lunedì 8 settembre 2008

Contro i trapianti /2

Dopo aver cercato di individuare nel primo post di questa serie il vero significato delle idee esposte da Lucetta Scaraffia nel tristemente famoso articolo per l’Osservatore Romano, tentiamo adesso di delineare le possibili conseguenze degli atteggiamenti in materia di trapianti che si stanno diffondendo in alcuni ambienti cattolici.

La posta in gioco
Anche se sono in pochi ad averlo notato, non è solo la pratica dei trapianti ad essere messa in pericolo dalle ubbie di cui si è fatta portavoce la Scaraffia. Se si diffondesse l’opinione che una persona in stato di morte cerebrale è comunque ancora ‘viva’, e che sospendere i trattamenti cui è sottoposta significherebbe ‘ucciderla’, assisteremmo a un drammatico intasamento delle corsie dei reparti di rianimazione. Mentre ora infatti si staccano le macchine subito dopo la diagnosi di morte cerebrale (indipendentemente dal fatto che si proceda o meno al prelievo di organi), se il respiratore artificiale non venisse spento basterebbero i pochi giorni o settimane di sopravvivenza media di questi malati a tenere occupati letti e macchinari e a determinare di fatto la fine della medicina di urgenza in questo paese, con le vittime di incidenti d’auto o di infortuni domestici lasciate morire nei pronto soccorsi. Una strage di viventi per non togliere il posto ai morti.
Fortunatamente questo scenario è abbastanza improbabile, non foss’altro che per le ovvie conseguenze di ordine pubblico (e di impopolarità della Chiesa e dei suoi servitori politici). La giustificazione per staccare la spina non manca, persino se si cancella il concetto di morte cerebrale: si tratterebbe comunque di malati terminali, e le invadenti pratiche di rianimazione sarebbero etichettabili come accanimento terapeutico anche secondo gli angusti criteri della dottrina cattolica.

Nuove giustificazioni per i trapianti?
Molto più difficile giustificare, nella nuova prospettiva, la pratica dei trapianti. Ci ha provato nei giorni scorsi Lorenzo d’Avack, del Comitato Nazionale per la Bioetica («Il confine della vita e la difesa della donazione di organi», Il Messaggero, 5 settembre 2008, p. 21):

Forse è sbagliato continuare a giustificare la legittimità dei trapianti attraverso una pretesa scientifica della morte. Forse è necessario domandarsi se sia più conforme a dignità concepire l’aggressione al corpo morente come legittima aggressione al corpo di un uomo per suo consenso. Forse si potrebbe e si dovrebbe dire che la consapevole decisione di donare i propri organi dopo la morte cerebrale totale vada ritenuta valida in forza di un grande gesto di solidarietà sociale.
Si tratta però di argomenti abbastanza deboli: dopo tanto ossessivo insistere sul primato della vita sulla libertà, il magistero ecclesiastico potrebbe mai concedere quello che si potrebbe interpretare – nella sua stessa ottica – come un suicidio, sia pure a beneficio di altri?
Ma una soluzione va trovata. Qui la Chiesa ha interessi contrastanti: da un lato l’impopolarità che la colpirebbe nel caso imponesse il proprio veto alla pratica dei trapianti (impopolarità che potrebbe risultare massima soprattutto fra i settori della comunità cattolica in cui hanno ancora corso gli ideali della solidarietà con i deboli, del dono di sé, che i trapianti irresistibilmente richiamano); dall’altro, la coerenza del proprio apparato ideologico, che si pretende conforme alla «ragione», e dalla cui saldezza dipendono non solo il no all’eutanasia e al rifiuto delle cure, ma anche quello – per la Chiesa irrinunciabile e strategico – all’aborto.
Vedremo nei mesi prossimi se la creatività di teologi e filosofi cattolici riuscirà a venire a capo del dilemma; ma certo sarebbe stato meglio se la questione fosse rimasta avvolta in un prudente silenzio, o confinata tutt’al più sulle pagine delle riviste accademiche. In effetti, contro quella che era stata anche la mia prima impressione, c’è da chiedersi se l’articolo della Scaraffia non sia stato un motivo di disagio e una sgradita sorpresa anche per le gerarchie ecclesiastiche. Si noti il tono vagamente stizzito e le giustificazioni balbettanti che Francesco D’Agostino – sicuramente più organico a certi ambienti della Scaraffia – propone nel commentare l’articolo («“Se il cervello è fermo il corpo non è più vivo”», Il Mattino, 4 settembre, p. 4):
«[Q]uelli che contestano il criterio della morte cerebrale non dicono con quali strumenti migliori si potrebbe accertare un decesso».
Eppure, esistono scienziati che la pensano diversamente da lei.
«E io ritengo naturale che nel mondo scientifico si discuta anche perché conosciamo ancora poco della funzionalità del cervello. Ma si tratta di un dibattito che si deve svolgere in ambito scientifico e non riguarda affatto la bioetica. Medici e giuristi sono tenuti dal punto di vista etico a rispettare la posizione che è largamente dominante nel mondo scientifico. E solo dal mondo scientifico ci possono arrivare indicazioni diverse, anche non maggioritarie ma almeno scientificamente fondate: cosa che per ora non è».
Alcuni studiosi citano casi di persone morte cerebralmente con il cuore che batteva ancora e di donne in coma irreversibile che hanno portato a termine una gravidanza...
«Sono casi singoli che non fanno statistica. Potremmo anche pensare che il medico che ha decretato la morte cerebrale si sia sbagliato. E per quanto riguarda quelle gravidanze, sono state possibili grazie alle macchine che hanno sostituito alcuni organi, così come capita quando si mette un neonato in una incubatrice».
Ma allora di quali ambienti si è fatta veramente portavoce la Scaraffia?

Il golem diventa autonomo
Man mano che la Chiesa è andata spostando il punto focale del proprio messaggio sui temi della bioetica, riguadagnando allo stesso tempo il centro dell’attenzione politica e mediatica, ha sentito la necessità di cooptare numeri sempre maggiori di comunicatori, per lo più al di fuori dei ranghi dei teologi e dei sacerdoti, e con un accento privilegiato sulla presenza femminile. Là dove prima bastava un’intervista al vecchio Monsignor Sgreccia, ecco adesso che la scena è dominata dalle Roccella, dalle Morresi, dalla stessa Scaraffia, dalla figlia d’arte Marina Casini, tanto per citare solo alcuni nomi. Ma la moltiplicazione dei volti, unita alla necessità di fornire un messaggio comprensibile ai più, ha determinato un inevitabile abbassamento della qualità. I nuovi campioni dell’integralismo sono spesso incapaci di maneggiare i difficili concetti di sostanza individuale o di essenza razionale (e del resto, bisogna ammetterlo, non è che quei concetti abbiano mai avuto un significato chiaro e preciso); difficile immaginare la Roccella a suo agio con Severino Boezio...
Si è andata così formando col tempo una versione vulgata della complessa filosofia che esaminavamo nel post precedente, versione che si può trovare esposta in mille posti, dalle pagine del Foglio agli articoli di Avvenire, a certi commenti ai post di questo stesso blog; una versione per alcuni versi simile all’originale, ma anche sottilmente differente.
Per chi la sostiene l’uomo non è degno di rispetto in quanto creatura essenzialmente razionale, ma bensì solo in quanto biologicamente uomo. Se logicamente la posizione è indifendibile (perché allora garantirgli statuto morale? E perché solo alla specie umana, e non anche alla famiglia – gli ominidi – o all’ordine – i primati? O al contrario perché non soltanto all’etnia, o alla tribù, o alla famiglia?), essa consente a chi non ha familiarità con le essenze dei filosofi di continuare a sostenere l’illiceità dell’aborto (l’embrione non è razionale ma il suo Dna è umano). Questo crudo riduzionismo biologistico viene giustificato con l’appello a evitare ogni discriminazione, ricorrendo ecletticamente a un argomento che era stato una volta tipicamente progressista. Ma proprio la fobia per ogni richiamo nel discorso morale alle dimensioni della coscienza, dell’autocoscienza e della razionalità porta inevitabilmente a riconsiderare i criteri della morte: i cerebralmente morti sono sicuramente uomini, e sicuramente vivi; con che coerenza, allora, li usiamo per i trapianti? Anche una pseudo-dottrina priva di ogni dignità intellettuale può inseguire l’ideale della coerenza logica; ed è questa dinamica ad aver forse prodotto l’intervento di Lucetta Scaraffia.

L’integralista e il paranoico
Le gerarchie ecclesiastiche hanno naturalmente un certo controllo su questo ambiente; ma non totale. Il timore che le cose sfuggano loro di mano è quindi perlomeno sensato. Se non si giungerà alla fine dei trapianti per decreto legislativo – cosa per cui sarebbe necessario l’impulso della Chiesa – il pericolo è però che si crei un sentire diffuso ostile a questa pratica medica, operando una saldatura con i gruppuscoli paranoici che da tempo denunciano la cosiddetta «predazione di organi». Identico, del resto, è l’humus in cui sono radicati questi complottisti e gli integralisti: una piccola borghesia che si sente compressa sia dall’alto che dal basso (nel linguaggio integralista, rispettivamente dalle «lobby massoniche» e soprattutto dalla «tecnoscienza», e dalle «masse scristianizzate» ed «edoniste»), e che reagisce tipicamente con il ricorso alle teorie del complotto e con il vittimismo aggressivo. Al di là dei facili sociologismi, del resto, il cristianesimo integralista questo è: l’ideologia di una parte della piccola borghesia.
Già i prodromi del linguaggio complottista cominciano ad apparire: Stefano Lorenzetto si vanta sul Giornale di aver dato l’imbeccata alla Scaraffia («Quel dubbio etico censurato da 40 anni», 4 settembre, pp. 6-7), e conclude: «La verità è che una potentissima lobby da 40 anni ha tolto a queste frange minoritarie persino il diritto di parola». E la stessa Scaraffia, in un’intervista al Riformista“Niente dogmi sulla morte cerebrale. In Vaticano molti la pensano come me”», 4 settembre, p. 2), commenta a proposito delle reazioni suscitate dal suo primo articolo:
mi sembra anche che la questione tocchi interessi meno pietosi. La cosa evidentemente dà fastidio a diverse persone che sono interessate a che le cose non cambino. […] Sono troppi gli interessi che stanno dietro ai trapianti. Sembra che debbano essere sempre legittimi, si parla sempre delle vite che salvano, delle storie pietose, ma si è molto meno propensi a fornire dati sul numero dei trapianti riusciti, sulla sopravvivenza, e sulla qualità della vita dei trapiantati...
Del tutto interno alla logica complottista è invece il ripugnante articolo di Ida Magli pubblicato oggi dal GiornaleDue o tre cose che nessuno dice sui trapianti», 8 settembre, p. 1; un assaggio: «esiste un ordine segreto ma inderogabile che vieta qualsiasi informazione sull’argomento». Vedi anche le indignate considerazioni di Inyqua), che significativamente se la prende con la Chiesa stessa.
Questa retorica, nel migliore dei casi sospettosa e meschina (e demente nel peggiore), farà danni limitati finché rimarrà limitata a poche conventicole di fanatici. Ma in tempi di crisi sociale ed economica basta poco perché faccia prendere fuoco agli animi dei creduli e degli ignoranti. Gli aspiranti incendiari, come si vede, non mancano.

(2 - fine)

22 commenti:

Giacomo Brunoro ha detto...

Credo che la soluzione a tutti questi "problemi" sia estremamente facile: il testamento biologico. Una volta redatto un testamento biologico preciso e dettagliato (che a questo punto dovrebbe diventare obbligatorio per legge) non ci sarebbe più niente da discutere: se la Signora Scaraffia non vuole donare i suoi organi sarebbereo soltanto affari suoi, così come sarebbero affari suoi se decidesse di essere mantenuta per cinquant'anni in stato di morte cerebrale (ammesso che lei o la sua sua famiglia si possano permettere cure di questo tipo, che non potrebbero naturalmente essere "mutualizzate").
Ancora una volta dunque la responsabilità di questa situazione a dir poco imbarazzante è della politica, incapace di legiferare in maniera decente e succube di non si sa quali poteri. I nostri politici, come al solito, fanno la figura del servo sciocco che causa danno al suo padrone.
Uno degli obiettivi del legislatore in uno scenario di questo tipo dovrebbe essere quello di garantire le libertà individuali dei singoli all'interno di una collettività strutturata, cosa che equivale a far si che tutti si assumano le proprie responsabilità. Forse per questo motivo che in Italia la cosa è estremamente difficile.

Ottantotto ha detto...

Ciao, mi farebbe molto piacere scambiare due chiacchiere con l'autore di questo blog. Non appena sia possibile, potresti contattarmi tramite e-mail? Ti ringrazio in ogni caso anticipatamente! Buon blogging!

inyqua ha detto...

Caro Giuseppe, hai finalmente capito perchè mi preoccupavo tanto un anno fa? Mi sembra di vivere in incubo dove si agitano folli....

Uyulala ha detto...

Penso solo al fatto che mi sono iscritta all'AIDO all'età di 17 anni (non so neppure se la mia iscrizione fosse valida, dato che ero minorenne).

Il controllo che cla chiesa vuole esercitare sull'individuo ormai passa per i ricatti più radicali della vita dell'uomo: la nascita e la morte. Non c'è più molto altro su cui può ricattare

Giuseppe Regalzi ha detto...

Inyqua: sì. Ma questa cosa potrebbe indebolirli, forse.

paolo de gregorio ha detto...

Giacomo, tendo a dissentire. Il problema, come descritto bene nel post, non riguarda solamente il trapianto di organi, ma lo stabilire la morte di una persona. Se si accettasse, tanto per fare un esempio estremo, che basterebbe pagare molto bene dei medici perché essi assistano il cadavere di turno alla Frankenstein rischieremmo comunque un collasso del sistema sanitario e delle pratiche mediche. I medici devono, comunque, continuare ad operare secondo criteri oggettivi e scientifici e, soprattutto, rispondenti ad un'etica "umana" e non disumana. Altrimenti avremmo il collasso totale della professione e del concetto di assistenza sanitaria. Un titolo, una laurea, una specializzazione, una abilitazione non si prendono certo in base al proprio istinto al compiacimento del potente o fanatico di turno. Quindi, se porprio vuoi prestare cure ad un cadavere, devi trovarti un truffatore "laico" e non un medico profesionista, che si arricchisca grazie ad una qualche forma di abuso di credulità popolare. In ogni caso io acetterei la tua proposta solo se ad occuparsi ipoteticamente di queste persone sia non certo un medico, ma una persona senza qualifica.

Ho divagato un po', ma era necessario per farmi dire che no, non sono assolutamente d'accordo che il problema "alla Scaraffia" sia quello di avere la possiblità, pagando profumatamente, di avere medici ed infermieri esperti al proprio capezzale anche nel caso in cui sopraggiunga una morte solo cerebrale: non si risolverebbe comunque il problema, etico o morale, e sociale, del sottrarre attenzioni e competenze necessarie a tante persone realmente in pericolo di vita. Sarei forse un pizzico più d'accordo con te se i medici, nel nostro paese, fossero formati solo da isitituti privati. Ma non è così: i medici si lauerano per lo più in università pubbliche, pagate "dal popolo", e non è accettabile che sacrifichino la loro professione, certificata e sudata, ai capricci a-scientifici del potente/ricco/integralista di turno, sotraendo competenze e risorse ai malati veri. La funzione medica, in un paese come il nostro, e quand'anche operante nel privato, è e resta una funzione sociale.

Anonimo ha detto...

Io, al contrario, non mi porrei affatto il problema del costo del mantenimento delle cure per gli integralisti: se la cosa garantisse a ciascuno la libertà di fare quel che gli pare del proprio corpo, sarei disposto a pagare per tutte le Lucetta Scaraffia d'Italia. Sarebbe uno scambio estremamente vantaggioso.

Dissento invece dall'ultimo post di Paolo De Gregorio, un medico non è un bene comune, il capitale umano che l'Università pubblica fornisce a tutti i professionisti è un regalo, non un prestito. Fermo restando che sì, sarebbe in effetti cortese che costoro lo gestissero sempre in maniera conforme alle esigenze della popolazione.

Magar

paolo de gregorio ha detto...

Magar:
"il capitale umano che l'Università pubblica fornisce a tutti i professionisti è un regalo, non un prestito"

Dissento totalmente, e le posizioni come le tue mi fanno venire, certe volte, la voglia di far sperminetare in Italia alla gente l'università esclusivamente privata (circa centomila euro per una laurea mi sembra un costo equo per numero di ore professionali impiegati nella formazione da docenti e istituti, e sicuramente un onere adeguiato per apririsi alle professioni più gratificanti). Ci sono milioni di persone in Italia che pagano le tasse per mantenere (o aver mantenuto) me e te all'università, e né loro né i loro figli hanno mai messo nemmeno piede in una università. L'unica giustificazione per questa situazione è l'ideale che io e te, in un modo o nell'altro, daremo a loro (genitori e figli) un ritorno, in forma di avanzamento (sociale, tecnlologico, culturale e quant'altro). Trovo l'idea che milioni di persone con le loro tasse l'università te la "regalino", senza averci mai messo piede ma al tempo stesso averti permesso di mangiare e vivere, molto indisponente. Ogni persona dovrebbe sentire una qualche forma di responsabilità in questo, e la decadenza nostrana è che nessuno ha più questo sentimento: tutto ci è dovuto eccetera eccetera. Ma a parte ciò, insisto che se sei "medico" devi fare il medico, sennò non vedo proprio perché, nel momento in cui prendi i miliardi da uno che si fa abbindolare dalle parole alla Scaraffia, tu non debba anche essere processato esattamente come Wanna Marchi per aggiramento di incapace, abuso di professione e abuso di credulità popolare.

Anonimo ha detto...

Si può capire quello che accade, partendo dalla più grande verità, che è: "l'uomo è una merda".
Abbiamo degli scienziati che si sono inventati questa storia della morte celebrale per poter fare i trapianti.
Infatti, non si può dire che il tipo è veramente morto, in quanto il suo cuore continua a battere.
Però SAREBBE MORTO senza la macchina che lo tiene in vita.
E a che scopo lo tiene in vita? Semplice, per poter fare i trapianti!
In questo senso gli scienziati sono doppiamente bastardi.
Un tempo era la chiesa a sfruttare la paura della morte dell'uomo (anzi lo fa tuttora), adesso è la scienza che si è presa questo impegno. E come maschera bene i suoi fini!.
Attenzione, diffidate SEMPRE di chi vuol fare del bene!!

Anti-moderno

paolo de gregorio ha detto...

(parentsei: Magar, forse non ho capito bene, ma non vorrei che tu mi stessi dicendo che, mettiamo, un medico potrebbe, in quanto medico, farsi pagare fior di quattrini per fare l'azzeccarbugli o prescrivere agli vari; solo perchè c'è gente disposta a pagare per tutto ciò, ed in tutto ciò egli rimanendo, rispetto ai colleghi e al volgo, medico a tutti gli effetti, e tutto ciò anche perché il titolo di "dottore" gli è stato "regalato" dal volgo)

paolo de gregorio ha detto...

"questa storia della morte celebrale"

Diccela tu allora, la storia della morte celebrale! Ma per caso oltre che anti-moderno sei anche il-letterato?

"non si può dire che il tipo è veramente morto, in quanto il suo cuore continua a battere."

Interessante, "il cuore continua a battere" anche in caso di "morte ceLebrale". Un salto nel futuro detto proprio da un anti-moderno. Star Trek è roba da principianti al cospetto. (forse volevi dire "il cuore viene fatto battere", e dovresti essere più preciso visto che sull'ambiguità del linguaggio costruisci l'iperbole).

"Attenzione, diffidate SEMPRE di chi vuol fare del bene!!"

...e fidarsi invece sempre di chi ti tratta da vero s****o, vero? Saggezza popolare in pillole...

c.d. ha detto...

"Infatti, non si può dire che il tipo è veramente morto, in quanto il suo cuore continua a battere."

senti anti-moderno, perche non ti fai trapiantare un cervello e cominci a ragionare? lo sai a cosa serve un defibrillatore? secondo te serve a riportare in vita i morti o serve a far ripartire il cuore fermo di una persona ancora VIVA? te lo vuoi mettere in testa che il cuore e' una POMPA, che e' possibile SOSTITUIRLO con altri cuori o con altre pompe artificiali, che ci sono persone che grazie al freddo sono sopravvissute ad arresti cardiaci durati anche piu di mezzora? tu sei vivo finche il tuo CERVELLO funziona, chissenefrega del cuore. senza un cervello funzionante vari altri organi possono anche continuare a funzionare, ma TU ORMAI NON CI SEI PIU, perche TU NON SEI IL TUO CUORE, O IL TUO POLMONE, O LA TUA MILZA. TU SEI IL TUO CERVELLO, ok?

Anonimo ha detto...

E' vero de Gregorio, io sono un illetterato, un contadino. Certo, volevo proprio dire "viene fatto battere".
Questa storia, è una menata tutta interna a un mondo di persone che ha perso ogni senso di "naturalezza" del vivere.
Siete robot, e parlate tra robot.

Anonimo ha detto...

Domandiamoci: ma perchè tutta questa attenzione al momento della morte?
Perchè con i macchinari sei in grado di far sopravvivere un corpo.
Cioè, stai ingannando la "natura", salvando un tizio che sarebbe probabilmente morto.
Però poi, quando tirendi conto che c'è ben poco da fare, sei nei pasticci e sei costretto a prendere delle decisioni. E allora ti inventi questa cosa della bioetica, la necessità di stabilire delle regole di condotta.
Maldestro! Se lasciavi fare alla natura era meglio!
Anti-moderno

Giuseppe Regalzi ha detto...

Suggerirei a tutti di evitare di rispondere alle provocazioni di Antimoderno, che mi sembra del tutto impervio a ogni argomentazione razionale.

Anonimo ha detto...

La medicina moderna ha almeno dieci dei componenti essenziali di una religione:
1) Un sistema di fede-la scienza medica moderna-che può essere altrettanto valida quanto le prove di altre chiese sull'esistenza di dio.
2) Un clero- i medici.
3) Dei templi - gli ospedali.
4) Chierici e vestali - infermiere, operatori sociali e personale paramedico.
5) Paramenti che rispecchiano la posizione gerarchica - colore e lunghezza dei camici indica il loro rango.
6) Una classe nobiliare che mantiene la chiesa - industrie chimiche, assicurazioni, produttori di alimenti per l'infanzia.
7) Un confessionale - l'anamnesi deve essere conferita al medico in tutta sincerità.
8) Un'assoluzione- il colpetto sulla spalla "Lei sta bene torni l'anno prossimo"
9) Vendita delle indulgenze - gli onorari oltraggiosi
10) Similitudine di linguaggio - "ho fede nel mio medico", la relazione medico paziente è "sacra".

Per non parlare poi delle similitudini con l'offerta sacrificale dei pazienti al "dio" della medicina. Quante vite sono state sacrificate al "progesso" della medicina!!

Anti-moderno

paolo de gregorio ha detto...

Seguo il suggerimento di Regalzi. Più che altro perché anti-moderno porta sistematicamente il blog fuori tema: la sua filosofia ce l'ha detta molte volte, e non mi pare una cosa elegante sfruttare blog altrui per fare pubblicità alla propria dottrina a oltranza, senza mai parlare del merito dei vari argomenti proposti. Così è troppo facile.

Anonimo ha detto...

Ma qual'è il merito, De Gregorio?
Qui ci sono solo persone la cui filosofia è: "io voglio fare quello che mi pare", oppure "io credo nella scienza".
La verità è che dite qualcosa e poi vi fate l'applauso.
Cercate qualcuno che possa confutare razionalmente sui vosti dogmi, ma siete impermeabili...
D'altro canto, chi solitamente vi si oppone, cioè i cattolici, lo fa con gli strumenti del cattolicesimo, che sono un pò spuntati....
Il suo Dio, De gregorio, LA RAGIONE UMANA, purtoppo non ha ragione!
L'Occidente ha sofferto molto i dogmi della chiesa e adesso assistiamo a una reazione incontrollabile di un personaggio che crede di essere furbo e sapiente, ma non lo è. Quest'individuo è l'uomo moderno.

Si vada a vedere la prima pagina del Corriere on-line di oggi dove si afferma che quello che veniva chiamato DNA spazzatura adesso sembra che sia fondamentale per l'evoluzione umana.
E poi c'è chi appoggia i cibi trans-genici....

Anti-moderno

Anonimo ha detto...

"Si vada a vedere la prima pagina del Corriere on-line di oggi dove si afferma che quello che veniva chiamato DNA spazzatura adesso sembra che sia fondamentale per l'evoluzione umana"

Adesso??? "Adesso" per te magari.

Enrico

paolo de gregorio ha detto...

Sì Enrico, avevo notato l'idiozia ma m'ero trattenuto per un impegno preso. La regola d'oro oggi è: premunisciti di ignorare il più possibile, così che più cose ignori e più potrai parlare a vanvera di ciò che non sai!

Anonimo ha detto...

E no, caro De Gregorio, alla fine non ti sei trattenuto! Hai rotto...il vincolo!
Comunque, badate bene, essere pro-scientifici oggi significa essere degli incoscenti.
Significa portare acqua al mulino della nostra auto-distruzione.
La presunzione e l'arroganza della scienza di guidare le nostre vite, di esprimere "saggezza", è già fallita.
Purtoppo la stupidità si paga.
Dispiace che a pagare saremo tutti e non soltanto quegli idioti degli "scientifici".
Ossequi.
Anti-moderno.

Anonimo ha detto...

Anti-moderno, in parte ti dò ragione, anche se non condivido il tuo pensiero omofobo sugli omosessuali che hai fatto in altri blog, ma cerca di aprire di più la tua mente, perchè quasi ci sei arrivato, hai mai letto S.Agostino?
Ecco lui risolve l'enigma e potrebbe darti tante risposte, ci sei quasi vicino, è proprio la prova spirituale di questo secolo:

<<"che cosa fai piccolino ?" domandò il santo.
"voglio mettere tutto il mare in questa buca" rispose il bambino.>> S.Agostino.

Allo stesso modo:
Un libro di scienza non può racchiudere dentro di sè l'intero universo nè l'infinità della mente umana.

Così come una religione soltanto non può rinchiudere dentro di se l'infinità di Dio.

L'uomo, come Dio l'ha creato, ha una intelligenza abbastanza superiore rispetto alle chiuse strutture religiose, e capisce anche da solo quello che la coscienza gli detta come giusto o sbagliato.

Questo libro mi ha insegnato a vedere Dio in modo diverso.
Sono convinto che LA CHIESA DI DIO E' DENTRO OGNUNO DI NOI.
Tutte le religioni sono vere, ma per metà.
L'altra l'ha aggiunta l'uomo d'odio consigliato dal demonio.
E per proseguire il conflitto tra gli uomini...

Gokikko