democrazia
Fecondazione: Scienza e Vita, giù le mani dalla legge 40, (AGI) - CdV, 17 lug:
È in atto un tentativo per far saltare surrettiziamente la legge 40, che i cittadini hanno voluto mantenere con il referendum del 2005 (1). Lo denuncia “Scienza e Vita”, l’organismo che promosse l’astensione e che oggi difende nuovamente la legge sulla fecondazione. “Laicità e democrazia (2) sono a rischio di estinzione quando si fa pressione per modificare le linee-guida applicative della legge in modo che possano servire come grimaldello per scardinare la legge stessa”, ha sottolineato la prof. Maria Luisa Di Pietro, docente di bioetica alla Cattolica e co-presidente (con il genetista Bruno Dallapiccola) dell’Associazione, durante la conferenza stampa promossa per contestare i dati del Ministero della Salute sull’applicazione della legge 40. Dati relativi alla diminuzione delle gravidanze con la Fivet (rispetto al tempo del “Farwest procreativo”) che, alla vigilia dell’emanazione delle linee- guida della stessa legge, sono stati letti scorrettamente (3) per portare ad una revisione della legge. Infatti, ha sottolineato la Di Pietro, vengono usati per “far dire alla legge quello che la legge non dice” (4). Mancano invece informazioni su cosa si fa per la “prevenzione primaria della sterilità”, che “sta diventando una vera e propria emergenza anche per il nostro Paese”, oppure “sui danni da fecondazione artificiale e sul fatto che la tanto richiesta diagnosi preimpianto causa tali danni all’embrione da ridurne di un terzo le nascite”. (AGI)(1) Validità del referendum: vedi la voce Quorum, per iniziare.
(2) Laicità e democrazia? Laicità? Strano che a parlare di laicità sia una accanita sostenitrice di una legge degna di uno Stato etico e patriarcale, che in nome di un principio quantomeno discutibile mette a rischio, sì, la salute delle persone. A rischio di estinzione (se non già compiutamente estinta, proprio come il povero Dodo) è la laicità, ma a causa di leggi come la legge 40, non a causa del tentativo di porvi rimedio. Tentativo ormai fiaccato da un referendum invalido (invalido, non confermativo della legge!), da una politica pavida e disinteressata ai problemi delle persone che avrebbero bisogno di tecniche rese illegali dalla legge 40, e da quanto accaduto prima: la redazione di una legge tanto orrenda, la decisione della Corte Costituzionale di non accettare il quesito abrogativo totale, e così via. Quante volte è stato già detto? Troppe.
(3) Sono stati letti scorrettamente da quanti non si sono nemmeno scomodati a leggere con attenzione e per intero la relazione del Ministero. Ma si sono accontentati delle agenzie (mezza paginetta contro un centinaio, vuoi mettere?). Sono stati letti scorrettamente da quanti avevano già deciso quali dovessero essere i risultati.
(4) Cosa dice la legge, signora Di Pietro? Lei è la stessa che metteva in guardia rispetto al pericolo di incentivare i costumi sessuali discinti promuovendo la campagna di vaccinazione contro il Papilloma virus, nevvero? Meglio una bella malattia (fino al tumore del collo dell’utero), soprattutto se conseguenza di promiscuità sessuale! Che cosa dice allora la legge 40? Che va tutto bene? Ma sì, in fondo un po’ di sofferenza terrena aiuta a tenere in caldo un posticino in paradiso.
Postato da Chiara Lalli alle 13:28 2 commenti
Etichette: Legge 40/2004, Maria Luisa Di Pietro, Scienza e Vita
venerdì 13 luglio 2007
Venire al mondo 1 (ovvero, più che Lucetta, Buietta)
È uscito il terzo quaderno di Scienza&Vita (qui ci eravamo barcamenati sul primo, Né accanimento né eutanasia, con tanto di accenti sbagliati: Nè accanimento, nè eutanasia, ma insomma è il contenuto che conta no?)
Anche stavolta è una pregevole antologia di scritti. E anche stavolta saranno affrontati i singoli interventi (forse non tutti, forse nemmeno un altro dopo questo), se e quando le forze ci sosterranno.
Si comincia proprio dall’inizio, dall’introduzione di Lucetta Scaraffia che in cotanto modo avvia (introduce, letteralmente) il quaderno:
Venire al mondo oggi non è un evento scontato, il cui buon esito dipende solo dalla salute della madre e del bambino. Il mondo in cui il piccolo nato deve entrare, oggi, lo può infatti rifiutare: perché è stato concepito nel momento “sbagliato”, o in una situazione “sbagliata”, oppure perché non “è venuto bene” ed è un “prodotto difettoso”.Colpisce questa nostalgica rievocazione di una età dell’oro (anche qui, se non sbaglio era usata anche in materia di morte), magari mai esistita, questa ingenua idea che un tempo i bambini fossero accolti in un modo e in un mondo migliori, dimenticando che fino a pochi decenni or sono l’infanzia non aveva poi molta importanza, almeno nei suoi singoli costituenti. E invece per Scaraffia il male si concentra nei giorni attuali, ove la maternità è sottratta alla società per diventare esperienza personale (lo dice poche righe più giù: “un fatto squisitamente privato” – e che cosa ci sarebbe di male in questo?). Dove la scelta di interrompere una gravidanza di un feto malato è interpretata solo come egoismo, rifiuto della invisibile e sciocca imperfezione estetica. Non ci si sofferma nemmeno per due parole a pensare dal punto di vista del nascituro e della sua esistenza. Liquidando il discorso sul migliore interesse del nascituro come un pretesto per liberarsi di un sasso nella scarpa.
Quindi è la madre che, su informazione e consiglio dei medici, decide se accogliere il nuovo nato o rifiutarlo.E che cosa bisognerebbe fare, una votazione nella pubblica piazza?
In altri tempi chi decideva (sebbene con minore o quasi nessuna consapevolezza)? Viene da rispondere: sempre la madre. Perché è lei a portare avanti una gravidanza, e da lei ne dipende l’esito.
Colpisce poi la connessione logica. La decisione della madre (premessa), la medicalizzazione della gravidanza (conclusione). Qui non si sta difendendo la medicalizzazione, ma contestando il fatto che sia un risultato del protagonismo decisionale della madre. Anche perché se fosse la donna a decidere consapevolmente di medicalizzare la propria gravidanza, non potremmo che rispettare la sua scelta. Il guaio è che spesso ciò avvenga non per sua scelta, e spesso per ragioni economiche. E questa è un’altra storia.
Proprio per questo la gravidanza e il parto hanno assunto una dimensione di medicalizzazione esasperata, in cui l’attesa non è rivolta a un figlio, ma al “figlio desiderato”, che quindi non solo deve nascere al momento voluto, ma anche corrispondere alle aspettative di chi l’ha voluto.Da qui si avvia un ragionamento squassato dai non sequitur e dalle affermazioni quantomeno bizzarre. Per far esistere il “figlio desiderato” bisogna creare il “figlio rifiutato” (la citazione di Marcel Gauchet è usata come una clava, come principio di autorità; per questo la ignoro).
L’aborto, più ancora della contraccezione, garantisce la possibilità che nascano solo “figli desiderati” nel momento desiderato, mentre la diagnosi prenatale serve anche a eliminare i bambini malati, imperfetti, quelli che non corrispondono al desiderio.Ancora nemmeno una parola sulle esistenze di questi figli imperfetti, che hanno malattie gravissime di cui forse Scaraffia non conosce nemmeno il nome. Altrimenti non parlerebbe di bambini imperfetti, ma di bambini disgraziati. E poi, soprattutto, non parlerebbe di bambini: la diagnosi prenatale si compie sugli embrioni e sui feti (quella di preimpianto su organismi di poche cellule, ma è roba da nazisti!). I bambini si portano dal pediatra, non si sottopongono a diagnosi prenatali.
il nostro venire al mondo e il nostro essere riconosciuti come esseri umani sono diventati dubbi e la nostra stessa appartenenza al genere umano è discussa.Non capisce o fa finta? La nostra appartenenza al genere umano non è messa in dubbio. No. La nostra titolarità di diritti fondamentali viene discussa. La distinzione tra essere umano e persona, che è quella che permette l’espianto di organi (chi direbbe che colui da cui si espiantano gli organi non sia più un essere umano? Solo uno scriteriato. Forse Luca Volontè).
il diritto per ogni essere umano di venire al mondo.Se tale diritto fosse sancito, le conseguenze sarebbero molto gravi. E si chiamerebbero criminalizzazione della gravidanza (ogni gesto, ogni comportamento di una donna incinta è potenzialmente lesivo del “diritto di ogni essere umano di venire al mondo”). Non parliamo della possibilità legale di interrompere una gravidanza. Ma poi anche di ricorrere alla contraccezione o di non passare tutto il giorno a praticare attività riproduttive. Se ogni essere umano ha il diritto di venire al mondo, ce l’ha anche l’essere umano non ancora concepito. Quello potenziale. Quello omesso da un mancato rapporto sessuale o da una pillola contraccettiva.
E ci pongono di fronte a un problema morale cruciale: è giusto impedire la venuta al mondo di neonati malati, di esseri umani dei quali si può fondatamente ipotizzare una cattiva “qualità della vita” futura? Naturalmente, noi rispondiamo che non esiste vita “indegna di essere vissuta”, e che a questo si dovrebbero ispirare i medici che devono intervenire nelle situazioni controverse. Ma senza cadere nell’errore opposto, quello che possiamo chiamare “accanimento terapeutico”.Naturalmente. Se non esistesse una vita indegna di essere vissuta, l’accanimento terapeutico non esisterebbe. Forse bisognerebbe prendere una decisione, e poi cercare di essere coerenti. Aspettiamo con ansia le trattazioni specifiche così come preannunciato da Scaraffia.
La diagnosi prenatale, da strumento prezioso per prevenire e guarire malattie, si può trasformare in elemento disumanizzante della gravidanza (Duden) o in strumento di selezione (Romano, Di Pietro e Serebovska, Noia).
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domenica 11 febbraio 2007
Il Quaderno di Scienza e Vita: “Né accanimento, né eutanasia” 2
Ovvero il potere medicale (non chiedetemi cosa sia, lo dice il nostro).
Come promesso ecco la seconda (e non ultima) parte: dopo l’introduzione di Lucetta Scaraffia il primo intervento nel Quaderno è di Louis-Vincent Thomas, La gestione del processo di morte.
Partendo dal ben noto principio che la vita vale più della morte, e che il fatto di vivere più a lungo non implica in sé alcuna contraddizione, l’atteggiamento di rifiuto dell’abbandono del paziente costituisce certamente un atto di coraggio. Esso è anche un atto di fede verso la medicina, poiché implica la ferma credenza nell’efficacia delle sue tecniche. D’altronde grazie all’impiego di queste numerosi malati, che sarebbero stati frettolosamente condannati a morte, sono ancora in vita.Ci sono alcuni passaggi oscuri qua e là. In che modo potrebbe essere contraddittorio il fatto di vivere più a lungo? L’atto di fede verso la medicina mi lascia senza fiato. Passi che sia un modo di dire, ma è proprio infelice. È poi strano che un fan della naturalità (uno degli argomenti preferiti di quanti abbracciano un atteggiamento prudente verso le biotecnologie) si trovi a incensare una incarnazione dell’artificio: la medicina. Medicina che, almeno nella sua versione moderna, anela al metodo sperimentale che poco ha a che spartire con atti di fede e credenze (intese nel senso che usa Thomas).
Anche lui non resiste al monito eugenetico: come non pensare
all’eutanasia eugenetica praticata in nome della razza o degli interessi di Stato[?]ma c’è di più:
segnaleremo di sfuggita l’eutanasia economica, «arma segreta degli economisti per risolvere i costi della sanità», la quale consiste nel lasciar morire coloro che si salverebbero a prezzo di ingenti investimenti.Il paragone con l’eugenetica è tanto frequente quanto assurdo (autonomia e scelta “dal basso” vs imposizione e scelta “dall’alto”). Quanto all’arma segreta impugnata dagli economisti sembra un miscuglio di catastrofismo e fantascienza. Tuttavia lo scenario ha una qualche verosimiglianza, ma rientrerebbe nelle conseguenze (senza dubbio condannabili) non necessarie. Sarebbe un orrore morale ma non una caratteristica intrinseca della eventuale legalizzazione della eutanasia.
Thomas poi a bruciapelo dichiara:
Non possiamo non rabbrividire se pensiamo all’iniziativa del medico britannico che poneva la sigla NBR (Not to Be Resuscited)Se ci si può risparmiare come superfluo il sottolineare la sgradevolezza di trovarsi di fronte ad una simile condizione, i brividi di Thomas sono mal indirizzati. Perché non si pone nemmeno la domanda di come e perché si sia arrivati alla decisione di non essere rianimati.
Perché non v’è cenno al paziente e alla sua volontà o al fatto che fosse una sua scelta, certo drammatica. Farebbe rabbrividire di gran lunga di più se alla tragicità della condizione di salute si aggiungesse il disinteresse per la volontà del paziente.
Possiamo pensare comunque che, per risolvere la difficile equazione durata-qualità della vita, un’assemblea di saggi, esperti e persone interessate da vicino alla questione saprebbe trovare una soluzione misurata, prudente e ragionevole.Il paziente non è compreso nella commissione di saggi. È difficile trovare un criterio in assenza della bussola della volontà soggettiva.
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mercoledì 31 gennaio 2007
Il Quaderno di Scienza e Vita: “Né accanimento, né eutanasia” 1
Scienza e Vita ha pubblicato nel novembre 2006 il primo quaderno (ce ne aspettiamo altri dal momento che la sezione di intitola “Quaderni”) sull’eutanasia dal titolo Né accanimento, né eutanasia (hanno sbagliato l’accento sul web, ma pazienza; sul pdf è corretto). È scaricabile il Pdf per chi volesse approfondire.
Io ne riporterò qualche passaggio, quando mi andrà e quando mi ricorderò. Per bilanciare il contenuto sceglierò foto non pertinenti, ma mi auguro in grado di offrire sostegno a quanti si inoltreranno nella lettura.
Dall’introduzione di Lucetta Scaraffia (pp. 7-9) si capisce che aria tira (già lo si sarebbe potuto intuire dalla provenienza del Quaderno, ma che l’analisi dei testi costituisca l’ultima parola!).
Scaraffia gonfia il petto e si abbandona a dichiarazioni d’effetto, ma spesso vacillanti. Come quando ammonisce:
sta facendosi largo una ideologia tesa sottrarre la morte alla sua “naturalità”dimenticando di soffermarsi sulla difficoltà di definire “naturalità” (ma nemmeno ci prova) e sulla altrettanto sbavata distinzione tra naturalità e innaturalità (o artificialità). Il solito e solido argomento che identifica “naturale” con “moralmente buono” oppone molta resistenza alla resa. “Questo è naturale” – tuonano in molti intendendo dire che “questo” sia moralmente ineccepibile, ma non disdegnano di circondarsi degli aggeggi più innaturali, dal frullatore al televisore, trangugiano felici medicine innaturali e si spostano su veicoli innaturali. Quando si tratta di morte, però, la natura diventa la chiave per distinguere le scelte o le azioni immorali da quelle morali. Peccato che a prenderli sul serio molte delle persone che sollevano oggi il dilemma sull’eutanasia sarebbero morte anni fa, senza l’intervento del diabolico artificio.
Scaraffia poi se la prende con la tracotanza umana e ammonisce:
Il riconoscimento del diritto di eutanasia fa parte infatti di quella corrente ideologica che si sta affermando nella modernità secolarizzata e che vuole trasformar l’essere umano da creatura a creatore, e controllare sia il momento e le modalità della nascita sia quelli della morte.Creatura di chi?
E in sottofondo: l’inviolabilità e la sacralità della vita umana, anche contro la volontà del diretto interessato. “Tu sei creatura – direbbe Scaraffia – non puoi pretendere di prendere decisioni autonome, chiedi al creatore”. Un po’ come un robot creato dall’uomo a sua immagine e somiglianza (mi ricorda qualcosa...). Mai sentito parlare delle 3 leggi della robotica?
E infine si conclude con l’argomento più in voga, perché fa pure storico attento e informato, e ovviamente testimonia di essere dalla parte giusta, quella contro il nazismo. Che è senza dubbio la parte giusta, ma non somiglia per niente alla parte che rifiuta la possibilità di ricorrere all’eutanasia esercitando alla propria volontà. Non somiglia alla parte che confonde la libertà con un elenco di indegni da eliminare compilato dallo Stato o da chissà chi.
Decidere che è meglio, per un essere umano, morire invece di continuare a vivere, sottende una questione – quella della “vita indegna di essere vissuta” – che si sperava chiusa per sempre con la caduta del nazismo.Decidere che è meglio morire: può deciderlo soltanto la creatura sulla propria vita. Questo dovrebbe bastare a tracciare una differenza profonda con il nazismo. O no?
Postato da Chiara Lalli alle 14:18 0 commenti
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