venerdì 13 aprile 2007

Parole sante


Luca Volontè (Giù le mani dalla Chiesa, 11 aprile 2007):

Se pensano di farci tremare si sbagliano di grosso, chi sta con Cristo nulla deve temere.
Il resto è ancora più insensato, meglio non riportarlo né commentarlo. Almeno in Cristo non dobbiamo temere nulla.

giovedì 12 aprile 2007

Nessun punto e virgola


Connivenza clericale, cosa c’è di peggio?


È un’idea piuttosto diffusa che compiere un’azione ingiusta sia più grave di non impedire che sia compiuta. Ma basta poco per concludere che sia un mostro morale tanto chi compie un’azione turpe quanto chi se ne sta a guardare senza intervenire. O chi tace per coprire il malfattore.
Di Lelio Cantini sarebbe difficile prendere le difese. La Procura fiorentina ha aperto una inchiesta ed è augurabile che le sue responsabilità siano accertate. Dopo il misero fallimento della giustizia “cristiana”, della giustizia sulla Terra che si dice interprete di quella divina, è intervenuta (e per fortuna!) la giustizia umana.
Che dire di quanti lo avrebbero protetto? Se per chi commette un crimine (e un crimine tanto meschino come la pedofilia) è forse sempre possibile chiedersi quanta parte sia determinata da una psicopatologia, senza che questo alleggerisca il peso della colpa, in chi se ne sta a guardare non è possibile nemmeno questa “scusante”. Le dichiarazioni di Silvano Piovanelli, ex arcivescovo di Firenze, lasciano senza fiato. Venuto a conoscenza di almeno un caso (Piovanelli dice “soltanto un caso”) aveva ritenuto sufficiente fare una ramanzina a Cantini, come se avesse rubato un vasetto di marmellata. E non perché ci fossero dubbi sulla veridicità del racconto della vittima. No. Perché era “un solo errore”.
Un rimbrotto per un abuso prolungato e compiuto in nome di Cristo, in nome della Vera Chiesa, e perpetrato con la minaccia del castigo divino?
La connivenza clericale è ancora più schifosa perché intessuta di parole come carità, benevolenza, perdono. Ma in realtà non è altro che favoreggiamento.

(Oggi su E Polis)

mercoledì 11 aprile 2007

Tanto rumore per un solo errore

Dall’Unità di ieri riporto una conversazione disgustosa con il cardinale Piovanelli, responsabile della Curia ai tempi di Lelio Cantini, che era a conoscenza dei “fatti”.

«Ma pensammo che fu uno sbaglio fatto […]. È una vicenda un po’ strana perché vedevo una specie di silenzio in cui era fasciato un po’ tutto». Infatti «nessuno sapeva degli altri e quella persona che parlò con me, sapeva di sé, ma non degli altri» spiega il cardinale.
Ma le vittime di don Cantini si sono rivolte alla Curia fiorentina per denunciare questa storia già nel 2004.
«Sì, ma io nel 2004 avevo già lasciato il mio incarico... »
Lei ha parlato con una ragazza che le disse di aver subito violenze?
«Certo, che le ho parlato... »
E cosa le ha detto?
«Non ne voglio parlare, non è una cosa che ho gestito io direttamente».
Però ammette che in Curia questa storia è stata sottovalutata?
«Non credo. Devo dire che prima era impossibile, o almeno sembrava impossibile, poter giudicare perché non c’erano gli elementi necessari. Quando io ho avuto a che fare, non con questa storia, ma con un solo fatto, sembrava che ci fosse solo quello, quindi dopo aver parlato con la vittima e dopo aver parlato con il sacerdote, fatta la giusta reprensione, sembrava che ci si doveva fermare lì perché pareva un solo errore».
Ma in Curia credevano al racconto di quella ragazza?
«Io ci ho creduto. Non a caso ho fatto la mia reprensione a don Cantini».
Lei afferma che sembrava uno sbaglio solo, cosa intende dire?
«Che il sacerdote aveva commesso una sola colpa: era chiaro che aveva approfittato di una ragazza».
A voi era apparso chiaro già da subito?
«Sì. Ma riferito solo a quel fatto».
E perché la Curia non prese subito dei provvedimenti contro don Cantini?
«Fu fatto, fu fatto. Fu fatta una giusta e severa reprensione al sacerdote, dopo aver parlato anche con la vittima».
Secondo lei era sufficiente?
«Allora sì, perché c’era un fatto solo».
Si trattava di un prete che aveva abusato di una ragazza e la Chiesa si limita a fare solo un rimprovero?
«Allora sì, perché fu giudicato diversamente».
(I corsivi sono miei.)

martedì 10 aprile 2007

Bollettino pedofilia clericale

La procura di Firenze ha aperto un procedimento penale nei confronti di Lelio Cantini, 84 anni, ex sacerdote fiorentino della parrocchia Regina della Pace con l’ipotesi di reato di abusi sessuali pluriaggravati e continuati su minori (Abusi in parrocchia, inchiesta a Firenze, Il Corriere della Sera, 10 aprile 2007).

BioNews

Da BioNews di oggi tre rapidi aggiornamenti su vicende che abbiamo seguito qui su Bioetica:

  1. Natallie Evans ha perso l’ultimo appello. La Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha infatti rigettato l’istanza della donna, che chiedeva di farsi impiantare gli embrioni congelati contro l’opposizione del padre genetico, l’ex compagno della Evans. Curioso il commento di Anna Smajdor, una bioeticista dell’Imperial College di Londra, in supporto della donna: la Gran Bretagna è ossessionata dall’idea che la trasmissione dei propri geni sia l’essenza della paternità, lamenta la Smajdor; dimenticando che si potrebbe dire la stessa cosa a proposito della maternità... (Jess Buxton, «UK woman loses final embryo appeal»).
  2. Un gruppo di ricercatori svedesi è riuscito nell’impresa di trapiantare l’utero ad alcune pecore: dei quattordici animali sottoposti all’operazione, quattro sono ora gravidi – e sette sono morti (Heidi Nicholl, «Successful womb transplants in sheep lead to pregnancy»).
  3. La Commissione Scienza e Tecnologia della Camera dei Comuni britannica ha contestato il divieto ventilato dal governo alla creazione di embrioni ibridi, creati da ovociti di vacche o conigli il cui nucleo verrebbe sostituito con un nucleo tratto da una cellula umana. Attendiamo impazienti di sapere in che modo questa volta Il Foglio traviserà la notizia... (Antony Blackburn-Starza, «Parliamentary committee backs ‘hybrid embryos’»).

Ossimori

In occasione della presentazione della seconda edizione riveduta e ampliata del suo libro (tutti i dettagli qui) Francesco Agnoli auspica

che si cominci a evitare contrapposizioni preconcette, come quella tra laici e credenti: «La ragione è il minimo comune denominatore di tutti. Guarda prima i fatti e poi ci discute sopra, non viceversa».
Niente da obiettare sulla opportunità di evitare contrapposizioni preconcette. Sul minimo comune denominatore invece...

L’esercito di una missione (contro l’assenza di valori del pensiero laico)


Sono riflessioni amare quelle suscitate dalle dichiarazioni di Gerardo Bianco («È colpa della cultura settaria di sinistra». Gerardo Bianco (Ulivo): «La Chiesa interviene perché il pensiero laico è senza valori», Il Tempo, 10 aprile 2007), ma pur sempre preferibili rispetto all’impulso di sferrargli un pugno in faccia. Condanno la violenza, prima per ragioni estetiche e fisiche che morali. Ma la mia condanna è pur sempre abbastanza salda. Perciò provo a trasformare l’impulso di cui sopra in parole.
Basterebbe anche soltanto la sua dichiarazione riportata nel titolo: questa idea idiota che il pensiero laico è privo di valori è imbarazzante. Eppure viene ripetuta come una cantilena (la versione debole è: ci saranno pure valori laici, ma di certo non equiparabili nemmeno lontanamente ai Valori, quelli veri, quelli assoluti, del cattolicesimo) e senza porsi un problema gravissimo insito nella morale cattolica (forse in tutte le morali religiose): siamo sicuri che sia morale compiere x per non essere giudicato da dio? Siamo sicuri che non somigli a una contrattazione tra offerenti (io mi comporto bene, tu mi salvi l’anima?)? Il nostro evidente interesse (altrimenti detto secondo fine) non rischia di svilire il nostro comportamento? Un credente aiuta il prossimo per farsi bello; un laico lo aiuta perché crede che sia giusto farlo, senza aspettarsi ricompense o contentini.
Ma Bianco prosegue nell’elencare insensatezze, luoghi comuni, vere e proprie offese all’intelligenza. Parlando delle scritte contro Bagnasco e degli attacchi (?) alla Chiesa avverte che si tratta di «un classico fenomeno di intolleranza che c’è sempre dentro la cultura settaria della sinistra e presente anche in quella di destra. Sono i tipici comportamenti degli estremismi, inclini alle condanne e espressione di culture infantili che tendono a semplificare le cose. Chi la pensa diversamente è un nemico da distruggere. Una cultura laica che ritiene di essere depositaria del principio di libertà non si rende conto che in alcune posizioni di estremo laicismo alimentano forme di intolleranza».
Non vorrei destinare l’intero pomeriggio all’analisi del pensiero di Bianco. Ma fa senza dubbio sorridere il pretesto (siamo sicuri che Bagnasco non abbia mandato qualcuno con la bomboletta a scrivere insulti indirizzati alla sua persona?) e le connessioni spacciate per necessarie, alla fine delle quali la responsabilità delle scritte suddette è del laicismo! Le scritte sono una idiozia, ce le saremmo risparmiate volentieri, sono peggio degli striscioni allo stadio, inutili, di pessimo gusto, e così via. Ogni forma settaria ha qualcosa che non va, ma Bianco dimentica che la Chiesa cattolica è la madre di tutte le sette. E che è il suo modo di procedere quello di demolire i nemici. Essere (o ritenersi) depositari del principio di libertà non dovrebbe di per sé costituire una violenza: ci vuole qualcosa in più (l’imposizione di quella libertà) per essere ingiusti. La libertà, da sola, non può far male a nessuno.
Poi Bianco se la prende con Piergiorgio Odifreddi che chiama il Papa Adolfo I, esprime il proprio rimpianto per il «tramonto di un partito di ispirazione cristiana come la Dc» che mediava (mediava?) e conclude: «Mancando questa mediazione la Chiesa è stata costretta riempire il vuoto e a intervenire per richiamare alcuni valori che le forze politiche non sono capaci di difendere. Si sta sviluppando una cultura che da laica diventa laicista e poi degenera in estremismi eversivi».
Costretta da chi? Quali valori esattamente? Perché stona parecchio l’affidamento della difesa dei valori alla classe politica. Quanto a “laicismo” rimando ad un post di Malvino, che meglio di quanto avrei fatto io si è soffermato sul significato del termine.
Sulla questione della ingerenza della Chiesa in politica e sui Dico aggiunge in conclusione: «La Chiesa non può venire meno alla sua funzione. Perchè il pensiero laico non si interroga sulla disgregazione della famiglia? È chiaro che di fronte alla deriva della società che non ha più valori di riferimento, la Chiesa svolge una funzione di supplenza. Il pensiero laico non è più in grado di dare una risposta alla disgregazione della società. […] Ma quale ingerenza? È l’esercizio di una missione. La Chiesa è stimolatrice di una cultura ma la sfida non riesce a trovare interlocutori validi. La società ha bisogno di punti di riferimento valoriali. Il pensiero radicale ha messo in crisi tutti i valori. L’effetto è l’individualismo esasperato. […] La legge sui Dico ha messo a nudo le insufficienze del pensiero laico. Nel momento in cui la Chiesa viene a difendere il matrimonio finisce per difendere un istituto laico. La cultura laica quando rinuncia a difendere il matrimonio e la famiglia, non è in grado di esprimere un pensiero per organizzare la società».
Esercizio o esercito?

Chi protegge i preti stupratori?

Su Aruotalibera di Pino Nicotri («Sorpresa: ecco chi, come e quando ha deciso in Vaticano di sottrarre i preti pedofili alla magistratura. Non lo indovinereste mai...», 8 aprile 2007) troviamo una ottima messa a punto della vicenda del prete fiorentino stupratore, e un aggiornamento sul caso che ha visto Joseph Ratzinger incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili a Houston, Texas, nel silenzio totale dei mezzi di comunicazione ufficiali italiani (ricordo di aver appreso la vicenda solo leggendo un post di Malvino).
Interessanti e inquietanti alcune ipotesi di Nicotri:

A questo punto è doveroso e niente affatto scandalistico porsi una domanda, decisamente scomoda: quanto ha pesato nella scelta di eleggere papa proprio Ratzinger la necessità di sottrarlo alla giustizia americana e di difenderlo per avere in definitiva eseguito la volontà del pontefice precedente? C’è anche un altro particolare: di solito non si riesce a portare in tribunale anche i superiori dei preti stupratori perché in un modo o nell’altro evitano di ricevere l’atto di accusa, specie se risiedono sia pure solo ufficialmente in Vaticano. Ratzinger invece l’atto di citazione ha accettato di riceverlo: si può escludere lo abbia fatto per obbligare i suoi colleghi cardinali ad eleggerlo papa quando Wojtyla – sempre più malato – fosse venuto a mancare?

Bilbo

lunedì 9 aprile 2007

Ciao cavernicolo

TSO (ovvero Trattamento Sanitario Obbligatorio)

Ma se dici che vai dal Papa, guadagni pure un articolo sui giornali! Se poi parti a Pasqua, aggiungi pietà e perdono e sacrificio è fatta. Sei quasi un santo.

Sfratti religiosi


Dalle Ultimissime dello Uaar di oggi Offende il papa: sfrattato il manifesto degli sfrattati:

Venerdi 6 si è tenuta a Roma la “via crucis dello sfrattato”, manifestazione indetta dal Comitato lotta per la casa. Alla sua conclusione, sulla piazza del Campidoglio, una manifestante, sotto sfratto esecutivo da parte di una Congregazione religiosa, è stata obbligata dai vigili urbani a riporre il suo striscione, recante la scritta: “Papa Ratzinger: basta con gli sfratti promossi dagli enti cattolici”; striscione riconsegnato solo previa promessa di eliminare ogni riferimento a Benedetto XVI.
In effetti “basta con gli sfratti promossi dagli enti cattolici” è un insulto bello e buono. Soprattutto per chi si prodiga tanto generosamente per la difesa della Famiglia (si badi, quella consacrata dal sacro vincolo del matrimonio in chiesa perché altrimenti non ci sarebbe un impegno). Per quale ragione prendersela con chi si spende per garantire la stabilità ai nuclei familiari?
Chissà, forse gli sfrattati sono singles, oppure vivono nel peccato (ecco perché, si spiega ogni cosa). Oppure rispetto alla salvezza delle anime la necessità di avere una casa impallidisce. In fondo, basta che la nostra vita eterna sia salva, poi in questa vita ci si può pure gelare il culo.

domenica 8 aprile 2007

Un mondo da favola

(Disney’s Theme Weddings Come True for Gay Couples, Washington Post, 7 aprile 2007).
Chissà in quanti credono che le favole diventino realtà. E chissà quanti si accontentano di questa specie di riserva dorata. Fuori che succede?

Terzo: Ricordati di santificare le feste

Maria Cristina Carratù, Sesso e violenze scandalo in parrocchia, la Repubblica, 8 aprile 2007:

Anni di violenze, psicologiche e fisiche, di plagi e coercizioni nei confronti di bambini, ragazzi, intere famiglie, abusi e violenze sessuali su bambine e ragazzine minorenni, consumati nell’ombra di una canonica e mai venuti a conoscenza di nessuno fino ad oggi. Famiglie intere convinte di far parte di un progetto di fondazione di una “vera chiesa dello Spirito” contrapposta a quella, corrotta e incapace, “di fuori”, e spinte a devolvere alla parrocchia denaro e beni, “per adempiere alla volontà di Gesù Cristo”. E poi avviamento di ragazzi al seminario, con l’obiettivo di “colonizzare” la struttura ecclesiale attraverso incarichi di primo piano.

È questo – secondo le vittime dei plagi e degli abusi (così lontani nel tempo da rendere difficile ormai un’azione penale) che solo oggi, dopo tanti anni, hanno trovato il coraggio di parlare e chiedono giustizia appellandosi al Papa – ciò che è avvenuto almeno a partire dal 1975 in una parrocchia della periferia di Firenze, la Regina della Pace. Affidata fino al 2005 a un “carismatico” sacerdote oggi ottantenne, don Lelio Cantini, allontanato dalla città solo un anno fa ma mai privato dell’ordinazione. Con a fianco una donna, presunta “veggente” le cui visioni di Gesù, raccontano le vittime, servivano alla selezione degli “eletti”. Oggetto di punizioni esemplari, privati dell’assoluzione e dell’eucaristia, se non avessero obbedito alle imposizioni del “priore”, come il sacerdote si faceva chiamare. Fra cui quella sistematicamente rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di “adesione totale a Dio”. Facendo credere a ognuno di essere il prescelto e intimando il segreto assoluto pena il “castigo divino”. Per questo, vinte le rimozioni e preso contatto con i compagni di allora, solo oggi le vittime hanno scoperto di aver condiviso un passato identico e terribile.

Ed è innanzitutto alla Chiesa, anziché ad avvocati e tribunali, che si rivolgono fin dal gennaio 2004, inviando alla Curia di Firenze esposti e memoriali, e ottenendo vari incontri personali – prima con l’allora arcivescovo Silvano Piovanelli e poi con l’arcivescovo Ennio Antonelli e con l’ausiliare Claudio Maniago. Con l’unico risultato, nel settembre 2005, di un trasferimento del “priore” “per motivi di salute” in un’altra parrocchia della Diocesi. Da qui la decisione di appellarsi al Papa. La prima volta con una lettera del 20 marzo 2006, con allegati dieci dettagliati memoriali di venti vittime di abusi, a cui risponde il cardinale Camillo Ruini, ricordando alle vittime, sentito Antonelli, che il sacerdote sotto accusa dal 31 marzo ha lasciato anche la Diocesi e augurandosi che questo “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”.

Le vittime però non ci stanno. Il ‘priore’ vive con la “veggente” in una città della costa toscana, ha sempre intorno un gruppo di seguaci ed è tuttora ordinato. E a questo punto si muovono, di loro iniziativa, alcuni sacerdoti. “Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio”, spiegano in una nuova lettera al Papa, inviata il 13 ottobre 2006 tramite la Segreteria di Stato. Dove parlano di “iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane” perseguito da una setta “purtroppo cresciuta dentro una parrocchia cattolica”. E ricordano che a “quasi due anni” dall’inizio delle denunce dalla Chiesa fiorentina non sono ancora arrivati né “una decisa presa di distanza” dai personaggi coinvolti nella vicenda, né “una scusa ufficiale”, né “un atto riparatore autorevole e credibile”. A Repubblica, che glielo chiedeva, Antonelli ha risposto ieri di non voler fare alcun commento della vicenda.

Intanto la storia circola, e sono ora i parroci vicari foranei, responsabili delle zone della diocesi, a chiedere all’arcivescovo di portarla all’assemblea diocesana, davanti a tutto il clero. Antonelli li ha convocati alla fine di febbraio per mostrare una sua comunicazione alle vittime del 17 gennaio, relativa ai “provvedimenti” a carico del sacerdote adottati, scrive, “sulla base delle vostre accuse”, al termine di un “processo penale amministrativo” e sentita la Congregazione per la Dottrina della Fede. Per cinque anni, scrive il cardinale, il “priore” non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna. E quanto alle vittime, l’invito, visto che “il male una volta compiuto non può essere annullato”, è a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in cui siete stati coinvolti”, e a invocare da Dio “la guarigione della memoria”.

Ma loro, con “stupore e dolore”, annunciano che non si fermeranno. Finora non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d’ora in poi, dicono, “nulla è più escluso”. Nella lettera alla Segreteria di Stato i preti chiedono a loro nome “un processo penale giudiziario”, che convochi testimoni e protagonisti, e applichi “tutte le sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico”, che il prete che ha rovinato le loro vite sia “privato dello stato clericale”, anche “a tutela delle persone che continuano a seguirlo”. E che sia ora la Santa Sede a fare davvero luce su tutta la vicenda.
(I corsivi sono miei)

Perché in Danimarca si fanno più figli?

La Danimarca, a differenza della maggior parte degli altri paesi europei, ha un tasso di nascite elevato, pari a 1,9 figli per donna, prossimo al tasso di rimpiazzo di 2,1; e questo nonostante che anche lì l’età a cui le donne partoriscono stia progressivamente alzandosi. Secondo un’analisi presentata pochi giorni fa a New York da Tomas Sobotka e colleghi in occasione di un incontro della Population Association of America, di cui ci informa New Scientist (Rachel Nowak, «More IVF keeps the birth rate up», n. 2598, 7 aprile 2007, p. 13), una parte del merito potrebbe andare alle tecniche di riproduzione assistita, che in Danimarca godono dell’approvazione sociale e di grossi sussidi statali; tanto che la percentuale di bambini nati grazie ad esse è stata del 4,2% nel 2002, contro l’1,4% del Regno Unito e l’1,2% degli Usa. Sobotka ha elaborato delle proiezioni, che mostrano come senza quelle tecniche il tasso di nascite per donna diminuirebbe nei prossimi anni di oltre il 5%.

Masturbazione: ecco la soluzione per le gravidanze non desiderate

Forse avrebbe voluta dirla Volontè questa. Eppure, ben magra consolazione, anche oltralpe esistono avversari validi (Le Pen: «Masturbazione contro le gravidanze», Il Corriere della Sera, 7 aprile 2007).
Ma non solo:

Nicolas Sarkozy ha chiesto a Francois Bayrou e a Ségolène Royal di «mantenere la calma» nella polemica che li vedono contro le affermazioni dell’ex ministro dell’interno secondo il quale «si nasce pedofili» mentre i suicidi dei giovani sono dovuti «ad una fragilità genetica».

sabato 7 aprile 2007

“È sbagliato, ma deve rimanere una scelta della donna”


Non è tra quelli che hanno fatto della battaglia contro la legalizzazione dell’aborto un punto della loro campagna politica, additando la Roe vs Wade (1973) come il primo ostacolo da rimuovere.
Rudolph W. Giuliani (In S. Carolina, Giuliani asserts personal, political abortion stances, Baltimore Sun, 6 aprile 2007)

campaigning in South Carolina, firmly stated that as president he would not seek to make abortion illegal.
Aware of the damage his position might do to him among some conservative voters, Giuliani said that if someone was inclined to vote against him solely because of his stance on abortion, then so be it.

“I think abortion is wrong,” he said. “But ultimately, I think it is a woman’s right, a woman’s choice. And government should not interfere with it by imposing criminal penalties on people.”

Giuliani, a Roman Catholic who once considered joining the priesthood, has wrestled with the abortion question for years, often expressing his personal opposition. But he has also long supported keeping abortion legal.
Non piacerà la posizione di Giuliani agli antiabortisti, soprattutto in un Paese tanto conservatore come il South Carolina.

venerdì 6 aprile 2007

Questa sì che è virilità!

Sorveglianza bioetica

Alcuni giornali ne hanno parlato riportandone stralci e a volte forzandone passaggi già discutibili (Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, MERCOLEDÌ 4 APRILE 2007, 21a Seduta).
È bene consultare il documento integrale (la cosiddetta fonte). Ma non posso fare a meno di commentare o interrogarmi qua è là.
Messe da parte le perplessità riguardanti l’opportunità di convocare una commissione parlamenta di inchiesta, avventuriamoci nei dettagli.

Con la “Presidenza del Presidente TOMASSINI” e i collaboratori Luogotenente Gaetano Caggiano, Maresciallo Capo Claudio Vuolo e Maresciallo Capo Simone Vacca.
La seduta inizia alle ore 8,35 e fino alle 9,15 si svolge in forma segreta per rispettare Giovanni Nuvoli.
Poi riprende pubblicamente fino alle 9,25.

Dopo una premessa sulle ragioni dell’inchiesta e sulle condizioni di Giovanni Nuvoli, sulla situazione sanitaria in Sardegna etc. etc., ritiene che:

a) al paziente signor Giovanni Nuvoli debba essere garantita adeguata e professionale continuità assistenziale secondo la sua libera espressione di volontà;
b) che questa continuità assistenziale può essere garantita in tutta sicurezza per il paziente anche rispetto alla sua libera espressione di volontà in via preferenziale in una struttura residenziale assistenziale (RSA) che sia in grado di sostenere il paziente affetto da questo handicap grave o in un’altra struttura extraospedaliera;
c) che tale continuità assistenziale, nel pieno rispetto della volontà ultimamente espressa dal paziente, possa svolgersi anche in regime di ospedalizzazione domiciliare, ma che questa soluzione, date le criticità riscontrate, per garantire sicurezza e qualità sanitaria e libertà piena di espressione di volontà del paziente, non possa essere lasciata alla buona volontà ma dovrà prevedere un’adeguata sorveglianza sia dal punto di vista sanitario che bioetico.
Leggendo a), b) e c) (la prima parte di c)) sembra tutto normale, quasi banale al punto da chiedersi se ci fosse bisogno di dirlo. Ma c) introduce qualcosa di sinistro: la sorveglianza sanitaria e bioetica. Di che si tratta?
Alla luce di questa ultima ipotesi la Commissione suggerisce all’Azienda sanitaria responsabile la possibilità di istituire una Commissione sanitaria di sorveglianza che controlli e verifichi non solo le terapie ma anche il personale, cioè che praticamente garantisca il monitoraggio sulla qualità e la continuità dell’assistenza con riferimento anche al ruolo dei caregivers e al loro rapporto con il personale socio-sanitario impiegato. In tale contesto è importante il recupero della figura del medico curante.
Per quanto riguarda, invece, la garanzia dell’espressione delle volontà del signor Nuvoli e la tutela di manifestazione della sua libertà di autodeterminazione terapeutica, che non deve essere minata, si suggerisce, sempre all’Azienda sanitaria in accordo con il Comune di residenza e con la Procura competente l’istituzione di un Comitato territoriale di bioetica depositario unico ed ultimo delle volontà del paziente. Si propone che tale Comitato sia presieduto dal sostituto procuratore detentore dell’inchiesta.
(Il corsivo è mio.)

E poi c’è lo
SCHEMA DI RELAZIONE ALTERNATIVO PRESENTATO DALLA SEN. EMPRIN GILARDINI SUL SOPRALLUOGO SVOLTO IL 9 MARZO 2007 IN PROVINCIA DI SASSARI

La soluzione più auspicabile è quella che rispetta la volontà della persona capace di intendere e di volere, ovvero in questo caso l’ospedalizzazione domiciliare, che ovviamente presuppone l’adeguatezza del livello assistenziale, in relazione alla sua situazione clinica.
In questa eventualità tale ospedalizzazione dovrà essere sicura al livello qualitativo, incluse le procedure di mediazione dei conflitti tra i diversi soggetti coinvolti.
Ogni altra diversa soluzione dovrà trovare il consenso informato del signor Nuvoli; che può in ogni caso modificare in qualunque momento la propria manifestazione di volontà.
All’istituzione del Comitato di bioetica si preferisce il ricorso al tribunale, al fine di assicurare all’interessato quelle garanzie che l’ordinamento gli assicura.

Solidarietà extraspecifica

Le condizioni di (e per) Francesco D’Agostino per la validità del testamento biologico

Francesco D’Agostino (si) domanda se è giusto che una persona possa lasciare le proprie disposizioni in materia di trattamenti sanitari per un tempo in cui non sarà più in grado di esprimere una preferenza.
Dopo avere risposto di sì elenca le condizioni necessarie per dare quella risposta affermativa (Come uno scivolo mascherato verso l’eutanasia, Avvenire, 6 aprile 2007).
E ci ritroviamo con un permesso accordatoci da D’Agostino che somiglia a un permesso quanto uno spaventapasseri somiglia a un uomo in carne e ossa.
A cominciare dalla condizione

d) che il medico, destinatario delle dichiarazioni anticipate, pur avendo il dovere di tenerle in adeguata e seria considerazione, non venga mai dalla legge vincolato alla loro osservanza (esattamente come il medico di un paziente “competente” non può mai trasformarsi in un esecutore cieco e passivo delle richieste di questo).
Una legge la cui applicazione non è vincolante a che diavolo serve? “Prego, scriva le sue volontà testamentarie, poi non pretenderà che siano vincolanti vero? Se il notaio penserà che sia più giusto lasciare i suoi soldi alle sante suore della misericordia invece che al canile municipale potrà farlo, non vorrà mica trasformare il notaio in un cieco e passivo esecutore delle sue volontà?”.
Ma non solo. Ricordando il suo caro Comitato Nazionale per la Bioetica e un documento sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento approvato all’unanimità il 18 dicembre 2003, D’Agostino piazza un’altra caricatura della nostra libertà:
Su di un solo punto il Cnb, in una successiva postilla al documento, si è espresso non all’unanimità, ma a maggioranza: sul fatto cioè che non è possibile far rientrare nel legittimo rifiuto che un paziente possa esprimere nei confronti di una terapia anche il rifiuto dell’alimentazione e dell’idratazione. Se per alcuni membri del Cnb alimentazione e idratazione sarebbero da assimilare a atti medici, il cui rifiuto – anche anticipato – da parte del soggetto interessato sarebbe lecito, per la maggioranza esse sarebbero invece da considerare forme premediche di sostentamento vitale, dotate di un altissimo valore etico e simbolico e la cui sospensione realizzerebbe di fatto una forma, particolarmente insidiosa, perché indiretta, di eutanasia.
La questione trattamento medico-non medico per la nutrizione e l’idratazione artificiale è davvero penosa: innanzitutto sostenere che non siano atti medici è piuttosto peregrino. Ma il punto non è nemmeno questo: pur ammettendo che non siano atti medici, dovrebbero essere per questo obbligatori? È possibile rifiutare trattamenti sanitari, ma anche assistenziali, premedici e di altra natura. È inutile forzare il carattere non medico della NIA per rendere la scelta delle persone inutile e aggirabile.

Un partito laico

Con la prossima dissoluzione dei Democratici di Sinistra all’interno del costituendo Partito Democratico, da un lato, e dall’altro con la confluenza, che sembra delinearsi, della corrente scissionista di Fabio Mussi nella sinistra radicale del Pdci e di Rifondazione, svanisce dal panorama politico italiano anche la già debolissima parvenza di un partito di massa di sinistra che potesse rappresentare una scelta possibile – sia pure solo come «meno peggio» – per l’elettorato laicista e liberale. Perché non c’è dubbio che sia fuori discussione, per chi ha appena a cuore le libertà civili e democratiche, votare per un partito, come appunto il futuro Partito Democratico, che conceda spazio al suo interno agli agenti della Conferenza Episcopale Italiana (Nostra Signora del Cilicio e i suoi compari), o in alternativa per un fronte politico che riconosce in amici dei dittatori come Gino Strada i propri eroi. Non funziona più, d’altronde, il giochetto ormai frusto di rimandare ad ogni legislatura l’approvazione di una legge sul conflitto di interessi, per poter poi agitare alle elezioni successive lo spauracchio dei barbari alle porte: abbiamo finito di farci prendere in giro.

Quest’esito non era scontato: se alle ultime elezioni il centrosinistra avesse guadagnato una maggioranza meno risicata al Senato, sarebbe stato possibile approvare qualche provvedimento autenticamente laico, come leggi decenti sui Pacs e sul testamento biologico, e una modifica dell’oscena legge 40; la Chiesa, di fronte alla prospettiva di dover essere questa volta lei ad affrontare un referendum abrogativo, con l’immancabile esito che si può immaginare, avrebbe avuto soltanto l’alternativa di accettare subito la punizione oppure di riceverne una ancora più mortificante dopo. Al tempo stesso i politici di sinistra avrebbero ripreso coraggio, visto che dopo la sconfitta sulla procreazione assistita sembrano convinti di avere perso quel favore delle masse che è la loro ragion d’essere: vittime forse della propaganda clericale sul 75% dei ‘contrari’ all’abrogazione della 40, così come adesso sembrano vittime del riflesso di considerare come «popolo» le migliaia di omofobi che si sono dati appuntamento per il 12 maggio, forse solo perché il luogo del raduno sarà Piazza San Giovanni, teatro tradizionale delle manifestazioni di sinistra.
Ma così non è andata, anche grazie alla follia di chi ha voluto i teodem nella maggioranza: mossa politica dettata, è chiaro, dalla concorrenza dei troppi partiti e partitini cattolici che hanno sostituito il monopolio democristiano e che gareggiano a chi offre di più ai vescovi; ma che come dimostrazione di una profonda, quasi arcana idiozia politica, ha ben pochi precedenti. Ed eccoci allora qui, privi di rappresentanza, martellati ormai ogni giorno dai proclami della teocrazia e dei suoi servi, a chiederci che fare.

Già: che fare? La situazione è drammatica, perché non solo è assente un qualsiasi soggetto politico credibile che possa rappresentare le istanze laiche al di là della dimensione della mera testimonianza, ma ci sarebbe comunque, se quel soggetto politico spuntasse dal nulla, la difficoltà di guadagnare una quantità di consensi tale da imporsi come componente imprescindibile di ogni futura maggioranza. Sembra ormai chiaro, infatti, che i temi della laicità, di per sé, non sono in grado di costituire un discrimine agli occhi dell’opinione pubblica. I motivi sono molti: l’incapacità di spiegare problemi spesso complessi; il menefreghismo di molti cittadini (come la donna che, a un volontario che ne sollecitava la firma a favore dei referendum contro la 40 rispose che non era interessata, perché un figlio, lei, ce l’aveva già); l’abbandono fatale del terreno della riflessione etica alla Chiesa, in favore di un pragmatismo teso sempre e solo a ‘limitare i danni’ (dell’aborto clandestino, delle convivenze non regolamentate, etc.) piuttosto che ad affermare positivamente diritti e libertà. Un partito laico, allora, deve trovare altrove il centro della propria offerta politica; ma dove?
Un’ipotesi sarebbe quella di concentrarsi sulle libertà economiche; ma il tema, anche se comincia ad imporsi alle coscienze (si ricorderà che il secondo – vedremo tra poco il primo – dei due episodi che hanno segnato il crollo della fiduca nel governo Prodi è stata la capitolazione vergognosa di fronte alle pretese dei tassisti), non sembra ancora in grado di mobilitare vasti consensi al di fuori del ceto medio di sinistra: l’elettorato di destra essendo in buona parte interessato, al di là dei nomi e delle ideologie ostentati, a difendere ferocemente i propri privilegi corporativi.
La riduzione di tasse ed imposte è tradizionalmente una promessa capace di guadagnare consensi; ma da quando la strada della creazione di nuovo debito pubblico non è più (fortunatamente) percorribile, essa appare legata in gran parte proprio alla diffusione di una mentalità favorevole alle libertà economiche, con la liquidazione delle resistenze corporative per dinamizzare l’economia, e con la parallela riduzione e riqualificazione della spesa pubblica; e torniamo così al punto precedente.
Rimane, credo, un unico tema capace di guadagnare consensi a sinistra come a destra: quello della sicurezza. Un partito liberale e – soprattutto – civile, non può naturalmente rinfocolare paure e incitare alla vendetta sugli autori dei reati; ma nella sua tradizione non mancano gli strumenti da adoperare: primo fra tutti, naturalmente, quello della certezza della pena. Ce n’è una fame enorme fra la gente, a destra come a sinistra, sebbene costretta quasi in forme clandestine: Prodi si è giocato in un giorno il proprio non piccolo consenso di partenza con l’indulto, e Cofferati (purtroppo non molto credibile per il resto come liberale) si è guadagnato con alcune sue scelte in questo campo la stima spesso anche eccessiva di molti che al tempo delle manifestazioni sull’articolo 18 lo consideravano poco meno del diavolo incarnato. Qui è massima la distanza tra governati ed élite; distanza che non è facile spiegare interamente, a causa del costo che l’atteggiamento dei politici ha per la loro stessa popolarità, ma che ha radici probabilmente nell’influenza cattolica (tutti ricordiamo del resto da chi per primo era arrivata la richiesta dell’indulto al Parlamento). Ma qui è anche massimo il possibile beneficio per un partito che riuscisse credibilmente a rappresentare questa esigenza: rendendo rapide ed immediatamente esecutive le condanne, abrogando quasi tutti i benefici di pena (ma accorciando in media le pene detentive), costruendo se necessario nuove carceri (ma depenalizzando i «crimini senza vittime»). Tough on crime è stato del resto una delle chiavi del successo dei laburisti di Blair.
Ma appunto questo è il problema: che qui non siamo in Inghilterra, e che questo partito non c’è. L’unico gruppo politico laico degno di nota, i Radicali, è anche quello che più si è impegnato per l’indulto – la passione speciale per Caino è del resto una delle caratteristiche che separano il pannellismo dal liberalismo tradizionale. E questo li condanna verosimilmente per il futuro a non avere alcun ruolo di vasta rappresentanza, a cui pure per un istante, con la Lista Bonino nelle elezioni europee del 1999, parevano essersi avvicinati.

Nel crepuscolo delle libertà in Italia sembra dunque al momento non esserci spazio che per la testimonianza e la resistenza individuali; in attesa, come sempre, di tempi migliori.

giovedì 5 aprile 2007

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

La ragione che ha mosso il Gip Renato Laviola a respingere l’archiviazione proposta dalla Procura per Mario Riccio va oltre l’interpretazione tecnica delle norme giuridiche. È una scelta implicata da valori e da idee che propendono per una interpretazione restrittiva di un atto medico e umano irreprensibile: l’interruzione della ventilazione meccanica chiesta da Piergiorgio Welby, implorata da Piergiorgio Welby, e la sedazione per non imporgli la sofferenza di una morte per soffocamento.
Per il Gip ha più senso invocare l’articolo 575 del Codice Penale piuttosto che altri articoli normativi che sosterrebbero la richiesta di Welby e la scelta di Riccio. Per Laviola vi sono gli estremi per delineare l’ipotesi di omicidio del consenziente: da 6 a 15 anni la pena prevista.
Nonostante l’autopsia abbia confermato che la morte sia avvenuta per insufficienza respiratoria, nonostante la legittimità di rifiutare qualsiasi trattamento medico (anche se tale rifiuto comportasse la morte), nonostante esista un valore fondamentale che si chiama libertà individuale.
La questione non è chiedersi se noi avremmo fatto la stessa cosa (sia nei panni di Welby che in quelli di Riccio); la questione è se vogliamo vivere in un Paese in cui sia garantita la dignità e la libertà di scegliere delle persone. Welby e Riccio sono oggi i simboli di questo dilemma. L’Associazione Luca Coscioni ha scelto di stare dalla loro parte fin dall’inizio, dalla parte della libertà: non è mai tardi per unirsi ad una vera e propria battaglia di civiltà. Chiunque non voglia girarsi dall’altra parte può contribuire: www.lucacoscioni.it.

(Oggi su E Polis con il titolo Caso Riccio: una battaglia per la civiltà)

martedì 3 aprile 2007

Pacta sunt servanda

Eccellente articolo sul Mattino di ieri a proposito di note vescovili e Concordato (Fulvio Tessitore, «Stato e Chiesa patti da osservare», 2 aprile 2007, pp. 1, 12):

l’articolo 7 della Costituzione richiama il concordato del 1929 e regola i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, dicendo che essi sono soggetti «indipendenti» e «sovrani» ciascuno nel proprio ordine. È vero che la Costituzione non indica i contenuti dei due ordini. Ma sono anche vere due cose. La prima è che i contenuti si possono ritenere quelli autonomamente fissati dai due soggetti: la Costituzione e le leggi per lo Stato, i documenti pontifici e il diritto canonico per la Chiesa (cioè, attenzione, non il Libro Sacro che è documento universale di fede, ma gli atti che concernono la Chiesa come organizzazione e come Stato, qual è la Città del Vaticano). La seconda osservazione concerne l’obbligo reciproco dei sottoscrittori del Concordato di non invadere le sfere di competenza dei due ordini «indipendenti» e «sovrani». Vale a dire che lo Stato non può dire alla Chiesa come regolare, ad esempio, la vita dei sacerdoti e, tanto meno, le proprie espressioni pastorali; non può dire al Papa e ai vescovi come devono organizzare la propria diocesi e come manifestare il proprio insegnamento pastorale. Ma, allo stesso modo, i vescovi e il Papa non possono dire allo Stato come deve regolare il proprio modo d’essere e ai cittadini dello Stato (politici compresi) come devono comportarsi in materie di ambito politico, quali ad esempio il voto, l’iscrizione ad un partito e simili. Che cosa significa questo? Significa che i vescovi possono richiamare i cittadini cattolici a rispettare i principi della propria fede, possono rivolgere appelli ed ammonimenti alla loro coscienza, ma non possono dire se devono votare o no, e come devono votare, perché ciò riguarda, come si dice, il foro esterno e non quello interno della coscienza. I cittadini cattolici devono essere liberi (al pari degli altri non cattolici o non praticanti) di tradurre i precetti dei vescovi in comportamenti coerenti, se lo vogliono. Se lo fanno, saranno elogiati, se non lo fanno saranno condannati. Ma non va lesa la loro libertà di cittadini di decidere, come ritengono, il loro comportamento politico, che riguarda la comunità statale. Capisco che la distinzione è sottile, ma questa è la situazione che si determina quando si è sottoscritto un patto, ossia l’accordo con lo Stato. Se la Chiesa vuole completa libertà di azione, deve essa denunciare il concordato, così da non avere i limiti che il concordato comporta. In tal modo rinuncerà ai privilegi che le vengono dal patto e però acquisterà piena libertà di dire e fare ciò che vuole. Se ha riconosciuta la «indipendenza» e la «sovranità» dello Stato non può correre il rischio di violarle, e si violano quando si entra in campo di comportamenti politici. Allo stesso modo lo Stato riconoscerà il Papa e i vescovi come maestri di una fede, che potrà essere tenuta in particolare considerazione in quanto la più diffusa tra i cittadini italiani, ma non più di questo. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Forse la Chiesa non ha riflettuto a sufficienza, preoccupata come è dell’assedio che le cinge la crisi dei valori, i limiti che le derivano da aver sottoscritto il concordato. Se non vuole limiti, se non vuole violare i patti, denunci il concordato e nessuno più potrà accusarla di invasioni di campo. Finirà ogni polemica e tutti agiranno come detta la loro coscienza, che ognuno educa ai princìpi che ritiene propri e saggi.

lunedì 2 aprile 2007

Laicità e ricerca scientifica

Radio Radicale ha reso disponibili le registrazioni audio e video di un incontro che si è svolto il 30 marzo a Roma, organizzato dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, dal titolo «Laicità: garanzia di democrazia e di libertà nella ricerca scientifica». Tra i relatori Margherita Hack, Piergiorgio Donatelli e metà del team di Bioetica.

Commercio neonatale

Ogni volta che si parla di mercato di organi, di vendita di ovociti o di maternità surrogata viene giù una valanga di condanne e ammonizioni. Forse il problema sta nelle parti, perché il tutto sembra vendibile (e pure a buon mercato), come emerge dal pezzo di Bianca Cerri, Texas, la fabbrica dei neonati, Altrenotizie, 2 aprile 2007:

Bisogna dirlo: quando si tratta di garantire diritti alle donne, politici e legislatori del Texas non hanno rivali. Dopo le targhe automobilistiche anti-aborto e la proposta di curare l’omosessualità nei bambini operandoli nel ventre materno prima della nascita è in arrivo la legge SB 1567, che prevede un bonus di 500 dollari per le donne intenzionate ad abortire che porteranno a termine la gravidanza per poi cedere il bambino allo Stato. L’offerta è valida solo per le cittadine americane residenti in Texas, le orde di messicane incinte che attraverseranno il confine attratte dal miraggio dei 500 dollari sono avvertite. Negli Stati Uniti esiste una Carta dei Diritti dei Minori che garantisce ai nuovi nati cure mediche, istruzione e parità di diritti a qualunque razza appartengano. Nonostante ciò, le donne che intendono abortire perché impossibilitate ad offrire un’esistenza dignitosa ad un bambino vengono ostacolate con metodi sempre più coercitivi.

In prima fila si collocano naturalmente le organizzazioni fondamentaliste cristiane ed i vari “movimenti per la vita” coadiuvati da politici come Dan Patrick, autore della SB 1567 e di numerose altre trovate del genere. In un’intervista radiofonica Patrick si è detto convinto che la promessa di un premio in denaro si rivelerà sicuramente una carta vincente nella lotta all’aborto. “La SB 1567 è riservata alle donne che hanno già fatto richiesta di abortire ma sceglieranno di portare a termine la gravidanza e poi dare in adozione il loro bambino, una soluzione infinitamente migliore”, ha detto in un’intervista radiofonica. Resta però il dubbio che il vero fine sia quello di procurarsi neonati che andranno ad alimentare il mercato delle adozioni, una delle realtà più vergognose degli Stati Uniti.

Speculando sulla pelle dei bambini meno fortunati, l’Ente per le Adozioni USA realizza un fatturato anno pari a quattro miliardi di dollari circa. In un’epoca nella quale il divario tra ricchi e poveri ha raggiunto picchi inimmaginabili e la mortalità infantile è di nuovo in crescita dopo 44 anni, l’Ente opera incessantemente per convincere le donne a portare a termine le gravidanze indesiderate, per poi appropriarsi dei loro figli. Un vero e proprio esercito di imbonitori, compresi molti religiosi, è costantemente alla ricerca di madri nubili e/o senza mezzi. Essendo le più vulnerabili sono anche le più facili da convincere a trasformarsi in fattrici a beneficio di coppie infeconde ma benestanti. Ad affare concluso, il procacciatore di neonati incasserà una percentuale sull’adozione. Ma c’è un’ulteriore dimensione di questo business ed è quella razziale.
(Continua)

Cos’è la laicità

Grande articolo di Barbara Spinelli sulla Stampa di ieri («L’inganno dei valori», 1 aprile 2007, p. 1):

Di laicità si discute molto, e spesso a sproposito: viene descritta come un’ideologia dello scetticismo, del relativismo. Il cardinale Scola, a Rai 1, l’ha definita così: «Somiglia a una notte in cui le vacche son tutte nere». Questa tendenza a identificare lo Stato laico con una filosofia serve lobby e disegni di potere coltivati in nome di culture religiose. Se la laicità è una filosofia come le altre, allora tutte le filosofie, religiose o no, possono governare la città, imponendo o impedendo leggi. In Germania, nei giorni scorsi, si è giunti a una vera perversione. Un giudice ha negato il divorzio rapido a una giovane marocchina picchiata dal marito musulmano, perché sposandolo doveva sapere che il Corano concede il «diritto alla punizione corporale». Le gerarchie cattoliche rischiano derive non diverse, quando chiedono che una legge sia fatta o non fatta su indicazione della Cei.
La laicità non è un’ideologia. È un metodo che consente a individui di diversa cultura, a credenti e non credenti, di convivere senza distruggersi. È lo strumento che permette di separare la politica da fede e cultura, e di evitare che la sovranità sia spartita tra i due poteri, temporale e spirituale.
Da leggere tutto.

Morire di liposuzione

Ogni morte non augurata trascina chi sopravvive in domande alle quali non c’è risposta. In scenari alternativi e allucinatori delineati da controfattuali crudeli: se avesse preso una strada diversa, se fosse stato in ritardo come sempre, se fosse rimasto a casa. Mondi paralleli e irreali che si moltiplicano esponenzialmente. E che possono risalire indefinitamente il tempo passato.
Anche quando le morti sono annunciate e comprensibili – ammesso che esistano morti comprensibili. Una morte dopo una vita lunga e intensa, una morte non dolorosa. Anche una morte del genere suscita domande ossessive, come a chiedere anche un solo giorno in più o poche ore. Ancora qualche parola, taciuta o rimandata. E per difendersi da una realtà inaccettabile: l’altrui morte che impietosamente ci fa pensare alla nostra, oltre a privarci di una persona cara.
Il tormento è acuito quando la morte ha le sembianze di una morte stupida, evitabile, quasi ridicola. Morire strozzati da un proprio respiro o per un filo scoperto. Morire per una allergia non diagnosticata o scivolando sull’asfalto bagnato. O per una circostanza inconsueta: morire colpiti da un fulmine o per l’esplosione di un ordigno bellico sepolto 60 anni fa.
Morire per un intervento chirurgico abbastanza banale, morire per la voglia di essere più magre. Per un desiderio considerato, forse troppo frettolosamente, frivolo: ridurre il tessuto adiposo per motivi estetici.
È questa la ragione per cui la morte di Claudia Caldironi è scandalosa: perché è stata causata da un intervento chirurgico che non aveva ragioni mediche, un intervento volontario (e per nulla necessario) e letteralmente futile.
Inoltre la sua morte rientra in quella minima percentuale di rischio vissuto come estraneo (“è così raro morire per una liposuzione, non può succedere a me!”) ma ineliminabile: perché ogni intervento chirurgico, ogni farmaco e perfino ogni azione banale e quotidiana implica una percentuale di rischio che non è possibile azzerare. Spesso la percezione del rischio è più emotiva che razionale, e oscilla dall’annullamento del rischio stesso al suo ingigantimento: un caso tragico (la morte di Claudia) investe la valutazione della sicurezza dell’intervento stesso (la liposuzione, cui circa 60.000 persone si sottopongono in un anno, e il cui tasso di mortalità è molto basso). Forse non è solo la drammatica fatalità che ha colpito Claudia Caldironi a rendere la sua morte inaccettabile, quanto il fatto che non sembra nemmeno possibile, al momento delle indagini, individuare una responsabilità medica, un errore umano. Non che individuare un “colpevole” basterebbe a rendere la sua morte meno dolorosa. Ma probabilmente la renderebbe più comprensibile.

(Su E Polis con il titolo La follia di morire per voler essere più belli)

domenica 1 aprile 2007

Finalmente!


Questa mattina Benedetto XVI ha dichiarato che in fondo i DiCo vanno bene, che la legge 40 andrebbe rivista (in senso liberale), che pure la sperimentazione embrionale non ha nulla di immorale, che i froci sono persone pure loro (e magari pure per bene), che la famiglia tradizionale non si capisce bene cosa sia e che è un modello come un altro (e che qualche magagna se la ritrova pure lei), che anche i singles potrebbero adottare e forse anche le coppie omosessuali, che paragonare le convivenze non consacrate dal matrimonio ad incesto e pedofilia è come minimo di pessimo gusto e che il mistero della trinità non è tanto chiaro nemmeno a lui.
Forse il tepore primaverile ha sortito effetti benefici!