"Se vogliamo che il processo dei diritti non si interrompa, dobbiamo evitare atteggiamenti massimalistici". Maria Rosaria Bindi, sul Corriere di oggi. Dopo il presidio giuridico di Pierluigi Bersani di sabto scroso ecco un altro rompicapo semantico.
lunedì 16 luglio 2012
Io sono massimalistica e tu?
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lunedì 14 dicembre 2009
Una occasione mancata: il silenzio
sabato 22 dicembre 2007
Discriminazioni
Rosy Bindi denuncia la circolare di Letizia Moratti che esclude i figli degli immigrati senza permesso di soggiorno dalla istruzione. I bimbi, afferma il ministro, non vanno discriminati.
Tranne in alcuni casi (la spiegazione è quasi peggio della frase). O forse è solo un effetto collaterale inevitabile (il bersaglio erano gli omosessuali, il fatto che ci vadano di mezzo i bambini è il prezzo da pagare)?
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giovedì 24 maggio 2007
Cosa intendi con “famiglia”?
Comincia oggi la Conferenza Nazionale per la Famiglia. Fortemente voluta dal ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi la Conferenza ha l’intento di “delineare il primo Piano nazionale per la Famiglia, che indichi le strategie di una politica seria e credibile, finalmente a favore delle famiglie italiane”. Scopo nobile e che nessuno si sognerebbe di criticare. Tuttavia vi è una domanda ineludibile: che cosa si intende con “famiglia”? Procedendo per negazione verso la definizione sembra che almeno gli omosessuali non possano aspirare ad essere famiglia, poi forse nemmeno i conviventi: il mancato invito a partecipare alla Conferenza di numerose associazioni a difesa dei cosiddetti “diversi” (ma diversi da cosa?) fanno sospettare che sia una idea discriminatoria, retriva e stereotipata della famiglia ad animare l’iniziativa. L’ossessione che ha animato il Family Day si ripropone in tutta la sua assurdità: stabilire un modello formale di famiglia (unico e universalmente valido) su premesse discutibili e vacillanti ed esprimere una malcelata condanna verso chi non vi si adegua. La famiglia sarebbe una entità costituita da un uomo che porta i pantaloni, la sua dolce consorte e più pargoli possibili. Una allucinazione della realtà, in continuo cambiamento e che è impossibile (e ingiusto) ridurre a tale simulacro. Le cosiddette famiglie ricomposte non sono forse a pieno titolo famiglia? Due donne o due uomini che si amano non sarebbero famiglia? Una ragazza madre o un vedovo con figli? Secondo chi vuole far crescere la Famiglia e l’Italia, come recita lo slogan della Conferenza, no.
(Oggi su E Polis, Anche la Bindi sposa i vecchi luoghi comuni.)
martedì 22 maggio 2007
Parla con lei

Rosy Bindi (Le reazioni politiche dopo la prolusione di Bagnasco, Noi Press, 22 maggio 2007):
“Ha ragione Bagnasco, basta steccati tra laici e cattolici. Ma Pezzotta dovrebbe provare a dialogare con la Bonino e io magari con la Roccella. Trovo comunque la prolusione di Bagnasco un segnale di saggezza, di rigore e di dialogo”.(Ci vorrebbe Aioros per simulare un dialogo tra Pezzotta e Bonino e tra Bindi e Roccella… si potrebbe anche organizzare uno scopone scientifico, a pensarci bene.)
In verità, ha spiegato “la politica del governo sta già lavorando alla soluzione dei problemi elencati dal presidente dei vescovi”.
“Senza forzare la volontà dei partecipanti – ha proseguito –, a me pare che il Family Day abbia chiesto soprattutto provvedimenti per la famiglia. Sui Dico, vale quanto ci siamo detti nei giorni scorsi. Il governo ha ritenuto di aver fatto un buon lavoro. Adesso il Parlamento è sovrano. Due però sono i paletti che non possono essere rimossi: il riconoscimento dei diritti dei conviventi, che a questo punto mi pare nessuno voglia negare; l’altro è la salvaguardia della famiglia così come la Costituzione la disegna”.
giovedì 1 febbraio 2007
Lo sceneggiato dei Pacs: riassunto delle puntate precedenti
Il disegno di legge sui Pacs, ancora in fase di bozza, sta appassionando gli animi come uno sceneggiato interminabile: colpi di scena, tradimenti, ripensamenti e compromessi. Con la differenza che il risultato del dibattito parlamentare condizionerà molti cittadini italiani, al contrario del matrimonio fallito tra il bello e la fanciulla di turno.
Ci sono alcuni articoli che rischiano di svuotare il testo normativo del suo significato originario – garantire tutele ai conviventi – e di renderlo un involucro vuoto.
Successione, assegni familiari e reversibilità della pensione: concessi, ma con calma. Perché devono passare alcuni anni tra la certificazione di convivenza e la garanzia dei suddetti diritti. Quanti? Dipende dal ministro. Barbara Pollastrini suggerisce 5 anni; Rosy Bindi invece ne pretende 10, o addirittura 15. Che sono il tempo di uno sbatter di ciglia rispetto all’eternità; ma che sulla Terra sono una generosa porzione dell’esistenza umana.
Se uno dei conviventi muore prima del raggiungimento della fatidica soglia? Perché i conviventi devono dimostrare la “bontà” della loro unione misurata in durata-anni?
No alle adozioni per le coppie di fatto: perché il fantasma degli omosessuali si diverte a terrorizzare gli animi pavidi dei politici. I quali non si prendono nemmeno la briga di riflettere su questo scenario o di cercare le ragioni (senza invocare pregiudizi e luoghi comuni) per vietare ad una coppia omosessuale di adottare. E non osano ricorrere apertamente alla discriminazione che tranquillizzerebbe i loro animi: sì alle coppie eterosessuali, no a quelle omosessuali.
(Oggi su E Polis con il titolo Intorno ai Pacs il gran far west della politica).
martedì 30 gennaio 2007
Un beeel vestito...
Più che una bozza è una gentile presa per il culo (Sì a pensioni e assegni. Ma niente adozioni, Il Corriere della Sera, 29 gennaio 2007) il tira e molla tra Bindi e Pollastrini, e amici, sul disegno di legge a proposito delle coppie di fatto.
Con il solito costume del mantenere intatta la forma e rosicchiare la sostanza, la bozza sembra un vestito di carnevale appoggiato alla spalliera di una sedia. Dentro, nessuno. Chi lo indossava se n’è andato. Troppo stretto? Troppo largo? Troppo corto? Troppo lungo? Chi ricorda la meravigliosa pubblicità anni ’70 di CEM, CEM, CEM... Centro Europeo per la Moda?
La soluzione al disegno di legge (troppo stretto, troppo corto) quale potrebbe essere?
Ecco i punti più indecenti.
6. Figli e adozioniE che vi permetto di adottare? Fossi matta.
Su questa materia i certificati ad hoc non aggiungono alcun diritto ai diritti già esistenti. Non sarà quindi possibile l’adozione per le coppie di fatto.
7. Successione e assegni familiari5, 10, 15? Si gioca al rialzo? Mi dispiace, caro convivente, ma non puoi assolutamente morire prima di 5, 10 o 15 anni altrimenti mi lasci sul lastrico! Non sarebbe più onesto dire “niente da fare per successione e assegni familiari”? Almeno uno potrebbe regolarsi di conseguenza.
Questo è ancora uno dei punti in sospeso (sono in tutto sette-otto) del disegno di legge del governo. I due ministri Pollastrini e Bindi sono d’accordo nel merito, ma ancora non riescono a mettersi d’accordo sui tempi. Barbara Pollastrini vorrebbe che in una coppia di fatto venisse riconosciuto il diritto alla successione e anche agli assegni familiari dopo minimo cinque anni di convivenza. Rosy Bindi sta spingendo perché questo limite venga portato a dieci, se non addirittura a quindici anni.
8. Reversibilità della pensioneVedi sopra. Se muori prima sei fottuto. Meglio farsi una assicurazione privata... Oppure sposarsi, e chi non può si arrangia.
Anche la reversibilità della pensione rimane un punto aperto e controverso nel dibattito tra i due ministri incaricati dal governo di stendere questo disegno di legge. E anche in questo caso i due ministri sono d’accordo nell’introdurre il diritto di reversibilità della pensione in una coppia di fatto, etero o omosessuale, dopo un certo numero di anni di convivenza. Per Barbara Pollastrini ne basterebbero cinque. Per Rosy Bindi almeno dieci, se non quindici.
9. Decisione su temi eticiMi sono cucita la bocca.
Anche questo diritto appartiene alla categoria dei diritti sui quali Pollastrini e Bindi stanno ancora discutendo, visto che è uno di quei temi in grado di creare possibili conflitti esterni all’unione di fatto. Stiamo parlando di un diritto che è già previsto per le coppie sposate, ovvero la possibilità di designare il convivente come fiduciario per alcune decisioni eticamente sensibili, come il testamento biologico, il trapianto di organi, la loro donazione.
venerdì 26 gennaio 2007
Bindi Dessert: fantasia nella politica
«Diritti ai singoli». «No, alle coppie»: l’ultimo nodo nella maggioranza, Il Corriere della Sera del 25 gennaio 2007:
Chiara anche un’altra risposta del question time alla Camera: «Non ci sarà nessuna norma legata ai figli nelle coppie di fatto omosessuali, perché è evidente che i bambini hanno diritto a un padre e a una madre e non stiamo pensando né a forme di adozione né di forme surrettizie di fecondazione assistita».Sarò tonta, ma a me non è chiara per niente la risposta al question time. Perché sarebbe evidente che i bambini hanno diritto a un padre (che poi significa un uomo con tendenze eterosessuali) e a una madre (una donna con tendenze eterosessuali)? Perché una coppia formata da omosessuali sarebbe a priori inadatta? Sarebbe un segno di rispetto provare almeno a fornire qualche argomentazione. Tacere significa per loro parlare di una evidenza; per me invece mancanza di buoni argomenti.
Quanto a surrettizie forme di fecondazione assistita... per carità!?
giovedì 21 dicembre 2006
Imperdonabili orrori 4
Rosy Bindi:
Provo grande pietà e rispetto per la vicenda umana di Pergiorgio Welby.
Nessuna legge avrebbe potuto né potrà in futuro legittimare questo caso di eutanasia. Non possiamo nascondere questa verità.
È sconcertante la spregiudicatezza politica con cui i radicali affrontano in modo ambiguo e inquietante le questioni della vita e della dignità della persona. Alle domande angoscianti della sofferenza, del vivere e del morire di tanti malati non si risponde con le forzature o le scorciatoie dei fatti compiuti. C’è bisogno di una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti.
La politica non può fare tutto, ma certo non può limitarsi a salvaguardare la libertà individuale. Ma deve anche sostenere una rete di solidarietà pubblica che sappia prendersi cura integralmente della persona e della sua famiglia, perché nessuno si senta abbandonato.













